La fornace della storia

Abbiamo, anche nella prima scaletta che segue in calce, solo introdotta quella pausa drammatica nella sequenza storica che si svolge per tranches di 497 anni, numero quant’altri mai biblico se si caratterizza per una sequenza non solo sabbatica (il numero 7), ma anche tipicamente ebraica se 497 e di per se stesso sabbatico perché prodotto della moltiplicazione di 7 per 71 e il 71 è, tradizionalmente, il numero dei membri del sinedrio, un sinedrio che sa vero Lc 21,24 in cui si legge chiaro che Gerusalemme sarà calpestata dalle genti, finché il tempo dei gentili non giungerà al termine.

Dunque quei 497 anni, che segnano una singola tranche delle 8 necessarie a giungere al 2020 (vedi prima tabella in calce) che ci ha riservato davvero un altare se si caratterizza per una pandemia globale, non rimangono lettera storica muta e nessuno può dire: ” E allora?” se ha la mascherina sul volto.

Del resto noi lo avevamo già introdotto nel 2018 il tema che avrebbe svolto il nostro secolo e ci è bastato aspettare, aspettare gli eventi per conoscere se avevamo ragione e la storia avesse innalzato il suo ottavo altare, come è stato: puntualmente.

Tuttavia, della scaletta che segue in calce, rimane da spiegare un punto che noi avevamo promesso di altissimo profilo storico e profetico e sono quei 50 anni di pausa nella metrica dei 497; una pausa che, in qualche modo, potrebbe inficiare un calcolo altrimenti preciso e che non lascia spazio al dubbio se, come ripeto, scriviamo con il gel sulle mani.

Quella pausa non si colloca a casaccio nella skyline degli altari della storia, ma congiunge il 515 a.C. al 465 a.C. date tutt’altro che anonime se l’una segna la fine del giudaismo del primo tempio perché non allora, come vogliono gli storici ma non la storia, si dedica il secondo tempio e con esso il giudaismo conseguente, ma in realtà si deporta Giosuè, sommo sacerdote che segna, lui sì, la fine di un tempo e di un tempio: il primo

Di lì, da Giosuè, si giunge, seguendo la parentesi dei 50 anni, al 465 a.C. quando, nel settimo anno di regno di Artaserse, altro protagonista biblico vittima del bullismo storico se il suo primo anno di regno si colloca nel 472-471 a.C (datazione doppia ebraica), si gettano le fondamenta del secondo tempio e si apre la storia al giudaismo anch’esso conseguente.

Tra i due tempi (515aC-465a.C.), quindi, si colloca una storia silenziosa ma drammatica perché quella parentesi fu la fornace di Babilonia dove furono gettati Sadràch, Mesàch, Abdènego e intrattenuti a colloquio con Colui che avrebbe dovuto comparire: il Messia (Dn 3).

Dunque, quella fornace fu quella di un popolo che che doveva necessariamente essere plasmato (di qui la metafora della fornace) piucchè preparato, all’avvento di Gesù e questo comportava una nuovo giudaismo che neanche è quello del secondo tempio, nella misura in cui esso fu solo propedeutico al fatto, un fatto che si compie storicamente se un’anagrafe, specie quella di un personaggio storico, è, collocandolo, essa stessa storia.

Quell’anagrafe fu il 15 a.C.-35 d.C. cioè la vita di un Messia atteso che scelse, per sè, il nome di Gesù. Adesso sono importanti due cose da notare:

la prima, che quel 15 a.C. e quel 35 d.C. ripropongono la parentesi se necessitano 35 anni per giungere dal 465 a.C. al 500 a.C. e da lì, aggiunti altri 15 anni il 515 a.C. della deportazione di Giosuè, cosicchè l’avvento messianico diviene annuncio a un popolo che visse la fornace di Babilonia dal 515 a.C. al 465 a.C. speculare, per somma, al 15 a.C. al 35 d.C.

la seconda, è la presenza, in quella fornace, di tutta la storia di un popolo a venire: quello messianico, se Sadràch, Mesàch e Abdènego, furono sì tre giovani, ma più ancora ed esattamente, le tre epoche che gli Ebrei successivamente vissero:

quella achemenide-persiana

quella ellenista

e quella romana

che trasformarono il giudaismo davidico e post davidico in messianico.

