l’attesa messianica: da uno spunto ghematrico a un approccio cronologico

eliaProporrò una curiosa simmetria che da sola forse è capace di dar ragione di molti punti che caratterizzano il blog e ricostruire un lemma fondamentale nella sua ortografia originale: il lemma è ναός (Sancta Sanctorum) passato nei Vangeli come un sostantivo alla pari di molti altri, sebbene fortemente evocativo alla luce di Gv 2,20-21, perchè lì Gesù ad esso si equipara. E non a caso direi alla luce di quanto stiamo per scrivere o riscrivere, che forse è meglio.

Infatti noi proporremo ναως, con l’omega, il cui valore ghematrico è 857 che collocheremo nella nostra, e solo nostra, cronologia dei Re per ottenere il trentaduesimo anno di regno di Asa che si colloca a 88 anni di distanza dalle fondamenta del tempio, gettate nel 945 a.C., sempre secondo noi.

La nostra società è solita ricorrere alle abbreviazioni che rimandano alla voce estesa, una voce che in questo caso diviene Ἰησοῦσ, il cui valore ghematrico è 888 perchè 88 è la sua abbreviazione. Questo ci fa drizzare le orecchie, perché introduce in una ghematria fondamentale che caratterizza Gesù stesso e da cui dipendono aspetti cronologici importanti, come dimostra la categoria dedicata al numero.

Ma se nel processo a ritroso, quello appena mostrato, la ghematria di ναως conduce all’abbreviazione della ghematria di Ἰησοῦσ , che ne è del processo che si genererebbe proiettando quella stessa ghematria nel futuro rispetto allo 857 a.C.?

Beh, stiamo parlando del ναως e dunque il termine ad quem non può che essere quello riferito da Gv 2,20-21 in cui Gesù si equipara al ναως, appunto. Qui bisogna prestare attenzione alle date, perché quel colloquio con i farisei si tenne quando Gesù aveva 46 anni, come si legge, per cui se noi consideriamo il battesimo come avvenuto nel 32 d.C. (si noti che lo 857 a.C. è il trentaduesimo anno di regno di Asa), anno sabbatico e giubilare assieme, e consideriamo le 3 forse 4 pasque di Giovanni, che conducono al Cristo cinquantenne che caratterizza il blog, otteniamo che quei 46 anni cadono nell’anno 31/32 d.C. e questo permette di fare un calcolo, cioè di conoscere quanti anni passino da quello 857 a.C. che genera l’abbreviazione ghematrica di Ἰησοῦσ (945-857=88, lo ricordiamo)  e il Gesù “per esteso”, cioè manifesto, lì di fronte al tempio e ai farisei.

Il conto è facile: 857+31=888 ed ecco che quell’abbreviazione diviene scritta per esteso e conduce al Cristo, cioè a Ἰησοῦσ che abbiamo scritto avere una ghematria di 888. Mi verrebbe da ipotizzare, allora, che l’attesa messianica nasca nel IX secolo, forse addirittura ed esattamente nello 857 a.C., laddove si colloca Elia, un’attesa messianica che fa il suo ingresso nella sua incompletezza proprio perché attesa e questo senso appare evidente non solo dalla ghematria di ναως che conduce allo 857 a.C., ma anche e più dagli anni che separano quella data dalle fondamenta del tempio, gettate nel 945 a.C. Quegli 88 anni che separano le due date appaiono, allora, veramente l’abbreviazione del nome proprio di Gesù, un’abbreviazione che ci parla dell’attesa, un’attesa messianica che nasce con Elia, il cui lemma greco Ελια ed ebraico אֵלֶ֚יהָ, sebbene riveduti come ναως, hanno una ghematria di 46, come 46 sono gli anni del Cristo che si manifesta nel 31/32 d.C. a Gerusalemme e che è separato da quello 857 a.C. da 888 anni, quando 888 è la Sua ghematria.

