La libreria in centro

220px-Concita_De_Gregorio_by_Stefano_Gizzi_-_International_Journalism_Festival_2013Buon giorno Dottoressa De Gregorio,

torno ancora, per quanto mi sia possibile, a recensire il suo bel libro che, sebbene non faccia centro, ci si avvicina e ciò rivela che lei è almeno cosciente della presenza di un centro “di gravità permanente” nella storia, se il velo del potere è quello stesso del tempio ai tempi di Gesù.

E’ molto importante capire il simbolo del velo templare che ha una direzione nello squarcio, cioè dall’alto in basso (Mc 15,38), quando l’alto non è altro che il vertice della piramide sociale di allora, mentre il basso è la società civile.

Questo però ci parla di una mafia che con l’omertà copriva l’intero scandalo di Gesù, una mafia che accomunava i sacerdoti e la gente, cioè la “cima” e la base.

Una base ricca di spie che, ieri come oggi, costituivano l’intelligence del potere; intelligence molto meno appariscente di un servizio segreto che altro non fa che proteggere delle prosaiche, popolari spie che raccolgono le informazioni, gli umori e le voci di popolo e riferiscono, cosicché il potere è informato di tutto, tanto che non mi meraviglia la scena di un film in cui si conosce la verità frugando nel sacco delle immondizie.

Certo, seppur tutto finalizzato a uno scandalo, quello scandalo non sorge a casaccio, cioè non si grida al lupo per il gusto di farlo, ma solo quando il “lupo sociale” appare nell’ovile (verità) o nei suoi pressi.

E’ allora che quel sacco delle immondizie viene riportato indietro e rovesciato in casa, cosicché l’opinione pubblica sia protetta da uno scandalo oltremodo comodo perché strumentale.

Insomma, tutti disseminano la loro vita di bucce di banana, ma lei ci scivolerà solo quando si avvicina al velo e intende rivelare la realtà che nasconde (Ez 8,8-9). In tutti gli altri casi si sarà lasciati in pace, perché bravi cittadini sebbene, talvolta, i bossoli o i coltelli insanguinati nel sacco delle immondizie.

Non so se mi ha seguito: le sto parlando della lotta contro il demonio che, re delle tenebre, cioè del peccato, piccolo o grosso che sia, conosce ogni anfratto del suo regno e a nulla serve il ricorso a una legge impotente di fronte alla ridda di voci, di sorrisi, di sputi, di pugni in faccia perché il peccato non conosce i codici, conosce solo i suoi decaloghi, quelli che tutti però hanno dimenticato.

La realtà, intendo quella ultima, non è quella a cui lei si è solo avvicinata, è quella che sfugge a un mondo che trasmette d tutto, ma non ha saputo trasmettere il senso e la realtà del peccato che possono essere anche due belle orecchie a sventola, che gliene importa a lui!

Sono i Padri e le Madri del deserto, dottoressa, che ben hanno illustrato questa lotta durissima contro il demonio, tanto che se avevano un temperino con cui sfrondavano i rami di palma, se ne disfacevano, certi che anche quello sarebbe stato un bersaglio; come si disfacevano dei figli non perché privi di genitorialità, ma perché coscienti che in quella lotta loro per primi ci sarebbero andato di mezzo, costituendo un bersaglio quella tenera carne su cui sempre fa leva e in cui affonda un tridente che non è quello tipico di una formazione calcistica offensiva, ma quello che il Medioevo aveva descritto e di cui gli sciocchi ridono.

 Molto bello, in questo senso, è un’apoftegma patristico in cui il discepolo si era riservato qualcosina per la vecchiaia, sai com’è…. L’anziano viene a saperlo e gli intima di andare la villaggio e acquistare della carne per poi legarsela ai fianchi e tornare alla cella.

Durante il viaggio di ritorno, tutto quel sangue, attira ogni sorta di bestia feroce, per cui il discepolo, alla domanda divertita dell’anziano circa il viaggio di ritorno, non gli dà del matto, ma lo lascia intendere, alché l’anziano rivela la lezione: “Questo fanno i demoni se possiedi qualcosa: ti danno l’assalto”.

Un assalto che oggi lo s’immagina in libreria penna in pugno, ma che fa sorridere il peccato, cioè il diavolo, attratto come nessun altro dalle novità, se non fosse altro perché, come tali, sono spesso ben distanti dalla verità, una verità del peccato e del suo regno che non sfugge, comprensibilmente, solo a lei, laica, ma anche, per cui incomprensibilmente, ai consacrati che si vedrebbero bene sposati, ignorando che, con la moglie – o il marito, non è questa la questione- a fianco e dei figli a carico il diavolo è al centro del suo carnevale, perché te ne combina di tutti color, sino, magari, a fartene impiccare uno di quei cari figli.

