Il verbo di carne

“Il verbo si fece carne” recita il Prologo di Giovanni in 1,14 e fiumi d’inchiostro sono stati versati per spiegarne il senso, la ragione e il motivo, ma a tutti è sfuggita la storicità della locuzione che emerge solo alla luce della corretta anagrafe gesuana che lo vede nascere nel 15 a.C. come Messia, mentre come Gesù, quello storico, nel 14 a.C. affinché la necessaria datazione doppia che la conversione dell’anno ebraico in gregoriano abbia un senso e non sia solo un problema (si veda tabella in calce per la comprensione della questione cronologica a ciò collegata).

Ma quel verbo fatto carne è davvero un verbo, un verbo greco ed èγνωρίζω che significa “mettere a conoscenza”, “informare”, “rivelare”, “mettere a parte di” un progetto, di un fatto.

Dunque quel verbo si è fatto veramente carne nel 15/14 a.C. perché ciò in Luca è chiaro: i pastori sono messi a conoscenza (ἐγνώρισεν) della nascita del Messia (Lc. 2,15) e loro stessi divulgano (Lc 2,17 altro significato di γνωρίζω) la notizia.

Luca, l’evangelista dell’infanzia, usa due volte soltanto questo verbo, un verbo che troviamo anche in Giovanni per altre due sue occorrenze soltanto, per un quattro totale nei Vangeli, ma 25 nel Nuovo Testamento e questo renderà γνωρίζω il verbo che si è fatto carne, stando alla numerazione dei versetti che fa luce sul senso e sul significato del verbo, perché Giovanni vi ricorre quando testimonia l’amicizia tra i discepoli e Gesù (15,15) , un’amicizia che non è più schiavitù, perché vos autem dixi amicos.

Gesù afferma questo elevando gli apostoli, non più preda di una religione fondata sulla paura, perché l’amore scaccia la paura (1Gv 4,18), quella paura che aveva sede nel cuore della religiosità ebraica: il tempio, non a caso dedicato nel 418 a.C., come 4,18 è la numerazione del versetto della sua Prima lettera che libera l’amore, quando Giovanni è dell’amore che ci parla nella seconda sua occorrenza del verbo nel Vangelo, cioè in Gv 17,26, un amore che però rinasce dalla “conoscenza” di Dio, quella stessa che renderà liberi (Gv 8,32).

Tale conoscenza è quella divina che si è fatta carne, cioè storia ed è venuta ad abitare in mezzo a noi scrivendo quella storia che nasce nel 15 a.C., l’anno in cui Dio diviene amico dell’uomo partecipando alla sua storia, ed ecco, allora, che non è casuale l’anno di quell’amicizia alla luce del versetto che la esprime, che è Gv 15,15, perché la numerazione coincide con l’anno di nascita di Gesù, cioè con la una storia rinnovata che Lo contempla nel 15 a.C. come Figlio, mentre lo ammirerà nel 15 d.C. come ἀρχόμενος, cioè adulto di successo se vinse quella causa pubblica, ma  persa, anche nei tempi dell’esegesi attuale, quindi allora come oggi, salvando l’adultera.

Non è un gioco di versetti ma, al contrario, i versetti entrano in gioco affinché il verbo si faccia carne e quella carne si esprima alla luce di un verbo: γνωρίζω, verbo che Luca conosce e usa, assieme a Giovanni, perché anche Luca lo ferma al 15 del capitolo 2 del suo Vangelo, quando i pastori andarono a contemplare un verbo che si era fatto carne: γνωρίζω, che ha 25 occorrenze neo testamentarie per dirci che il venticinquesimo giorno di Ab fu Natale, cioè il 10 nostro agosto, mentre il 25 dicembre è solo la roccaforte sentimentale cattolica, di per sé perdonabile, ma non alla luce del 15 a.C. che è l’unico anno in cui un verbo, γνωρίζω, divenne il Verbo

Dall’esilio al Golgota calcolo Ezechiele

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Dal P.C.I a Gesù: la conventio ad escludendum come maestra del pensiero cattolico

A seguire potrete leggere un mio intervento sul principale forum cattolico italiano (cattolici romani) che propone un interessante topic sulla pericope dell’adultera al quale io ho partecipato iscrivendomi di nuovo (nick arkomenos) dopo un lungo periodo d’assenza.

Il mio post è stato il motivo per cui mi hanno bannato, cioè impedito di scrivere ancora sul forum. Una mail privata della moderazione, infatti, mi ha avvertito di non abusare della pazienza dell’amministrazione, messa già dura prova, immaginate un po’, dal 15 a.C. come anno di nascita di Gesù.

