La cronologia di Dio alla luce della ghematria

Questo post ha lo scopo di dimostrare come Apocalisse sia perfettamente allineata con la cronologia di Dio. Quanto segue diverrà una specifica sezione dello studio linkato e affronterà un aspetto  ancora sconosciuto dell’opera di Giovanni: il calcolo ghematrico che sicuramente l’apostolo conosceva ed ha usato.

Infatti quando Giovanni parla del marchio della bestia, il famosissimo 666, ci dice che esso è numero d’uomo, cioè riconduce al nome di un uomo. Di qui allora tutti gli sforzi per dare un volto al 666, sforzi tutti concentrati nel sommare le lettere dei vari nomi (non li cito perché nozione quasi comune), procedendo quindi attraverso un calcolo ghematrico. La ghematria dunque non era ignota a Giovanni, il quale ad essa è ricorso per criptare una delle figure principali di Apocalisse: la bestia che sale dal mare.

La domanda che adesso si pone è: solo in quel caso l’apostolo è ricorso alla ghematria o ce ne sono altri, benché nascosti? A questa domanda io ho dato una precisa risposta: sì, Giovanni in altri passi della sua opera ha parlato secondo il linguaggio antico della ghematria, e nella quasi totalità dei casi lo ha fatto per descrivere e confermare il quadro cronologico che emerge dalla cronologia di Dio.

Procediamo con ordine allora e citiamo il versetto più denso di contenuti ghematrici, Ap. 12,9 in cui leggiamo:

 καὶ ἐκράτησεν τὸν δράκοντα ὄφις  ἀρχαῖοςὅς ἐστιν Διάβολος καὶ  Σατανᾶςκαὶ ἔδησεν 

I termini che ci interessano sono οφις, Σατανας e δραακοντα (per Διαβολος pure potrei dire qualcosa, ma per adesso mi interessano le evidenze)  ai quali in un secondo momento aggiungeremo Αντιπας (Ap. 2,13), βαθεα του Σατανας (Ap. 2,24) e γυνη (Ap. 12,1). Il lavoro è affascinante come vedete: Avranno veramente questi sostantivi e nomi propri qualcosa da nascondere? Certo, essi pur nella immediatezza di un numero celano un mondo, vorrei dire il mondo che la Cronologia di Dio ha svelato. Tranquilli niente fantasia, solo calcolo ghematrico, razionale e verificabile. Non procederò all’esame dei termini con l’ordine,originale ma cercando di dare un ordine logico che faciliti la comprensione di quanto voglio mostrarvi. Partiremo, dunque, da οφις di Ap. 12,9.

In greco questa parola significa serpente e dunque il male, nella logica di Apocalisse. In numeri il valore di οφις  è 586, dato da:

70+500+10+6=586

Come avrete capito leggendo la cronologia di Dio, io nego che il 586a.C. sia l’anno dell’esilio babilonese, il quale inizia, secondo i miei calcoli nel 505a.C.  L’ecumene degli studiosi credo sia in totale disaccordo con la mia datazione, in altre parole sono solo io a sostenere ciò. Tuttavia Giovanni ci dice che quel 586a.C. è la stessa cifra che darebbe la somma delle lettere che compongono οφις (serpente).

Sembra, per ora, che sia un ammonimento, che ci metta in guardia contro quella che la scienza definisce data assoluta, cioè scientificamente certa. Continuiamo, allora, vediamo se troviamo conferme o smentite, vediamo se è solo un caso tale infausta coincidenza.

Adesso esaminiamo Σατανας di Ap. 12,9   e contiamo il valore delle sue lettere. Esso è:

200+1+300+1+50+1+6=559

Tale cifra equivale alla data che gli studiosi hanno stabilito sia il primo anno di regno di Ciro, lo stesso Ciro che secondo la cronologia secolare liberò gli Ebrei dal giogo di Babilonia. Anche in questo caso, se ben ricordate, la mia cronologia esclude Ciro da qualsiasi ruolo nelle vicende esiliche, datando la fine dello stesso nel 447/8. Io insomma affermo che Ciro non fece un bel niente, e lo affermo di nuovo in aperto contrasto con gli studiosi, i quali ancora devono dimostrare perché se Ciro ha liberato gli Ebrei insieme a tutti gli altri  popoli -notate bene: i popoli liberati sono tutti elencati nel suo celeberrimo cilindro- gli ebrei non sono compresi nell’elenco che ha tramandato ai posteri il suo editto di libertà. Come mai i popoli liberati sono tutti elencati, mentre gli Ebrei sono assenti? Non vi pare che la prova archeologica sia a mio favore? La mia cronologia esclude Ciro e Ciro esclude gli Ebrei. In qualsiasi altro contesto diremmo che i dati s’incrociano alla perfezione, perché non farlo in questo caso?

