Il rasoio di Occam in barba ai Re, a Giovanni e a Ciro

Solitamente mi affido ai criteri dettati dall’onestà dello scopo, dell’imparzialità del giudizio e a quello strano senso comune che è chiamato buon senso nelle mie ricerche. Non crediate che siano criteri inaffidabili per il solo fatto che nessuno di essi rientra nel paradigma scientifico, perché ho avuto modo di sperimentare cosa talvolta si spaccia per scientifico, sia nel caso delle conclusioni, sia in quello più sfuggente delle intenzioni.

Stavolta invece voglio mettere alla prova parte del mio lavoro secondo un criterio scientifico: il rasoio di Occam, secondo il quale è sempre preferibile la soluzione più semplice di fronte a un problema. Questo significa che Occam ci consiglia di non complicarci inutilmente la vita: se con la semplicità si ottiene lo scopo desiderato, inutile cercare soluzioni più difficili.

Gli aspetti del mio studio che voglio affrontare non li ho scelti arbitrariamente, ma sono stati indicati da alcuni critici del mio lavoro e la critica era proprio basata su Occam, cioè mi si accusava nel primo caso di non rispettare quella regola; nel secondo e nel terzo mi si spingeva a infrangerla. Vediamo come, passiamo al primo caso

In un forum avevo aperta la discussione su D. 7,25, passo biblico in cui il profeta denuncia la falsificazione di “tempi e legge”. L’argomento è poi scivolato in una breve parentesi: i Re e i loro sincronismi. Il mio interlocutore sosteneva che Occam richiede necessariamente le co-reggenze. Intendeva dire che le co-reggenze, nell’economia dei libri citati, sono la soluzione più semplice. Io invece sostenevo che il semplice rifare i calcoli, il semplice ricontrollare le cifre era la soluzione più semplice ed efficacie. Analizziamo da vicino le due soluzioni.

Nel delle co-reggenze, è necessario immaginare che i vari regni s’intersechino tra loro. Di qui la necessità di calcolare il quando, il quanto e il come. Che sia un’operazione difficile e che porti a soluzioni soggettive è provato dal fatto che ogni studioso ha partorito le sue co-reggenze, tanto che Albright, Thiele e Galil (i tre massimi esperti della cronologia dei Re) hanno ognuno escogitato un proprio castello di co-reggenze che smentisce quello degli altri. Ad essi si aggiungono tutti gli altri tentativi meno famosi, anch’essi ben lungi dall’essere in accordo. Dunque mi pare evidente che non solo i calcoli siano di per sé difficili, ma che la soluzione che prevede co-reggenze dipende da studioso a studioso e conduce in un labirinto da cui nessuno è uscito dall’ingresso principale: una soluzione certa.

Il mio approccio al problema invece è stato radicalmente diverso. Io ho ragionato come un negoziante che di fronte al numero dei pezzi venduti e incasso totale, qualora i conti non tornino, ricontrolla tutto. Di fronte alle asincronie che si generano tra scaletta basata sull’anno di accessione e calcoli sulla durata dei regni di Giuda e Israele ho pensato che prima di tutto fosse necessario capire se ci fossero errori nell’una o nell’altra parte. E’ così che ho potuto constatare che la prima scaletta è esatta, mentre la seconda è piena zeppa di errori. La prova di quanto dico, cioè che alla base di tutto c’è un semplice errore di calcolo (meglio sarebbe dire un’evidente manomissione del testo, dal momento che gli errori sono solo nei conti del dtr. (deuteronomista), mentre se tutto fosse dipeso dai copisti essi sarebbero stati diffusi nel testo).

Potete esserne certi: nessuno sinora si era accorto di quegli errori, verosimilmente perché la Bibbia gode di una fama o pregiudizio ben meritati, cioè la sua perfetta trasmissione da parte dei copisti. Ecco perché nessun studioso ha avuta l’idea di ricontrollare, questo li ha tratti in inganno.

Torniamo adesso a Occam e chiediamoci, dopo aver illustrato i due metodi, quale sia il più semplice (vorrei dire a parità di soluzioni, ma ciò è impossibile dal momento che coloro che si affidano alle co-reggenze non sono giunti ad una soluzione univoca e concordante). Che io abbia data una soluzione è evidente: i sincronismi che gli studiosi dicevano mancanti ci sono tutti se ci affidiamo alla scaletta basata sull’anno di accessione, se cioè rifacciamo semplicemente i conti a tavolino. Certo, anche seguendo il criterio delle co-reggenze ci sono, però avete l’idea di cosa comporti calcolarle? Avete l’idea di cosa significa immaginare l’intersecarsi nel tempo e nello spazio di due regni? Avete l’idea di cosa significhi giustificare ogni volta gli anni comuni di regno? Che tutto ciò sia così difficile da farci cadere con estrema facilita nell’arbitrario è provato -come ho scritto- dal fatto che ogni studioso ha creato il suo intarsio.

A mio parere è chiaro, dunque, che la soluzione più semplice da preferire, quella cioè che rispetta Occam, è ricontrollare i conti, come ogni buon negoziante o ragioniere. Fatto ciò, se vediamo che i casi critici scompaiono, significa che l’approccio non solo è efficacie, ma scientificamente corretto, rispettando un criterio universalmente riconosciuto: Occam.

Il secondo caso emerso dai vari forum che frequento fa riferimento ad Ap. 12,9 e i tre sostantivi e il nome proprio che tale versetto contiene: ofis, satanas, drakos e diabolos. Come alcuni di voi sapranno, essi conducono a 5 date cardine del Vicino Oriente qualora li calcoliamo ghematricamente. Tali date sono il 586 a.C., il 559 a.C., il 931 a.C. E il 731 a.C. (quest’ultima richiede un calcolo a parte che potete controllare qui).

Il mio interlocutore sosteneva che il valore che io davo a stigma -lettera ricorrente in tutti e quattro i casi citati- è, per una serie di motivi, opinabile. Questa obbiezione, io credo, sarebbe fondata se io avessi interpretato lo stigma secondo un’eccezione, ma la nozione più comune e diffusa ci dice che stigma ha un valore di 6. Del resto Apocalisse stessa ci guida nel dargli un valore. Infatti nelle tre lettere che compongono il marchio della bestia lo stigma finale vale 6 (da sempre, infatti, si è interpreto 600+60+6).

Inoltre io in tutti e quattro i termini che compaiono in Ap. 12,9 ho sempre dato lo stesso valore, cioè 6 e ciò non mi ha creato nessun imbarazzo, non ho mai dovuto giustificare alcunché dal momento che con estrema facilità si possono calcolare ghematricamente quelle date di cui vi dicevo.

Come potete ben vedere e comprendere io ho scelto la lezione più semplice, la nozione più conosciuta e diffusa di stigma. Ben diverso sarebbe stato se io mi fossi appellato a qualche rara eccezione per ottenere ciò che ho ottenuto. In quel caso avrei io dovuto giustificare il ricorso all’eccezione, cosa che invece dovrebbero fare coloro che appunto ad essa si appellano per criticare la scelta che io ho fatta.

