Le origini di un calendario: l’anno giubilare del 3918 a.C.

Sefer Torah (Bible), With shofarCalcolando l’Anno Mundi (A.M.) e considerando il riposo del settimo giorno dalla creazione abbiamo anche ipotizzato il primo anno sabbatico che si colloca  nel 3923 sabbatico e questo anche se calcolato a ritroso partendo dal 32 d.C. in cui l’anno sabbatico era coincidente con quello giubilare.

Adesso è proprio del primo anno giubilare (teorico, è vero, perchè non sappiamo se fosse celebrato, anzi, ci sembra assai improbabile) o dell’anno in cui si sono gettate le basi per il calendario che a quegli anni fa riferimento che vogliamo parlare.

Non calcoleremo semplicemente procedendo a ritroso dal 32 d.C. che abbiamo visto essere giubilare, ma cercheremo delle corrispondenze tali da giustificarlo, perchè queste saranno “la prova” che l’anno individuato è verosimilmente quello giusto.

Voglio dire che i conti non devono semplicemente cadere in un anno – questo è semplicemente ovvio- ma che quell’anno deve possedere almeno una caratteristica tale che lo renda giustificabile alla luce della natura stessa degli anni giubilari.

Abbiamo visto in questo post che gli anni giubilari a.C. cadevano regolarmente nel 18° e nel 68° anno di ogni secolo. Dunque anche quello prossimo all’A.M deve cadere in tali anni, tant’è che il primo anno giubilare utile cade nel 3918 a.C.

Come abbiamo premesso, tale anno deve possedere almeno una caratteristica che ne evidenzi una natura tale da poterlo inserire in un calendario, per cui non rimane che riflettere o, se volete, calcolare ancora e scoprire che il 3918 a.C. cade 5 anni dopo  l’A.M.

Allora è proprio quella differenza di 5 anni che rende compatibile il 3918 a.C. al calendario giubilare, il quale se è vero che venisse calcolato ogni (7×7)+1 anni, cioè ogni 50 anni, è anche vero che l’anno giubilare cade ogni 5×10 anni, quando il moltiplicando è quello stesso cinque che separa l’A.M. dall’ipotetico anno giubilare.

Questa caratteristica credo ben inserisca il primo anno giubilare in un calendario. Credo altrettanto che tale caratteristica emerga chiaramente ed è tale da porre una seria base al calendario stesso, base che non è semplicemente un numero, un anno, ma un anno dalle caratteristiche ben precise e assolutamente compatibili con  la natura stessa degli anni giubilari.

Concludo con una nota: il primo anno in cui l’anno sabbatico e quello giubilare coincidono fu il  3818 a.C., provato dal fatto che se sommato al 32 a.C. dà un prodotto di 3850 divisibile sia per 50, sia per 7.

L’anno giubilare che segna l’avvento del Messia

talmudUno spunto di riflessione -ma anche una valida conferma- è costituito da un passo del Talmud circa le caratteristiche dell’anno che segna l’avvento del Messia. Citeremo il Talmud in seguito, adesso è importante fare alcune premesse.

Individuare un anno sabbatico non è difficile, il difficile è ricostruire la ritmica sabbatica e quella giubilare. Con questo intendo dire che gli anni sabbatici e giubilari cadevano rispettivamente, ogni sette e cinquanta anni, per cui appare ovvio che essi s’innestino in profondità nel tessuto storico. Per questo credo che a poco valga individuarne uno, perchè è nella loro complessità che emerge tutta la loro importanza, scandendo festività religiose e civili.

La cronologia di Dio (intendo tutto il materiale di questo blog, poichè il link è ormai una sintesi superata) ha in questo senso prima proposto il quadro cronologico, poi sovrapposto ad esso quello sabbatico e giubilare, mettendo quindi in risalto tutti i punti in cui la cronologia si salda al calendario sabbatico e giubilare (ad esempio il 418 a.C., sesto di Dario II e anno giubilare in cui si dedica il secondo tempio)

In particolare ciò è stato possibile dall’analisi di Lc. 4,18-19 in cui si narra la lettura di Isaia 61 nella sinagoga di Nazareth, lettura certamente calendarizzata, tanto che gli stessi Ebrei ci dicono che essa avveniva allo scadere dell’anno sabbatico che precedeva quello giubilare. Inoltre abbiamo messo in evidenza che quel passo isaiano segna l’ingresso di Gesù nella vita pubblica, aprendo ai tre anni di ministero. Tutto ciò, quindi, segna al contempo la presenza di un anno sabbatico agli inizi della vita di pubblica di Gesù.

La cronologia di Dio da sempre data quell’anno nel 32 d.C. (vedi tabella), per cui non rimane che calcolare se tale anno fu sabbatico, perchè

 il Talmud, in Sanhedrin 97/a, afferma che la venuta del Messia potrà avvenire alla fine del settennio precedente un anno giubilare

Dovremo aprire una piccola parentesi per dire che la citazione mi pare non escluda l’ipotesi  che si poteva verificare ogni 350 anni, cioè che l’anno sabbatico coincidesse con quello giubilare (vedi qui).

Fortunatamente la fonte (ebraica) da cui abbiamo tratta la citazione assume come anno di riferimento il 163/164 a.C., cioè quello stesso anno che questo blog, sulla scorta di A. Soggin, considera sabbatico.

Ecco allora che dopo un rapido calcolo – [(164 + 32) : 7 ]= 28 multiplo di sette- emerge chiaramente la natura sabbatica del 32 d.C. che segna l’ingresso del Messia nella vita pubblica.

A onor del vero, l’autore dell’articolo che abbiamo consultato e da cui abbiamo tratta l’informazione circa le caratteristiche dell’anno “messianico”, afferma che quell’anno dovrebbe essere giubilare, ma ciò non ci crea nessun problema, perchè già abbiamo premesso che quello fu un anno speciale in cui sabbatico e giubilare coincidevano.

Tutto quanto sopra ci serve non solo a dimostrare come questo blog soddisfi anche ciò che richiedono letture talmudiche particolari, ma anche – e forse più- a porre seri dubbi sulla questione messianica che l’esegesi attuale vorrebbe, troppo facilmente, esaurire nei Maccabei, quando mi pare che una valida alternativa riposi nella cronologia neo-testamentaria, che ha come protagonista Gesù, come del resto indica la corretta interpretazione della profezia delle settanta settimane di Daniele, in cui l’unto ucciso non è (sfido chiunque a far tornare i conti) Onia III ma Cristo.

La soluzione maccabica, certamente comoda, non è l’unica anche alla luce del Talmud, rimane solo da capire se altre strade siano ben accette al politically correct.

 

Il digiuno di un profeta e il demone della mistificazione: il falso di Ciro.

danieleChe questo blog abbia da sempre denunciata la falsità di “Ciro” è cosa nota. Tale re, di cui non metto in discussione l’esistenza, ma il suo ruolo nelle vicende legate all’esilio babilonese, compare tuttavia in pagine fondamentali della Bibbia e dunque ne assume il prestigio e l’autorità. Chi volesse, come noi stiamo facendo, metterne in discussione la figura e il ruolo si dovrebbe scontrare con secoli di esegesi, studi storici e fonti  Continua a leggere “Il digiuno di un profeta e il demone della mistificazione: il falso di Ciro.”