Quella fornace, dunque, fu certamente una parentesi drammatica in una storia in fondo già scritta, ma più ancora purificarono un popolo aggiungendo, paradossalmente, elementi spurii in una cultura e una religione altrimenti chiusa in una Legge che non si sarebbe diversamente compiuta.

Quei 50 anni di pausa nella storia e che scrivono gli altari fu dunque necessaria per preparare quella messianica, e Sadràch, Mesàch, Abdènego rappresentano l’intero giudaismo, del primo e del secondo tempio che giunse a compimento, sebbene rimanesse ancora aperta la ferita di una Gerusalemme “città aperta”, cioè calpesta dalle genti, finché il tempo dei gentili non fosse terminato (Lc 21,24).

Ma anche qui è facile, se l’albero davidico cade sotto l’ultimo colpo d’ascia inferto nel 500 a.C (vedi qui ma anche la seconda tabella in calce), quando ogni speranza di salvare la storia di Davide fini con l’ultima definitiva e disperata deportazione ad opera di Nabucodonsor. E’ facile dicevo, contare: 2520-500=2020, cioè sommare 2520 anni (a tanto ammontano i sette tempi della profezia omonima in Dn 4,16 come conferma anche la Watch Tower) al 500 a.C. e capire, forse, un altro aspetto di una pandemia biblica.

ALTARI

1510 a.CAram, primo altare-497
1012 a.C.Davide uccide Golia.-497
515 a.C.Deportazione di Giosuè: fine del giudaismo del primo tempio
a.C.-515-465 a.C. Parentesi esilica50 anni
465 a.C.Si gettano le fondamenta del secondo tempio-497
32 d.C.Inizio del ministero pubblico di Gesù.+497
529 d.C.Chiusura della dell’Accademia filosofica di Atene+497
1026?+497
1523 d.C.Lutero pubblica come si debbano istruire i ministri (è questa l’origine di Trento, della madre di tutti i concili?)+497
2020Covid

DEPORTAZIONI BABILONESI

I° ANNO DI REGNO DI NABUCODONOSOR (IV° DI JOAKIM)523 a. .C. (Ger. 25,1)
VII°  ANNO: PRIMA DEPORTAZIONE516 a. C. (Ger. 52,8)
XVIIII°  ANNO: SECONDA DEPORTAZIONE505-504 a. C. (Ger. 52,12)
XXIII°  ANNO: TERZA DEPORTAZIONE500 a. C. (Ger. 52,30)

Artaserse I, tra l’altare il tempio

artaserseQuesto post, nelle sua premessa, scommette su un valore ghematrico, quello che dovrebbe emergere dal lemma ebraico di Artaserse che non riportiamo, perché affidiamo il post a coloro che sono più capaci di noi.

Proponiamo, dunque, una ricerca, non solo del lemma nel suo valore ghematrico, ma anche di altri aspetti che appartengono alla genealogia lucana e al secondo tempio, come vedremo.

Noi ipotizziamo, per la ghematria ebraica di “Artaserse”, un valore di 1510, quando ce ne hanno consigliato uno di 1610 che potrebbe però dipendere dall’ebraico, che ha più forme di scrittura.

Se il valore esatto fosse 1510, sin da subito si capisce che esso si colloca nel primo altare elevato, quello di cui ci siamo occupati in un post precedente e questo è molto importante alla luce della genealogia lucana che colloca Aram in quel 1510 a.C.

Un Aram dalla cui generazione all’Anno Mundi segna 2413 anni (3923-1519=2413) che a sua volta è il valore ghematrico di υψωσητε che significa “avrete innalzato” (Gv 8,28), cosa che ordina, con “i loro altari” (מזבחתם) tutta la storia, anch’essa remota, che sarebbe stata scritta nei millenni a venire. Infatti

2020 d.C. -497 ?
1523 d.C. -497 Lutero pubblica come si debbano istruire i ministri

 

1026 d.C. -497 ? (magari chi conosce quel periodo è venuto a capo dell’interrogativo9
529 d.C. -497 Chiusura della dell’Accademia filosofica di Atene
32 d.C. -497 Inizio del ministero pubblico di Gesù. Hanno termine la Legge e i profeti (Lc 16,16)
465 a.C. Si gettano le fondamenta del secondo tempio
465 a.C.-515 a.C. +497 Esilio
 

1012 a.C.