Il terzo caso, anche questo discusso nei vari forum, riguarda Ciro e il suo cilindro dal quale gli Ebrei sono esclusi, non fanno parte quindi dell’elenco dei popoli liberati appunto da Ciro. La mia cronologia di Dio, come alcuni di voi sapranno, esclude quel re dalle vicende legate all’esilio. E’ tutto l’impianto cronologico che lo esclude. Vediamo allora se la mia interpretazione dei fatti regge alla luce di Occam. Riassumiamo per sommi capi il problema.

Io credo sia lecito sostenere che l’originale cronologico biblico collochi l’esilio nel 517 a.C. e la sua fine nel 447 a.C. Ciò, è evidente, taglia fuori Ciro, il quale iniziò a regnare nel 559 a.C. e proclamò l’editto di liberazione dei popoli soggetti a Babilonia nel 538 a.C. Queste date rendono impossibile qualsiasi suo coinvolgimento con l’esilio babilonese degli Ebrei, è evidente. Più volte mi si è rinfacciato di non possedere prove storiche (per quelle astronomiche il discorso è lungo). Bene, vediamo se non le ho veramente.

Coloro che asserisco che fu Ciro a liberare gli Ebrei non sanno dare una risposta univoca -e neppure credibile secondo me- al silenzio del cilindro riguardo gli Ebrei. Spesso riconducono tutto alla responsabilità dei sacerdoti babilonesi, altre volte si appellano al fatto che l’assenza degli Ebrei dal cilindro non prova che a fianco ad esso potesse essercene uno ancora più grande e a loro interamente dedicato. Come vedete il panorama delle ragioni presentate vorrebbe che assumessimo l’ipotetico per il reale, vorrebbe cioè che il fatto (l’assenza degli Ebrei) passasse in secondo, terzo ordine rispetto alle supposizioni.

In mancanza di alternative logiche e cronologiche sarebbe giusto tentare di dare una spiegazione all’esclusione degli Ebrei, ma esiste un’alternativa che spiega semplicemente perché gli ebrei non risultino nell’elenco di cui stiamo parlando. Tale alternativa è l’originale cronologico biblico, il quale non si preoccupa soltanto della vicenda in questione, ma apre un orizzonte cronologico coerente e lineare in cui Ciro è solo coinvolto. Voglio dire che la soluzione che la cronologia di Dio offre non è limitata al caso in questione e neppure è stata pensata ad hoc per risolverlo, ma semplicemente lo inserisce in un contesto cronologico armonico capace di risolvere anche e non solo il mutismo del Cilindro. La cronologia di Dio, insomma, è preesistente il problema del cilindro di Ciro e nata per ben altri e più importanti scopi, tra cui quello di verificare la possibile esistenza di un originale cronologico biblico.

Tale originale cronologico ci dice, tra le altre cose, che Ciro non ebbe nessun ruolo nell’esilio babilonese e dunque armonizza il dato storico (il cilindro) che esclude gli Ebrei. Questo significa che da una parte abbiamo una cronologia lineare e coerente, che parte dal 70 d.C. e giunge sino ad Abramo, che esclude Ciro, dall’altra abbiamo Ciro che esclude gli Ebrei.

In qualsiasi altro contesto scientifico si direbbe che i dati s’incrociano alla perfezione e non richiedono di supporre, dedurre e immaginare scenario diversi. La mia soluzione all’enigma del cilindro non chiede di assumere l’ipotetico per il reale, ma constata semplicemente come il dato storico confermi quella cronologico con la massima semplicità e dunque nel rispetto di Occam

Alla luce di tutto questo, alla luce dei casi citati credo di poter affermare che ho agito nel pieno rispetto di Occam, un criterio scientifico universalmente accettato che mi vede pienamente concorde, essendo un estimatore della semplicità, della chiarezza e del buon senso.  

The synchronisms of Kings 1-2: an insolvable problem or simply a question of approach?

I hope that this brief study will throw light on a conceptually extremely simple issue the discussion of which has been dragging on for centuries. To date, studies carried out on the synchronisms between Judah and Israel present in Kings 1-2, have been based on the calculations done by the authors of these books. I have changed approach radically and rather than using these calculations I have used the matrix of these calculations instead or rather the synchronic chronological scale which does not tell us explicitly how long a given king reigned but obliges us to work it out ourselves by giving us the details of the calculation: King X of Judah began his reign on the XXth year of reign of King Y of Israel.

As far as I am aware such an approach has never been taken with the result that the latest and most complete work on the chronology of the Kings, i.e. The Chronology of the Kings of Judah and Israel by G.Galil, once again bases its repudiation of the logical-chronological validity of Kings 1-2 on the calculations of its biblical authors, who often made errors or their scribes did, because if we do the sums ourselves we find differences of as much as twenty-five years with those in the Bible.
Now I’ll move on to the illustration of a real case which indirectly impacts on the work of all scholars (Albright, Anstey, Nobile, Balzaretti, Thiele) because all of these used calculations which were second-hand and mistaken to boot. Clearly, then, all the synchronisms between Judah and Israel are lost as a result. One last suggestion which you’ll find in the key too. Don’t be mislead by the dating of the various reigns. We are looking for logically and chronologically valid synchronisms of the Kings by which, paradoxically, we could date David not to 1010 B.C., as the author we are considering here, Galil, does, but to 1010 A.D. and our thesis would not change. I ask you to reflect on and understand this fundamental aspect immediately. Otherwise you might be disorientated.
Let’s take the glaring case put forward by greatest international expert on the matter, G.Galil. This scholar supplies us with two cases of missing synchronism. The former relates to the years between Jeroboam and the death of Jehoram, both Kings of Israel, and those which passed from the crowning of Rehoboam to the death of Ahaziah, King of Judah. He argues that these should be identical because Jeroboam (Israel) and Rehoboam (Judah) were crowned the same year while Jehoram (Israel) and Ahaziah (Judah) died the same year as a result of the revolt of the Jehu. As they are not identical Galil deduces that the Chronology of the Kings, as it stands, is unreliable or misleading. Let’s see if this is the case with my approach too, whether or not, that is, the indispensable synchronism is there if we work it out from scratch.
What we are looking for, then, is the synchronism between Judah and Israel in the period of time from Jeroboam to the death of Jehoram for Israel and from the crowning of Rehoboam to the death of Ahaziah for Judah. Let’s take the chronological table at the end of this discussion and concentrate on the section containing these kings. Now let’s take a look at the dates for Jeroboam and Jehoram of Israel. We find here that the former king was crowned in 909 B.C. while the death of Jehoram is dated to 816 B.C. According to Galil’s reasoning we should find an identical number of years for Judah and this does not occur according to his calculations. Now, our table shows that Rehoboam of Judah was crowned in 909 B.C. while the death of Ahaziah is dated to exactly the same year as the death of Jehoram of Israel, i.e. 816 B.C. producing a perfect synchronism (93 years for each reign).
Let’s look now at the second of Galil’s inconsistencies. Here he once more argues that the same number of years should pass between schism and death for both Israel and Judah, that is, respectively, between Ahab of Israel and the XVIIth of Jehosophat of Judah. Look at the table once again and you’ll notice that both cases show a timescale from 909 B.C. to 830 B.C. giving another perfect synchronism.
It might be argued that Galil has been more accurate than me in his calculations and that he has considered factors that I have neglected. This is not the case and I’ll demonstrate it. As far as the first example is concerned, he holds that the total number of years of the kings of Judah is 95, the same figure, that is, that we obtain by simply adding together the years of the individual reigns just as was proposed by the biblical author. Galil, therefore, has not used alternative sources but rather the Bible that we all know. I ‘imagine’ that if this is what he did for Judah, he did the same for Israel.
What many have not appreciated is that my figures add up simply because I did not rely for convenience on the calculations of the biblical author but rather recalculated all the figures myself. Essentially then, the biblical author or the scribe made a mistake and everyone who has since relied on this has made the same mistake. In order to check the truth of my assertions, all you need to do is to attribute to David any of the values indicated by scholars and do the sums: you will always find perfect synchronisms.
I hope I have outlined and resolved the issue. I realise that a little patience is required to get into the cold logic of these numbers but it is worth it because the reliability of two whole biblical books is at stake, the backbone without which the living muscle tissue of the prophets cannot function because this is the measure of the prophetic power of Ezechiel, for example. With the exception of the Kings chronological coherence, the too quickly dismissed issue of the historic reliability of a fundamental part of the Bible, Kings 1-2, is completely re-opened. No-one will in future be able to argue that a coherent and linear chronology of the Kings does not exist or that these books have no chronological value. This is the issue at stake.