Difficilmente tutto ciò è imputabile al caso, se non altro perché c’è di mezzo una cronologia dei Re che niente a che fare con la ghematria: è storica per cui inserire alla perfezione un intarsio ghematrico così complesso e veder quadrare i conti non può che dipendere dal fatto che i conti siano quelli, sebbene siano storia e sebbene siano ghematria, talvolta facce della stessa medaglia, cioè della stessa storia sebbene vissuta come attesa.

Ps: chiediamo scusa se il lemma ebraico אֵלֶ֚יהָ (Elia) non dovesse essere perfetto, Ci muoviamo un po’ nel greco, per nulla nell’ebraico. Tuttavia ci affidiamo ai numeri e alle loro simmetrie per capire se la nostra ricostruzione possa essere esatta. E in questo caso ci pare proprio che lo sia.

La storia di Anna

annaPur non avendo consultato il web, credo che la figura di Anna, Anna la profetessa, sia messa a margine dalla grande esegesi. Figura femminile che passa in sordina nei Vangeli, se solo Luca ne parla incidentalmente per dirci, in apparenza, che una vecchietta di ottantaquattro anni aspettava il Messia e Lo vide. Poi magari morì, soddisfatta.

Eppure, a uno sguardo più attento, ella appare figura molto complicata: prima donna a riconoscerLo, è vero, ma anche ultima profetessa e questo la proietta nella grande storia di Israele, magari quella non scritta se il profetismo, stando al panorama attuale, non ha né capo, né coda.

Noi, nel nostro piccolo (un blog è di per se stesso, piccolo) abbiamo invece visto e scritto che quel profetismo nasce in Natan e accompagna gli albori della monarchia di cui segue le tracce.

Un profetismo che scompare nell’orizzonte universale nel 587 a.C. per poi riemergere con Anna nel 99 a.C. cosa che ne fa un fenomeno carsico, un fiume che scorre sotto la storia e che per questo la alimenta, cioè ne alimenta le radici.

Quel fiume scompare nel 587 a.C., abbiamo scritto, e scompare per ragioni altre, ragioni che si collocano nei nostri secoli, se la datazione dell’esilio è “roba -o robaccia-” nostra. Quel 587 a.C. distrugge l’asse cronologico biblico, cioè 1-2 Re, spina dorsale del corpo profetico il quale, dopo di allora, striscia ai piedi del secolo.

E sempre quel 587 a.C. costituisce un vulnus (ferita) in una spina dorsale che si colloca dietro le spalle del corpo biblico, per cui il colpo è stato inferto a tradimento, cioè all’ombra del secolo e magari in luogo santo (Υαθικανος), come accadde a Zaccaria, “ucciso tra il tempio e l’altare” (Mt 23,35)

Tutto questo ce lo consiglia la ghematria di Ναταν (Natan) che è 402 la quale, se sottratta al 989 a.C., inizio del profetismo, cade nel 587 a.C. e data l’esilio babilonese che la Bibbia non conosce, né riconosce. Tuttavia, proprio perché profezia, la Bibbia ha lasciato nei profeti il suo testamento, cioè un ultima profezia che è appunto quel 587 a.C. che emerge grazie alla ghematria di Natan, capostipite dei profeti.

Se la ghematria ha fatto luce sul primo profeta, che ne è dell’ultimo? Che ne è di Anna alla luce della ghematria? Possibile che sia il primo profeta (Natan) che l’ultimo (Anna) siano legati dal calcolo ghematrico? Se Natan ha profetizzato la morte della profezia con il 587 a.C. calcolabile con la ghematria del suo nome proprio, Anna di cosa è capace?

Partiamo dal valore ghematrico del suo nome proprio greco (Ἅννα) che è 102 e sottraiamolo al 588 a.C. (assedio di Gerusalemme precedente la deportazione del 587 a.C., sebbene datazione fluida che però non impedisce l’identità di sostanza con il 586 a.C.) che a noi risulta, lo abbiamo scritto, essere l’ultima profezia. Così facendo otteniamo un 486 di differenza e cifra a noi non sconosciuta, perché riconduce all’anno biblicamente esatto dell’eclissi descritto dal VAT 4956 che il blog data nel 486 a.C.

