Una croce falsa

crocefissioneA una parola ho dato una caccia spietata: “croce” e mai ne sono venuto a capo come questa sera. Primo, perchè non è il sostantivo ma il verbo che fa luce. Secondo, il verbo è stato pesantemente falsificato, cioè è stata falsificata persino la croce e dunque tutto è possibile immaginare perchè siamo oltre l’immaginabile.

Il verbo che traduce “mettere in croce” o “crocifiggere” è il greco σταυρόω che non va però scritto con la ipsilon, altrimenti il calcolo ghematrico si perde, ma senza cioè σταρόω (attestato, ma bisognerebbe approfondire) ed ha un valore di 1471, cifra importantissima nell’ottica dell’intera genealogia matteana che conta 42 generazioni di 35 anni per un totale di 1470 anni.

La genealogia matteana è cristologica e in questo senso credo che ben si comprenda perchè le tre tranches di 14 generazioni di 35 anni coincidano con la ghematria del simbolo per eccellenza di  Gesù: la crocefissione.

Inoltre è importante ricordare che 1470 è arco di tempo indispensabile per dare un senso cronologico a Matteo 1,17 perchè se lo si somma alla data di nascita di Gesù, come si deve fare essendo Lui termine a quo del calcolo, cioè il 15 a.C., otteniamo 1485 a.C. anno di nascita di Mosè (sulla questione vedi l’ampia categoria “Mosè” nel menu).

Infine 1485 ricorre anche in Gv 10 quando compre la figura del guardiano delle pecore, perchè quel θυρωρός che traduce “guardiano” (Gv 10,3) ha un valore ghematrico di 1485 parlandoci di nuovo di Mosè, se non altro in un ottica paolina che vede in Gesù “il pastore, quello grande” (Eb 13,20) di cui Mosè è il guardiano.

Ecco tutto quello che si può ricavare da quel σταρόω (crocifiggere) tanto che possiamo scrivere che veramente la caccia che gli abbiamo data non solo ha dato buoni frutti, ma era indispensabile.

Credo anche che si debba far notare una coincidenza: le occorrenze neo testamentarie di σταρόω sono 46 e qui la memoria deve andare a Gv 2,19 e a quel “distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere” quando quel “distruggere” indica universalmente, nel tempo e nello spazio, la crocefissione.

E’ in quei pochi versetti che ricorre il numero 46 perchè l’obiezione dei farisei verte proprio sui tempi  della ricostruzione del secondo tempio: 46 anni che non possono essere ridotti a 3 giorni, cioè alla resurrezione.

Ma tutto questo ci dice che la condanna a morte di Gesù per crocefissione trova nelle 46 occorrenze un passo dei vangeli che conferma la non casualità, perchè è solo e soltanto in quel passo (Gv 2,20) che ricorre il numero 46 in tutta la Scrittura come 46 sono le occorrenze di σταρόω (crocifiggere).

Ci eravamo già occupati del numero 46 in questo post, dimenticandoci di scrivere, però, che 46 sono i libri dell’Antico Testamento, un Antico Testamento che prefigura il Cristo messo in croce e forse per questo le occorrenze di σταρόω sono 46, mentre quelle del suo participio “crocifisso” si fermano a 30.