CHRONOLOGICAL TABLE OF THE KINGS OF JUDAH AND ISRAEL

Key
1) Underlined numbers refer to the kingdom of Israel.

2) The table has been created considering the Ist year of David’s reign according to G.Galil.

3) Deuteronomistic (Dtr.)

4) As I have said, I ask you not to take account of the dating of individual reigns because our task here is the logical and chronological reliability of the Kings using a calculation which has nothing whatsoever to do with the exact dating of the various reigns. Paradoxically, we could date David not to 1010 B.C., as Galil does, but to 1010 A.D. and our argument would not change a single iota.

KING YEAR CAME TO THE THRONE LENGTH OF REIGN EXPRESSED IN DATES LENGTH OF REIGN ACCORDING TO MY CALCULATIONS LENGTH OF REIGN ACCORDING TO DTR. DIFFERENCE BETWEEN MY CALCULATION AND THAT OF Dtr.
 DAVID  989  989-949  40 YEARS  40 YEARS
 SOLOMON  949  949-909  40 YEARS  40 YEARS
 REHOBOAM J.  909  909-892  18 years  17 YEARS
 JEROBOAM IS.  909  909-887  22 YEARS  22 YEARS
 ABIJAH J.  XVIIIrd of JEROBOAM  891-889  3 YEARS  3 YEARS
 ASA J.  XXth of JEROBOAM  889-847  42 YEARS  41 YEARS  -1
 NADAB IS.  IInd of ASA  887-886  1 YEAR  2 YEARS  +1
 BAASHA IS.  III OF ASA  886-863  23 YEARS  24 YEARS  +1
 ELAH IS.  XXVIth OF ASA  863-862  1 YEAR  2 YEARS  +1
ZIMRI IS.  XXVIIth OF ASA  862-858  4 .YEARS  7 DAYS  -4
 OMRI IS  XXXIst OF ASA  858-851  7 YEARS  12 YEARS  +5
 AHAB IS.  XXXVIIIrd OF ASA  851-830  21 YEARS  22 YEARS  +1
JEHOSHAPHAT J.  IVth OF AHAB  847-824  23 YEARS  25 YEARS  +2
 AHAZIAH IS  XVIInd OF JEHOSHAPHAT  830-829  1 YEAR  2 YEARS  +1
 JEHORAM IS.  XVIIIth OF JEHOSHAPHAT  829-816  13 YEARS  12 YEARS  -1
 JEHORAM J.  Vth OF JEHORAM IS.  824-817  7 YEARS  8 YEARS  +1
 AHAZIAH J.  XIInd OF JEHORAM IS.  817-816  1 YEAR  1 YEAR
 JEHU IS. REIGNED FOR 28 YEARS FROM THE DEATH OF AHAZIAH  816-786  30 YEARS  28 YEARS  -2
ATHALIAH J. REIGNED FOR 7 YEARS  816-809  7 YEARS  7 YEARS
JEHOASH J. VIth OF JEHU  809-770  39 YEARS  40 YEARS  +1
JEHOAHAZ IS. XXIIIrd OF JEHOASH J.  786-772  14 YEARS  17 YEARS  +3
JEHOASH IS. XXXVIIth OF JEHOASH J.  772-755  17 YEARS  16 YEARS  -1
AMAZIAH J. IInd OF JEHOASH IS.  770-728  42 YEARS  29 YEARS  -13
JEROBOAM IS. XVth OF AMAZIAH 755-689   66 YEARS  41 YEARS  -25
UZZIAH J. XXVIIth OF JEROBOAM  728-674  54 YEARS  52 YEARS  -2
ZECHARIAH IS. XXXVIIIth OF UZZIAH  689-689  6 MONTHS  6 MONTHS
SHALLUM IS. XXXIXth OF UZZIAH  689-689  1 MONTH  1 MONTH
MENAHEM IS. XXXIXth OF UZZIAH  689-678  11 YEARS  10 YEARS  -1
PEKAHIAH IS. Lth OF UZZIAH  678-676  2 YEARS  2 YEARS
PEKAH IS. LIInd OF UZZIAH  676-647  29 YEARS  20 YEARS  -9
JOTHAM J. IInd of PEKAH  674-659  15 YEARS  16 YEARS +1
AHAZ J. XVIInd of PEKAH  659-644  15 YEARS  16 YEARS  +1
HOSHEA IS. XIIth OF AHAZ  647-638  9 YEARS  9 YEARS  FALL OF SAMARIA
HEZEKIAH IIIrd OF HOSHEA  644-615  29 YEARS  29 YEARS
MANASSEH J.  615-560  55 YEARS  55 YEARS
AMON J.  560-558  2 YEARS  2 YEARS
JOSIAH J.  558-527  31 YEARS  31 YEARS
JEHOAHAZ J.  527-527  3 MONTHS  3 MONTHS
JEHOIAKIM J.  527-516  11 YEARS  11 YEARS
JEHOIAKIN J.  516-516  3 MONTHS  3 MONTHS
ZEDEKIAH J.  516-505  11 YEARS  11 YEARS DEPORTATION
TOTAL 483 YEARS AND SIX MONTHS 474 YEARS AND SIX MONTHS

La cronologia di Dio alla luce della ghematria

Questo post ha lo scopo di dimostrare come Apocalisse sia perfettamente allineata con la cronologia di Dio. Quanto segue diverrà una specifica sezione dello studio linkato e affronterà un aspetto  ancora sconosciuto dell’opera di Giovanni: il calcolo ghematrico che sicuramente l’apostolo conosceva ed ha usato.