Ho letto il Gesù di Nazareth di Ratzinger e il Papa emerito è chiaro sul Natale: il 6-7 a.C. è solo l’ipotesi maggioritaria, lasciando intendere che altre ipotesi sono possibili, come è ovvio non intaccando, una data, verità di fede, la quale non può costituire l’ostacolo alla ricerca scientifica, tanto meno a un dialogo che sin da subito si era presentato con le sue scuse, nell’ipotesi che i miei argomenti costituissero, in qualche maniera, motivo d’imbarazzo, come potete leggere nella premessa al post.

Ritengo, quindi, che quel 15 a.C. sia stato il più classico dei pretesti per impedire una discussione che avrebbe sollevate questioni delicate e informate che andavano a fondo nell’esegesi di un passo, in buona sostanza, sconosciuto se tutto si risolve alla luce del volemose bene: siamo tutti peccatori.

Questo, però, mi convince sempre di più che sia in atto una censura della verità storica, esegetica e di fede. Di tutto si può discutere, tranne di ciò che tenta di avvicinarsi alla verità, nei confronti della quale, cioè nei confronti di Gesù, si erge a difesa una conventio ad escludendum che caratterizza l’intero universo scientifico.

Si sa, infatti, come stanno le cose, perché prima, ne sono quasi certo, s’informano i guardiani di ciò che va rimosso, impedito e censurato; poi li si riveste di un’autorità censoria che, nel caso di cattolici romani, la si vorrebbe identificare con la difesa del magistero, facendo finta di dimenticare che un Papa non solleva nessuna questione su altre date per il Natale, incapaci, dopo duemila anni, di dare ai fedeli una data e una biografia certa, avendo già sbagliato in passato (Dionigi il Piccolo).

Concludendo, trovo alquanto scorretto che io sia stato bannato, ma si sia lasciato il post al suo posto, cioè a dire che mi abbiano bannato senza rimuovere il motivo del ban, motivo che può anche far ridere gli sciocchi, oppure è talmente serio che rimuoverlo li avrebbe privati di quella patina di tolleranza e di apartura al dialogo che protegge un’intolleranza di fondo, congenita e violenta, sino al punto di ritenere anti magisteriale una data di nascita che un papa stesso (Ratzinger) ha reso fluida.

Prima di affidarmi al copia e incolla del post che ha censurato l’autore non l’oggetto, debbo riassumere i punti fondamentali dei miei interventi in quella discussione che però potrete leggere per intero qui.

In sostanza io affermo che l’adultera andò salva non virtù delle parole di Gesù, cioè il suo invito alla misericordia, ma in virtù della Legge che scrisse così il suo paradosso: nessuno era in grado di scagliare la prima pietra, perché la Legge prevedeva, dal 1404 a.C. in poi, cioè dopo che Mosè nel ventunesimo anno dall’uscita dall’Egitto, aveva innalzato il serpente di bronzo e dato vigore a un comma: solo chi è senza peccato scagli la prima pietra e si assuma, come puro, la responsabilità di tutti.

Gesù, allora, sia che lo immaginiamo seduto a scrivere per terra; sia che che abbia detto esplicitamente: “Sta scritto” (ancora presente, magari, in qualche versione marginale del Vangelo di Giovanni, cosa che, se provata, mi darebbe piena ragione facendo luce su una censura del passo) si appellò non alla sua inesistente autorità (fino al capitolo 7 di Giovanni neanche i suoi fratelli credevano in lui e l’adultera è nel capitolo 8), ma a Mosè, quel Mosè che aveva armato le mani dei farisei.

Adesso potete leggere il passo e, forse, capire anche voi che proprio non c’è motivo alcuno per un ban ad personam avendo lasciato il mio post nella discussione, post che forse piaceva, ma non il suo autore, ironicamente di nome Giovanni.  