 

+497 Davide uccide Golia. Spodestando Saul chiude l’epoca dei giudici inaugurando quella monarchica
1510 a.C. Aram, si eleva il primo altare

Aram, etimologicamente, significa “luogo elevato” come levati sono gli altari e si eleva agli altari, dunque ci parla del tempio e del suo altare, cioè della storia e della sua salvezza, del piano divino che essa descrive e anticipa.

Ecco allora che da Aram a Davide, il primo della lista genealogica lucana, passano 8 generazioni di 58 anni, come dimostra la tabella seguente:

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8 generazioni di 58 anni disegnano un arco di tempo di 464 anni cioè quegli stessi, in cifra, che vedono il getto delle fondamenta del secondo tempio (464 a.C.) secondo la nostra cronologia che ne ha fatto un caposaldo.

Ma quel 464 a.C. fu il settimo anno di regno di Artaserse, sempre secondo la nostra cronologia e questo riconduce alla ghematria proprio di Artaserse di cui parlavamo in apertura.

Crediamo, allora, che quella tranche cronologica e genealogica, descriva un’epoca nelle epoche, perché collega il primo altare al secondo tempio costruito in 46 anni, come scrive espressamente Gv 2,20.

Si deve assolutamente notare come, già al corrente delle grandi linee del calcolo, noi avevamo evidenziato il ruolo del ramo femminile, ruolo che appare fondamentale nel calcolo dell’intera genealogia lucana, perché senza di esso si perderebbe.

Tuttavia avevamo ipotizzato che tale ramo non necessariamente debba essere calcolato e infatti quelle 8 genearazioni di 58 anni considerate non lo includono ponendo di fronte alla ricerca un’interrogativo: perché?

Noi non sappiamo dare risposta, ma siamo certi che gli esperti delle questioni legate al tempio, magari al suo servizio, sapranno indicare perché Luca escluda, dalla sua genealogia, il ramo femminile, quando propone questa particolare cronologia che si sviluppa dal 1510, ghematria di Artaserse, fino al 464 a.C. seppur indicativo, nel senso che gli anni che passano dal 1510 sono collegati a Davide attraverso il 464 che fu anche il 464 a.C. segnante le fondamenta del secondo tempio nel settimo anno di regno proprio di Artaserse.

Insomma c’è del lavoro da svolgere per coloro che volessero venire a capo della questione, che crediamo interessante non solo alla luce di Luca e della sua genealogia, ma anche alla luce di una cronologia che indica il primo altare della storia e le fondamenta del secondo tempio di cui siamo davvero curiosi di conoscerne la relazione.

Concludo dicendo che quel 515 a.C. come anno della dedicazione del tempio post esilico, appare, se abbiamo ragione circa la ghematria ebraica di “Artaserse”, in tutta la sua brutalità, perché corpo estraneo alla storia vera ed editto di un re fantoccio,Ciro, messo lì alla bisogna, incapace di qualsiasi ruolo nella storia, sua e di un popolo, gli Ebrei che, c’è poco da dire, hanno officiato in ben quattro altari su sette e sempre da soli.

Gli altari della storia: il giudaismo da Davide a Gesù

La cronologia biblica non ha una sola dimensione, ma il profano si unisce al sacro creando la storia d’Israele. Difficilmente disgiungibili, queste due dimensioni si intersecano, ma lasciano anche la possibilità di studiarle singolarmente nelle metriche che le caratterizzano.

Se la storia secolare, infatti, si caratterizza, alla luce degli studi che abbiamo sinora condotti, per almeno 4 metriche fisse che ordinano cronologicamente la storia di Israele, quella religiosa segue metriche proprie che fanno luce in altri ambiti altrettanto se non addirittura più importanti se Israele fu teocrazia.

Per la prima dimensione abbiamo conosciuto i 490 anni; i 486 anni; i 480 anni e la “generazione” (γενεά) biblica che conta 35 anni. Impossibile adesso riproporre il tutto, anche se riconosco che sarebbe necessario. Mi limiterò a un esempio contenuto in home sotto il titolo “metriche” che illustra come i primi tre valori ordinino la storia ebrea (discorso a parte il 35 di una “generazione” che fa luce piena sulla genealogia matteana collocando, ad esempio, esattamente Davide a Ebron nel 995 a.C. partendo dal 15 a.C. nascita di Gesù e al contempo tracciare tranches di 490 anni quando 490 è la ghematria di κλείς Δαυίδ (chiave di Davide). Sinceramente, argomento mille volte dibattuto).