Infatti quando Giovanni parla del marchio della bestia, il famosissimo 666, ci dice che esso è numero d’uomo, cioè riconduce al nome di un uomo. Di qui allora tutti gli sforzi per dare un volto al 666, sforzi tutti concentrati nel sommare le lettere dei vari nomi (non li cito perché nozione quasi comune), procedendo quindi attraverso un calcolo ghematrico. La ghematria dunque non era ignota a Giovanni, il quale ad essa è ricorso per criptare una delle figure principali di Apocalisse: la bestia che sale dal mare.

La domanda che adesso si pone è: solo in quel caso l’apostolo è ricorso alla ghematria o ce ne sono altri, benché nascosti? A questa domanda io ho dato una precisa risposta: sì, Giovanni in altri passi della sua opera ha parlato secondo il linguaggio antico della ghematria, e nella quasi totalità dei casi lo ha fatto per descrivere e confermare il quadro cronologico che emerge dalla cronologia di Dio.

Procediamo con ordine allora e citiamo il versetto più denso di contenuti ghematrici, Ap. 12,9 in cui leggiamo:

 καὶ ἐκράτησεν τὸν δράκοντα ὄφις  ἀρχαῖοςὅς ἐστιν Διάβολος καὶ  Σατανᾶςκαὶ ἔδησεν 

I termini che ci interessano sono οφις, Σατανας e δραακοντα (per Διαβολος pure potrei dire qualcosa, ma per adesso mi interessano le evidenze)  ai quali in un secondo momento aggiungeremo Αντιπας (Ap. 2,13), βαθεα του Σατανας (Ap. 2,24) e γυνη (Ap. 12,1). Il lavoro è affascinante come vedete: Avranno veramente questi sostantivi e nomi propri qualcosa da nascondere? Certo, essi pur nella immediatezza di un numero celano un mondo, vorrei dire il mondo che la Cronologia di Dio ha svelato. Tranquilli niente fantasia, solo calcolo ghematrico, razionale e verificabile. Non procederò all’esame dei termini con l’ordine,originale ma cercando di dare un ordine logico che faciliti la comprensione di quanto voglio mostrarvi. Partiremo, dunque, da οφις di Ap. 12,9.

In greco questa parola significa serpente e dunque il male, nella logica di Apocalisse. In numeri il valore di οφις  è 586, dato da:

70+500+10+6=586

Come avrete capito leggendo la cronologia di Dio, io nego che il 586a.C. sia l’anno dell’esilio babilonese, il quale inizia, secondo i miei calcoli nel 505a.C.  L’ecumene degli studiosi credo sia in totale disaccordo con la mia datazione, in altre parole sono solo io a sostenere ciò. Tuttavia Giovanni ci dice che quel 586a.C. è la stessa cifra che darebbe la somma delle lettere che compongono οφις (serpente).

Sembra, per ora, che sia un ammonimento, che ci metta in guardia contro quella che la scienza definisce data assoluta, cioè scientificamente certa. Continuiamo, allora, vediamo se troviamo conferme o smentite, vediamo se è solo un caso tale infausta coincidenza.

Adesso esaminiamo Σατανας di Ap. 12,9   e contiamo il valore delle sue lettere. Esso è:

200+1+300+1+50+1+6=559

Tale cifra equivale alla data che gli studiosi hanno stabilito sia il primo anno di regno di Ciro, lo stesso Ciro che secondo la cronologia secolare liberò gli Ebrei dal giogo di Babilonia. Anche in questo caso, se ben ricordate, la mia cronologia esclude Ciro da qualsiasi ruolo nelle vicende esiliche, datando la fine dello stesso nel 447/8. Io insomma affermo che Ciro non fece un bel niente, e lo affermo di nuovo in aperto contrasto con gli studiosi, i quali ancora devono dimostrare perché se Ciro ha liberato gli Ebrei insieme a tutti gli altri  popoli -notate bene: i popoli liberati sono tutti elencati nel suo celeberrimo cilindro- gli ebrei non sono compresi nell’elenco che ha tramandato ai posteri il suo editto di libertà. Come mai i popoli liberati sono tutti elencati, mentre gli Ebrei sono assenti? Non vi pare che la prova archeologica sia a mio favore? La mia cronologia esclude Ciro e Ciro esclude gli Ebrei. In qualsiasi altro contesto diremmo che i dati s’incrociano alla perfezione, perché non farlo in questo caso?

Adesso avete le nozioni minime per cominciare a intravedere lo scenario che Giovanni ha voluto metterci di fronte agli occhi. Adesso, come un eco, vi giunge il suo grido di allarme: il 586a.C. è del serpente, il 559a.C. è di satana. Giovanni sapeva cosa sarebbe accaduto in futuro. Sapeva che il male avrebbe cercato di confondere le carte che testimoniavano, come la cronologia di Dio, la divinità di Cristo e lo ha messo per scritto. Ma Giovanni sapeva e ha scritto anche altro, vediamo cosa. Passiamo ad Αντιπας.

Il nome proprio che esamineremo è composto di lettere che hanno questo valore:

1+50+300+10+80+1+6=448

Coloro che ricordano la datazione della fine dell’esilio babilonese avranno già capito quale importanza e quanti significati cela quel 448. Infatti è la stessa cifra che la mia cronologia dice essere, appunto, la data della fine dell’esilio, cioè il 447/8a.C., essendo l’esilio iniziato nel 517a.C. e durato 70 anni. Αντιπας, dunque, ci dice che a datazione fedele è quella del 448a.C. e che altrettanto fedele è la datazione dell’inizio dell’esilio, cioè nel 517a.C., in altre parole fedeli sono le mie date le mie date.

A tutto questo fa eco οφις (serpente) e il suo 586a.C., nonché Σατανας (satana) e il suo 559a.C. come primo anno di un Ciro, che quel 448a.C. esclude categoricamente dalle vicende esiliche, come fa, appunto, la mia cronologia, che dunque trova in Apocalisse una conferma poco scientifica, ma certamente evidente, perché difficilmente si potrebbe ridurre tutto a un caso. Tra l’altro Αντιπας significa “uno contro tutti”. Certo perché quel suo 448a.C. come fine dell’esilio babilonese lo pone in aperto contrasto con l’intero mondo accademico, quello stesso che indica come cronologia esatta quella di Galil, la quale si distingue per il 931a.C. come ultimo anno di Salomone. Credete che questo sia sfuggito a Giovanni? Vi sbagliate, analizziamo il sostantivo δρακων (drago) di Ap. 12,9.

