La Chiesa dei Settanta

Sulla scorta della notizia delle 135 diocesi francesi pre-napoleoniche, mi sono incuriosito molto riguardo la storia di quelle italiane, quando per quelle francesi ci apparve subito chiaro che quel 100 e 35 facesse direttamente riferimento al 35 d.C. anno della crocefissione, se non altro perché, se ogni campanile ha la sua croce, è evidente che quelle 100 e 35 diocesi francesi fossero il simbolo della francia cristiana, poi passata al vaglio cattolico per una ricattolicizzazione forzata che togliesse ogni velleità nazionalistica, diremmo sulle prime, ma in realtà Vandea su scala nazionale, cioè resistenza a oltranza al cattolicesimo romano.

Bene, leggo su Famiglia Cristiana un articolo di Alberto Bobbio che ci parla di 226 diocesi dal 1989, perché 30 anni fa si decise l’accorpamento giustificato da un criterio di razionalizzazione che però fu osteggiato, in blocco, da 70 vescovi e noi ne terremo di conto di questa informazione a cui si aggiunge quella dei 51 indecisi (le cifre che ho estrapolate dall’articolo mi paiono queste, ma non sono importanti più di quanto esse appaiano).

Quanto sto per scrivere può apparire un delirio, cioè una ricerca psicotica di combinazioni numerologiche che vogliono ad ogni costo far emergere una realtà che esiste solo nella mia immaginazione. Capisco chi giunge a questa conclusione, ma non se ci giunge prima alla conclusione del post, perché c’è un modo per capire se io vivo un mio delirio o porto alla luce il delirio altrui, cioè a dire se, diversamente, sono dentro la mente di un pazzo, per cui quel pazzo non sono io, ma mi limito soltanto a scrutare i pensieri, le mosse e la follia altrui.

Noi scriveremo 226 in greco cioè σκς per un σκ che noi da sempre consideriamo simbolo della sapienza, perché in questo articolo abbiamo esposto il motivo per cui σκ è simbolo di sapienza, quella che Ap 13,18 scrive come necessaria per venire a capo del 666.

Σκς simbolo di sapienza, ma anche lo stigma finale e simbolo, perché ci parla dello stigma del 666 che in lettere appare χξς. Questo permette una prima lettura di quel 226 divenuto σκς e significa che la sapienza è falso profetica, cioè una sapienza falsa, quella cattolica, almeno in Italia.

Che il nostro paese fosse preda del falso profeta lo sappiamo da molto perché il blog ha tutta una categoria a lui dedicata. In particolare essa ci parla di Sisto V Peretti, colui che stuprò la Vulgata (padre A. Maggi) e dette alle stampe la Bibbia che conosciamo (La Clementina si limitò semplicemente a blindare la Sisitina), cioè che conosciamo assolutamente falsa.

Dunque, stando al primo risultato della nostra analisi, non siamo caduti né nel nuovo, né nel vuoto: la sapienza falso profetica è in casa del falso profeta che ha ridotto le diocesi da 325 a 226, ma secondo quale criterio? Fu davvero quello della razionalizzazione quello adottato? o si procedé a una purga affinché la sapienza fosse esclusivo appannaggio del falso profeta e divenisse un magistero granitico di menzogne? che ne fu dei vescovi riottosi al nuovo corso? come furono allontanati?

E’ dall’esame della sorte di quei 70 che dissero no che si può capire se il mio è un delirio numerologico. E’ conoscendone la sorte che apparirà chiaro che in realtà il disegno di razionalizzazione non mirava all’ottimizzazione della giurisdizione ecclesiastica, ma a disfarsi del dissenso, affinché tutto, ma proprio tutto, fosse nelle mani del falso profeta e ogni ambito avesse il suo falso vescovo.

Sarebbe davvero un ottimo lavoro per un giornalista che volesse portare alla luce carriere interrotte a causa di scandali inventati; o pensionamenti anticipati e non desiderati. Vogliamo metterci strane morti? mettiamocele pure, perché del falso profeta pensa male, ma preparati all’ancora peggio, cari cattolici, a cui consiglio caldamente di stare alla larga da tutte le curie: c’è solo da rimetterci, perché esistono solo agli occhi frettolosi della stampa vescovi ratzingeriani e bergogliani, ma sono di un’unica pasta: la lievita Madre, quella buona, non c’è più (c’era ancora Ratizinger, ma par l’abbiano pensionato alla stessa maniera di quei 70 riottosi).

Osteria “Da Galileo”

Egregio professor Fomenko,

deve perdonarmi se la cito, ma credo di poter scrivere che io e lei siamo coloro che gridano al grande falso storico, sebbene il respiro della sua opera sia molto più profondo e vasto, tanto che ho sì appena acquistato il suo 400 anni d’inganni,ma solo per trarne degli spunti non potendo davvero allargare ulteriormente il campo di ricerca.