Il suo, insomma, a mio parere è un bel libro, sebbene non abbia fatto centro, ma si può sempre migliorare, anche se con quattro figli e un marito la vedo dura, molto dura, anzi, vogliamo dire impossibile se, ad esempio, si volesse conoscere, come giornalista affermata, l’utilità e l’opportunità di un allenatore di cognome Madonna nel Livorno poi retrocesso, ma promosso in A dalle risate del demonio?

 

 

 

 

 

 

Nelle tenebre

Buonasera Dottoressa de Gregorio,

mentre pulivo funghi appena raccolti, ascoltavo la recensione al suo credo ultimo libro, cioè Nella notte. In molti punti sono molto d’accordo, ma in due mi sento di sollevare alcune critiche.

Il primo riguarda le tre esse di cui l’unica scuola valida è quella della Chiesa cattolica che le individua nel sesso, nei soldi e non, come dice lei, nel segreto, ma ma nel successo.

Non è solo questione di termini, ma di sostanza perché quel successo proviene -e si capisce- solo alla luce di quel mondo di sotto che lei dice di aver conosciuto e conoscere, ma in parte non è vero.

I segreti, infatti, appartengono al secondo punto, quello che illustrerò, mentre il successo fa parte delle tre esse, perché il successo è usato per screditare ciò che era legittimo e renderlo, così, illegittimo.

Il successo, quindi, compone le tre esse se queste minano la carriera, vorrei dire, ma in realtà minano la persona, magari scomoda, magari preparata, magari onesta e magari santa, seppur di una santità laica che esiste, esiste pure quella.

Il successo diviene, così, capo d’accusa per dei fini personali che ti fanno apparire, magari, un matto; e per un arrivismo, e per un carrierismo che fanno apparire la vittima cinica, assetata e falsa.

Come può ben capire, il successo compone le tre esse e non i segreti, che appartengono a un’altra famiglia, anzi, usando la metafora micologica, a un’altra specie proprio, cioè a un’altra realtà che è il mondo di sotto, cioè ciò che accade sotto, talvolta, ma sempre più spesso, sotto sotto.

Sempre la Chiesa, magistra, c’insegna del Regno delle tenebre che non è un retaggio medioevale, come magari lei lo catalogherebbe, ma è invece proprio quella realtà che lei ben ha descritto e che altrettanto bene ha riassunto nel titolo, perché quella notte sono le tenebre e il loro regno, sono cioè il regno di Satana.

Questo significa che poco hanno a che fare i servizi d’intelligence, anzi, essi fanno parte proprio di quel sistema che distrae l’opinione pubblica dal potere e dal suo esercizio, sono cioè quella stoffa, come dice lei, che copre una faccenda che è ben altra.

E’ nei vangeli il primo utilizzo della stoffa come metafora del velo che copre la questione e garantisce privacy al potere, ed essa è il velo del tempio che alla morte di Gesù si squarcia dall’alto in basso, dicendoci che “la stoffa” con cui il sinedrio aveva coperto l’intera questione gesuana si squarcia e il potere – e la sua menzogna- vengono allo scoperto, cioè sono visti nudi.

Dunque, quel regno di sotto, paradossalmente vertice della società, sono le Tenebre e il loro regno a cui non sfugge nulla, ma proprio niente non in virtù di chissà quale intelligence, ma solo perché Satana, del suo regno, cioè del regno delle tenebre, sa tutto, ma proprio tutto, persino se non ha tirato lo sciacquone quel giorno.

Fintanto che uno o una si esercitano nell’analisi del potere “velo del tempio”, cioè ne studia la tessitura, i colori, l’ordito non accade nulla, ma quando uno o una cercano di vedere davvero cosa cela quel velo, può scommetterci la testa che l’intera piazza saprà che non ha tirato o sciacquone quel giorno e a quell’ora creando uno scandalo tale da imputargli l’epiteto di untore.

La chiave di tutto, se mi permette, è quella realtà che la sinistra fa finta di aver dimenticato, ma di cui in realtà si vergogna, perché parlare del diavolo, di satana non è acculturato, ed è molto più elegante parlare di “elefanti rosa” che di diavoli cornuti, sebbene siano questi che annotano nel notes la frequenza esatta della sua pipì.