Tale sostantivo, per essere collegato al quadro ghematrico che stiamo cercando di dipingere, deve essere letto secondo la nomenclatura bizantina, la quale sostituisce la ni finale con una stigma, trasformandolo in δρακως. E’ così che la somma delle sue lettere diviene:

4+100+1+20+800+6=931

Quel 931 è la stessa cifra che Thiele Galil, i massimi esperti mondiali della cronologia di 1-2Re, indicano per l’ultimo anno di regno di Salomone, cioè il 931a.C. Dunque non è più e soltanto il 559a.C. e il 586a.C. che Giovanni stigmatizza come satanici, ma adesso abbiamo anche la datazione di autori contemporanei a noi. Dal sostantivo δρακως, quindi, giunge un’ulteriore conferma sulla volontà di Giovanni di metterci in guardia dalle cronologie esistenti e diffuse. Certo il suo non è un linguaggio scientifico, ma per questo non è meno chiaro o evidente.

A questo punto credo che dobbiamo fare una sintesi del nostro discorso. Lo facciamo facendo precedere il tutto da una breve osservazione. Quanto sinora detto dimostra, calcoli alla mano, che Apocalisse conferma la cronologia di Dio. L’apparente assurdità delle sue rilevanze è dissolta non con fantasiose ricostruzioni, ma conti alla mano. Certo si possono impugnare, come io potrei benissimo in risposta dire:” Dimostratemi come sia statisticamente possibile costruire un castello cronologico simile alla cronologia di Dio e poi trovare conferme così precise e circostanziate in Apocalisse. Dimostratemi quali sono le probabilità che tutto quanto dipenda dal caso. Ve lo dico io senza fare i conti, dal momento che conosco a memoria i calcoli che hanno portato, ad esempio, a quel 448a.C.: sono equivalenti a zero e ciò ci dice che la cronologia di Dio è in perfetta armonia con Apocalisse e che dunque dietro a tutto questo si cela una precisa, determinata volontà di dare agli uomini e agli studiosi un quadro cronologico ben preciso, che una volontà perversa ha voluto rendere caotico e incoerente.

Del resto tutto ciò trova conferma in quanto segue, cioè in Ap. 2,24 e le sue  βαθεα του Σατανας, che tradotto significa “le profondità di satana”.  Sappiamo già che Σατανας equivale a 559, cioè il 559a.C. come primo anno di Ciro, per cui non rimane che occuparci di βαθυς che risolto in numeri seguendo lo stesso procedimento sin qui seguito, cioè sommando le singole lettere equivale a:

2+1+9+400+6=418.

Ci sarà certamente qualcuno tra voi che si ricorderà di questa data. Essa la data che la cronologia di Dio indica essere quella della dedicazione del secondo tempio, ossia il sesto anno di regno di Dario secondo (424a.C.-404a.C.). Non vi sembri assurdo. Rileggete quanto scritto in La cronologia di Dio (p. seconda, cap. 5) e credo converrete che se di mezzo ci fu l’editto di Artaserse che bloccò i lavori al tempio. Esd. 4,23) è ovvio che quel Dario citato in Esd. 6,15 sia Dario secondo e non primo, dal momento che Artaserse è successivo a Dario primo.

Ma torniamo a noi, vediamo quanto sia importante quel βαθυς. Esso significa “profondità”, in questo caso “profondità di satana”. Quel 418 che nasce dalla somma di βαθυς denuncia, tramite la penna di Giovanni, che molti sono al corrente che l’esatta datazione della dedicazione del secondo tempio è nel 418a.C., ma lo tengono segreto. Inoltre quel 418a.C. ci dice che l’esatta cronologia è la mia perché rispetta fedelmente (vi ricordate quanto scritto in questo post a proposito di Αντιπας, il fedele testimone?) AT e NT, poiché essa nasce da una cronologia che parte dal 70d.C., coinvolgendo così tutte le note cronologiche del NT.

Credo che sia opportuno anche far notare come quel βαθυς (418, il 418a.C.) significhi profondità, esso ha cioè in se un valore positivo che si riflette sulla cronologia di Dio nella sua interezza, cronologia che sola indica quel 418a.C. come anno della fine dell’esilio. Certo, associato a Σατανας assume una carica fortemente negativa ed essa è rivolta esclusivamente contro il 559a.C, primo anno di regno di Ciro, re che la mia cronologia esclude dalle vicende esiliche, benché la Bibbia stessa ne confermi il ruolo. Sorge allora una domanda:” Possibile che tutta la congerie dei miei calcoli trovino in Apocalisse la conferma e che Ciro, che i miei tessi calcoli escludono, sia citato dalla Bibbia? E’ questa la profondità di satana allora, l’aver cioè confuso la Bibbia, l’averla manomessa? Mi pongo questo interrogativo per due ragioni fondamentali:

la prima è che Ciro nel suo cilindro esclude gli ebrei dall’elenco dei popoli liberati e dunque il dato archeologico è dalla mia parte, perché se Ciro ha elencato tutti i popoli da lui liberati, per quale motivo ha escluso gli ebrei?  A fronte delle fantasiose ragioni addotte per spiegare il silenzio del Cilindro di Ciro circa gli Ebrei, non è più semplice pensare che non li abbia liberati e che dunque come dico io Ciro non ebbe nessun ruolo nelle vicende esiliche?

la seconda  è che tutti possono sincerarsi della bontà, precisione, coerenza e linearità dei miei calcoli. Di fronte a questa evidenza come spiegare, se non con il preciso messaggio di Giovanni circa una volontà maligna di confondere ciò che in origine era chiaro, la presenza di Ciro che obbliga chiunque voglia avvicinarsi a uno studio della cronologia biblica a saltare intere pagine della Scrittura e a lasciarne altre senza spiegazione? Infatti le date del suo regno buttano completamente fuori asse la cronologia dei Re e i profeti. Gli anni che separano L’ultimo di Sedecia da Davide, se contati esattamente (vedi la prima tabella della cronologia di Dio) sono 484 e sei mesi. Se datiamo l’inizio dell’esilio nel 586a.C. (anno che fu anche l’ultimo di Sedecia) è matematico collocare Davide nel 1070a.C. Allora solo il ricorso alle co-reggenze permette di sincronizzare la cronologia dei regni limitrofi con quella biblica. E ciò finora è stato possibile perché si è lamentato e creduto di dimostrare che la cronologia dei Re era inattendibile. Ma adesso, avendo io provato il contrario, cioè che i sincronismi nei Libri dei Re ci sono tutti e sono perfetti, non è più possibile. La giustificazione al ricorso di fonti e cronologie extra-bibliche ha perso la sua ragione d’essere, dunque: la cronologia dei Re, se esaminata attentamente, è perfetta e dunque è valida e attendibile. Perché allora leggiamo di Ciro nella Bibbia? Perché un semplice nome proprio smentisce una serie lunga e complessa di calcoli? Non sarà mica proprio questa “la profondità di satana”, l’aver confuso la Bibbia, l’aver manomesso il Testamento? L’aver osato ciò che non era neppure immaginabile? Ucciso il Messia si è confuso le prove per sviare i sospetti? Sì perché la cronologia di Dio dimostra la messianicità di Gesù e dunque la Bibbia provava -e prova tuttora sebbene con qualche difficoltà- la Sua regalità e questa doveva essere distrutta, pena l’evidente follia dell’omicida e dei suoi accoliti. Pensateci, altro non è che la banale trama di un libro giallo: l’assassino che dopo il delitto occulta le prove, gesto che ipso facto agli occhi di Dio e dei suoi profeti diviene “la profondità di satana” una volontà diabolicamente perversa e pervertitrice.

