La regina del sinedrio

Il post di ieri, dedicato al Libro di Enoch, non è completo e lo sapevamo già perché noi avevamo deciso di non impegnare il lettore in maniera eccessiva, ma lasciandogli il tempo per riflettere e comprendere la logica del post.

Una logica che ritorna oggi proponendo di nuovo la metrica del 777 (anni) che è anche, però, ghematria di σαυρος (croce), cosicché sia la croce a dare un significato al calcolo o a permettere le considerazioni che eventualmente offre.

La metrica del 777 (anni) partirà di nuovo dall’Anno Mundi del 3923 che sempre più appare tale, cioè storicamente accertato e sostenibile, anche se questo non toglie che sia una datazione esclusivamente biblica che si può accettare, come rifiutare.

Resta di fatto, però, che essa sa far luce nella Bibbia e dare un senso, talvolta assolutamente nuovo, a pagine altrimenti fiacche perché troppo sfuggenti, come il Libro di Enoch qualora ne volessimo indagare la storicità e la canonicità.

Di quel libro, abbiamo scritto, c’è un calcolo che lo caratterizza secondo aspetti sinora sconosciuti, come quello che vuole, tolti 777 anni al 3923, che che si cada nel 3146, per un 31 che diviene 31 d.C. e il 46 gli anni di Gesù al momento del dialogo con i farisei, quello riportato in Gv 2,19-21.

E’ sempre questo dialogo che torna a istruire, perché noi lo metteremo in relazione alla Strage degli innocenti che sì, fu compiuta da Erode, ma chi ne fu il mandante se quel 31 d.C.; se quel 46 e Gv 2,19-21 fanno luce, in realtà, sull’ombra del tempio che potrebbe aver sobillato Erode alla strage, rimanendo, temporaneamente, nell’ombra quella che sarà completamente diradata dal dialogo tra loro e Gesù e da quel tempio che sarà distrutto per poi risorgere in tre giorni?

Questa è la cornice in cui si muove il calcolo che poi si arricchirà di particolari, mentre adesso proporremo i conti che partono dall’Anno Mundi e giungono al 31/32 d.C. scalando di 777 anni in 777 anni

Infatti:

3923 – 777 = 3146

3146 – 777 = 2369

2369 – 777 = 1592

1592 – 777 = 815

815 – 777 = 38

38 – 35 = 3

35 – 3 = 32

Come potete vedere nei primi cinque passaggi del calcolo abbiamo usata la metrica del 777, per poi procedere secondo una scala di 35 anni, cioè quella tipica della genealogia di Matteo.

La frequenza del 35 generazionale, tuttavia, non è una novità: già nel post precedente avevamo fatto notare che 35 sono gli anni che separano la prima tranche del calcolo (3923 – 777 = 3146) dall’inizio della generazione di Enoch (3181 per un 3181 – 3146 = 35)) seguendo genealogia lucana e questo, forse proprio questo, fa luce sulla locuzione tipica del Libro di Enoch, cioè “Figlio dell’uomo” se si ha chiaro, però, l’anno della crocefissione che per noi è il 35 d.C.

La presenza, quindi, di singole tranches di 35 anni nel calcolo che offriamo oggi si avvale della stessa metrica “corta” che era sorta ieri, per cui adesso non cambia, nella sostanza, il discorso, casomai si amplia e permette, tra l’altro, di notare che, a fronte di 5 passaggi a base di 777, si aggiungano due passaggi a base 35 per un totale di 7 passaggi dall’Anno Mundi al 31/32 d.C., quando, però, è proprio il numero 7 la caratteristica del nostro discorso che si basa o su 777 o su un multiplo di 7 (35), quando il 7 ha un valore simbolico tutto biblico, tanto che 777 è ghematria di σαυρος (croce).

Inoltre, sempre nell’ottica del numero 7 che caratterizza questa metrica, dobbiamo accennare che Atalia, di cui ci occuperemo a breve, regna, seguendo la nostra cronologia dei Re, 7 anni per una simmetria complessiva che davvero sorprende.

Ho dovuto dilungarmi un po’ affinché il contesto sia chiaro e poco spazio si lasci al caso. Adesso veniamo al dunque e facciamo notare che i conti sopra mostrati fanno tappa, cronologica, all’815 quando, se adottiamo i nostri Re, quella data ha un’importanza enorme, per cui non ci meraviglia che, qualora si adotti qualsiasi altra cronologia, tutto quanto rimane inaccessibile.

Infatti, l’816/815 a.C. non segna l’avvento di un regno qualsiasi, ma quello di Atalia, l’usurpatrice, e questo ben mette in relazione la prima tranche del calcolo ferma al 3146 quando, lo abbiamo scritto, quel 31 è il 31 d.C. e il 46 sono gli anni di Gesù al momento del dialogo con i farisei, che infatti obiettano che ci sono voluti 46 anni per la costruzione del tempio, come 46 sono gli anni di Gesù al momento se nato nel 15 a.C. e morto nel 35 d.C.

Quel dialogo, allora, trova un’ulteriore riflessione, perché come Atalia usurpa il regno di Giuda, così facevano i farisei, andando, magari, ben oltre usurpando il regno di Dio, cioè il tempio. In ogni caso è lì che Gesù li dichiara delegittimati, sebbene avessero già pensato all’omicidio che era, al momento, l’extrema ratio, quella che però adottarono alla luce della resurrezione di Lazzaro (Gv 11,53).