Adesso avete le nozioni minime per cominciare a intravedere lo scenario che Giovanni ha voluto metterci di fronte agli occhi. Adesso, come un eco, vi giunge il suo grido di allarme: il 586a.C. è del serpente, il 559a.C. è di satana. Giovanni sapeva cosa sarebbe accaduto in futuro. Sapeva che il male avrebbe cercato di confondere le carte che testimoniavano, come la cronologia di Dio, la divinità di Cristo e lo ha messo per scritto. Ma Giovanni sapeva e ha scritto anche altro, vediamo cosa. Passiamo ad Αντιπας.

Il nome proprio che esamineremo è composto di lettere che hanno questo valore:

1+50+300+10+80+1+6=448

Coloro che ricordano la datazione della fine dell’esilio babilonese avranno già capito quale importanza e quanti significati cela quel 448. Infatti è la stessa cifra che la mia cronologia dice essere, appunto, la data della fine dell’esilio, cioè il 447/8a.C., essendo l’esilio iniziato nel 517a.C. e durato 70 anni. Αντιπας, dunque, ci dice che a datazione fedele è quella del 448a.C. e che altrettanto fedele è la datazione dell’inizio dell’esilio, cioè nel 517a.C., in altre parole fedeli sono le mie date le mie date.

A tutto questo fa eco οφις (serpente) e il suo 586a.C., nonché Σατανας (satana) e il suo 559a.C. come primo anno di un Ciro, che quel 448a.C. esclude categoricamente dalle vicende esiliche, come fa, appunto, la mia cronologia, che dunque trova in Apocalisse una conferma poco scientifica, ma certamente evidente, perché difficilmente si potrebbe ridurre tutto a un caso. Tra l’altro Αντιπας significa “uno contro tutti”. Certo perché quel suo 448a.C. come fine dell’esilio babilonese lo pone in aperto contrasto con l’intero mondo accademico, quello stesso che indica come cronologia esatta quella di Galil, la quale si distingue per il 931a.C. come ultimo anno di Salomone. Credete che questo sia sfuggito a Giovanni? Vi sbagliate, analizziamo il sostantivo δρακων (drago) di Ap. 12,9.

Tale sostantivo, per essere collegato al quadro ghematrico che stiamo cercando di dipingere, deve essere letto secondo la nomenclatura bizantina, la quale sostituisce la ni finale con una stigma, trasformandolo in δρακως. E’ così che la somma delle sue lettere diviene:

4+100+1+20+800+6=931

Quel 931 è la stessa cifra che Thiele Galil, i massimi esperti mondiali della cronologia di 1-2Re, indicano per l’ultimo anno di regno di Salomone, cioè il 931a.C. Dunque non è più e soltanto il 559a.C. e il 586a.C. che Giovanni stigmatizza come satanici, ma adesso abbiamo anche la datazione di autori contemporanei a noi. Dal sostantivo δρακως, quindi, giunge un’ulteriore conferma sulla volontà di Giovanni di metterci in guardia dalle cronologie esistenti e diffuse. Certo il suo non è un linguaggio scientifico, ma per questo non è meno chiaro o evidente.

A questo punto credo che dobbiamo fare una sintesi del nostro discorso. Lo facciamo facendo precedere il tutto da una breve osservazione. Quanto sinora detto dimostra, calcoli alla mano, che Apocalisse conferma la cronologia di Dio. L’apparente assurdità delle sue rilevanze è dissolta non con fantasiose ricostruzioni, ma conti alla mano. Certo si possono impugnare, come io potrei benissimo in risposta dire:” Dimostratemi come sia statisticamente possibile costruire un castello cronologico simile alla cronologia di Dio e poi trovare conferme così precise e circostanziate in Apocalisse. Dimostratemi quali sono le probabilità che tutto quanto dipenda dal caso. Ve lo dico io senza fare i conti, dal momento che conosco a memoria i calcoli che hanno portato, ad esempio, a quel 448a.C.: sono equivalenti a zero e ciò ci dice che la cronologia di Dio è in perfetta armonia con Apocalisse e che dunque dietro a tutto questo si cela una precisa, determinata volontà di dare agli uomini e agli studiosi un quadro cronologico ben preciso, che una volontà perversa ha voluto rendere caotico e incoerente.