Eccoci all’ultimo caso da esaminare. Occupiamoci del sostantivo γυνη, donna. la donna vestita di sole di Ap. 12,1. Prima di addentrarci nel calcolo ghematrico è bene ricordare quanto detto a proposito di Galil, che rappresenta il mondo accademico con la sua cronologia, perché è al momento la più seguita e citata in quell’ambiente. In quel paragrafo abbiamo detto che δρακως equivale a 931, il 931a.C. che segna secondo Galil l’ultimo anno di regno di Salomone, che può essere datato in più maniere, ma rimane sempre l’ultimo anno di regno di quel re (io ad esempio lo dato nel 909a.C., ma ciò non cambia il fatto che sia sempre il suo ultimo anno di regno).

In ballo dunque c’è un ultimo anno di regno. Calcoliamo adesso e vediamo che γυνη corrisponde a:

3+400+50+8=461

Di per sè questa cifra non indica niente, ma uniamola a quella che emerge da Αντιπας, cioè 448 e otteniamo:

461+448=909

cioè quel 909a.C. che io ho già detto essere l’ultimo anno di Salomone. Capito quanto voglio dirvi? Voglio dirvi che abbiamo perfettamente delineato il quadro di Ap 12,1-3 in cui si legge che nel cielo comparvero due segni grandiosi: una donna vestita di sole (909a.C.) e un dragone (931a.C.). Tutto questo non mettendo in relazione concetti o figure estranee tra loro, ma al contrario citate dalla Scrittura in uno stesso capitolo e unite dall’essere entrambe la data dell’ultimo anno di regno di Salomone. Ho ottenuto questo non con fantasie aritmetiche disperatamente protese a dimostrare il non dimostrabile, no: ho solo fatto ricorso alla ghematria, la quale denuncia -inutile girarci attorno- la volontà maligna di gettare fuori dalla Storia, la volontà diabolica di impedire qualsiasi conoscenza razionale di Dio, come fa la cronologia di Dio.

Bene, siamo arrivati alla conclusione. Avrei altre rilevanze ghematriche da proporvi, ma mi limito a queste perché strettamente connesse alla cronologia di Dio: Giovanni ha detto chiaramente che la mia è una cronologia di Dio, mentre quella secolare, quella degli accademici, degli esegeti e degli studiosi è solo il fumo con cui satana oscura i cieli della Storia, dove Cristo risplenderebbe nella gloria se l’invidia di colui che è omicida e menzognero sin dall’inizio e dei suoi accoliti non avesse confuso ciò che i origine era chiarissimo.

 

La lettura ghematrica delle principali figure di Apocalisse: il falso profeta, la bestia che sale dal mare e Babilonia.

 

Nei link seguenti mi sono occupato dei tre personaggi enigmatici citati che ci propone Giovanni. Sinora nessuno aveva ipotizzata una soluzione ghematrica, la quale, a mio parere e alla luce di quanto sopra, ha solide ragioni per essere proposta.

Nel post dedicato alla bestia che sale dal mare è contenuta pure una possibilissima soluzione del celeberrimo 666.

Falso profeta

Babilonia e la bestia: cartoline dal mare

 

 

Il problema fittizio delle co-reggenze e l’uovo di Colombo

Mi preme spiegare la meglio perché sostengo che il problema delle co-reggenze sia fittizio, cioè pensato nell’estremo tentativo di armonizzare conti altrimenti discordanti.

In 1-2Re non esiste un unico modo per conoscere la durata dei regni di Giuda e Israele, ma due. Il primo è semplicissimo, il secondo meno diretto. Infatti nel primo caso (vedi colonna in rosso della tabella seguente)   basta ricorrere a quanto il deuteronomista scrive, cioè che il tal re di Giuda o Israele regnò, ad esempio, 20 anni. Capite che in questo caso ricorriamo ai conti fatti dal deuteronomista (fatti sulla base della colonna in blu della stessa tabella). Tutti gli studiosi sin ora hanno attinto alla colonna in rosso, cioè ai conti fatti dal deuteronomista per stilare la loro soluzione alla cronologia dei Re.

Il secondo modo  (colonna in blu) ci obbliga invece a calcolare personalmente, ecco come. Innanzi tutto dobbiamo  datare il primo anno di regno di Davide. Prendiamo una datazione comunemente accettata, quella di Galil, il quale suggerisce che il primo anno di regno di Davide fu il 1010a.C. Poi, non avendo altri riferimenti per sapere quanto durò il suo  regno, ci affidiamo al deuteronomista, il quale scrive che regnò 40 anni. Dunque togliamo 40 anni al 1010a.C. e otteniamo 970a.C. Stesso discorso per il regno di Salomone, che il deuteronomista calcola di 40 anni per cui finì nel 930a.C.. Passiamo adesso a calcolare i regni di Geroboamo e Roboamo. Anche qui ci affidiamo al deuteronomista per conoscere l’inizio dei rispettivi regni, perché non abbiamo altri punti di riferimento che lui.

