Una donna lungo la strada

Abbiamo volutamente interrotto il flusso dei post per far spazio alla riflessione, una riflessione che da tempo occupa la nostra mente, specie in questi giorni pasquali.

La questione del giorno di morte di Gesù è infatti questione tutt’ora aperta e molto discussa, a causa, anche, della discrepanza dei sinottici dal Vangelo di Giovanni, i quali, però, sembrano essere entrambi concordi nel ritenere un venerdì il giorno della morte avvenuta il 15 di Nisan, ma cosa che scandalizza gli Ebrei se il venerdì non può mai essere il 15 di Nisan o il primo Nisan.

Trovata, quindi, un’armonia nei vangeli, salta il quadro cronologico ebraico gettando di nuovo tutti nell’imbarazzo. Tuttavia potrebbe esserci, paradossalmente, un’altra via, cioè quella che percorse Maddalena “il giorno dopo il sabato” (Gv 20,1) all’alba, giorno e scelta del giorno che pone seri interrogativi, come vedremo.

Partiamo però col riassumere la nostra posizione in merito alla Passione che già a suo tempo occupò le pagine del blog scrivendo che quella notte solo un Messia ridotto a pagliaccio e una prostituta, se così Maddalena ce la consegna la tradizione, conoscevano la verità di un Cristo venuto a risolvere il peccato, quello originale, che non si consumò mangiando dell’albero, ma ancor prima, quando Adamo gridò la sua gioia di fronte al corpo di Eva che da lui era stato tratto (Gn 2,23).

Stiamo dicendo che il peccato originale nasce come desiderio carnale per poi concretizzarsi mangiando il frutto proibito. Il Messia non poteva, quindi, macchiarsi dello stesso peccato che era venuto a togliere, mentre l’autoaccusa di fronte a Giuda coinvolgeva -per noi sicuramente- una relazione, sebbene e magari solo amorosa, con Maddalena, la quale, per questo motivo, era con Gesù l’unica al corrente che l’accusa (autoaccusa) mossa era totalmente infondata, sapendo ella più di ogni altro e altra, che niente era accaduto tra lei e Gesù.

Ecco disegnata una cornice fondamentale per comprendere non solo ciò che accadde la notte della Passione, ma più ancora al mattino della resurrezione, infrangendo lo Shiv’ah (periodo di lutto di sette giorni in cui si consiglia di stare in casa), quando cioè “il giorno dopo il sabato” (Gv 20,1) e al far del giorno Maddalena andò alla tomba di Gesù.

Le domande banali che accompagnano Maddalena nel suo breve viaggio sono:

è vero che non era opportuno recarvicisi di sabato, mentre al venerdì era ancora presto, ma è altrettanto vero che poteva rispettare il lutto ebraico e recarsi alla tomba dopo sette giorni, come era opportuno fare, ma in ogni caso poteva andare al lunedì o al martedì o in qualunque altro giorno della settima, mentre lei ci si reca, subito, alla domenica. Come mai? o, forse meglio, la scelta del giorno fu casuale? la domenica fu solo un giorno dei tanti?

Se si è compreso la logica della Passione e si ricorda l’accusa o autoaccusa di Gesù no, non poteva che recarsi al sepolcro la domenica perché, sapendo la totale innocenza di Gesù, ella gioco forza credette sin da subito non solo alla sua innocenza, ma alla sua profezia, cioè al segno di Giona (Lc 11,29-30), quello che Lo volle nel ventre della balena, (sottoterra, cioè sepolto) per tre giorni per poi risorgere.

E’ dunque quella domenica che, considerando quanto scritto sinora, permette un calcolo a ritroso per conoscere il giorno della sepoltura che fu di giovedì, cosa che risolve l’imbarazzo ebraico di fronte alla datazione cristiana del giorno della morte se, come abbiamo scritto, Gesù per i cristiani muore di venerdì, ma di venerdì non c’è nessun 15 nisan, cioè nessuna Pasqua.

Quel 15 Nisan è allora giovedì, cosicchè

giovedì/venerdì primo giorno di sepoltura

venerdì/sabato secondo giorno

sabato/domenica terzo giorno e giorno della resurrezione, quando Maddalena sa che Lo troverà vivo perché prima lo ha saputo, unica, innocente per cui risorgerà secondo le Scritture, in particolare Giona che ha consegnato alla storia il suo segno.

