Ci vuole orecchio

Rimane ancora un articolo in testa e mi accingo a scriverlo, sebbene già accennato, perché già abbiamo scritto che la scena in cui Pietro taglia l’orecchio (quale, se è importante il lato della bara in cui gettare le reti in 21,6?) a Malco non è fine a se stessa e non necessariamente esprime l’ardore petrino, uno zelo che ha consumato Gesù per il tempio e che nutre lo stesso Pietro, sebbene per il nuovo ναός (tempio, Sancta Sanctorum), in Gesù cioè.

Anzi, vi dirò che se Gesù impugna una frusta, come mai Pietro impugna una spada? E’ un altro interrogativo di un passo che nasconde, ma questo è tipico, secondo me, di Giovanni, che scrive sempre fra le righe, come la cronologia interna del Suo Vangelo che abbiamo visto essere questa:

Prologo:  Gv 1,1–2,25

Fase interlocutoria: Gv 2,25–11,54

Fase conflittuale: Gv 11,54 fino alla Passione

Fase finale: morte e resurrezione

Ma torniamo al punto: Pietro taglia l’orecchio di Malco, ma potrebbe anche essere un gesto non di difesa, come credo universalmente ritenuto, ma di offesa, se la natura ci ha dato due orecchie affinché sentissimo due versioni. Quell’orecchio mozzato ci dice, allora, che se ne impose una e con la violenza.

Strano è che il gesto appartenga a Pietro, vero, tuttavia è innegabile: fu lui. Pensiamo, allora, che la ghematria di un greco revisionato alla bisogna, il quale nulla ci imputa: ne abbiamo viste davvero troppe, possa dirci qualcosa in più di quella serataccia e scriveremo, quindi, Μαλκω per un valore ghematrico di 891 che diviene 891 a.C. primo anno del biennio di regno di Abia, secondo i nostri Re.

Perché siamo caduti in Abia è strano, tuttavia è l’inizio di un regno quel 891 a.C. e dunque vale prestarci attenzione e indagare il suo operato alla luce di 2cro 13, non prima, però, di aver scritto che Αβια (abia) ha un valore ghematrico di 14 quando 14 è anche la ghematria di Δαυίδ (Davide) e la cosa si fa interessante alla luce del discorso che tiene Abia che fa riferimento proprio al capostipite della dinastia.

Vogliamo pubblicarlo per intero quel discorso? Sì, facciamolo riportando l’intero capitolo 13 di 2 Cronache:

1 Nell’anno diciottesimo del re Geroboamo divenne re di Giuda Abia. 2 Regnò tre anni in Gerusalemme; sua madre, di Gàbaa, si chiamava Maaca, figlia di Urièl. Ci fu guerra fra Abia e Geroboamo. 3 Abia attaccò battaglia con un esercito di valorosi, quattrocentomila uomini scelti. Geroboamo si schierò in battaglia contro di lui con ottocentomila uomini scelti.
4 Abia si pose sul monte Semaraim, che è sulle montagne di Efraim e gridò: «Ascoltatemi, Geroboamo e tutto Israele! 5 Non sapete forse che il Signore, Dio di Israele, ha concesso il regno a Davide su Israele per sempre, a lui e ai suoi figli con un’alleanza inviolabile?
6 Geroboamo figlio di Nebàt, ministro di Salomone figlio di Davide, è sorto e si è ribellato contro il suo padrone. 7 Presso di lui si sono radunati uomini sfaccendati e iniqui; essi si fecero forti contro Roboamo figlio di Salomone. Roboamo era giovane, timido di carattere; non fu abbastanza forte di fronte a loro. 8 Ora voi pensate di imporvi sul regno del Signore, che è nelle mani dei figli di Davide, perché siete una grande moltitudine e con voi sono i vitelli d’oro, che Geroboamo vi ha fatti come dèi. 9 Non avete forse voi scacciato i sacerdoti del Signore, figli di Aronne, e i leviti e non vi siete costituiti sacerdoti come i popoli degli altri paesi? Chiunque si è presentato con un giovenco di armento e con sette arieti a farsi consacrare è divenuto sacerdote di chi non è Dio.
10 Quanto a noi, il Signore è nostro Dio; non l’abbiamo abbandonato. I sacerdoti, che prestano servizio al Signore, sono figli di Aronne e leviti sono gli addetti alle funzioni. 11 Essi offrono al Signore olocausti ogni mattina e ogni sera, il profumo fragrante, i pani dell’offerta su una tavola monda, dispongono i candelabri d’oro con le lampade da accendersi ogni sera, perché noi osserviamo i comandi del Signore nostro Dio, mentre voi lo avete abbandonato. 12 Ecco noi abbiamo, alla nostra testa, Dio con noi; i suoi sacerdoti e le trombe squillanti stanno per suonare la carica contro di voi. Israeliti, non combattete contro il Signore, Dio dei vostri padri, perché non avrete successo».
13 Geroboamo li aggirò con un agguato per assalirli alle spalle. Le truppe stavano di fronte a Giuda, mentre coloro che erano in agguato si trovavano alle spalle. 14 Quelli di Giuda si volsero. Avendo da combattere di fronte e alle spalle, gridarono al Signore e i sacerdoti suonarono le trombe. 15 Tutti quelli di Giuda alzarono grida. Mentre quelli di Giuda emettevano grida, Dio sconfisse Geroboamo e tutto Israele di fronte ad Abia e a Giuda. 16 Gli Israeliti fuggirono di fronte a Giuda; Dio li aveva messi in potere di costoro. 17 Abia e la sua truppa inflissero loro una grave sconfitta; fra gli Israeliti caddero morti cinquecentomila uomini scelti. 18 In quel tempo furono umiliati gli Israeliti, mentre si rafforzarono quelli di Giuda, perché avevano confidato nel Signore, Dio dei loro padri.
19 Abia inseguì Geroboamo; gli prese le seguenti città: Betel con le dipendenze, Iesana con le dipendenze ed Efron con le dipendenze. 20 Durante la vita di Abia Geroboamo non ebbe più forza alcuna; il Signore lo colpì ed egli morì. 21 Abia, invece, si rafforzò; egli prese quattordici mogli e generò ventidue figli e sedici figlie.
22 Le altre gesta di Abia, le sue azioni e le sue parole, sono descritte nella memoria del profeta Iddo. 23 Abia si addormentò con i suoi padri; lo seppellirono nella città di Davide. Al suo posto divenne re suo figlio Asa

A me risulta chiaro che l’intero discorso di Abia verta su Davide e su quell’alleanza che Israele ha infranta e questo ci dice che la ghematria del nome proprio del re (Abia) non collega a caso Davide a lui.

Inoltre, quell’alleanza che Israele ha infranta ben si presta a collocarsi nel contesto descritto appena ieri, cioè quello che vede infrangere il comandamento che vincola Gerusalemme ad avere un unico Dio e niente al di fuori di Lui, cosa che avvenne quando si gridò a Cesare unico Re (Gv 19,15), è vero, ma anche unico Dio se Gesù si era presentato a lei come il Re dei Giudei, come risulta dal Titulus Crucis (INRI).

Ed abbiamo così un secondo punto di contatto tra la Passione e Abia, ma ce n’è un terzo: la battaglia che Abia sostiene, la quale vede il suo esercito aggredito alle spalle, cioè a tradimento, cosa che avvenne anche a Gesù a causa di Giuda.

Vogliamo metterne un quarto di punti di contatto? Sì, le 14 mogli di Abia, come 14 è la ghematria di Davide e come 14 sono le generazioni matteane, quelle che conferiscono la κλείς Δαυίδ ( chiave di Davide, valore ghematrico 490, ossia 14×35) quello stesso re di cui abbiamo riferita la ghematria che è 14.

Quella “chiave” era di esclusivo possesso di Gesù e questo lo rendeva Re, oltre ogni dubbio. E’ quella che avrebbe -come fece- fatto chiarezza, rendendoLo Re di Giuda e Figlio di Davide e come tale erede legittimo del suo regno, ma fu amputato un orecchio, s’impose, con la violenza, una versione caotica, laddove era tutto chiaro, Scrittura alla mano.

Non a caso, allora, il blog ha sempre scritto che la genealogia matteana dei Vangeli ha subìto lo stesso scempio quando leggiamo Abramo, ma in realtà era Mosè, se non fosse altro perché quel 1485, che emerge dalla ghematria di θυρωρός, (guardiano, Gv 10,2), sottratto al 15 a.C. (anno di nascita di Gesù) dà un risultato di 1470, identico alle tre tranches matteane di 14 generazioni di 35 anni (vedi sopra).