La seconda dimensione, cioè quella religiosa, vede certamente negli anni sabbatici, in quelli giubilari e in quelli sabbatici e giubilari assieme una metrica fondamentale (vedi categoria “anni sabbatici”), come fondamentale abbiamo visto essere il calendario delle settimane (vedi sempre in home) che disciplinava la turnazione dei sacerdoti, ma al contempo fissava delle date che risultano essere anche storiche, se la religione ha, come credo, una “storia” cioè una cronologia.

A questa dimensione si aggiunge una metrica insolita, un 153 (anni) la cui natura sfugge per ora, ma che è indubbio segni, con la sua cadenza, una storia sua propria perché se partiamo dal 668 a.C., anno della costruzione della porta superiore del tempio, esso ordina cronologicamente fatti di assoluto rilievo come

ANNO EVENTO METRICA
668 a.C. Costruzione della porta superiore del tempio -153 anni
515 a.C. Fine del giudaismo del primo tempio. Prima deportazione -153 anni
318 a.C. Deportazione egiziana. Anno sabbatico e giubilare -153 anni
165 a.C. Festa delle luci. Purificazione del tempio dopo la profanazione antiochea -153 anni
12 a.C. Passaggio di Halley. Giungono i Magi 

Abbiamo dovuto riassumere quanto quei 153 anni permettono di portare alla luce perché metrica sinora sconosciuta, sebbene di illustri attestazioni. Infatti 153 è l’anno in cui Alcimo distrugge il cortile interno del santuario demolendo “l’opera profetica” (1Mac 9,54); e 153 ricorre in Giovanni 21 quando ci narra della pesca miracolosa. Cose risapute queste, mentre quei 153 anni metro storico e religioso (partono dal tempio che ha raggiunto il suo massimo splendore con la costruzione della porta superiore del tempio e si concludono con l’adorazione di Gesù nel 12 a.C. da parte dei Magi) credo siano sfuggiti a tutti e con essi una parte importante della cronologia biblica che non disciplina solo le grandi tranches cronologiche, ma anche i singoli aspetti, come questo.

Ecco, adesso siamo in grado di illustrare il nuovo post che deve fare maggiore chiarezza nelle grandi tappe del giudaismo che noi avevamo scritto essere iniziato nel nel 668 a.C. quando, con la costruzione della porta superiore del tempio, esso assunse, assieme all’edificio, il suo massimo splendore. Ma non è precisamente così e il lettore sarà paziente se riprenderemo in mano le nostre stesse affermazioni per il semplice fatto che se quei 153 anni erano sfuggiti a tutti, per quanto ci riguarda è vero solo che li abbiamo riscoperti, ma li dobbiamo anche collocare nella loro esatta cornice e funzione storica che tuttora ci sfugge, sebbene non ci sfugga, come abbiamo dimostrato, che essi disciplinano la storia di Israele dal 668 a.C. al 12 a.C.

Il loro ingresso nella nostra cronologia ci ha tratti verso conclusioni forse affrettate quando ci hanno spinto a scrivere che nel 668 a.C. nasce il giudaismo del primo tempio, il cui splendore e la cui completezza poteva sulle prime giustificare la sua nascita, ma non è così perché esiste un’altra metrica che si sovrappone e contiene cronologicamente quel 153 ed è ben più lunga e importante, perché disegna tre grandissime categorie storiche e cronologiche:

  1. Il giudaismo del primo tempio, suo inizio e fine (1012 a.C.-515 a.C.)
  2. Il giudaismo del secondo tempio, suo inizio e fine (465 a.C.-32 d.C.)
  3. Il giudaismo del terzo tempio: l’avvento del nuovo ed eterno sacerdozio in Cristo, nuovo Melchisedek (32 d.C.-?)

Capite bene che adesso tutto ha trovato il suo ordine storico e cronologico, perché le tre grandi tranches si sviluppano per date e una metrica precise, come vedremo.

Il 515 a.C. siamo certi che segnò la fine del giudaismo del primo tempio, vuoi perché è la metrica dei 153 anni che ce lo indica (vedi tabella sopra); vuoi perché da sempre abbiamo scritto che l’esilio non fu quello descritto dall’ecumene degli studiosi che lo collocano nel 586 a.C. Noi, infatti, lo collochiamo quasi un secolo più basso (81 anni) cioè nel 505 a.C., facendo però una fondamentale distinzione tra quello descritto da Ezechiele (40 anni) e quello descritto da Daniele sulla scorta di Geremia, cioè 70 anni. Il primo iniziò nel 505 concludendosi nel 465 a.C.; il secondo iniziò nel 518/517 a.C. per concludersi nel 448/447 a.C. dopo 70 anni.