Io, infatti, mi sono limitato alla cronologia biblica, come sa, per poi occuparmi, ma solo a margine, della storia della Chiesa, cattolica, che quella cronologia prima l’ha falsata, poi imposta.

Noi, mi spingo sino a dire, abbiamo raccolto il testimone di una tradizione di studi illustrissima di cui l’ultimo rappresentante fu Robert Newton che impugnò la cronologia tolemaica, quella stessa che uniforma la Bibbia.

Tale cronologia è falsa, come sosteneva Newton, cioè stilata a tavolino, magari in osteria e per questo getta fuori asse l’intero impianto cronologico biblico che va in shock e dà, letteralmente, i numeri.

Ti viene spontaneo, allora, indagare su quel grande falso che già hai intuito chi l’ha partorito, ma non quando, cioè vuoi sapere quale sia il termine a quo del grande falso biblico, è vero, ma anche -forse più- storico se di mezzo ci va, per esempio, ma solo per esempio, il Vicino Oriente Antico.

Questione non marginale sapere quando tutto ciò accadde, perché coinvolge il chi lo fece, cioè chi e come progettò una storia per poi imporla proprio alla scienza che risulterebbe, in un processo, parte lesa.

Ecco, proprio di un processo, storico, è vero, ma anche penale si tratta ed è quello di Galilei, perché l’eresia era ciò che per noi e il penalmente rilevante.

Tale processo è passato alla storia come la madre di tutte le battaglie legali a causa dell’enorme risonanza che ebbe, che ha e che avrà nei secoli, proprio in virtù di quella scienza che s’impose su un’oscurantismo e fondamentalismo biblico che voleva farla da padrone sebbene il torto marcio che la scienza gli attribuiva.

In un sito spagnolo cattolico lessi queste parole: “La Chiesa non ci fece bella figura” con Galileo e invece io le dico che la fece magnifica perché tutto andò secondo i suoi progetti.

Infatti, con la Sistina (1590) si falsò (stuprò) la Vulgata, poi si pubblicò l’editio princeps della sisto-clementina (1592) e infine si causò un diluvio di menzogne che fecero rimpiangere quello noachico.

Capisce quello che sto tentando di spiegarle? Quel processo fu una farsa, lo si volle perché facente parte di un piano ben congegnato, a dire il vero, cioè da una Bibbia falsa a un processo falso che dimostrasse l’inattendibilità biblica sotto il profilo storico e scientifico, cosicché ci fosse il pretesto per proporre prima, imporre poi, una cronologia e una storia assolutamente false.

Lei, dunque, adesso forse sa dove guardare e chi guardare per venire a capo della storia come inganno: fu con il processo a Galilei che la Chiesa cattolica ebbe modo di applicare la sua politica, cioè chiagni e fotti, donando al mondo una storia immancabilmente più alta (scientifica) che pose però sul trono Ciro spodestando Gesù, cosicché l’uomo avesse il suo re (Cesare, Gv 19,15) e non più il suo Messia.

Fu il processo a Galilei l’inizio di tutto, un processo non a caso in tutto e per tutto uguale a quello tenuto a Gerusalemme nel 35 d.C., il cui epilogo fu, ovvio, il crucifige infrangendo qualsiasi legge che si opponesse a una volontà già scritta.

La storia, caro professore, spesso si ripete e così fanno i processi fino a che non si presenti un avvocato così bravo da ribaltare l’accusa e mettere alla sbarra una storia infondata che, come il serpente, striscia sul mondo, ma proprio questo è il suo punto debole: è superficiale, come ben sa l’adagio popolare che saggiamente recita: “Il diavolo fa le pentole, non i coperchi” per cui non si faccia ingannare dall’odorino di scienza e guardi dentro al pentolone di Galileo Galilei: troverà scarpe sfondate e calzini sporchi.

Distintamente

Giovanni

La Bibbia in briciole

Se c’è una prima critica alla Bibbia, tanto che s’impara sin dalle elementari, è il “fermati o sole” di Giosuè, un assurdo biblico che ha partorito il primo martire non cristiano, ma scientifico: Galileo Galilei.

Tutti sanno che la Bibbia fa muovere il sole e “l’altre stelle” per un paradiso dantesco d’ignoranza che ha come scusante le scuse della Chiesa arrossita, poverina, sin alla radice dei capelli a causa del turpiloquio.

Per quell’affermazione, tutt’altro che scientifica, si andò a processo, forse al processo più famoso sin dalla fondazione della legge e dei tribunali e oggi, chiunque spezzi una lancia a favore della Bibbia e del suo sole è, al minimo, tacciato di oscurantismo e fondamentalismo biblico becero e folle.