Ho scritto il blog, perché la scienza è certa di un altra datazione, cioè il 567 a.C. (ghematria di Υαθικανος) tanto che da quell’anno, che considera assoluto, essa ricava, dopo l’assedio del 588 a.C., quel 587/6 a.C. dell’esilio babilonese, quello stesso che noi diciamo abbia uccisa la profezia.

Dunque, Anna, parrebbe abbia fatto il suo mestiere e come Natan ha profetizzato quel 587 a.C., così ha ha fatto la profetessa andando però alle sue origini, cioè al Dies Natalis della menzogna (567 a.C.), perché grazie alla ghematria del suo nome proprio individua il trentasettesimo anno di Nabucodonosor, sebbene collocandolo non nel 567 a.C., come fa la scienza, ma bensì nel 486 a.C. come fa la Bibbia; come fanno i profeti e, paradossalmente, come fa il blog.

Oltre a questo, la ghematria sempre ci dice che 486 è la ghematria di Υἱός (Ap 12,5) il “Figlio” della Donna vestita di sole di cui ci parla Apocalisse, per cui non è un caso che l’anagrafe di Anna riportata da Luca (Lc 2,36) conduca a Betleem, come abbiamo visto in questo post in cui i 99 anni di Anna coincidono con la ghematria di Βηθλεεμ dicendoci che la profetessa è legata al Bambino  più di quanto potrebbe sembrare a prima vista.

Dunque Anna non solo si colloca, grazie a Luca, nel tempio, ma si colloca anche nella storia e la sua visione si fa, da particolare (tempio), universale (VAT 4956). Ella, insomma, esce dalle pagine del Vangelo per far ingresso addirittura nell’astronomia, se Il VAT 4956 descrive un eclissi.

Inoltre ella ci parla di un bambino e di un Υἱός, cioè di una maternità che si rinnova e dalle pagine lucane affiora in Apocalisse, cioè dal particolare giunge all’universale, come universale sarà l’Υἱός destinato a pascere tutte le nazioni e non solo Israele (Ap 12,5).

Ecco perché sin dalle prime battute abbiamo parlato di vulnus (ferita) inferto a tradimento (Υαθικανος) nel corpo biblico: quel 587 a.C. spezza le vertebre della cronologia biblica che interrompe la sua funzione rendendola un’invalida storica, tant’è che la profezia, la quale su quella spina dorsale s’innesta, è incapace di reagire agli stimoli degli studiosi che, nella quasi totalità, vedono solo un tessuto necrotizzato, anzi, sarcasticamente “profetizzato”.

Non apparirà un caso, alla luce di tutto questo, che 487 (siamo sempre nell’ottica del 487/6 a.C. dell’esatta datazione del VAT 4956 se ridotto a un calendario) sia anche la ghematria di ἰατρὸς (medico) quel ὁ ἰατρὸς ὁ ἀγαπητὸς (il caro medico) di cui ci parla Paolo (Col 4,14) in termini affettuosi, perché sarà Il Dottor Luca Evangelista a farsi carico di quella ferita (vulnus) e a guarirla avvalendosi di Anna, unico a citarla e a permetterci così di ricostruire un tessuto profetico vivo che era stato generato con Natan; ferito quasi mortalmente con il 587 a.C.  e sanato da quell’Υἱός tenuto fra le braccia di Anna, una nonnina di ottantaquattro anni, ma con un energia da far invidia a una ventenne.

Giudici 18,30 dall’impasse a una possibile soluzione ghematrica

mosèSolitamente attratto da post che suggeriscono possibili soluzioni, qualche volta è tuttavia necessario proporre piccoli o grandi quesiti, perché se l’impianto generale del post e l’esperienza ti dicono che forse sei nel giusto, quella prova che ti farebbe certo sfugge, magari per pochi anni.

E’ il caso di Mosè la cui ghematria è varia e presenta diversi valori, ma solo uno si fa interessante se consideriamo una possibile corruzione del lemma o una sua variante poco attestata.

Il lemma מְנַשֶּׁה (Mosè) ha infatti un valore di 395 e sarebbe perfettamente allineato a tutto quanto il blog ha proposto in tema alla Legge di cui i giudici (vedi categoria) erano espressione tanto da costituire un preciso periodo storico e un intero libro della Bibbia.

