Come da foto

Se l’opera di Giovanni è triplice (Vangelo, Lettere e Apocalisse) sembra chiaro che attinga a un’unità concettuale e semantica che si riflette su se stessa.

Non è nostra intenzione affrontare un tema di per se stesso ciclopico, ma solo quello della morte e neppure nella sua dimensione teologica o simbolica, quanto numerica: nel Vangelo giovanneo ne muore uno solo: Lazzaro.

Come nelle lettere di Apocalisse la morte fa diretto intervento in Sardi, che si crede viva, ma è morta e in proposito potete benissimo consultare il “search” con la chiave “Sardi” per sincerarvi che il tema è affrontato, forse approfonditamente.

Noi, adesso, vogliamo mettere in relazione una Chiesa, Sardi, con un Vangelo al suo capitolo 11, quello di Giovanni, in cui assistiamo alla resurrezione di Lazzaro che, per quanto scritto sopra, è Sardi, è l’Inghilterra.

Un’Inghilterra patria dei più prestigiosi college e campus, un’Inghilterra, però, socratica, nella misura in cui esprime il mito: quello della caverna che Giovanni “mutua” con la tomba, anch’essa grotta da cui si esce per tornare alla luce che sulle prime ferisce, poi dona.

Da Socrate a Gesù, passando per Giovanni, e dunque il post si fa interessante, perché Sardi è invitata a fuori-uscire da una spelonca filosofica in tutto e per tutto simile al tempio, ma che però non richiede la frusta, ma le lacrime (Gv 11,35).

Il passo che il Vangelo in questione offre non è quello che solo (l’unico di Giovanni) propone la morte, perché in realtà è il passo della luce, quella luce che sta fuori dalla caverna e quella luce a cui torna Lazzaro, preso dai lacci degli Inferi, come gli Inferi sono Sardi negli elementi naturali di Apocalisse (cielo, mare, fonti/terra e inferi/terra e terra).

E’ il passo della luce anche “alla luce” di Gv 11,9 che misura le ore del giorno, cioè le ore di luce e che così apre una cronologia insolita per il ministero pubblico. Insomma tutto splende oltre la morte per la Gloria di Dio (Gv 11,4) come la gloria è lo spirito di Sardi, per una luce che è eternità e non lux mundi.

Un tempo, l’eternità, che si fa “ora” in Sardi, ora che è tenuta a conoscere e a temere (Ap 18,10). Tenuta a conoscere perché il “tempo” non è un tabloid: è Gloria, eternità quella che trova espressione nella cronologia dell’ υἱός (Figlio, Ap 12,5) che ghematricamente (486, per 486 d.C.), da solo, fa abortire una cronologia reietta perché mutante nel tempo, nello spazio e nelle edicole (sì, edicole).

E un tempo che si fa veste nella Donna di Apocalisse (12,1), che indossa le luminarie del cielo (sole, stelle e luna). Una veste che la lettera a Sardi raccomanda pulita affinché non sia un tempo sporco, inaccettabile perché Genesi, se al quinto giorno della quinte Chiesa si creano quegli stessi astri, si genera cioè il tempo, la sua misura e la sua concezione: in una parola nasce l’eternità e non la storia.

Sardi è tenuta a tutto questo che diviene comandamento se noi adottiamo, come si deve, l’ordine ebraico del Decalogo che al quinto comandamento ordina il rispetto del padre e della madre, ordina cioè di conservare la parola per come ricevuta dai Padri (Ap 3,1).

Ci sono di mezzo le nozze, capisci? Per questo lo abbiamo scritto più volte: il tuo spirito è la Gloria, ma qualcuna nottetempo si è intrufolata nel letto, scambiando l’ordine per l’onore, scambiando cioè la Gloria di Sardi per l’onore di Filadelfia, affinché il matrimonio fosse combinato e cattolico. Ah, non ha badato a spese, ma non si è svenata: ha svenato la Francia con una rivoluzione, tanto Parigi era cara.

