Nazaret, il tempio e la sua ghematria

 

nazaretC’è un villaggio nei Vangeli che ha un ruolo centrale: Nazareth. E’ lì che Gesù è cresciuto e si è formato ed è sempre lì che ha iniziato il suo ministero con la lettura d’Isaia 61 nella sinagoga; come è lì che si compie la profezia che Lo riguarda, cioè che lo vuole il Nazareno (Mt. 2,23)

Questa centralità non si limita solo al fatto anagrafico e geografico, ma emerge anche dalla lettura ghematrica di.Ναζαρέτ che è 464. Prima però di affrontare l’argomento, credo sia opportuno ricordare come Giovanni 2,19-21 instauri un parallelo tra il tempio e il nuovo tempio, cioè Gesù. In questo senso il baricentro della vita religiosa diviene la persona stessa di Gesù nuova Torah e nuovo tempio, per cui è nel tempio che dobbiamo inserire e notare la centralità di cui parliamo.

E’ solo così che infatti appare chiaro perchè il dato ghematrico, cioè quel 464,  divenga il 464 a.C., settimo anno di Artaserse, quando cioè rientra Esdra proprio con il compito di riedificare il luogo di culto (Esd. 7,7). Quel 464 a.C., se considerato alla luce della cronologia del primo e secondo tempio, assume un valore centrale perchè salda la cronologia del tempio salomonico con quella del tempio post esilico.

Infatti assumendo le date suggerite da questo blog, sappiamo che le fondamenta del primo tempio furono gettate nel quarto anno di regno di Salomone (1Re 6,1) anno, il 945 a.C. (vedi tabella), al quale vanno tolti i 480 anni che il Seder Olam Rabbath indica essere trascorsi tra il primo e secondo tempio. Calcolando con questi parametri abbiamo che quei 480 anni cadono nel 464/5 a.C. (945-480=465), cioè in quello stesso settimo anno (l’approssimazione è di qualche mese) di Artaserse sopra citato.

Tale cronologia si salda però con quella relativa al secondo tempio, la quale prevede, seguendo Gv 2,19-21, 46 anni per la ricostruzione a partire dal 464 a.C. (per i dettagli del calcolo vedi qui), per cui la dedicazione avvenne nel ( cfr. Esd. 6,15) “sesto di Dario”  secondo, cioè il 418 a.C. (464-46=418). Abbiamo più volte spiegato le origini di questa datazione (vedi link sopra) e sempre abbiamo sottolineato come sia possibile anche stando semplicemente alla lettera del Libro di Esdra, avvalorare tale datazione, la quale non specifica di quale Dario si tratti.

Dunque quel 464 a.C. ricopre un ruolo centrale nella cronologia del tempio salomonico prima, post esilico dopo. Ed è per questa stessa ragione -almeno così crediamo- che tale centralità emerge anche dalla lettura ghematrica di Ναζαρέτ, villaggio circa il quale abbiamo detto essere il centro degli anni nascosti e pubblici di Gesù nuovo tempio.

Credo che sia importante anche aggiungere che Ναζαρέτ e la sua lettura ghematrica confermino quanto sinora ha sempre sostenuto questo blog circa il primo anno di regno di Artaserse, che biblicamente risulta essere il 471 a.C., proprio in virtù del suo settimo anno di regno che fu il 464 a.C.

Ci sarebbero altri aspetti da ricordare, quali la ritmica giubilare che che quel 464 a.C. sottende e la possibilità di giungere, dal secondo anno dal rientro di Esdra in cui si gettano le fondamenta del tempio (Esd. 3,8), agli albori del regno, cioè alla predicazione del Battista. Argomenti importanti certamente, ma che amplierebbero troppo il discorso, per cui ci affidiamo ai link presenti in questo paragrafo.

La lettura ghematrica di Ναζαρέτ apre capitoli fondamentali delle antiche e nuove Scritture, confermando che in esse c’è una chiave ghematrica che riconduce alla Sapienza (vedi tabella), laddove, in maniera miope si è investigato solo con la scienza.

Ps: a un esame più attento non sfugge certo che Ναζαρέτ compare 12 volte nel Nuovo Testamento, talvolta come Ναζαρέτ; tal’altra come Ναζαρά o Ναζαρέθ. Tuttavia la voce originale è Ναζαρέτ (così lo Strong e il Montanari), per cui non a caso la lettura ghematrica è possibile solo con essa.