Quanto sopra è ancor più vero se si considera che all’interno dello Shiv’ah, cioè dei primi sette giorni di lutto, ve ne sono 3, i primi tre, di lutto strettissimo perché dedicati alle lacrime e nei quali, se già di per sé i primi sette giorni si consiglia di dedicarli all’intimità, siamo certi valesse il precetto di non uscire neppure di casa.

Maddalena, allora, consegna alla storia del cristianesimo una cronologia dei fatti pre-pasquali perfetta, perché ella esce di casa al terzo giorno, quello che anche il Credo cattolico celebra come quello della resurrezione, ma Maddalena aggiunge però una tempistica profonda con il suo recarsi alla tomba che non avvenne in un giorno qualsiasi e per motivi strettamente personali, ma uscì perché passati i tre giorni di lutto di precetto quelli che, anche in questo caso, permettono un calcolo a ritroso forse ancor più preciso che conduce alla data di morte esatta, cioè al giovedì precedente che noi crediamo collocarsi al 21 aprile del 35 d.C. e ciò potrebbe essere avvalorato da un ottimo convertitore di date ebraiche capace di far apparire che quel giovedì del 35 d.C. era davvero il 21 aprile, ossia il 15 Nisan del 3795 ebraico.

Si dice e si scrive che la storia sia maestra di vita, ma anche la strada lo è e nessuno merita quella cattedra più di Maddalena, una prostituta che ha tutto da insegnare, persino a Pasqua.

Un sabato da leoni

La polemica tra i farisei e Gesù riguardo al sabato è cosa assai nota, ma non mi pare sia nota una possibile altra traduzione di Lc 6,5, conosciuta com’è per la signoria del sabato da parte di Gesù, Figlio dell’uomo signore del sabato.

Una traduzione, oltre che letterale, ha anche un senso che emerge solo se si è compreso il contesto, in questo caso i vangeli che non vogliono semplicemente padrone del sabato Gesù, ma Lui stesso il sabato.

Egli non ne è semplicemente signore: Egli è il sabato se gli affaticati e gli oppressi (Mt 11,28) sono invitati al Suo riposo, riposo sabbatico. L’identità tra Gesù e il sabato va quindi ben oltre la Sua signoria su di esso, perché Gesù e la festa del sabato hanno un’unica natura.

Compreso tutto ciò, diviene facile impostare le altre due scommesse che vogliamo proporre, cioè che, in virtù dell’identità tra Lui e il sabato, Egli nacque di sabato e ri-nacque, cioè risorse, nello stesso giorno.

Nel primo caso sarà allora sabato di luna piena il 25 di ab del 3745 che corrisponde al 10 agosto del 15 a.C. gregoriano (non teniamo conto della successione dei giorni ebraici che avveniva alla sera).

Nel secondo il novilunio ecclesiastico che segna la resurrezione cadrà di sabato, 3 giorni dopo la luna nera che segna la tumulazione (ci muoviamo tra il 21/22 aprile e il 24/25 dello stesso mese del 35 d.C.).

Ci sentiamo davvero di scommettere virtualmente (e qui) anche queste due quote ferme a 1:75 perché pochi sanno che davvero Gesù era il sabato, tanto è vero che le occorrenze che segnano il sabato nei vangeli (sinottici e Giovanni) sono 50, come a 50 anni si compì la vita terrena di Gesù che così fu sabato con l’intera sua esistenza, nata nel 15 a.C. di sabato e di sabato risorta nel 35 d.C.

I chiaroscuri dei vangeli

Una pagina scritta in maniera eccellente da una pagina semplicemente scritta la si riconosce grazie ai dettagli che solo un lettore altrettanto raffinato sa scorgere, oppure scorge solo quando è rimasto molto colpito dal libro e ne vuole cogliere le singole sfumature.

Se io infatti scrivessi che Giovanni impugnò una grande torcia e si recò alla stalla, non avrei semplicemente scritto che prese qualcosa per far luce essendo notte, ma prese qualcosa di grande per far luce.

Compreso il dettaglio, a meno che Giovanni non voglia difendere i cavalli dai ladri con una grossa torcia, si capisce anche che fuori era buio pesto e occorreva una grossa fonte di luce.

Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 18,3, segue lo stesso schema descrittivo e lascia al lettore comprendere quando riporta che, per la cattura di Gesù, non solo ci si mosse di notte, ma s’impugnarono torce e anche lanterne, come a dire che le sole torce, tanto era buio, non sarebbero state sufficienti o non reputate tali.

