La dramma perduta

Sarà un post breve, numismatico, perché affideremo alle monete il dialogo sulla verità, in primis storica, cioè il conio originale che sembra andato perduto, ma che riaffiora strada facendo e noi di strada ne abbiamo fatta molta e sempre in un unica direzione, quella che porta al Golgota del 35 d.C. e che conduce, lo stesso anno, alla relazione sui fatti gerosolomitani che giunge nelle mani di Tiberio sempre quello stesso anno, perché essa fu il frutto della fatica di Luca che così non solo offrì il suo Vangelo (quello è la relazione) a Roma, ma la convertì, nel senso che ne aprì le porte, affinché la predicazione, noi crediamo di Giovanni, potesse penetrare.

Stanchi di tanto viaggio, raccogliamo allora la moneta perduta, un dramma neroniano a quanto si scrive, ma che è smentito dai fatti, mentre quegli stessi fatti danno ragione a noi se la foto sotto la si sa interpretare nel suo senso originale che emerge solo con una cronologia esatta, mentre diviene assolutamente inintellegibile con quel corso forzoso -in realtà, mentre scrivo, penso assolutamente falso- che si è dato alla storia.

Osserviamola, allora, la moneta linkando anche a wiki che la pubblica e che offre la didascalia che dovrebbe, almeno, tenere presente la numerazione greca che per lambda (30) ed epsilon (5) da, casomai, un trentacinquesimo anno, qualunque esso sia e non un incomprensibile “quinto” di Nerone, come scrive wiki, che magari ha davvero coniato la moneta, ma solo per celebrare un evento: il Re dei Giudei che Giovanni ricorda nel suo Vangelo in 12,13.

Moneta (Prutah) coniata da Porcio Festo durante il suo governatorato [in Giudea].
Dritto: Lettere greche indicanti NEP WNO C (Nerone)
Rovescio: KAICAPOC (Cesare) e la data LE (cioè 5º anno del regno di Nerone corrispondente al 58/59 d.C.) attorno ad un ramo di palma

Come vedete nella foto, ma meglio ancora leggendo la didascalia di wiki che analizza la moneta per noi ben riassumendo quindi le conclusioni numismatiche a cui si è giunti sinora, non solo quel LE, cioè lambda ed epsilon, valgono 35, cioè il 35 d.C. quando, è vero, Gesù fu crocefisso, ma anche anno in cui Gerusalemme, poco prima, aveva salutato il suo Re perché essa uscendo nelle vie e nelle piazze

prese dei rami di palme … incontro a lui gridando:

Osanna!

Benedetto colui che viene nel nome del Signore,

il re d’Israele! (Gv 12,13)

Ecco allora nella moneta non solo il 35 d.C. come anno, ma pure la sua cornice, cioè un ramo di palma che ricorda l’unica citazione neo testamentaria della pianta, in ogni caso delle sue estremità che assurgono a simbolo regale.

Crediamo, allora, che quel conio celebri, se appartiene a Porcio Festo, l’anno dell’incoronazione di Gesù a Re di Gerusalemme, cioè il 35 d.C., dopo ( molto dopo, se coniata in epoca neroniana le cui caratteristiche storiche dovrebbero essere rivalutate ex novo) che il Vangelo aveva già conquistato Roma. Quella moneta è l’effige di quella celebrazione, cioè di un impero in… Festo.

Ps: alla luce di tutto questo, anche nella sola misura del plausibile, la leggenda nera di Nerone diviene una leggenda aurea perché nuova di zecca.