Apocalisse 12,15: serpente, non drago. Un particolare che fa la differenza

Sul finire di Apocalisse leggiamo l’ammonimento a non togliere nessuna parola dal libro profetico (Ap. 22,19). Giovanni è chiaro: avverte il lettore che ogni parola lì contenuta è importante. Questo ci autorizza a pensare che sia importante anche per lui, che scrive, per cui ogni parola che egli utilizza ha uno scopo, una funzione e un preciso significato. Se non fosse così che senso avrebbe l’ammonimento? Lui per primo è tenuto a mantenersi fedele al messaggio, alla rivelazione.

In questo senso, allora, dobbiamo prestare la massima attenzione a ciò che in Apocalisse leggiamo, certi che un sostantivo o un verbo, forse anche gli avverbi, non sono frutto del caso, della scelta, ma si muovono in un contesto ispirato che li rende insostituibili.

Ecco allora introdotto lo strano caso del capitolo 12 di Apocalisse che citeremo subito secondo la versione di CEI 2008

1 Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. 2Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.3Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; 4la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. 5Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. 6La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.7Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, 8ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo. 9E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli. 10Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:

“Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
perché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.
11Ma essi lo hanno vinto
grazie al sangue dell’Agnello
e alla parola della loro testimonianza,
e non hanno amato la loro vita
fino a morire.
12Esultate, dunque, o cieli
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è disceso sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo”.

13Quando il drago si vide precipitato sulla terra, si mise a perseguitare la donna che aveva partorito il figlio maschio. 14Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, perché volasse nel deserto verso il proprio rifugio, dove viene nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo, lontano dal serpente. 15Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. 16Ma la terra venne in soccorso alla donna: aprì la sua bocca e inghiottì il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.
17Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.
18E si appostò sulla spiaggia del mare.

Vi prego di leggere attentamente la citazione, perchè anche a me, nonostante le innumerevoli letture, era sfuggito un particolare importantissimo che si cela proprio in un gioco di parole che riassumeremo.

Al versetto 9 Giovanni elenca i nomi con cui Satana è conosciuto. Essi sono: “grande drago”, “serpente antico”, “diavolo” e “Satana”. Se noi non consideriamo la “voce dal cielo”, il resto del capitolo descrive la vicenda che costituisce la trama del capitolo stesso. Ecco, se l’avete in mente vi renderete conto che il protagonista è il drago, perchè dei quattro sinonimi Giovanni usa (tranne una sola volta) sempre quel termine. L’unica volta che ricorre a un altro termine è alla fine del versetto 12,14 a cui segue il versetto 15 in cui invece scrive serpente. E infatti leggiamo che la Donna fugge lontana dal serpente, il quale subito vomita un fiume d’acqua con cui intende farla annegare..

Giovanni non avrebbe potuto di nuovo scrivere drago? Perchè in questo caso ricorre a serpente? Si potrebbe, sulle prime, pensare che l’uno vale l’altro, ma lo abbiamo scritto all’inizio del post che in Apocalisse le parole sono importanti e mai casuali, tant’è che l’evangelista stesso mette in guardia dal modificarle. Allora una spiegazione deve esserci e noi dobbiamo trovarla.

Sgombriamo subito il campo dai possibili dubbi citando il testo greco di Ap. 12,15, dove leggiamo bello chiaro

καὶ ἔβαλεν ὁ ὄφις ἐκ τοῦ στόματος αὐτοῦ ὀπίσω τῆς γυναικὸς ὕδωρ ὡς ποταμόν, ἵνα αὐτὴν ποταμοφόρητον ποιήσῃ.

per cui è proprio il serpente la bestia in questione. Adesso non rimane che affidarci alla lettura ghematrica di ὄφις (serpente) onde evitare facili soluzioni.

Il valore ghematrico di ὄφις è 586 (lo stesso valore lo troviamo in Gerusalemme scritto in ebraico) che noi, per le ragioni che illustrerò in seguito, leggeremo come 586 a.C., data dell’esilio babilonese che tutti, tranne questo blog e la WT (qui bisognerebbe fare un discorso a parte, ma non è il caso), giudicano data assoluta. Essa però è una data storica, non biblica perchè abbiamo innumerevoli volte scritto (fra i vari post leggi questo) che la cronologia biblica non conosce quella data, ma bensì il 505 a.C.

In particolare abbiamo sempre scritto che quel 586 a.C. scoordina totalmente l’asse cronologico biblico, tanto che abbiamo sempre gridato al grande falso, forti anche degli studi di R. Newton, il quale ha denunciato la cronologia tolemaica come la “più grande truffa della storia della scienza”.