Sono entrambi fondamentali, ma non debbono essere considerati assieme perché seguono logiche diverse e finalità diverse, tanto che se Daniele fissa la data della fine del giudaismo del primo tempio, Ezechiele invece segna la nascita del secondo giudaismo.

Infatti nel 518/517 a.C. ci fu l’assedio di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor, mentre la caduta dell città avvenne nel 516 a.C. come da sempre abbiamo indicato nella tavola dei Re. Conseguentemente la fine del giudaismo del primo tempio avvenne con la deportazione di  Jehozadak  nel 515 a.C. sebbene la stessa ecumene degli studiosi collochi esattamente in questa data la dedicazione del secondo tempio, quando biblicamente avvenne un secolo dopo cioè nel 419/418 a.C. (rimane aperta la questione sulla morte e sepoltura di Giosuè, successore di  Jehozadak e sommo sacerdote tra il 515 a.C. e il 490 a.C., avvenuta a Babilonia. Come sommo sacerdote negli anni indicati, cioè del secondo tempio, cosa lo spinse a recarsi a Babilonia e a morirvi? Non è più logico, alla luce della sua tomba tuttora esistente, pensare che a Babilonia ci fosse e ci morisse perché in esilio come sostiene la nostra cronologia?).

Insomma siamo ben lungi dalla festa della della dedicazione, perché siamo nel bel mezzo della tragedia dell’esilio, prova ne è che quei 153 anni che ci hanno fatto da scaletta (vedi tabella sopra) confermano tutto perché da quel 668 a.C. al 515 a.C. passano, appunto, 153 anni e da lì si sviluppa una metrica cronologica che difficilmente può essere imputata al caso (controllate pure di nuovo la tabella sopra). Dunque, dopo averla fatta molto breve, nel  515 a.C. finisce il giudaismo del primo tempio, ma quando inizia di preciso?

Beh, il primo termine a quo che viene in mente è Davide, perché nessuno più di lui lo ha rappresentato. L’epoca davidica l’ha superata solo Gesù compiendola, però, non abrogandola. Dunque è in Davide che dobbiamo cercare, in particolare nell’anno in cui noi abbiamo scritto spodesta Saul e diviene re perché ha ucciso Golia. Quell’anno fu il 1012 a.C. secondo noi, ma in fondo anche secondo Galil che lo unge re.

Quanti anni passano dal 1012 a.C. al 515 a.C.? Insomma, quanto durò il giudaismo del primo tempio secondo questo calcolo? Beh, è facile saperlo, basta sottrarre 1012 al 515 e ottenere 497 (attenti che ha una ghematria fantastica!). Bene adesso sappiamo qualcosa in più, ma mi rendo conto che occorre una prova, occorre cioè dimostrare che siamo di fronte a una nuova metrica che disciplina la vita sacerdotale del tempio o, se preferite, il giudaismo nella sua essenza.

Per scoprirlo dobbiamo però seguire gli sviluppi storici di Israele e considerare l’esilio non esattamente nella tempistica profetica, che andrebbe pure bene ma non è precisa rivolgendosi alla storia secolare (un profeta è la voce di Dio nella storia), per cui indagheremo i Libri storici della Bibbia, in particolare quello di Esdra che si occupa della ricostruzione del tempio, del secondo tempio, certi che sia lì la chiave e la data di inizio del secondo giudaismo.

Infatti in Esd 7,7 leggiamo che egli rientra, assieme ai leviti (sacerdoti) nel settimo anno di Artaserse che noi collochiamo nel 465/464 a.C. datandone il primo anno di regno nel 472/471 a.C. Infatti nel 465 (uso la datazione singola per semplicità), cioè il settimo anno di Artaserse, si gettano le fondamenta del secondo tempio e con esse si gettano le basi per il secondo giudaismo che durò anch’esso 497 anni se nel 32 d.C. Gesù, nuovo Melchisedek (Eb 7,17), inizia, secondo la nostra cronologia, il suo ministero pubblico sacerdotale. Infatti 465+32=497 anni e questo ci dice che quando avevamo ipotizzato una metrica in quei 497 anni eravamo nel giusto perché non collegano solo Davide (1012 a.C.) al 515 a.C. fine del giudaismo del primo tempio, ma collegano anche il secondo giudaismo al terzo e definitivo, cioè a Gesù.