Non è casuale, quindi, che i calcoli mettano in relazione i farisei con Atalia che prefigura ciò che sarebbe successo negli anni 30 dopo Cristo, come prefigura, ed ecco la Strage degli innocenti, il bagno di sangue se ella uccise tutti i figli di Ocazia, defunto sposo.

La strage che ella compì fu quella che dopo secoli compì Erode, una strage di cui per lo più si nega la storicità, ma appare davvero strano che, alla luce dei calcoli che fanno emergere il regno di Atalia, si sia verificato qualcosa di davvero simile ai tempi di Gesù, quando se ne salvò uno, cioè Lui, come si salvo Joas, unico scampato.

Si potrebbe pensare che i sinottici si siano ispirati all’episodio di Atalia, ma rimarrebbe da spiegare come mai, calcoli alla mano, Atalia sia effettivamente in relazione con il sinedrio; o che Joas lo sia così strettamente con Gesù metaforicamente, magari anche Lui unico scampato alla furia di Erode, una furia, però, che, alla luce del 3146 (31 d.C. e 46 anni di Gesù) non crediamo sua, ma del sinedrio che gli armò la mano e ordì la strage.

Si trovarono d’accordo, insomma: l’uno, Erode, non voleva essere detronizzato dal “Re dei Giudei” (Mt 2,2); i farisei,invece, non volevano essere delegittimati dal Messia, cosicché Erode mise mano alla spada, mentre il sinedrio optò per la più sobria croce.

Dal Libro di Enoch a Gv 2,19-21. Una prospettiva cronologica

Questo post vuole dare agli studiosi del Libro di Enoch alcune informazioni per valutarlo secondo un aspetto sinora sconosciuto, sebbene quel libro abbia già di per sé catturata l’attenzione, come dimostra la complessa pagina che gli dedica wiki.

Noi crediamo che la prima attestazione de “il figlio dell’uomo” appartenga al Libro di Enoc, è vero, ma fino a spingersi però a Enoch stesso, nella misura in cui Gv 3,14 ci parla della crocefissione di Gesù, Figlio dell’uomo per antonomasia.

La croce che Lo innalzerà, noi l’abbiamo riscritta secondo una logica ghematrica che vuole 777 per σαυρος e non σταυρός, cosicché potessimo ricavare una scala di perfezione che vede la croce al centro di due altri valori: il 666 dell’imperfezione animale, dato dal 666 di Apocalisse che ci parla del marchio, non a caso, della bestia; e l’888 ghematria di Ἰησοῦς (Gesù)

Dunque quel 777 fa parte di una metrica e forse lo esso stesso metrica, come a suo tempo, per esempio, lo furono il 480, il 486 e il 490 (vedi tabella). Non rimane, quindi, che provare quella metrica del 777 all’interno della cronologia biblica, quella però che segue il blog e che parte dal 3923 dell’Anno Mundi.

Sottraiamo, allora, 777 che immaginiamo anni e otteniamo 3146 inserito nella genealogia lucana alla generazione (106 anni) di Enoc, in particolare 35 anni dopo il suo inizio (3181-3146=35).

Adesso bisogna avere un po’ di memoria e ricordare quanto il blog sostiene circa l’anagrafe e la biografia di Gesù, cosicché da scomporre quel 3146 in 31 e 46, in maniera tale che appaia evidente che, partiti dalla ghematria di
σαυρος (777) siamo giunti al 31 d.C. quando Gesù aveva esattamente 46 anni se la sua anagrafe è il 15 a.C.-35 d.C.

Appare chiaro, allora, un senso ulteriore del dialogo che Egli tenne con i farisei all’ombra del tempio, cioè quello descritto in Gv 2,19-21 quando quei 46 anni attribuiti al tempio divengono, in realtà, l’età di Gesù.

Un Gesù che invita, con la distruzione del tempio e la sua ricostruzione in tre giorni, a ucciderLo, cosa avvenuta per mezzo di quella stessa croce la cui ghematria (777) è il leitmotiv del nostro post, tanto che, adottata come metrica, l’abbiamo rintracciata nel termine ad quem, cioè il 3146, per una sintesi dell’intero discorso fatta con due cifre: il 31, che diviene il 31 d.C.: e il 46 che diviene l’età di Gesù in quell’anno, nell’anno cioè in cui si pensò di ucciderlo, mentre la pianificazione dell’omicidio avvenne dopo la resurrezione di Lazzaro.

In questo contesto, però, s’inseriscono anche i 35 anni che separano il 3146, trovato scalando di 777 anni dall’Anno Mundi (3923), dal 3181 inizio della generazione lucana di Enoch. Quei 35 anni, considerati all’interno di un discorso che verte sula ghematria di σαυρος (croce) e sulla presenza del Figlio dell’uomo (Libro di Enoch) “innalzato” seguendo Gv 3,14, ci parlano dell’anno della crocefissione che noi, forse con ragione, datiamo nel 35 d.C.

Insomma, ci pare che tutto concorra a spiegare la locuzione Figlio dell’uomo se la ghematria, un patriarca, una metrica e l’anno della crocefissione si muovono esattamente in un unico contesto che dà una luce nuova al Libro di Enoch, nella misura in cui il Patriarca usa quella locuzione, mentre i calcoli la spiegano avvalorandola.

Mi rendo conto che forse non è facile seguire il post, tuttavia è sufficiente comprenderne la logica per poi, magari, adottarla nello studio del Libro di Enoch e far emergere caratteristiche che crediamo sinora nascoste, come quella che lo vuole apocrifo e fuori canone, ma fino a un certo punto. Non oltre.