Tra l’altro -e questo è davvero c’incuriosisce- מְנַשֶּׁה ricorre in Giudici 18,30 e lo Strong segnala che משֶׁה sta per מְנַשֶּׁה. Le edizioni bibliche riflettono perfettamente il disagio, perché solo la Riveduta e la Nuova Riveduta traducono Mosè, mentre le altre riportano Manasse.

Insomma, senza giungere a una soluzione condivisa, si è fatto un gran discorrere (perché? Il possibile calcolo ghematrico ha un ruolo?) di Mosè nel capitolo 18 di Giudici, mentre noi evidenzieremo non solo l’importanza ghematrica del lemma, ma anche quella cronologica che è di tutto rilievo qualora il lemma fosse מְנַשֶּׁה e indicasse Mosè, come afferma lo Strong che segnala anche un’altra coincidenza: il qui pro quo circa Mosè o Manasse è proprio e soltanto in Giudici, dove noi collocheremo esattamente la sua ghematria.

Infatti, se la ghematria di מְנַשֶּׁה fosse 390, immaginando una variante o una corruzione, avremmo una perfetta coincidenza tra l’evidenza ghematrica e la durata di quel periodo che noi abbiamo precedentemente calcolato in 389/390 anni ricorrendo alla ghematria di שפט (giudice, si veda qui).

Tutto ciò significherebbe che l’epoca dei giudici coincise con Mosè e la sua Legge, tanto che la ghematria degli uni coincide con quella dell’altro. Un epoca dei giudici, certamente, ma forse più ancora mosaica dove una Legge imperante, non bilanciata era l’unica espressione di Israele e del suo governo, che aveva nel Decalogo la sua costituzione e fondamento, mentre con i codici, ricevuti anch’essi nel 1422 a.C., quel Decalogo permeava capillarmente l’intera società.

Vorremmo dire, in sintesi, che essa fu l’epoca mosaica della dura lex, sed lex e solo dopo il 1032 a.C., che segna l’avvento della monarchia e dei profeti, essa si tempera creando un bilanciamento di potere che non abroga la Legge, nè la prevarica ma toglie ad essa il primato, tant’è che mi hanno fatto incidentalmente notare che le occorrenze di Mosè, che riassume la Legge, nel periodo monarchico e profetico sono limitate ( Isaia 2 occorrenze; Geremia 1 occorrenza; Ezechiele 0 occorrenze; Daniele 2 occorrenze, giusto per citare i Maggiori).

Anche in un’ottica di studi giuridici tesi a comprendere l’esercizio del potere, nonché le sue origini, tutto ciò diverrebbe interessante, perché la Bibbia forse offre il primo esempio di separazione e bilanciamento dei poteri.

Infatti essa è ricca di episodi in cui la monarchia entra in conflitto con la Legge (sacerdoti) fino allo scontro più cruento avvenuto in Manasse quando si sospese il sommo sacerdozio.

Ecco allora che la cronologia, che noi abbiamo offerta grazie all’analisi di Lc 16,16 , in cui Gesù afferma che la Legge e profeti durano fino a Giovanni, ordina la storia d’Israele permettendo la comprensione di fatti che altrimenti potrebbero essere reputati occasionali.

No, prima c’è la Legge (1422 a.C.) il cui potere era assoluto; poi s’instaura una monarchia (1032 a.C.) che la tempera e da ultimo, ma forse in concomitanza alla monarchia (Natan), fanno ingresso i profeti, voce di Dio alle orecchie del re e sferza per i sacerdoti.

La dinamica del potere in Israele si arricchisce quindi di protagonisti, risultando però ordinata, perché i soggetti fanno il loro ingresso in tempi stabiliti modificandola gradualmente. La storia che ne consegue, allora, è necessaria perché nel grande palcoscenico biblico tutti si muovono seguendo un copione e questo permette di comprendere meglio la trama.