A tutt’oggi, quindi, ci sono due versioni di quella genealogia:

una è quella del blog (perdonatemi l’arroganza); l’altra mi sa tanto che sia di nuovo petrina, gladio alla mano, e taglia l’orecchio, impone una versione tutta sua che la musica s’ascolta in chiesa. E basta, sebbene sia una passione.

Ps: a margine una lunga nota, sempre ghematrica, ricavata dalla nota bibliografica di Gv 21,6 che noi a capriccio abbiamo letto 216 e ne abbiamo valutato il significato ghematrico alla luce di questo programma.

E’ lì che abbiamo letto il verbo ebraico גזרו (dividi/dividere) contenuto in 1Re 3,25 quando Salomone ordina che il bambino conteso sia diviso. Il bambino è unico, lo sappiamo, ed ha un unica madre -e padre- e sarà proprio lei ad accettarne la perdita affinché lui abbia salva la vita.

Gesù, è Gesù bambino e di nuovo è stato conteso da due madri -e padri- da due versioni dei fatti, cioè se il Cristo che divenne può essere secondo l’uno o secondo l’altro e obbliga a chiedersi di chi sia figlio se Egli fu frutto di una Gerusalemme o di un altra.

In altre parole se il Cristo fu Gesù, detto il Cristo; o se fu Gesù detto Barabba (qui, qui e qui), frutto del sinedrio, dell’istituzione. Ecco, liberarono Barabba e quell’orecchio mozzato ci dice che imposero con la violenza un Cristo istituzionale.

Ma possiamo anche sapere che fu l’orecchio destro tagliato, in virtù di Gv 2,16 che noi abbiamo letto come 216 e calcolandone i significati ghematrici che ci hanno condotto a גזרו (dividi), parlandoci di due lati della barca e di due orecchie, nel caso specifico, quando però fu al lato destro della barca che si gettarono le reti per la pesca miracolosa , per cui fu a destra, se il nostro parallelismo ha un senso, che si tagliò l’orecchio, per poi, però, predicare invano.

Concludo dicendo che ho postato una canzone di “Enzo”. Sapeste quanto piaceva a mio padre: l’ascoltava in cuffia.

I mille pezzi di un evangelista chirurgo

lucaCon questo post completo una prima biografia di Luca, una biografia che ignora la carta d’identità, ma non i segni particolari, dell’uomo e del medico, lo abbiamo visto. Per cui non rimane che affrontare la sua fine, non prima di aver detto che il suo ruolo storico non si esaurisce a Roma, ma va ben oltre, giunge sino a Gerusalemme, che non è Roma, non è l’impero a cui tra l’altro era soggetta, ma è e rimarrà la città di Davide, consegnandogli un primato universale che forse supera quello romano, perché Gerusalemme è la Bibbia, cioè la storia che da particolare diviene universale, una metafora urbana, religiosa e storica, quindi.

Luca ha diviso Roma, dicevamo, e con essa ha diviso l’impero, il mondo e la sua storia, ma prima ancora, Luca, ha diviso Gerusalemme in quattro parti in fondo, se in essa albergava un potere politico (Erode) e religioso (sinedrio); come vi albergava, cioè regnava, la Legge che poi, però, dovette fare i conti con il Vangelo, che sintetizza quella stessa Legge che era Torah, per cui essa stessa si divide e la Bibbia diviene Antico e Nuovo Testamento.

Se a questo si aggiunge ciò che già sappiamo, cioè che con Luca ci fu un prima e un dopo Cristo; ci fu la luce e la tenebra e ci fu la menzogna, ma anche la verità, Luca diviene un evangelista autoptico, perché divide, taglia e seziona e per questo è medico, chirurgo, magari.

Ma cosa accadde a Gerusalemme a causa di Luca, cosa accadde che ci faccia comprendere una fine che noi abbiamo desunta per due motivi strettamente personali che possiamo riferire, però, solo in un caso, è vero, ma che risulteranno condivisibili?

Partiamo da Erode di cui non sappiamo se si converta, ma sappiamo che era un politico, era un re e come tale rappresentava quella legge che non era patrocinio del sinedrio, ma pur sempre legge.

Paradossalmente, è Erode che accoglie Gesù e non il sinedrio; è Erode che chiede il Vangelo lucano, cioè l’accurata ricerca e il resoconto ordinato, dunque è, in una parola, la politica che recepisce il messaggio e non il sinedrio, tranne forse alcune eccezioni, come Nicodemo, che va di notte e brancola.