Del resto tutto ciò trova conferma in quanto segue, cioè in Ap. 2,24 e le sue  βαθεα του Σατανας, che tradotto significa “le profondità di satana”.  Sappiamo già che Σατανας equivale a 559, cioè il 559a.C. come primo anno di Ciro, per cui non rimane che occuparci di βαθυς che risolto in numeri seguendo lo stesso procedimento sin qui seguito, cioè sommando le singole lettere equivale a:

2+1+9+400+6=418.

Ci sarà certamente qualcuno tra voi che si ricorderà di questa data. Essa la data che la cronologia di Dio indica essere quella della dedicazione del secondo tempio, ossia il sesto anno di regno di Dario secondo (424a.C.-404a.C.). Non vi sembri assurdo. Rileggete quanto scritto in La cronologia di Dio (p. seconda, cap. 5) e credo converrete che se di mezzo ci fu l’editto di Artaserse che bloccò i lavori al tempio. Esd. 4,23) è ovvio che quel Dario citato in Esd. 6,15 sia Dario secondo e non primo, dal momento che Artaserse è successivo a Dario primo.

Ma torniamo a noi, vediamo quanto sia importante quel βαθυς. Esso significa “profondità”, in questo caso “profondità di satana”. Quel 418 che nasce dalla somma di βαθυς denuncia, tramite la penna di Giovanni, che molti sono al corrente che l’esatta datazione della dedicazione del secondo tempio è nel 418a.C., ma lo tengono segreto. Inoltre quel 418a.C. ci dice che l’esatta cronologia è la mia perché rispetta fedelmente (vi ricordate quanto scritto in questo post a proposito di Αντιπας, il fedele testimone?) AT e NT, poiché essa nasce da una cronologia che parte dal 70d.C., coinvolgendo così tutte le note cronologiche del NT.

Credo che sia opportuno anche far notare come quel βαθυς (418, il 418a.C.) significhi profondità, esso ha cioè in se un valore positivo che si riflette sulla cronologia di Dio nella sua interezza, cronologia che sola indica quel 418a.C. come anno della fine dell’esilio. Certo, associato a Σατανας assume una carica fortemente negativa ed essa è rivolta esclusivamente contro il 559a.C, primo anno di regno di Ciro, re che la mia cronologia esclude dalle vicende esiliche, benché la Bibbia stessa ne confermi il ruolo. Sorge allora una domanda:” Possibile che tutta la congerie dei miei calcoli trovino in Apocalisse la conferma e che Ciro, che i miei tessi calcoli escludono, sia citato dalla Bibbia? E’ questa la profondità di satana allora, l’aver cioè confuso la Bibbia, l’averla manomessa? Mi pongo questo interrogativo per due ragioni fondamentali:

la prima è che Ciro nel suo cilindro esclude gli ebrei dall’elenco dei popoli liberati e dunque il dato archeologico è dalla mia parte, perché se Ciro ha elencato tutti i popoli da lui liberati, per quale motivo ha escluso gli ebrei?  A fronte delle fantasiose ragioni addotte per spiegare il silenzio del Cilindro di Ciro circa gli Ebrei, non è più semplice pensare che non li abbia liberati e che dunque come dico io Ciro non ebbe nessun ruolo nelle vicende esiliche?