Ps: ringrazio l’utente maurizio 1 per avermi suggerito le occorrenze mosaiche

La Legge e i profeti: un approccio cronologico a Luca 16,16

geremiaUn aspetto della cronologia dei giudici mi ha messo sotto gli occhi nuovamente la tavola che li riassume e mi sono accorto che, sebbene abbia scritto un post datandone l’inizio nel 1422 a.C., con la tavola ho fatto iniziare la loro cronologia nel 1442 a.C.

Ancora non so come mai, cosciente di una data, ne abbia indicata un’altra. Forse si tratta di un errore, errore che in 499 post di cronologia e ghematria può sfuggire, perchè anche il macchinario più costoso genera il “pezzo” difettoso.

Comunque c’è un modo per riprendere il filo del discorso e proporre una soluzione definitiva. Ricorreremo alla ghematria del lemma “giudice” nella sua forma ebraica che è שפט ed ha un valore di 389.

Questa cifra ci dà la possibilità di considerarla come il periodo in cui i giudici hanno governato Israele, per cui conoscendo quando tale periodo è iniziato e finito possiamo verificare l’ipotesi.

Noi abbiamo fatto iniziare il periodo dei giudici nel 1422 a.C. quando Israele riceve il Decalogo, i codici e istruisce le commissioni di giustizia. Poi abbiamo anche calcolato quando finisce, cioè nel 1032 a.C., anno che vede Saul, ultimo giudice e primo re, fondare la monarchia.

Dunque, se la nostra ipotesi è esatta, quei 389/390 anni si devono inserire nella cronologia dei giudici, cioè tra il 1422 a.C. e il 1032 a.C. Ciò è facilmente verificabile perchè basta sottrarre 389/390 al  1422 a.C. per ottenere il 1033/1032 a.C. come avevamo già indicato sopra.

Ecco allora che la ghematria del lemma che indica tutto il periodo dei giudici (שפט) è servita allo scopo e ha saputo indicare con esattezza la durata del periodo che noi avevamo già calcolata senza l’ausilio della ghematria.

Questo è molto importante, perchè ci permette di comprendere al meglio la pericope lucana di Lc 16,16 dove leggiamo che la Legge e i profeti durano fino a Giovanni. Essa è sì una tranche unica di 1454 anni come abbiamo scritto qui, però al suo interno si compone di due periodi distinti: quello dei giudici e quello dei profeti.

Quest’ultimo appare ovvio scrivere che si sviluppa dal 1033/1032 a.C. fino al 32 d.C. ma, sebbene l’ovvietà, dobbiamo darne prova e questa prova è di nuovo la ghematria del lemma che riassume i profeti cioè προφετες (profeta, opportunamente corretto riportandolo all’origine) che si aggiunge, nel contesto lucano sopra accennato, a שפט (giudice, ossia la Legge) per ricomporre la pericope di Lc 16,16 che ci parla della Legge (giudici) e i profeti che hanno amministrato fino a Giovanni.

Προφετες ha un valore di 1066 che, se la nostra ipotesi ghematrica è corretta ed esprime la durata del loro ministero, si deve inserire nel periodo compreso tra il 1032 a.C. e il 32 d.C. il quale -lo possiamo scrivere subito- ha una durata di 1064 anni, a fronte di un 1066 calcolato ghematricamente.

 

I calcoli, dunque, ci conducono:

1422-389=1033

1033-1066=33

a fronte di un 32 d.C., inizio del ministero pubblico di Gesù, cercato che però, in un’ottica di datazione doppia, necessaria per convertire l’anno gregoriano in quello ebraico, segna il 32/33 d.C. dandoci ragione.

In sintesi tutto questo significa che la pericope lucana non è solo una massima cronologica, ma si muove i ambiti ben precisi che disegnano:

per i giudici il periodo 1422 a.C.-1033 a.C.

per i profeti il rimanente fino fino al 32/33 d.C.

quando con l’inizio del ministero di Gesù s’interrompe il ministero profetico che aveva annunciato il regno instaurato poi da Gesù in prima persona, tant’è che la Bibbia non indica, dopo di allora, nessun altro profeta, come del resto la storia tutta che si era compiuta.