Adesso veniamo al punto, adesso vi spiegherò la differenza tra il mio metodo ,o approccio, e quello degli studiosi che sin ora si sono occupati del problema dei Re. Gli studiosi, a differenza di me, hanno sempre tenuto come punto di riferimento quanto il deuteronomista scrive circa la durata dei regni di Giuda e Israele che so sono succeduti. Io invece non ho tenuto in considerazione il calcolo già fatto e presente in 1-2Re, ma ho ricalcolato in prima persona. Vediamo come. Da 1Re 15,1 sappiamo che Abia regnò dal XVIII° anno di Geroboamo d’Israele. Sapendo che Geroboamo divenne re alla morte di Salomone, avvenuta nel 930a.C., sempre secondo il calcolo del Galil, è possibile stabilire in prima persona quando Abia ha iniziato a regnare. cioè il 912a.C. (930- 18). Tale data coincide anche con la fine del regno di Roboamo, a cui Abia successe. Abbiamo quindi calcolato il regno di Roboamo attraverso una semplice formuletta:

(anno di ascesa al trono di Roboamo) – (anno di ascesa al trono di Abia suo successore) = durata del regno di Roboamo

cioè 18 anni A questo punto confrontiamo il nostro risultato con quello del deuteronomista, vediamo se coincidono. Nella tabella vediamo che si è generato uno scarto di 1 anno. Potreste pensare che questa differenza sia marginale, irrilevante ma se continuate a calcolare re dopo re e in prima persona come vi ho appena mostrato vi renderete conto che ci sono numerosi calcoli che non collimano e talvolta le differenze che si generano tra il vostro conto e quello del deuteronomista sono tutt’altro che trascurabili, trattandosi, come nel caso di Geroboamo II d’Israele, di uno scarto di 25 anni! Questo tra l’altro è solo il caso lampante, ma la cronologia di 1-2Re è costellata di queste differenze che capite bene impediscono qualsiasi sincronismo se non siamo al corrente della loro esistenza. E gli studiosi sinora non se ne sono accorti e hanno continuato a fidarsi del calcolo del deuteronomista dandolo per corretto, cosa che magari in origine lo era, ma con il passare del tempo verosimilmente si è corrotto.

Adesso capite perché non esiste nessun problema di co-reggenze e che esse sono state introdotte solo perchè all’oscuro del vero problema: tra la scaletta cronologia dei re che ci dice che il tal re di Giuda o Israele regno dal XVIII° anno di regno del re X sempre di Giuda o Israele (colonna in blu della tabella) e il calcolo già fatto dal deuteronomista (colonna in rosso) ci sono differenze incolmabili che fanno saltare o rendono vano qualunque tentativo di armonizzare la durata dei vari regni o le note cronologiche presenti nei libri biblici citati.

Ecco adesso la tabella dei regni di Giuda e Israele così come risulta se consideriamo la datazione del primo anno di regno di Davide secondo Galil. In essa è presente sia il mio calcolo, sia quello del deuteronomista, in maniera tale che leggendo e seguendo la colonna che riporta le differenze che si generano possiate capire a colpo d’occhio quanto dico. Certo, potete benissimo dubitare dei miei calcoli e rifarli, ma di una cosa sono sicuro: la mia idea è così semplice che la sua bontà ed originalità salta subito agli occhi.

Tabella cronologica dei re di Giuda e Israele

Tabella cronologica dei re di Giuda e Israele partendo dal I° anno di regno di Davide secondo G.Galil
 
RE ANNO DI ASCESA AL TRONO DURATA DEL REGNO ESPRESSA IN DATE DURATA DEL REGNOSECONDO IL MIO CALCOLO DURATA DEL REGNO SECONDO L’AUTORE BIBLICO DIFFERENZA TRA IL MIO CALCOLO E L’AUTORE BIBLICO
 DAVIDE  1010  1010-970 40 ANNI  40 ANNI
 SALOMONE  970  970-930 40 ANNI  40 ANNI
 ROBOAMO G.  930  930-913 18 ANNI  17 ANNI  -1 ANNO
 GEROBOAMO IS.  930  930-908 22 ANNI  22 ANNI
 ABIA G.  XVIII° DI GEROBOAMO  912-910  2 ANNI  3 ANNI  +1 ANNO
 ASA G.  XX° DI GEROBOAMO  910-868 42 anni 41 anni  -1 ANNO
 NADAB IS.  II°DI ASA  908-907 1 ANNO  2 ANNI + 1 ANNO
 BASA IS.  III° DI ASA  907-884 23 ANNI  24 ANNI + 1 ANNO
 ELA IS.  XXVI° DI ASA  884-883 1 ANNO  2 ANNI + 1 ANNO
ZIMRI IS.  XXVII° DI ASA  883-879 4 ANNI 7 GIORNI – 4 ANNI
 OMRI IS  XXXI° DI ASA  879-872 7 ANNI 12 ANNI +5 ANNI
 ACAB IS.  XXXVIII° DI ASA  872-851 21 ANNI 22 ANNI + 1 ANNO
 GIOSAFAT G.  IV° DI ACAB  868-845  23 ANNI 25 ANNI  +2 ANNI
 OCOZIA IS  XVII° DI GIOSAFAT  851-850 1 ANNO 2 ANNI + 1 ANNO
 JORAM IS.  XVIII° DI GIOSAFAT  850-837 13 ANNI 12 ANNI – 1 ANNO
 JORAM G.  V° DI JORAM IS.  845-838  7 ANNI  8 ANNI  +1 ANNO
 OCOZIA G.  XII° DI JORAM IS.  838-837  1 ANNO  1 ANNO
 JEU IS.  REGNA 28 (30)ANNI DALLA MORTE DI OCOZIA  837-807 30 ANNI 28 ANNI – 2 ANNI
ATALIA G. REGNA 7 ANNI 837-830 7 ANNI 7 ANNI
JOAS G. VII° DI JEU 830-791 39 ANNI 40 ANNI +1 ANNO
JOACAZ IS. XXIII° DI GIOAS G, 807-793 14 ANNI 17 ANNI + 3 ANNI
GIOAS IS. XXXVII° DI GIOAS G. 793-776 17 ANNI 16 ANNI – 1 ANNO
AMASIA G. II° DI GIOAS IS. 791-749 42 ANNI 29 ANNI -13 ANNI
GEROBOAMO IS XV° DI AMASIA 776-710 66 ANNI 41 ANNI – 25 ANNI
OZIA G. XXVII° DI GEROBOAMO 749-695 54 ANNI 52 ANNI -2 ANNI
ZACCARIA IS. XXXVIII° DI OZIA 710-710 6 MESI 6 MESI
SALLUM IS. XXXIX° DI OZIA 710-710 1 MESE  1 MESE
MENEM IS. XXXIX° DI OZIA G. 710-699 11 ANNI 10 ANNI -1 ANNO
FACEIA IS. L° DI OZIA 699-697 2 ANNI 2 ANNI
FACEE IS LII DI OZIA 697-668 29 ANNI 20 ANNI -9 ANNI
JOTAM G. II° DI FACEE 695-680 15 ANNI 16 ANNI +1 ANNO
ACAZ G. XVII° DI FACEE 680-665 15 ANNI 16 ANNI +1 ANNO
OSEA IS. XII° DI ACAZ 668-659 9 ANNI 9 ANNI CADUTA DI SAMARIA
EZECHIA III° DI OSEA 665-636 29 ANNI 29 ANNI
MANASSE G. 636-581 55 ANNI 55 ANNI
AMON G. 581-579 2 ANNI 2 ANNI
GIOSIA G. 579-548 31 ANNI 31 ANNI
JOACAZ G 548-548 3 MESI 3 MESI
JOACHIM G. 548-537 11 ANNI 11 ANNI
JOACHIN G. 537-537 3 MESI 3 MESI
SEDECIA G. 537-526 11 ANNI 11 ANNI DEPORTAZIONE
TOTALE 484 ANNI E 6 MESI 474 ANNI E 6 MESI

 

Se avete familiarizzato un po’ con la tabella possiamo procedere e mostrare due esempi di mancato sincronismo citati da Galil, il quale li risolve escogitando una soluzione che non tiene conto di quanto ho scritto: tra il calcolo del deuteronomista (in rosso) e la fonte di quei calcoli (in blu) ci sono differenze incolmabili.