la seconda  è che tutti possono sincerarsi della bontà, precisione, coerenza e linearità dei miei calcoli. Di fronte a questa evidenza come spiegare, se non con il preciso messaggio di Giovanni circa una volontà maligna di confondere ciò che in origine era chiaro, la presenza di Ciro che obbliga chiunque voglia avvicinarsi a uno studio della cronologia biblica a saltare intere pagine della Scrittura e a lasciarne altre senza spiegazione? Infatti le date del suo regno buttano completamente fuori asse la cronologia dei Re e i profeti. Gli anni che separano L’ultimo di Sedecia da Davide, se contati esattamente (vedi la prima tabella della cronologia di Dio) sono 484 e sei mesi. Se datiamo l’inizio dell’esilio nel 586a.C. (anno che fu anche l’ultimo di Sedecia) è matematico collocare Davide nel 1070a.C. Allora solo il ricorso alle co-reggenze permette di sincronizzare la cronologia dei regni limitrofi con quella biblica. E ciò finora è stato possibile perché si è lamentato e creduto di dimostrare che la cronologia dei Re era inattendibile. Ma adesso, avendo io provato il contrario, cioè che i sincronismi nei Libri dei Re ci sono tutti e sono perfetti, non è più possibile. La giustificazione al ricorso di fonti e cronologie extra-bibliche ha perso la sua ragione d’essere, dunque: la cronologia dei Re, se esaminata attentamente, è perfetta e dunque è valida e attendibile. Perché allora leggiamo di Ciro nella Bibbia? Perché un semplice nome proprio smentisce una serie lunga e complessa di calcoli? Non sarà mica proprio questa “la profondità di satana”, l’aver confuso la Bibbia, l’aver manomesso il Testamento? L’aver osato ciò che non era neppure immaginabile? Ucciso il Messia si è confuso le prove per sviare i sospetti? Sì perché la cronologia di Dio dimostra la messianicità di Gesù e dunque la Bibbia provava -e prova tuttora sebbene con qualche difficoltà- la Sua regalità e questa doveva essere distrutta, pena l’evidente follia dell’omicida e dei suoi accoliti. Pensateci, altro non è che la banale trama di un libro giallo: l’assassino che dopo il delitto occulta le prove, gesto che ipso facto agli occhi di Dio e dei suoi profeti diviene “la profondità di satana” una volontà diabolicamente perversa e pervertitrice.

Eccoci all’ultimo caso da esaminare. Occupiamoci del sostantivo γυνη, donna. la donna vestita di sole di Ap. 12,1. Prima di addentrarci nel calcolo ghematrico è bene ricordare quanto detto a proposito di Galil, che rappresenta il mondo accademico con la sua cronologia, perché è al momento la più seguita e citata in quell’ambiente. In quel paragrafo abbiamo detto che δρακως equivale a 931, il 931a.C. che segna secondo Galil l’ultimo anno di regno di Salomone, che può essere datato in più maniere, ma rimane sempre l’ultimo anno di regno di quel re (io ad esempio lo dato nel 909a.C., ma ciò non cambia il fatto che sia sempre il suo ultimo anno di regno).

In ballo dunque c’è un ultimo anno di regno. Calcoliamo adesso e vediamo che γυνη corrisponde a:

3+400+50+8=461

Di per sè questa cifra non indica niente, ma uniamola a quella che emerge da Αντιπας, cioè 448 e otteniamo:

461+448=909

cioè quel 909a.C. che io ho già detto essere l’ultimo anno di Salomone. Capito quanto voglio dirvi? Voglio dirvi che abbiamo perfettamente delineato il quadro di Ap 12,1-3 in cui si legge che nel cielo comparvero due segni grandiosi: una donna vestita di sole (909a.C.) e un dragone (931a.C.). Tutto questo non mettendo in relazione concetti o figure estranee tra loro, ma al contrario citate dalla Scrittura in uno stesso capitolo e unite dall’essere entrambe la data dell’ultimo anno di regno di Salomone. Ho ottenuto questo non con fantasie aritmetiche disperatamente protese a dimostrare il non dimostrabile, no: ho solo fatto ricorso alla ghematria, la quale denuncia -inutile girarci attorno- la volontà maligna di gettare fuori dalla Storia, la volontà diabolica di impedire qualsiasi conoscenza razionale di Dio, come fa la cronologia di Dio.

Bene, siamo arrivati alla conclusione. Avrei altre rilevanze ghematriche da proporvi, ma mi limito a queste perché strettamente connesse alla cronologia di Dio: Giovanni ha detto chiaramente che la mia è una cronologia di Dio, mentre quella secolare, quella degli accademici, degli esegeti e degli studiosi è solo il fumo con cui satana oscura i cieli della Storia, dove Cristo risplenderebbe nella gloria se l’invidia di colui che è omicida e menzognero sin dall’inizio e dei suoi accoliti non avesse confuso ciò che i origine era chiarissimo.

 

La lettura ghematrica delle principali figure di Apocalisse: il falso profeta, la bestia che sale dal mare e Babilonia.

 

Nei link seguenti mi sono occupato dei tre personaggi enigmatici citati che ci propone Giovanni. Sinora nessuno aveva ipotizzata una soluzione ghematrica, la quale, a mio parere e alla luce di quanto sopra, ha solide ragioni per essere proposta.

Nel post dedicato alla bestia che sale dal mare è contenuta pure una possibilissima soluzione del celeberrimo 666.

Falso profeta

Babilonia e la bestia: cartoline dal mare