La politica, quindi, apre le porte del “palazzo” e così Gerusalemme si spacca. Il monolite dell’ebraismo non è più lo stesso, perché si scatena quella che noi definiremmo una guerra istituzionale che “arma” i cristiani gerosolomitani ora protetti anch’essi dalla legge che non è mosaica, è vero, ma costituisce pur sempre una legittimazione.

Vero è che sappiamo della persecuzione scatenata contro di essi, Paolo ne è il campione, ma resta il fatto che l’istituzione politica ha riconosciuto in Erode la loro legittimazione e il sinedrio, seppur ben lungi dall’avere le mani legate, ha però una grossa rogna in più perché Gerusalemme non è più solo contro, ma è anche con.

Ecco la prima grande divisione, quasi una prima tranche del corpus sociale e religioso gerosolomitano operata da Luca il quale, però, è stato capace di un altra sezione: quella religiosa perché la sua conversione ci dice che egli passò dalla Legge al Vangelo, dal Decalogo alla misericordia (Mt 12,7).

Per noi sembra facile tanto la nostra epoca è sincretica, ma nella Gerusalemme di allora rigettare la Legge esponeva alla morte perché la Legge, era Israele, e nient’altro. Tutto questo risulta chiaro da quella maledetta appendice alla Scrittura che si generò: il Nuovo Testamento per cui adesso la Bibbia, la Torah conosce un prima e un dopo; un Vecchio e un Nuovo.

Ieri sera, a letto, giocavo con questo concetto, certo che fosse giusto e così ho scritto, mentalmente AT e NT  in greco (identico) per un valore, rispettivamente di 301 e 350 e qui ho compreso che il dado gettato per gioco aveva vinto, se siamo capaci d’intendere -e di credere- il senso che quelle cifre esprimono:

la prima 30 1

la seconda 35 0

Eccola la Passione, ecco il prezzo che il “Vecchio” ha pagato affinché rimanesse in vita: sono i 30 denari di Giuda, ma più ancora, forse, l’orecchio tagliato da Pietro a Malco anche se non sappiamo perché, ma resta il fatto che quell’orecchio ci dice che fu imposta con la forza una versione dei fatti a prezzo di Giuda, di sconto cioè.

Ma quel 35 0 è li a dirci che se si fosse giocato davvero non ci sarebbe stata nessuna vittoria tavolino, perché non ce n’era per nessuno, cioè per zero. L’incontro fu comprato ecco perché ancora si discute; ecco perché ancora si confonde il 33 d.C. con il 35 d.C.:  Giuda ha chiesto meno, due denari dati ai poveri magari, e si può ancora gridare vittoria, sempre a tavolino, però, altrimenti 35 zero: non ce n’è per nessuno: vengono mangiati vivi.

Ma c’è anche un Luca medico in un contesto ellenizzato che certamente conosce il giuramento di Ippocrate, ma anche se non lo fosse, noi lo crederemmo lo stesso vero, perché qui Luca l’ha combinata grossa: ha tradito la scienza e il suo giuramento fatto di fronte al serpente, se esso è simbolo della medicina (Verga di Asclepio) e questa proprio non gliel’ha perdonata l’ὄφις perché di fronte al miracolo che Luca ha scelto e ha non a caso ha operato, nulla può se la Sapienza procede da Dio, mentre la scienza è ricerca, umana però.

Come vedete, Luca ha aggiunto un’altra sezione al suo taglio ed erano già molte quelle passate col bisturi chirurgico, ma niente sono di fronte al numero di sezioni che si fecero di lui in preda a un’ira che consumò la sua vendetta facendolo a pezzi, cosa per altro non insolita se di Geremia si dice che fu segato solo a metà.

Sorrido, allora, di fronte allo scempio, non perché amante dell’horror, ma solo perché forse addirittura 7 anni fa scrissi un bel racconto, a mio parere, racconto che mi venne giù di getto sebbene lungo e con molte variazioni di tema e scena.

Quel racconto è Bovino adulto. Fettine sceltissime ed avevo ragione, tanto che posso riferire l’espressione che io conosco solo toscana: mi tirava il sangue, cosa potente, mai da sottovalutare, perché, come concludo nel racconto, “certe storie non si cancellano con un colpo. Mai con un colpo solo”. Ti fanno a pezzi.