“Ciò che conta”, dedica a Erich Zenger

Caro Erich,

vittima di un “increscioso incidente”, ci hai lasciati nel giorno di Pasqua ed io subito ho pensato o al tuo eroico calarsi nel ruolo; o a un assassinio, perché quelli come te non li si bruciano con lo scandalo: la loro moralità e la loro carriera sono specchiate.

Tu, oltre a un’introduzione biblica, hai scritto un commento ai salmi che si fregia di più ristampe ed io quello sto leggendo, soffermandomi, in particolare, sull’introduzione dove ho letto un paragrafo di estremo interesse ed è La collezione dei salmi dove tu trovi la soluzione a un enigma nella “tradizione davidica”, piucchè nella paternità dei salmi a lui attribuiti.

In quella tradizione tu scorgi un’esigenza che ha spinto il collettore a riunire sotto un’unica attribuzione i salmi di Davide che però talvolta, come nel caso del (71)72, di Davide non sono perché espressamente attributi a Salomone.

E’ dunque nella “tradizione” la soluzione a un enigma che per tua stessa ammissione

solo così, se non si vuole ritenere per i raccoglitori una sconsiderata spensieratezza, si spiega il fatto sorprendente che l’annotazione del Sal 72,20: “Terminano le preghiere di Davide” sta in un salmo attribuito a Salomone (!).

Tu stesso quindi hai colta e descritta l’assurdità di una collezione che attribuisce la paternità neanche a casaccio, ma ignorando persino il contenuto del testo che ha di fronte agli occhi, cioè Terminano i salmi di Davide, scrivendo Salmo di Salomone.

Mi pare ovvio che l’esegesi sia naufragata in un mare d’ipotesi non per giustificare l’equivoco, ma l’assurdo se non addirittura il comico, perché di mezzo ne vanno tutti i salmi, in particolare la loro attribuzione.

Non è così, Erich, no non è così e tu avresti dovuto introdurre un’ipotesi altrettanto assurda che avrebbe però risolto il grottesco: anche il salterio è vittima della truffa, quella truffa che ha seminato il caos da Genesi ad Apocalisse.

Quel salmo, se termina i salmi di Davide, è di Davide ma nottetempo si è scritto “di Salomone” perché tutto risultasse incomprensibile, risultasse cioè che laddove era pre-esistente una catalogazione e un’attribuzione ferree potesse fare ingresso il caos.

Ritengo, se me lo permetti, che in origine tutto fosse ordinato per autore e che altre possibili catalogazioni fossero possibili (cronologiche, per Re, pre e post esiliche) ma poi tutto sia stato volutamente confuso gettando nello scompiglio l’intero salterio.

Tu o i tuoi colleghi, magari quelli che hanno raccolta la tua eredità, dovreste, allora, prendere in considerazione l’ipotesi del falso e recuperare il bandolo di un salterio divenuto matassa inestricabile, ma mi rendo conto che questo post è la novecentoventinovesima bottiglia gettata in mare, per cui ha ragione chi mi dice: “Che t’importa di quello che dicono, tu sai come stanno le cose ed è questo ciò che conta”. Sì, è questo ciò che conta.

Gerico, l’anno della rovina segnato sul calendario

importanteLa caduta di Gerico è quanto mai discussa, se mai è caduta, secondo molti. Alcuni, infatti, affermano che già fosse in rovina, rovinando così il Libro di Giosuè che già aveva il suo bel daffare con “Fermati, o sole”.

Non siamo archeologi, siamo solo blogger e per di più stanchi, perché 479 post di cronologia e ghematria in poco più di quattro anni stancano, ma vogliamo proporre al lettore un capriccio, per la verità molto curioso alla luce non dei nostri studi, ma di quelli degli altri che parlano di “vittoria liturgica” e “liturgia guerriera” a proposito della caduta di Gerico, perchè avvenne al suono di 7 trombe, 7 sacerdoti, 7 giorni e 7 volte poi Gerico, esausta, cadde.

Ci siamo già occupati di Gerico qui e abbiamo visto che la sua ghematria (Ιερικω corretta) conduce al 945 a.C., anno che secondo noi indica il getto delle fondamenta del primo tempio e siamo d’accordo se l’esegesi parla di “vittoria liturgica” “liturgia guerriera”, siamo d’accordo cioè col fatto che la ghematria di Ιερικω  (Gerico) riconduca al tempio, dove quella stessa liturgia aveva la sua sede e i suoi calendari.

Già, i calendari, in particolare uno, quello delle settimane che ci ha impegnato mesi (vedi categoria) per dirci che la sua cadenza unisce molti fatti biblici (storici) importanti che ne seguono, appunto, la cadenza (rinnovo l’invito a consultare almeno questo). E anche stavolta sembra non deluda, perchè noi applicheremo i suoi cicli lunghi (294 anni ciascuno) e brevi (7 anni ciascuno) a quel 945 a.C. che emerge dalla ghematria di  Ιερικω e che segna l’anno delle fondamenta del tempio, fulcro di ogni calendario religioso.

Prima però dobbiamo illustrare la nostra scommessa, affinché la sorpresa sia tale. Dobbiamo premettere che il calcolo relativo al calendario delle settimane applicato al 945 a.C deve necessariamente cadere nell’anno immediatamente precedente la conquista della Palestina, perchè Gerico apre le porte della regione.

Noi sappiamo già quando gli Ebrei la conquistarono, perchè non solo la ghematria (vedi categoria 1384 e 1385 del menu), ma anche i calcoli cronologici ci conducono al 1385 a.C. che segna, secondo noi, la fine dell’esodo, e di conseguenza la conquista della Terra promessa

Dunque Gerico deve cadere e i calendari devono confermare nel e il 1386 a.C. cioè l’anno immediatamente precedente il 1385 a.C. quando tutto è compiuto, cioè esodo e conquista. Bene, non rimane che sommare al 945 a.C. un ciclo lungo (294 anni) e 21 brevi (7 anni), cioè

[(945+294) + (7X21)]=1386

quando quel 1386 a.C. è l’anno cercato e promesso, cioè quello immediatamente precedente la fine dell’esodo e la conquista della Palestina, e  non solo da noi, ma anche da tutti coloro che parlano di “strategia liturgica” e “liturgia guerriera” che non poteva non esplicarsi nel calendario delle settimane di esclusivo appannaggio della classe sacerdotale, quella stessa che ha guidato la conquista al suono delle trombe, gli acuti delle quali hanno fatto centro con precisione millimetrica nelle imponenti mura della città.

Non sappiamo se cadrà la Gerico scientifica che nega la Gerico storica e biblica, di certo pare che quest’ultima cadde con fragore se se la sono segnata sul calendario, delle settimane è vero, ma pur sempre calendario fino a prova contraria.

Ps: prego anche di tenere conto che il calendario delle settimane ha come base di calcolo 7 anni e 7 sono i sacerdoti, 7 trombe, 7 giorni e 7 volte per una ritmica liturgica che a quanto pare fa luce non solo sulla storia, ma anche sulla purità, se i cicli brevi segnati dal calendario (vedi formula sopra) sono 7X21 cioè 7X( 7+7+7) somma che si oppone all’assoluta impurità del 666 apocalittico e bestiale, confermando quel quadro liturgico che solo può accedere al divino, cioè al 777 simbolo di perfezione