Tanta precisione ci stimola a cercarne ancora nel calendario delle settimane che non può mancare di far luce, cioè d’inserirsi in una cronologia che, disciplinando il giudaismo tutto, deve coinvolgere i calendari sacerdotali che regolamentavano il culto nel tempio simbolo di quel giudaismo.

Infatti anche i calcoli relativi al calendario delle settimane confermano sia quel 465 a.C. che il 32 d.C. attraverso questa semplice formula che li unisce

[(465-294)-(7×29)]=35 (un ciclo calendariale lungo e 29 brevi sottratti al 465 a.C.=32 d.C.)

dimostrando (per la durata di un turno sacerdotale 7 anni vedi post di ieri) che se difficilmente la precedente identità cronologica ( 497 anni dal 1012 a.C.  al 515 a.C. e dal 465 a.C. al 32 d.C.) disegnata era imputabile al caso, adesso è impossibile perché a quella metrica si sovrappone un calendario a dirci, col suo “resto zero” che la matematica veramente non è un’opinione e lascia poco spazio alla fantasia polemica. Una polemica che magari potrebbe coinvolgere le mie precedenti affermzioni che facevano partire il giudaismo del secondo tempio nel 472/471 a.C. ma in fondo mi pare di aver semplicemente aggiustato il tiro con quel 465 a.C. settimo anno di regno di Artaserse invece che primo.

Avevamo promesso una nota ghematrica sorprendente a proposito di quel 497 che già ci è stato utilissimo. Esso disegna le grandi tappe del giudaismo tutto, dai suoi albori (Davide) a Gesù. Esso, quindi ci parla del tempio e della sua storia profonda tripartita. In una parola degli “altari” che si sono succeduti come epoche ben precise, per cui non è un caso che 497 sia la ghematria di מזבחתם che tradotto significa i loro altari” (Es 34,13) perché effettivamente, alla luce della cronologia e di un calendario, quel 497 svela la storia profonda del tempio, dalle origini alla sua fine e con esso quella di una classe sacerdotale che non voleva saperne di tramontare, come vedremo.

Infatti vedremo cosa in realtà non si celi in tre versetti del Vangelo di Giovanni, cioè in Gv 2,19-21 quando la feroce polemica tra Gesù e i farisei introduce l’omicidio del primo soggetto. Il “distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere” di Gesù altro non significa, come avevamo già scritto qui, che i leviti e l’intera loro classe sacerdotale avevano capito che la loro epoca era ormai al tramonto.

Non a caso il confronto si svolse all’ombra del tempio, quello stesso che li aveva legittimati come classe divenuta ormai casta. Quel muro che Gli eressero contro è quello stesso che avevano a loro tempo abbattuto col suono delle trombe a Gerico, come abbiamo visto ieri, ma che sarà a sua volta abbattuto sul Golgota come dimostra la linearità di calcolo del calendario delle settimane che dopo 4 cicli lunghi (294 anni ciascuno) e 35 brevi (7 anni) conduce dal 1386 a.C. (caduta di Gerico) al 35 d.C. anno della crocefissione e anno che instaura il sacerdozio eterno “alla maniera di Melchisedek” (Eb 7,17), abrogando la classe levitica per un sacerdozio nuovo in Cristo.

Non ci poteva essere compromesso: un epoca e un sacerdozio nuovo chiedevano spazio, uno spazio occupato da secoli che non avrebbe mai ceduto il passo spontaneamente, per questo, nell’impossibilità di un compromesso, si penso sin da subito di eliminare fisicamente il Problema. Tutto questo non è la prima volta che accade. Già tra Saul e Davide non era corso buon sangue e anche quella volta –lo abbiamo visto– segnò il passaggio di consegne tra due epoche: da quella di Saul terra di mezzo perché ultimo giudice e primo re, a quella di Davide che supera (vince) definitivamente l’ultimo retaggio dell’epoca dei giudici per instaurare la monarchia. Come Gesù che esautora una classe sacerdotale per instaurare un regno: eterno, come dicono, ma credo sia vero.