Il primo fa riferimento agli anni che intercorrono da Geroboamo alla morte di Joram, entrambi re d’Israele e quelli che passano dall’incoronazione di Roboamo alla morte di Ocozia , re di Giuda. Egli sostiene che dovrebbero essere espressi da una cifra identica, perché Geroboamo (Israele) e Roboamo (Giuda) vengono incoronati nello stesso anno e Joram (Israele) e Ocozia (Giuda) muoiono lo stesso anno a causa della rivolta di Jeu. Siccome ciò non accade. Galil deduce che la cronologia dei  Re è inattendibile, o comunque fallace.

Quello che stiamo cercando, dunque, è il sincronismo tra Giuda e Israele nell’arco temporale che va da Geroboamo alla morte di Joram per Israele e dall’incoronazione di Roboamo alla morte di Ocozia per Giuda (cfr, The chronology of kings of Israel and Judah, pag 12). Prendiamo la nostra tabella cronologica limitatamente alla sezione che contiene questi re e consultiamola per datare prima Geroboamo e Joram d’Israele. In essa si riporta che il primo re fu incoronato nel 909a.C., mentre la morte di Joram la data nel 816a.C., segnando quindi un intervallo di 93 anni (909-816=93). Secondo il ragionamento di Galil dobbiamo rilevare adesso un numero identico di anni per Giuda, cosa che non accade al suo calcolo basato su quello del deuteronomista. Bene, la nostra tabella riporta che Roboamo di Giuda viene incoronato nel 909a.C. mentre la morte di Ocozia di Giuda la data nell l’816a.C., dando luogo a un perfetto sincronismo (93 anni per ciascun regno).

Affrontiamo adesso la seconda incongruenza segnalata da Galil. Egli di nuovo sostiene che tra Israele e Giuda deve intercorrere uno stesso numero di anni tra lo scisma e la morte rispettivamente di Acab d’Israele e il XVII° di Giosafat di Giuda (cfr. ibd). Consultate pure la tabella e vi renderete conto che in entrambi i casi segna un periodo che va dal 909a.C all’830a.C., dando di nuovo un perfetto sincronismo.

Qualcuno potrebbe obbiettare che Galil sia stato più preciso nei conti e che abbia tenuto conto di fattori me sfuggiti. Non è così e lo dimostro. Egli infatti, alla pagina citata, sostiene che, per la sezione esaminata nel primo caso preso in esame, la somma degli anni dei re di Giuda è 95 anni, cioè la stessa che otteniamo sommando semplicemente gli anni di regno dei singoli re così come proposta dal deuteronomista. Galil, quindi, non è ricorso a fonti diverse, ma solo alla Bibbia per come la conosciamo. “Immagino” che se lo ha fatto per Giuda, lo abbia fatto anche per Israele.

Come vedete e siete in grado di capire, se noi seguiamo la scaletta cronologica in blu, la quale ci dice solo implicitamente quanto i vari re abbiano regnato poiché ci costringe a calcolare, i sincronismi risultano perfetti. Ed è ovvio che sia così, perché calcolando in prima persona abbiamo superato l’impasse rappresentato dai calcoli sbagliati o corrotti del deuteronomista. Questi sono la causa dei mancati sincronismi. Risolto il problema non c’è bisogno di difficili calcoli per stabilire la durata delle co-reggenze, perché le co-reggenze semplicemente non esistono, ma sono state introdotte in 1-2Re con lo scopo di far coincidere e armonizzare calcoli altrimenti divergenti.

A questo punto -visto che mi è già stata mossa- potreste anche dire:”Ma se famosi e affermati professori calcolano le co-reggenze significa che esse sono importanti e quella è la via scientifica alla soluzione del problema”. Beh, un’obiezione del genere non mi sembra scientifica o giusta: non ha importanza chi dice o scrive una tal cosa, ma solo se quella stessa cosa che si dice e scrive è fondata o meno, comprensibile o meno. E la mia soluzione -ho dimostrato conti alla mano- è fondata e comprensibile, perché non affonda le sue radici nelle mie pruriginose fantasie aritmetiche, ma su un’idea semplicissima, o se volete su una domanda che mi sono posta che è ancor più banale: “I conti del deuteronomista sono corretti? Si sono conservati bene?” A tal proposito non so dare una risposta precisa, di certo so che tra la scaletta implicita che ci obbliga a calcolare i vari regni e il conto del deuteronomista si creano vere e proprie voragini cronologiche, orridi in cui sono caduti tutti coloro che ignoravano la loro esistenza. Di qui tutti mezzi di fortuna per superarli, compreso il complesso calcolo delle co-reggenze.

E’ un po’ come la storiella dell’uovo di Colombo che noi, rivisitandolo, potremmo riassumere così. Una sera Colombo entrò in una taverna del porto e gridò: “Se qualcuno di voi riesce a far star in piedi un  uovo pago da bere a tutti” e così dicendo estrasse di tasca un uovo, mostrandolo a tutti. Si sa cosa succede in una taverna di porto: se si offre da bere gratis tutti accorrono e così fu. Tutti si cimentarono nel provare a far stare in piedi quell’uovo, ma niente, l’uovo non ne voleva sapere e ora di qua ora di là ruzzolava sempre su se stesso.

Giunto l’ultimo avventore l’uovo non si lasciò intimorire dalle parolacce di un assetato e …pluff cadde riverso.

Cristoforo allora, vedendo che tutti si erano arresi, prese l’uovo ne batté l’estremità sul tavolo, quel tanto che bastava per intaccarne il guscio senza romperlo e l’uovo rimase bello ritto su se stesso.

“Che cavolata, bastava pensarci” dissero alcuni.

“Già, bastava pensarci, ma nessuno l’ha fatto e da bere me lo pagate voi”.

Ecco, la storia della soluzione del millenario problema dei sincronismi di 1-2Re potrebbe benissimo essere riassunta così, dalla storiella dell”uovo di colombo. E non sarà né la prima, né l’ultima volta che una soluzione a un problema ritenuto intricatissimo e per questo irrisolvibile, si rivela una sciocchezza venuta in mente a un outsider, come quella di mettersi a tavolino e con tanta, tanta pazienza farsi i conti (a penna perché non avevo la calcolatrice).