“Giunte sono le nozze dell’agnello, dategli Gloria” si legge in Ap 19,7 ma tu, “Lazzara”, hai preferito la “Middleclass” per un glamour da due soldi: la storia, insomma, all’eternità. Ti hanno consigliata per il bene della Corona di stelle, ma credimi se ti dico che ne hai presa in cambio una di candeline, che ogni tre due ne nasce uno, pare, disonorando, però, padre e madre accorciando, così, i giorni della tua vita sulla terra (quinto comandamento) perché le candeline durano poco.

Ciao, Queen

Giovanni

Ps: non accusatemi di essere “aristocratrico” come recita la versione italiana de “Il piccolo Lord”, sto solo dicendo che sostituire Dio con la “Middleclass” mi sembra un tantinello rischioso.

Il Principe di questo mondo

Ieri sera abbiamo visto che Dio ha previsto un ordine nelle vicende umane, le quali richiedono un potere che, sebbene legittimato da Dio, governa il mondo.

L’intero percorso scolastico di ciascuno afferma invece che quel principio è secolare ed esso ha generato i vari sistemi politici in cui quel potere si esercita e non trova più la propria legittimazione in Dio e nel Suo ordine.

Quelle sette chiese, quindi, neppure sono più retaggio del passato, ma simbolo di una visione che niente ha a che fare con l’Ordine, con il potere che l’uomo si è conferito.

Tuttavia è innegabile che ogni potere “discenda”, cioè sia legittimato, vuoi dal popolo, vuoi dal semplice diritto, magari di nascita, per cui mai è assoluto, cioè sciolto da un contesto, perché bisogna di una legittimazione.

Dunque se non Dio chi? In nome di chi lo si esercita? Beh, qui Giovanni è chiaro: “Tutto il mondo giace sotto il potere” appunto “del Maligno” (Gv 5,19). La legittimazione del potere, quindi, se non è divina è diabolica, non ci facciamo illusioni.

“O me o l’altro” dice il Cristo, per un aut aut elettorale che macina il concetto stesso di democrazia la quale, fanciullescamente, conferisce il potere al popolo, terza via, quando, però, tertium non datur: o Dio o Satana.

Tra i due, democraticamente, si può scegliere, eleggere cioè, ma oltre neanche ci sono le le “Schede d’Ercole”: c’è il nulla: o figli di Dio o schiavi di Satana.

Dunque tutto si consuma tra un ordine che vede nelle sette chiese un potere conferito da Dio; o degli stati che Satana ha fondati affinché dalla frammentazione delle chiese, nascesse il suo regno che ha un solo principio fondante: divide et impera.

E infatti prima ha diviso, poi ha governato, illustrando nelle aule universitarie una nuova Genesi, stavolta politica: gli Stati nazionali, conquista, progresso e apice di un processo storico, quando in realtà a tutto convergono fuorché alla democrazia, se non scritta Democrazya, cosa che ne fa il peggior sistema di governo in assoluto perché espressione della follia eletta a sistema, quello del maligno, che ha creato la sua Babilonia delle genti e e delle democrazie affinché il denaro, cioè lui, sia l’unico vero Dio (Gv 17,3) che siamo non solo tenuti a conoscere, ma pure ad adorare, avendo preferito la storia all’Eternità, storia venduta poi, in ogni senso.

Post senza basi, direte, ma io vi pongo di fronte agli occhi l’evidenza se ricordate la ghematria di ὄφις (serpente) che è 586 come 586 è la ghematria di statos, plurale di status (tra le mille sfumature, quella politica), che noi traslittereremo in greco, immaginando che anche questo lemma il latino l’abbia semplicemente mutuato dal greco per uno σταθος (stati) che ha lo stesso valore ghematrico di ὄφις e spiega alla perfezione quanto Giovanni ha lasciato intendere in 1Gv 5,19, quando afferma che non bisogna farci illusioni: tutto il mondo giace sotto il potere del maligno, cioè degli “stati” che appaiono le squame del serpente di Genesi. quello antico (Ap 12,9) capace solo di un Potere laido.