Se già di per sè la faccenda diviene interessante, lo è ancor di più se consideriamo l’azione che vede coinvolto il serpente, cioè quella di vomitare un fiume d’acqua dalla sua bocca. In apocalisse quel fiume compare come ποταμός (fiume) il cui valore ghematrico è 567, che noi di nuovo interpreteremo come 567 a.C., cioè l’anno esatto descritto dal VAT 4956 in cui è descritta l’eclissi avvenuta nel 37° anno di regno di Nabucodonosor, la quale uniforma proprio la datazione storica dell’esilio. In altre parole ciò significa che è proprio grazie al 37° anno di regno di Nabucodonosor che è possibile stabilire la data assoluta del 586 a.C., che non a caso è definita tale, derivando da un’osservazione astronomica.

Cominciate a scorgere il motivo per cui Giovanni ha usato ὄφις invece che δράκων (drago)? Non è un caso, non ha scelto a discrezione, ma ha volutamente usato ὄφις perchè ὄφις doveva essere, affinchè il “giochetto” funzionasse, cioè che fosse chiaro che quella datazione è assolutamente falsa, tant’è che “esce” dalla bocca del “serpente antico”. Non a caso la Bibbia ha tutta un’altra datazione per l’esilio.

Ma c’è di più, sebbene quello appena scritto sia già abbastanza. Se indaghiamo a fondo ci rendiamo conto che i protagonisti del capitolo sono: la Donna, il serpente e il figlio (lasciamo per un attimo da parte Michele). Il figlio maschio nel testo greco di Apocalisse compare come υἱός, il cui valore ghematrico è di 486, cioè quel 486 a.C. che, conti alla mano (523 a.C [primo anno di regno di Nabucodonosr secondo la nostra cronologia] – 37 [37° anno di regno di Nabucodonosor] = 486 a.C. ) è l’esatta datazione biblica dell’eclissi descritta dal VAT 4956.

Come vedete, dietro a un semplice scambio di nomi si cela quello stesso intrigo che Newton ha cercato di denunciare; quello stesso intrigo che rende la cronologia biblica caotica e contraddittoria e costretta a strisciare ai piedi del secolo. E qualora vi chiedeste per quel motivo la datazione dell’esilio sia così importante, vi risponderei dicendo che la data dell’esilio costituisce la porta vetero testamentaria dove s’inserisce la “chiave di Davide“, perchè Matteo è chiaro quando scrive che 14 generazioni passano da “Gesù a Babilonia”, cioè che 14 genrazioni di 35 anni uniscono i punti cronologici menzionati (Gesù e Babilonia). 14 generazioni di 35 anni costituiscono un periodo di 490 anni, quando 490 è la ghemarria della locuzione greca di κλείς Δαυίδ (chiave di Davide).

L’esilio, dunque, costituisce la “porta”, cambiata la quale la “chiave di Davide” e il suo possesso sono inutili e il Cristo non ha accesso alle Scritture vetero testamentarie, rimanendo privo delle Sue origini e della Sua storia.

Qualche considerazione credo si debba fare anche per l’interpretazione cronologica del dato ghematrico. Non è una mia scelta, ma è dovuta al fatto che l’incarnazione è Dio che si è fatto uomo, si è fatto storia, la quale ha come solida base la cronologia. Senza la cronologia non c’è storia; senza di essa  non c’è neppure profezia. Dunque è la cronologia l’essenza della storia, anche quella di Gesù Cristo, di cui traccia la via razionale alla Sua conoscenza.

Non a caso si è cercato, come dimostra questo post, di confondere quella via, onde creare un labirinto inestricabile dove spesso la ricerca si è persa, senza mai rendersi conto che quel caos era scientifico. La cronologia emerge dalla lettura ghematrica per ristabilire l’ordine, per ristabilire la via razionale alla conoscenza di Dio, senza la quale ci affatichiamo invano nell’attesa della grande impostura, quando essa è già in atto ed è la negazione di ogni via razionale che conduca a Dio.

Concludo dicendo che è vero: ogni parola in Apocalisse è importante e se tale importanza ci è sfuggita per cento volte, può capitare di comprenderla appieno alla centounesima. Serpente, non drago…e bravo Giovanni!

 

L’albero della vita, la datazione dell’Esodo alla luce della ghematria

Dell’albero di Jesse ce ne siamo occupati qui (vedi anche questo post ), dove abbiamo riportata la Tradizione che da sempre vede nelle 14 generazioni matteane l’albero di Jesse. Adesso non rimane che occuparci dell’albero della vita (Ap. 2,7) che sono in stretta relazione.

Infatti, se il primo costituisce l’albero genealogico di Gesù, figlio di Davide, figlio di Jesse, il secondo ne costituisce le radici che affondano nel terreno storico e cronologico della Bibbia fino all’Esodo, come vedremo. Tuttavia si può essere più precisi grazie al calcolo ghemtrico di “albero della vita”” (ξύλον ζωή) e a quel 1425 che emerge (questo è il valore ghematrico della locuzione).

