E che Morte non li separi

Della bestia e del falso profeta ce ne siamo occupati nei post dedicati al cavallo verde di Tiatira, senza però nulla dire sulla loro sorte, per altro identica: lo stagno di fuoco di Ap 19,20.

Abbiamo visto che sia l’uno che l’altro sono uniti nella morte di Costante II, cioè nel 668 d.C. quando il 6 e il 68 richiamano il falso profeta e il Sessantotto.

Inoltre abbiamo anche visto che quel 668 d.C. non a caso segna la morte di Costante II, perchè se stiamo parlando del cavallo verde che esce da Titatira (Germania), esso deve essere cavalcato dalla Morte perchè così ce lo descrive Apocalisse.

Quell’anno, dunque, riassume in sè tutta la drammatica vicenda descritta dall’opera di Giovanni riguardante l’ultimo cavallo che fa la sua comparsa e che tira in ballo, grazie al cavaliere, sia la bestia che il falso profeta, i quali noi abbiamo detto essere Sisto V Peretti Papa e il movimento di contestazione sessantottino, perchè questo dicono il 6 (stigma nel chi, csi e stigma del numero della bestia, cioè 666) e il 68 della data di morte di Costante II.

Essi, cioè bestia e falso profeta, sono uniti nella loro sorte perchè entrambi sono gettati nello stagno di fuoco che il testo greco propone come λίμνη πῦρ (Ap 19,20), ma che in realtà si scriveva λίμη πῦρ (inutile ricordare che il Testamento greco è stato falsato) e la somma ghematrica della locuzione non a caso è 668, di nuovo il 668 che indica sia la morte di Costante II, ma anche l’indissolubile unione di bestia e falso profeta, che uniti saranno gettati nello stagno incandescente.

Ecco, forse la fine dei post dedicati al cavallo verde di Tiatira, cavalcato dalla morte, è vero, ma accudito nientemeno che dalla bestia apocalittica e dal falso profeta, cioè un Papa e dunque una chiesa: quella cattolica.