I sette giorni e le sette chiese che cambiarono il mondo

Se Genesi è la creazione, Apocalisse è la nuova creazione, con “nuovi cieli e nuova terra”. Distanti nel tempo e nello spazio, questi due momenti ripetono il gesto creativo di Dio quando nell’AT tutto si forma ex novo, mentre nel NT tutto si ri-crea per una realtà nuova, cristiana.

Trovare un parallelismo tra questi due momenti significa intendere la Scrittura per quanto non scritto, sebbene espresso, espresso con una similitudine che collega genesi all’opera di Giovanni.

Già il fatto che sette siano i giorni della creazione e sette le chiese della nuova creazione ci dice che è possibile, è possibile scorgere ciò che unisce quei momenti, per cui rimane solo da indagare lo specifico, in particolare associare i giorni alle chiese e capire se tutto ha un senso.

Questo processo “creativo” apre un ambito scritturale ancora inesplorato, sebbene sia stato certamente almeno intuito che non fossero momenti diversi l’uno rispetto all’altro.

Tuttavia ciò richiede tuttavia informazioni che solo il blog sinora ha saputo dare, in particolare la presenza in Apocalisse di elementi naturali (cielo, mare, terra e inferi) che non sono solo simboli, ma chiese.

Inoltre gli spiriti elencati in Ap 5,12 non sono neppure essi astrattezza teologica, cioè attributo divino fine e se stesso, perché trasmessi alle chiese e dunque operanti in un ambito che si fa pure politico se quelle chiese sono diventate nazioni e popoli.

Infine sarà molto importante ricordare che solo il blog ha saputo dare un volto storico alla Donna vestita di sole che ha collocata in Sardi.

Per ultimo, poi, dobbiamo anche ricordare il blog, assieme a una banda di scalmanati, grida allo scandalo circa la sistematica falsificazione della Scrittura e della storia che essa racchiude. Questo sarà importante alla luce di un caso già illustrato, cioè lo spirito di gloria che migra da Sardi a Filadelfia per un matrimonio coatto esclusivamente cattolico che ha partorita una rivoluzione: quella francese.

Premessso questo, credo divenga facile per il lettore seguirmi nel processo che assocerà le Chiese ai giorni della creazione, al fine di notare come la Creazione sia speculare alla Ri-creazione dopo il sacrificio di Cristo per una vita nuova e con essa una storia nuova.

Le chiese di Apocalisse sono:

Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea

I giorni sono

Primo: si crea la luce

Secondo: le acque

Terzo: la vegetazione

Quarto: gli astri

Quinto: gli animali marini e gli uccelli

Sesto: l’uomo e gli animali terrestri

Sesto: Riposo (molto più sensato è, secondo noi, scrivere “benedizione”, lo vedremo a breve

Come potete vedere abbiamo interpretato un po’ lo schema quando abbiamo parlato di Luce come cielo, ma crediamo ciò possibile perché quello stesso cielo fu separato il secondo giorno per far posto alle acque.

GIORNO CREAZIONECHIESA ELEMENTO NATURALESPIRITO
PrimoCieloEfesoCieloPotenza
SecondoAcqueSmirneMare (acque)Ricchezza
TerzoVegetazionePergamoTerraSapienza
QuartoAstri/luminarieTiatiraTerraForza
QuintoAnimali marini e uccelliSardiTerra/InferiGloria
SestoUomo e animali terrestriFiladelfiaTerraOnore
SettimoRiposo/Benedizione (sabato)LaodiceaTerraBenedizione

In questa tabella abbiamo solo riassunto quanto già scritto molto tempo fa, ma ancora valido. Adesso è solo importante saper interpretare questa tabella alla luce di quel parallelismo che abbiamo ipotizzato.