POST

Prima di illustrare il mio parere, domingo, devo chiedere alla mod, cioè a deo, di avere pazienza perché conosco e rispetto le regole e la sensibilità del forum, il quale ha delle regole come forum cattolico e debbono essere rispettate come si rispettano gli usi, le consuetudini e le abitudini di casa d’altri: lo impone l’educazione.
Non chiederò molto, solo una rivisitazione della biografia di Gesù che nasce nel 15 a.C.; inizia il ministero nel 32 d.C. ed è crocefisso nel 35 d.C. Nient’altro oltre questo mi serve per illustrare un passo, una pericope, che fa luce su Giovanni, è vero, ma anche – e molta- su Luca perché essi sono le colonne dei Vangeli, tanto che l’uno è il cuore, l’altro la mente del NT.
Abbiamo già scritto che l’adultera andò salva non virtù della parola di Gesù, ma della Legge mosaica, tant’è vero che fino al capitolo 7 di Giovanni neanche i suoi fratelli credevano in Lui, per cui è facile immaginare che i farisei ci credessero ancora meno, anzi, per nulla. Tuttavia quel rabbi che predicava a Gerusalemme, dava noia con le sue “cose strane” e ci si convinse che forse era meglio liquidarlo sul nascere. Si allestì una trappola, cioè un reato commesso in flagranza cosicché i giochi fossero fatti e quella linguaccia tagliata. 
In caso di adulterio, infatti, Mosè prevedeva la lapidazione e lei lo era in flagranza per cui non c’era avvocato di sorta: l’aspettavano le pietre. Il processo sommario si tenne in piazza, cioè fu pubblico, ma questo espose il sinedrio a un rischio che non avevano calcolato: Gesù poteva vincere divenendo personaggio pubblico, cioè maestro famoso, perché aveva vinto una causa persa intentata dal sinedrio stesso. Un po’ come accadrebbe oggi se google facesse causa a un internettiano: è vinta in partenza, ma se perdi il clamore è gigantesco e il web esulta: Davide ha di nuovo sconfitto Golia.
E infatti così avvenne, perché Gesù, sino ad allora maestro “internettiano”, divenne Gran maestro, avendo, codici alla mano, salvato un’anima persa, e vinto una causa ancor più persa.
“Sta scritto che chi è senza peccato scagli per primo la pietra e se ne assuma tutta responsabilità” cioè si assuma in toto la gragnola di sassi.
“”Chi di voi è senza peccato?” disse loro guardandoli a uno a uno, ma non negli occhi, bensì nel cuore (Gv 2,25)
Non gli caddero le pietre soltanto, ma anche le mani perché il giusto pecca sette volte al giorno e per questo dai più anziani se ne andarono, ma non in virtù del volemose bene che siamo tutti peccatori; no, se ne andarono per il timore implicito indotto dalle parole di Gesù: “Il primo che dice pè lo fulmino”, cioè gli faccio l’elenco dei suoi peccati!
Ecco allora che quella causa, considerata sino ad allora vinta in partenza, si trasforma in rovescio incredibile e celebra Gesù invece di annientarlo, facendone una star, quasi un Perry Jesus, ma di più.
Fin qui Giovanni, ma che ne è del Luca promesso? Sì perché anche Luca si occupa dell’adultera sebbene per un diverso scopo perché sua è la relazione che giunge nelle mani di Tiberio nel 35 d.C. (A. Torrresani, Storia della chiesa), cioè è il suo Vangelo che infatti nasce come ricerca accurata e resoconto ordinato (Lc 1,3) cioè deve illustrare un caso non trasmettere un messaggio.
Ecco allora che l’economia del Vangelo lucano è diversa dagli altri sinottici e da Giovanni: egli, Luca, procede velocemente per punti sino al focus che l’ultimo anno di vita (35 d.C.) quando le opposte fazioni dettero fuoco a tutte le polveri e si celebrò un processo farsa che Roma mai digerì come patria del diritto.
Nel suo excursus iniziale, Luca però non può non tenere conto del momento in cui Gesù divenne ἀρχόμενος, cioè uscì dall’anonimato mettendosi sotto i riflettori di Gerusalemme come Gran maestro. Tuttavia non può nemmeno cambiare il taglio cronologico del suo Vangelo, così dà notizia del fatto quando in Lc 3,23 riferisce che a “circa trent’anni” divenne ἀρχόμενος cioè personaggio pubblico, ma non entra nel dettaglio, ci entrerà Giovanni al capitolo 8 del suo Vangelo.
Tuttavia Luca non può fare a meno di sottolineare l’importanza del fatto anche ai fini di una buona relazione da inviare a Tiberio. Così ricorre a un espediente letterario al flash back (meglio analessi) che si rende sempre necessario quando si vuole colmare una lacuna presente nel materiale a disposizione.
Infatti, nessuno a fatto caso, colpa dell’anagrafe sbagliata attribuita a Gesù (6/7 a.C.-33 d.C.), che Luca in 3,23 fa un passo indietro cioè ricorre all’analessi perché dal battesimo (32 d.C.) egli torna anni a dietro, cioè al 15 d.C. per colmare quella lacuna riassunta alla perfezione con “come si credeva” (Lc 3,23) cioè lo si credeva, erroneamente, figlio di Giuseppe, ma come poteva esserlo – o come possiamo essere stati tanto sciocchi da crederlo- se vinse quella causa contro il sinedrio, addirittura! E infatti era figlio di Maria e dell’Onnipotente, cioè di colui che fu più potente del sinedrio e davvero “grandi cose” fece in Lei rovesciando non solo “i potenti dai troni”, ma anche i sacerdoti dal tempio, dandoli in pasto in piazza.
Luca ha sì un flash back in quel punto del suo Vangelo, ma più prosaicamente si dà dà una pacca sulla fronte, rammaricandosi lui per una Gerusalemme che sin da allora avrebbe potuto crederGli.
Faccio notare che, sulla scorta di quanto scritto, è di Luca la prima attestazione letteraria del ricorso all’analessi e questo prova che non era solo dottore, ma era anche l’intellettuale del gruppo, colui che solo poteva scrivere a Roma, avendo dimostrato con quell’espediente la conoscenza delle tecniche narrative sino ad allora conosciute.
Personalmente sono certo che l’episodio dell’adultera appartenga a due Vangeli, solo che uno (Luca) ha un modo tutto suo per riferirlo, mentre Giovanni si sofferma nei particolari della vicenda, resta il fatto che solo grazie a Luca possiamo datarlo perché quei “circa trent’anni” partono dal 15 a.C., data di nascita di Gesù, e si fermano al 15 d.C. quando Gesù divenne ἀρχόμενος, uno forte, insomma.
Vorrei concludere con una nota a me cara e cara, forse, a tutti coloro che reputano la Bibbia ancora Sacra: le occorrenze non sono solo la frequenza di un termine all’interno della Scrittura, ma a volte sanno dire più di quello che letteralmente apparirebbe. In questo caso confermano appieno quanto sinora scritto, ma a una condizione: deve risultare in Gv 8,7 “sta scritto”, magari in qualche versione marginale del suo Vangelo, ma se così fosse le occorrenze della locuzione nel NT salirebbero a 15 per una simmetria che si farebbe perfezione alla luce del 15 d.C. e di ἀρχόμενος.
Deo avrà pazienza oppure faccia il suo mestiere: nessuno lo lapiderà. Sta scritto.