Concludo dicendo che il titolo Nella notte è bello, magnifico sarebbe stato Nelle tenebre.

Con stima

Giovanni Parigi

A borderline Queen

Ciao Harry, sai cosa sto leggendo, dopo La notte oscura di Giovanni della Croce? leggo Il castello interiore di Santa Teresa d’Avila, senza con questo poter dire che mi affascinino i mistici spagnoli che non conosco, oltre i casi citati.

Nel libro attuale si legge che ci sono mali che vengono dall’Alto e niente e nessuno possono aiutare. Mi è venuto, allora, in mente il mio caso, ma anche, permettimi, il tuo per cui te lo consiglio che forse come ha istruito me, può istruire te, dando una ragione, importante, a quel problema che tu stesso hai detto superato.

Non t’inganni la cattolicità di Teresa, perché ella morì la notte in cui la sua chiesa passò dal giuliano al gregoriano, almeno così si dice, ma in realtà morì quando il Vaticano partorì la storia biblica attuale, cioè la cronologia di studio che altro non è, per dirla con uno dei tuoi, cioè Robert Newton, “la truffa d maggior successo della storia della scienza”.

Fu allora che la Chiesa cattolica impose a tutti il suo nuovo corso, cioè la sua storia e rimase solo la Russia come ultimo baluardo di una verità che era anche fede, ma si fece presto ad allestire un Napoleone dopo una Rivoluzione francese che aveva spianato la Francia.

Tuttavia, Napoleone, sebbene si sia avventato sulla Russia, non poté fare a meno che ripiegare sconfitto, perché un russo soffre l’inimmaginabile per il suo paese ed è infatti “la maledetta capacità di soffrire” a cui si riferisce Zivago, cioè Pasternack.

Diversamente, un russo, non trova sensato soffrire per espandere i suoi confini o la sua Chiesa e lo stato va in schock, come accadde all’indomani dell’ingresso nella Prima guerra mondiale, perché la gente, quella stessa capace di dare anche più della vita; quella gente, come si scrive nella Lettera a Smirne, capace di una fedeltà, in fondo, oltre la morte, si ribella perché giudica semplicemente insensato espandere ciò che è quasi infinito: i suoi confini fisici, culturali e religiosi.

In questo senso, con la prima guerra mondiale abbiamo assistito a una partita a scacchi vinta sul piano psicologico, piucché militare, perché sacrificato l’alfiere di Rasputin per una cattura di enorme valore, la Russia, sebbene giocasse col nero, cambiò strategia e si lanciò all’attacco, certa che la superiorità di pezzi gli avrebbe data la superiorità di gioco cosa che non fu e lo abbiamo visto, perché fu Roma a ad essere incoronata campionessa di mondiale di scacchi, sebbene l’avversario fosse russo.

Quando dormivo in cameretta, dove arriva internet, ho passato diverse notti a seguire il commento delle grandi partite di scacchi, in una della quali, Karpov o Kasparov, sacrificano la regina, con l’unico intento di portare quella avversaria ai limiti opposti della scacchiera, cioè gettarla fuori dai giochi. Così quella partita, accettata la cattura, fu vinta in virtù di una strategia sublime.

Ecco con chi avrai a che fare: è psicologica la sua arma migliore e forse in questo le tue vicissitudini ti hanno formato, ma ancora non sai che “ostia”, quella che tutte le domeniche il fedele riceve a Messa, ha un doppio etimo, ma è il secondo che fa luce ed è hostis-is cioè “nemico”, perché la morte di Teresa d’Avila e, al contempo, il cambio d’ora tra il giuliano e gregoriano non si limitarono ad adattare il calendario, ma inventarono la storia, quella nemica di Dio.

Leggi Teresa, L’ultima santa degna di onori, perché dopo di lei il diluvio.

La Pasionaria

Ciao e buongiorno Padre Livio, colui che per molti anni mi ha tenuta compagnia perché assiduo frequentatore delle sue frequenze.

Ieri sera, mentre cenavo, ho ascoltato di nuovo una tua trasmissione, perché mia madre, con la quale convivo, ancora ascolta la tua radio.

Così sono venuto di nuovo a sapere che, al crollo del regime sovietico, si associa un miracolo della Madonna o qualcosa del genere, notizia che già avevo udita, ma che avevo dimenticata.

Tu, con garbo, l’hai di nuovo commentata, lasciando però adito a un dubbio accademico, cioè se sia stato il caso o Maria a determinare il crollo del comunismo.