Inoltre è possibile anche innestare la cronologia biblica alla ghematria, perchè la somma del valore ghematrico sopra  calcolato con le 14 generazioni matteane (3 tranches di 490 anni) permette di dare ragione di una nota cronologica quasi unanimemente, purtroppo, considerata inaffidabile, cioè 1Re 6,1 e i 480 anni tra il primo tempio -o tempio salomonico- e l’Esodo. Tutto quanto risulterà un innesto, un innesto dell’albero di Jesse su quello della vita  i cui frutti sono, io credo, sorprendenti.

Con le 14 generazioni di Matteo 1,17 siamo in grado -lo abbiamo visto con la cronologia di Dio– di calcolare il primo anno di regno di Davide, cioè il 989 a.C. (ricordo che 989 è il valore ghematrico di βιβλίον ζωή,libro della vita, Ap. 13,8) Ma questo, grazie alla tabella dei regni di Giuda e Israele, ci mette in grado anche di calcolare il quarto anno di regno di Salomone, anno in cui non solo si gettarono le fondamenta del tempio (1Re 6,1), ma dal quale partono pure i 480 anni in questione. Dunque abbiamo il termine a quo con cui calcolare e giungere, almeno stando a 1Re 6,1, all’anno dell’Esodo ed esso fu il 1425 a.C. (945+480=1425).

Ciò che trovo sorprendente è che 1425 è anche il valore ghematrico di ξύλον ζωή (albero della vita) ed ecco l’innesto tra “albero di Jesse”, le 14 generazioni matteane che conducono al quarto anno di Salomone, e “albero della vita”, quel 1425 frutto, da una parte della somma dell’anno di regno appena citato con i 480 anni di 1Re 6,1; dall’altra del calcolo ghematrico di ξύλον ζωή ,albero della vita i cui frutti -come dicevamo- sono sorprendenti.

Infatti quella datazione dell’Esodo (1425 a.C.) trova piena conferma nella teoria dell’Esodo antico, avallata da Erodoto e Giuseppe Flavio, nonchè dai Padri della Chiesa. Inoltre tale teoria vede in Thutmose III il faraone dell’Esodo, la cui morte è datata nel 1425 a.C. e ciò sembrerebbe confermare il racconto biblico che ci narra la morte del faraone durante l’Esodo che, è bene ricordare, la nostra ricostruzione ghematrica e cronologica colloca nel 1425.

Credo di poter dire, alla luce di quanto scritto, che l’albero della vita e quello di Jesse costituiscano un unicum cronologico in cui, se il primo rappresenta le radici profonde che si estendono fino all’esodo, il secondo traccia la cronologia che raggiunge il Nuovo Testamento. Il terreno in cui tutto quanto si sviluppa è costituito dal “libro della vita” (βιβλίον ζωή) che non a caso presenta un valore ghematrico pari a 989, perchè è in Davide (989 a.C.-949 a.C. secondo la cronologia di Dio) che essi si innestano.

Da ultimo bisogna anche dire che tutto quanto può emergere solo se si adotta la cronologia di Dio, cioè quello che io ritengo essere l’originale cronologico biblico. E non potrebbe essere altrimenti, perchè assumere la cronologia secolare sradica l’albero della vita (le radici vetero-testamentarie), impedendo a quello di Jesse di fruttificare. Nessuna pianta vegeta in un contesto estraneo alla sua natura, per cui non è un caso che solo con la cronologia biblica e la ghematria si possa veder crescere e fruttificare un impianto cronologico che ha bisogno di un habitat suo proprio, cioè quello tipico del “libro della vita“: la Bibbia

Ps: vedi tabella date notevoli

Pps: assolutamente da leggere questo post

Il libro della vita, l’albero di Jesse e la questione ancora aperta del primo anno di regno di Davide

Molti sarebbero i modi per rendere lunghissimo questo post, ma noi ci affideremo alle poche parole, certi della qualità degli uditori, i quali vogliamo certi della bontà dello loro libera scelta di seguire e pubblicare il mio lavoro. Sarà dunque un post breve, ma estremamente importante.

Dell’albero di Jesse me ne sono occupato qui, ma adesso torno di nuovo ad occuparmene, non prima di aver premesso l’indispensabile: esso rappresenta l’albero genealogico di Gesù, figlio di Jesse, padre di Davide. Esso vuole dimostrare la discendeza davidica di Gesù, perche le generazioni matteane da Gesù a Davide collegano Cristo re a Davide re, secondo una tripartizione di 14 generazioni in 14 generazioni (vedi Mt. 1,17)  Continua a leggere “Il libro della vita, l’albero di Jesse e la questione ancora aperta del primo anno di regno di Davide”