Una notte così buia, però, è giustificata solo dall’assenza della luna, cosa che noi infatti avevamo pronosticata nella nostra scommessa, la quale vuole che la Passione sia caratterizzata dalla fase nera della luna.

Avevamo anche fatto un appello a coloro che sono in grado di ricalcolare le fasi lunari attraverso sofisticati programmi, affinché emergesse chiaro che la notte della passione era molto buia, cioè nera. Ma adesso, alla luce di Giovanni, cioè delle torce e delle lanterne a far luce sulla scena dell’arresto, ne siamo già sicuri, perché nell’economia di un Vangelo in fondo brevissimo, non crediamo si sia proiettata sulla scena più luce di quanta ne fosse necessaria, per cui se Giovanni non ricorre alle sole torce significa che erano necessarie anche le lanterne, affinché i soldati potessero vedere e noi comprendere che era luna nera e dunque buio pesto.

Non abbiamo, quindi, un solo termine per i nostri calcoli, cioè la luna piena del Natale del 10 agosto del 15 a.C., ma anche la luna nera verosimilmente del 21 aprile del 35 d.C. per ricalcolare tutte le fasi lunari che caratterizzano la scrittura e l’archeologia (intendo i reperti come il VAT) quando in geometria due punti fanno sempre una retta, mentre di un blog fanno una rotta: quella da seguire in quel dedalo oscuro che è divenuta la sacra Bibbia, in particolare la sua cronologia.

Aggiungo, se permettete, un’altra scommessa a quelle già proposte ed è questa:

Se al 21 di aprile cadesse il novilunio dell’aprile del 35 d.C., noi siamo anche certi che, con il ricorso al novilunio ecclesiastico, il primo sottile filetto luminoso della falce lunare si nota esattamente 72 ore dopo il novilunio, cioè al 24 di aprile, come abbiamo a suo tempo scritto, ed esso segna la resurrezione che non sarebbe più un simbolo, ma il momento cruciale degli interi vangeli che ci hanno data anche la possibilità di calcolarne l’ora esatta.

Abbiamo parlato della luce come simbolo della Sua nascita attraverso la luna piena della notte di Natale; poi abbiamo parlato della luna nera come simbolo della Sua morte, adesso parliamo del primo sottile spicchio di luna simbolo della Sua resurrezione, certi che gli esperti di simboli sapranno farne tesoro, mentre io cercherò di accontentarmi di 7 scommesse immaginarie con questa ultima, cioè la luna visibile solo dopo 3 giorni (72 ore circa) dal 21 aprile del 35 d.C. (in ogni caso dopo il novilunio del mese di aprile del 35 d.C.), riempiendo così un portafoglio con il chiaro e lo scuro di luna.

La posta in gioco

La lettura simbolica spesso noi abbiamo cercato di riportarla nel suo alveo naturale, scrivendo che un simbolo non è solo tale, come mi pare d’intuire seguendo il web che spesso e bene riassume le nozioni comuni, ma ciò che riassume una realtà, la quale esiste come esiste il treno segnalato dal passaggio a livello.

Dunque anche noi riconosciamo la validità delle conclusioni a cui si giunge attraverso la lettura dei simboli e con questo post dimostreremo che a volte costituiscono una parte fondamentale nei vangeli altrimenti non compresi a pieno.

Del Natale abbiamo già parlato diffusamente e siamo giunti alla conclusione che il 15 a.C. al 10 di agosto era non solo Natale, ma la luna era piena.

Diversamente, abbiamo parlato poco della Pasqua, sebbene abbiamo già una precisa categoria dedicata, ma mai avevamo letto Lc 23,54 in una luce nuova, quella che non faceva brillare le luci del sabato, ma del mese nuovo e questo significa che la luna era nera.

Adesso interviene la lettura simbolica a rendere possibile anche la nostra lettura o scommessa (queste abbiamo fatte ripetutamente con il lettore) perché se a Natale era luna piena significa che di notte c’era luce, tanta se gli armenti pascolavano a Betlemme. E questo non è casuale se si ha chiaro il Prologo di Giovanni in cui si scrive

La luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta. (Gv 1,5 e si noti quel 15 che emerge dal prologo)

Quella luce è venuta nel mondo è riassunta dagli elementi naturali nella loro pienezza di luce, perché alla luna piena si associa il dato astronomico del 10 agosto, quando il sole entra nella costellazione del leone per una lettura simbolica che affila il suo profilo, se la luce è il Cristo e la costellazione del leone è il mondo, proprio quello giovanneo.