Perry Jesus

perryL’adultera, giudicato da molti come il passo più edificante nell’ottica del perdono cristiano, ha invece una dimensione forense che già il titolo del post annuncia, facendo sgranare gli occhi a pochi, il rosario a molti i quali esclameranno: “E’ posseduto!” come posseduta fu l’adultera.

Tuttavia, quella è la chiave per comprendere il passo, altrimenti si rimane in una melassa buonista che frutta poco, impiastriccia solo. Gesù ribalta l’accusa, un colpo da principe del foro -che in quel caso offrì il patrocinio gratuito- come pochi avrebbero saputo escogitare in una causa persa, assolutamente persa, se il ratto fu commesso in flagrante e ci si poteva solo appellare alla clemenza della corte e infatti tutti lo hanno inteso così, ma male. Fu tutt’altro, invece, per la gioia degli avvocati che impareranno, impareranno dal Vangelo come vincere a mani basse, quando tutti alzano lo scandalo.

Partiamo dal contesto: “Questa donna è stata colta in flagrante e la Legge impone di lapidarla, tu che fai?”. Gesù, non fa: scrive, scrive in terra e qui quante ne sono state dette! persino: “Toh, sapeva scrivere!”, ma non solo, sapeva anche leggere e far di conto alla perfezione, come vedremo.

Scrive, abbiamo detto, ma non è importante cosa è importante il gesto, un gesto che ribalta l’accusa, tanto che tutti se ne vanno, partendo dai più anziani che non potendo dare pessimo esempio, danno un buon consiglio, però. Ottimo.

Quella traccia in terra è la Legge, è il celeberrimo “sta scritto”, ma sta scritto nella vostra Legge che chi è senza peccato scagli la prima pietra, non nella mia. Giudicatevi, allora se siete perfetti e scagliate.

Il senso di ciò che accadde è questo, ma se fosse solo questo avrebbero riso e giù sassate pure a Lui, sicuro. No, la faccenda è seria, anzi, serissima, tanto che la pietra cade sui loro piedi, non avendo zappe a disposizione. Perchè?

La soluzione è ghematrica, è in quel γράφω che ha un valore di 1404 interpretabile solo alla luce del nostro Esodo che parte dal 1425 (teoria dell’Esodo antico, niente di che…) e dunque quel 1404 è il ventunesimo anno dall’uscita dall’Egitto e la faccenda prende la sua piega naturale o, se volete, è messa in piega, trattandosi di una donna, adultera, vero, ma pur sempre tale e non naturalmente predisposta per il tiro al bersaglio.