Mi pare ovvio che i tuoi ascoltatori non abbiano avuto un briciolo di dubbio: la Madonna che, come tu hai detto, se vuole ottiene, come del resto hai detto del vescovo che si oppose ai tuoi veggenti: “Se la Madonna vuole, non c’è vescovo che tenga”.

No, Livio, lascia stare Maria che casomai ha pianto in entrambi i casi, perché tutto è dipeso da Roma che se vuole non c’è né vescovo, né Chiesa che tenga, in questo caso ortodossa.

Te lo spiego io come sono andate le cose: nel 1914 avete dato fuoco all’Europa per fare l’arrosto con la Russia la quale, decise, scioccamente, di giocare con il bianco, dimentica che la sua forza e la forza del suo gioco, è il nero, cioè una difesa formidabile.

Si fece prendere la mano, direi, ma in realtà si fece prendere in giro da un trabocchetto in apertura, giocato su una scacchiera che prometteva, con quella cattura, una vittoria quasi a tavolino. E lo mangiò quel pezzo di valore con cui credeva di conseguire una superiorità di pezzi e di gioco che gli avrebbe permesso una vittoria oltremodo facile.

In realtà si rivelò la vostra trappola -micidiale a dire il vero- che le fece abbandonare il suo gioco difensivo per le grandi diagonali europee. Fu un errore di valutazione, una variante che ammaliò la Russia che ne rimase stregata e per questo poco a ha che farci Maria.

Con l’avvento del vostro comunismo, iniziaste una purga capillare di tutto quanta la Tradizione ortodossa, tanto che i morti, a milioni e che ancora si contano sfuggendo il totale, sono da imputarvi.

Ovvio che in questo gioco al massacro, la Chiesa ortodossa fu distrutta, cioè omologata alla vostra storia che divenne davvero “cattolica” cioè “su tutta la terra”, perché l’unica differenza di pensiero, di fede e di cultura cristiana fu cancellata.

Dunque, il miracolo che si associa alla caduta del comunismo è anch’esso frutto del vostro imperio e la Madonna ad altro non serve che a stendere quel velo con cui si dice si copra quello che in realtà è successo: milioni e milioni di morti per la vostra causa, quella di una beatificazione infernale.

In tutto questo, però, c’è di buono che si è letta una pagina di Apocalisse, in fondo, perché la Russia doveva essere “fedele sino alla morte”, affinché ricevesse “la corona della vita”, come si legge nella lettera a Smirne che è la Russia, per cui mi sta anche bene, trovo invece oltremodo scomodo essere preso per il culo.

Ciao, ti lascio con un consiglio che vale oro (offerte, euri): fai leggere a Robertina Nicola Lisi e il suo Diario di un parroco di campagna che è più di Bernanos e manderà in sollucchero i tuoi ascoltatori che conosco come i miei gatti.

Sai, è toscano come me Lisi e questo, è un caso; mentre quello della Madonna e del comunismo è una barzelletta.

“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”

bartali

Egregio Dott. Boccaccini,

certamente non ricorderà, ma anni addietro le ho inviata una mail dal contenuto laconico che non andava oltre lo scopo:  volevo semplicemente informarla che qualcosa nel suo libro, acquistato dopo che me ne era stato consigliato uno studio addirittura mnemonico, non andava.

Non ebbi risposta, come del resto quasi sempre non ho avuta risposta le volte che ho cercato un contatto accademico, tranne il caso di Anatolij Fomenko che ha pubblicato i miei studi sul suo sito Nuova chronologia. Tant’è.

Il giudaismo o, come lei li definisce, i giudaismi del secondo tempio si sviluppano certamente seguendo un ordine cronologico, per il semplice fatto che la storia altro non è che resoconto ordinato e accurata ricerca.

La cronologia, quindi, tutto è fuorchè inutile, sebbene spesso tutti si concentrino sui fatti, sui contenuti che quella storia esprime. Resta il fatto, però, che neppure è immaginabile una storia priva di una sistemazione cronologica. E anche il giudaismo del secondo tempio ha bisogno di tale sistemazione, altrimenti si rischia di prendere -e di scrivere- fischi per fiaschi.

Solitamente, forse unanimemente, quel periodo storico lo si fa iniziare nel 597 a.C. quando Joachim muore durante l’assedio babilonese e il tempio è incendiato. Di per sè la datazione è giusta perchè in 2Re 24,2 si legge che allora si compì la parola del Signore, pronunciata dai profeti, tanto che l’esilio babilonese durato 70 anni è da lì che parte se stiamo al calcolo di Daniele, mentre se adottiamo quello di Ezechiele ha inizio nel 587/6 a.C. e dura 40 anni.