Altrettanto però si può dire della sepoltura di Gesù preceduta dalle tenebre su tutta la terra (Mt 27,45 ma anche Lc 22,53) e quindi quella terra, intesa come universo, partecipa a un lutto simboleggiato dalle tenebre. La luna, allora, non può che essere nera, cioè priva di luce affinché essa costituisca l’elemento di spicco con la sua fase.

Essa è dunque nera, ma nuova come nuova era la tomba di Gesù Lc (23,53) aprendo il tutto a un profilo simbolico che solo gli esperti sapranno intendere in pienezza. A noi interessa solo offrire un’altra scommessa che si aggiunge alle altre già lanciate, che divengono:

1 Il 10 di agosto del 15 a.C. era Natale

2 La luna era piena

3 Il 35 d.C. segna la Pasqua

4 Una Pasqua preceduta dalla deposizione di Gesù nella tomba con luna nera (nuova) a cui si potrebbe combinare un 21 aprile per la crocefissione

5 Il 486 a.C. come trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor

6 per cui il 505 a.C. come ultimo anno di regno di Sedecia, quello che vede la caduta di Gerusalemme.

Per Natale (che questo 25 lo sia o meno adesso non ha importanza) si gioca dappertutto, lasciate che anch’io lo faccia e offra anche le quote:

1:75 perché a tanto ammonta la fiala di Xeplion che mensilmente faccio.

Credo in una santa cattolica e apostolica eresia

Un’eresia è ciò che impugna anche il Credo di una confessione religiosa che si è data dei principi inderogabili e che ha riassunti. La Chiesa cattolica, quindi, ha il suo Credo che è il Simbolo niceno, quello che ogni domenica il fedele recita a Messa.

Ogni parte di quel Credo è inoppugnabile, pena l’uscire, come eretico, da quella comunità. Questo significa che il Credo è l’atto di fede, cioè cosa in cui si crede e la Chiesa che si è scelta o a cui si appartiene per nascita.

Il Credo cattolico, quindi, non può essere violato neppure dal Papa che diverrebbe, ipso facto, eretico; tuttavia ci pare che, alla luce di quanto stiamo per scrivere, l’intera Chiesa cattolica o la cristianità in maggioranza, cosciente o meno, sia eretica nel suo Credo che recita


Fu crocifisso per noi,
patì sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture

ponendo il focus di quello stesso Credo sulla Pasqua e non sul Natale che solo ereticamente e divenuto la più importante festività cattolica, anzi, cristiana per un’eresia urbi et orbi.

Il blog da molto sostiene la centralità della Pasqua nel rito cattolico e cristiano tutto, tanto che ha fatto notare che, alla luce di Gv. 12,27, cioè la piena coscienza di Gesù circa la sua Pasqua, non sia un caso che quella stessa Pasqua alta, anzi altissima, cioè ortograficamente scritta nel suo originale, cioè Πησχ (Pes-a-ch), ha un valore ghematrico di 888 come quello di Ἰησοῦς per un’identità che nasce ghematrica, ma che s’inserisce nella cornice del capitolo 12 di Giovanni che afferma la Pasqua come il momento cruciale di una vita, di una predicazione e di una morte che sarà, a Pasqua e non a Natale, Resurrezione e non semplice nascita.

Sorrido davvero al dramma, cioè al Credo di popolo che ha saputo in due parole sintetizzare l’eresia cattolica e cristiana laddove nasce l’imbarazzo della libera uscita dagli impegni familiari che devono, spesso, conciliare esigenze diverse.

Così e per questo nasce il detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi” affinché sia chiaro al popolo cristiano la priorità natalizia e la libera uscita a Pasqua che non è importante tanto quanto il Natale che aggiunge allo scempio l’orrore di una ragione e di una fede smarrite in un 25 dicembre che vede l’Impero (romano!) indire un censimento universale a dicembre- gennaio; mentre Giuseppe (San Giuseppe!) perdersi nel dedalo freddo della strade d’Israele negli stessi giorni, ma con una gestante al nono mese che farà nascere in una stalla, magari al freddo e al gelo come recita la canzone del coretto bianco abusato, non diretto, che da sola smentisce i ridicoli, in virtù della loro sicumera scientifico-meteorologica, tentativi di dimostrare il gran caldo e la bella stagione nell’inverno della Palestina.

Il Natale, dunque, non solo eretico alla fede, ma anche alla ragione, persa in vista di una Pasqua bassa, così bassa che nessuno vede più.