Abbiamo scritto che fu il ventunesimo anno, ma quel numero (21) si compone di 7-7- 7 da sempre simbolo di perfezione, guarda caso quella stessa richiesta ai lapidatori se “chi è senza peccato”, cioè chi è perfetto faccia il primo “sasso”.

Eccolo, il ribaltamento dell’accusa: “Sta scritto che…” intima loro Gesù “lo siete?” aggiunge. No, non lo siete e voi stessi infrangete la Legge che intendete applicare, cioè la vostra, una Legge scritta da Mosè e dunque d’Alta cattedra e non poteva essere disattesa.

Gesù, insomma, non chiede che il caso sia giudicato alla Sua legge, ma proprio dalla loro, compresi comma e cavilli per vedere come se la sarebbero cavata tra loro quando avrebbero compreso che l’adultera era in realtà uno specchio che rifletteva la loro immagine, andata in frantumi non con il lancio, ma con la caduta di quel sasso da una mano inerte.

Essi erano, in realtà, fuori dalla Legge mosaica istituita certamente nel 1404 (una ricerca minuziosa ne viene a capo), quando si eresse il serpente nel deserto che ci parla del peccato, come espiarlo e da chi sia espiabile con l’esempio (chi di voi è senza peccato?) cioè guardando ad esso, ma forse erano andati ben oltre o c’era un cavillo che esigeva una perfezione a portata di mano, come un sasso, tanto che Gesù tornò a rimettere le cose a posto.

Arbitrario? Tutt’altro, perfettamente allineato con il blog che da molto ha offerto le “sue” metriche che sono:

SEDER OLAM RABBATH CRONOLOGIA CHIUSA CRONOLOGIA APERTA
1425 a.C. Esodo -480 anni 1423 a.C. Erezione della Dimora (Es. 40,17) -486 anni 1425 a.C. esodo -480 anni indicati da 1Re 6,1 tra l’esodo e il primo tempio
945 a.C. Quarto anno di regno di Salomone. Si gettano le fondamenta del tempio salomonico -480 anni 937 a.C. Dedicazione del tempio -486 anni 945 a.C. Si gettano le fondamenta del tempio salomonico -480 anni indicati dal Seder Olam Rabbath
465 a.C. VII° anno di regno di Artaserse Rientra Esdra. Iniziano i lavori al tempio -480 anni 451 a.C. Rientro di Neemia. XX° anno di regno di Artaserse. Pronunciata la parola sul rientro (Dn 9,25) -486 anni 465 a.C. VII° anno di regno di Artaserse. Rientra Esdra. Iniziano i lavori per il II° tempio -46 anni indicati da Gv 2,20 per i lavori
418/9 a.C. Dedicazione e anno giubilare -9 cicli giubilari (450 anni)
15 d.C. Gesù ἀρχόμενος (Lc 3,23) 35 d.C. Crocefissione. E’ dedicato il nuovo tempio in Cristo

cioè 480; 486 e 490 (la tabella l’aggiornerò appena possibile) ed una di esse fa davvero al caso nostro: il 480 che moltiplicato per 3 dà 1440 e dopo diviene facile sapere se quel 1404 anno in cui si eresse il serpente nel deserto (di bronzo se ben ricordo o di rame) collega all’anno della croce, cioè al 35 o 36 d.C, che vanno bene entrambi, lo sappiamo dalla profezia delle 70 settimane che può partire o dal 448, e abbiamo il 35 d.C.; o dal 447 e abbiamo il 36 d.C. (insomma tutto ciò dipende dalla datazione del terzo anno di Ioaichim come primo di Nabucodonosor (Dn 1,1) o dal quarto (Ger 25,1); inoltre sei mesi fanno la loro comparsa anche nel totale degli anni del regno di Giuda che è 484 e 6 mesi e tutto si trascina sino a Giovanni Battista e Gesù, nati anch’essi a 6 mesi di distanza. Lunga parentesi, ma necessaria).

Dunque abbiamo che dal deserto si giunge al Golgota e ciò unisce il serpente eretto da Mosè alla croce di Cristo dicendoci che siamo nel giusto, non solo perché 21 si compone di 7 7 7 ed esige perfezione; ma anche che la metrica biblica rintracciata dal blog ha fatto di nuovo centro, ecco perché su quella piazza nessuno vinse l’orsacchiotto: pessima mira e un’accusa da strapazzo. Insomma “dei passerotti” a Perry Jesus (1Gv 2,1, non a caso 21 ossia 7 7 7, piccola nota, ma conferma tutto).