In linea di principio, dunque, la datazione è esatta, ma cronologicamente è un disastro, perchè la cronologia biblica non conosce quel 597 a.C., ma il 517/6 a.C. generando un gap di 80 anni, quasi un secolo cioè.

La scaletta che essa prevede ha ben altri sviluppi, primo fra i quali l’inizio che coincide con il 517/6 a.C., lo abbiamo scritto, e termina 70 anni dopo, cioè nel 448/7 a.C quando Artaserse pone fine all’esilio.

Prova ne è che nel settimo anno di quel re (464 a.C.), salito al trono non nel 465 a.C., ma nel 471 a.C., inizia quel periodo storico di attesa per quanto riguarda la riedificazione del tempio, durato 46 anni (Gv 2,20) i quali terminano esattamente nel “sesto di Dario” (Esd 6,15) cioè il 418 a.C., vorrei dire lo storicissimo 418 a.C. se gli studiosi collocano la sua intronizzazione nel 424 a.C.

Avrà certamente già capito che parlare di giudaismo o giudaismi del secondo tempio non avendo ben chiaro l’anno della sua dedicazione è fuorviante e tollerabile solo se cronologicamente il gap si riduce a qualche anno.

Nel caso in cui quel gap si aggiri attorno al secolo cadiamo in un vuoto storico che è addirittura inutile cercare di colmare con i detriti della congettura. Vorrei farle notare che un secolo di differenza non solo cambia la storia, ma anche la geografie per cui una materia delicata come il giudaismo nel senso più pieno ne esce con un’immagine  semplicemente inaccettabile.

Quegli influssi culturali e storici di cui ha certamente risentito non sono quelli presi in esame, ad esempio, ma ben altri, tanto che mi spingo fino al paradosso nello scrivere che sarebbe come descrivere l’Italia del 2017 secondo le caratteristiche dell’Italia di Caporetto. Una follia anche considerando i ritmi molto più lenti della storia di “allora”.

La storia, la storia tutta, anche quella che appartiene alla Bibbia (ce lo insegna Luca) altro non è che “ricerca accurata” e “resoconto ordinato” (Lc 1.3) e qualora una delle due prerogative si perda non è più storia, ma qualcosa che è addirittura difficilmente qualificabile se ha la pretesa di accedere ai corsi universitari, ma fors’anche primari e secondari.

Tra l’altro – e questa è una novità che le offro- Luca, il Dottor Luca non a caso, ce lo insegna non solo con i fatti, cioè il suo Vangelo, ma pure con il suo nome, segnando per noi e per tutti quell’anima e corpo che esige il Vangelo, immancabilmente.

Il greco neo-testamentario ci ha tramandato l’evangelista come Λουκᾶς il cui valore ghematrico, presti bene attenzione, è 527. Noi lo ridurremo a un calendario, a un prima e dopo Cristo e otterremo 527 a.C. che fu, biblicamente, il primo anno di regno di Joachim, quel re che segnò, lo sappiamo, la nascita del giudaismo del secondo tempio il quale solo se si ha chiaro quando nacque, permette il suo studio.

Quel 527 a.C. è fondamentale per il giudaismo in questione, perchè nel terzo (Dn 1,1) o quarto (Ger 25,1) sale sulla ribalta internazionale Nabucodonosor e da lui prederanno le mosse sia tutti gli interventi contro Gerusalemme, ma anche la storia, in tutta la sua dinamica, che ne consegue sino alla dedicazione di quel secondo tempio (418 a.C.) che è all’origine del giudaismo di cui stiamo parlando e su cui lei ha scritto la sua opera.

Ecco allora che “l’accurata ricerca” e “il resoconto ordinato” lucani non possono prescindere da quel 527 a.C., pena un 609 a.C. come primo anno di regno di Joachim che genera un nonsense storico, un’opera buffa frutto più della penna di uno scrittore di commedie il cui vero talento, però, è la farsa.

E’ in Luca, nella sua definizione di storia e nel suo nome l’incipit di qualunque giudaismo del secondo tempio. Non a caso la cronologia biblica e la ghematria fanno convergere lo sguardo sul “Dottore” perchè solo la forma mentis dello studioso riesce a cogliere l’essenziale nella sua genesi e nella sua fine, anche e proprio dove “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!” come amava ripetere il grande campione Bartali, Gino Bartali.

Cordialmente

Giovanni Parigi