Non saremo in grado di farlo in maniera completa, ancora qualcosa ci sfugge, tuttavia molti punti di contatto sono emersi alla luce di quello che sinora sappiamo di Apocalisse, ben lungi dall’essere esplorata del tutto.

Partiamo seguendolo quello schema e dicendo che Efeso è il cielo (luce anche simbolicamente nella notte dell’AT) sia per Genesi che per Apocalisse (Ap).

Poi notiamo che il secondo giorno si creano le acque e la seconda chiesa è Smirne che infatti in Ap è il mare, il mare e la sua ricchezza simbolo di profondità.

Inoltre Pergamo è la prima chiesa di terra, quella che ospita le sementi e questo apre a due considerazioni:

1) Il nostro schema di Ap è valido quando separa le chiese di terra dalle altre due di cielo e mare. E’ Genesi (Gn) che lo conferma con il terzo giorno sulla terza chiesa: terre nel primo, terra nella seconda.

2) Quelle sementi richiamano l’agricoltura che richiede Sapienza e la Sapienza è lo spirito di Pergamo, istruita da essa. Poi si deve considerare che noi abbiamo sempre scritto che il cavallo nero di Ap 6.5 si colloca in Pergamo perché terzo come terza è la chiesa di Pergamo. Un cavallo nero che parla dell’agricoltura elencando i prodotti primari e questo è un fortissimo punto di contatto tra Gn e Ap.

Al quarto giorno si consuma quello che noi crediamo un falso quando leggiamo delle luminarie del cielo (sole, luna e stelle). Esse sono identiche a quelle elencate in Ap 12,1 e che caratterizzano la Donna vestita di sole che noi collocammo in Sardi per una logica sottesa alla descrizione che, parlandoci degli astri, ci parla del tempo e della sua misurazione (giorni, mesi e stagioni/anni)

La chiesa, secondo noi, non può che essere Sardi, sia per una lettera che fa diretto riferimento all’abito, come l’abito è il leitmotiv della sua lettera; inoltre è il senso del tempo che esprime il suo spirito, la Gloria, che obbliga una chiesa a uno sguardo sub specie aeternitatis, come la Gloria stessa se Dei esprime.

Il fatto è però che quelle luminarie si collocano al quarto giorno e dunque in Tiatira, quarta chiesa, sebbene che tutto lasci pensare che potrebbe essere diversamente, se non altro alla luce di quell’ordine che Dio impone con il “moltiplicarsi” (Gn 1,22) che non è un consiglio “pratico”, ma un ordine e di per se stesso, quindi, caratterizzato da una forza cogente che non si discute, si obbedisce e questo ne fa un giorno “tedesco”.

Ma quella forza caratterizza Tiatira che in essa ha il suo spirito e dunque qualora redistribuissimo i “giorni” seguendo questo scambio tutto filerebbe via liscio, lasciando a noi libertà d’ipotesi perché priva di forzature, ma non di forza.

Di Filadelfia non sappiamo dir nulla, ma di Laodicea sì, se l’ultimo giorno della creazione è riservato si al riposo, ma più ancora alla benedizione (Gn 2,3), tanto che noi notiamo subito l’identità tra il giorno della benedizione e la chiesa che da sempre, secondo noi, ha quello spirito: Laodicea.

Tutto questo ci dice che abbiamo 6 punti di contatto su sette casi totali, cosa che se non dà certezze propone, però, una valida ipotesi di studio, quando il contesto teologico era già saldo alla luce di ciò che fu Creazione e Ri-generazione alla luce di Cristo, dei Nuovi cieli e della Nuova terra perché il Testamento era esso stesso Ri-generato allo spirito cristiano, ma non natalizio, se fermo al 25 dicembre, giorno in cui Babilonia festeggia la nascita delle sue figlie, quattro (discorso a parte è però Filadelfia la ribelle) in particolare e tutte di terra, come i loro pensieri.

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