Noi non siamo d quelli che sostengono il pellegrinaggio del sole, sebbene qualcuno, incredibilmente, sia ancora di quell’avviso e si eserciti, lodevolmente, nelle prove della sua teoria. Noi vogliamo solo far parte del processo a Galilei come difensori della Bibbia, senza però divenire dei fondamentalisti e cadere in un ridicolo che in realtà cercheremo di dimostrare appartenere ai suoi detrattori, perché se il sole si ferma all’ordine di Giosuè, la terra è piatta sulla parola di Giovanni che ha scritta Apocalisse, poiché egli parla degli angoli della terra (Ap 7,1), quando noi, scientificamente, la conosciamo tonda.

Ecco, partiamo da questo punto per imbastire la nostra arringa difensiva, dimostriamo, cioè, che quegli angoli esistono davvero, ma ciò non prova che la terra sa quadrata o rettangolare, ma rimane, fino a prova contraria, tonda.

Non siamo i primi a ricorrere a una lettura allegorica, quella cioè che va oltre il senso letterale per esprimere un concetto diverso, magari astratto ma espresso in maniera concreta.

Il ricorso all’allegoria e molto comune nello studio biblico, cioè nell’esegesi e nell’ermeneutica, ma in questo caso si è ignorato, scegliendo un’improbabile letteralità che ha permesso il sorgere di una terra che “eppur si move” ma paradossalmente quadrata.

Tuttavia, in virtù di una lettura allegorica, mi viene spontaneo ricordare di nuovo che quegli angoli esistono, perché esiste Bologna, come esiste Catalogna che letti a rovescio ci parlano, rispettivamente, di “angoloB” e “angolataC”, testimoniando la presenza di almeno due angoli dai quali sarebbe facile, immaginando un quadrato, ricavare gli altri due mancanti sparsi in Europa, per un quadrato della terra che altri non sarebbe che il vecchio continente, il quale non a caso ha cristianizzato l’intero globo, cioè la terra che rimane tonda, ma ha pure gli angoli perché in una lettura allegorica ciò è possibile.

Siamo così giunti a un primo risultato: la Bibbia non beve, per cui ciò che sembravano farneticazioni in preda all’alcool consumato a fiumi durante l’Ultima cena, sono in realtà finezze letterarie che sfidano i secoli e il secolo, cioè la scienza, che ha inventato il primo telescopio, con Galilei, ma è rimasta incredibilmente miope.

Alla luce di tutto questo, che ne è del “fermati o sole”? E’ davvero un orrore letterale? Se gli angoli poi esistono, siamo certi che il sole non si muova sebbene non all’interno di una galassia, ma di un’allegoria?

Non potremmo mai saperlo, a meno che non si torni alla Vulgata, cioè l’edizione biblica precedente la sistina che ha istituzionalizzato uno stupro tale che al momento non sappiamo cosa la Bibbia, cioè la Vulgata, contenesse di preciso, tanto che noi lo diciamo chiaro: forse il processo a Galilei ha presentato carte (Bibbia) false.

Di certo, però, a noi appare insolita la tempistica secondo la quale prima si dà alle stampe la sistina (1590) che diviene di lì a poco sisto-clementina (1592), cioè l’editio princeps, perché dopo di allora non la stampa, ma il diluvio; poi s’intenta il processo a Galilei (1633, quando l’anno 33 del XVII secolo è molto significativo) sapendo, però, di aver falsato la Bibbia e adducendo, quindi, prove assolutamente false che ci si guarda bene, tra l’altro, d’interpretare secondo un linguaggio e un significato più alti, quando questo vezzo è quello solito e ricorrente a ogni piè sospinto affinché tutto divenga così alto che non si vede più nulla, ma non in questo caso, dove prima si falsa la Bibbia, poi ci si affida a un’insolita interpretazione letterale.

Strano modo di fare e strana la tempistica, tanto che a noi viene il dubbio sulla correttezza di un processo che si volle seguendo un come e un quando che dettavano i tempi della farsa il cui titolo, come il programma che si sono prefissi, è “La Bibbia in briciole” per una catechesi rivolta ad anime semplici che si nutrono di molliche. Avvelenate.

I trentatré ladri di Trento: dall’Inquisizione a uno scioglilingua

Ci sarà la maturità anche quest’anno, come tutti gli anni e una traccia sul periodo o secolo delle grandi riforme religiose può scappare. Come del resto, è ovvio, può prendere la fregola di una tesi su quel periodo e allora perché non dettare agli studenti e ai laureandi la nostra di traccia?

Il blog è religioso, ma non nell’accezione comune perché non andiamo più a Messa, non ci confessiamo, non ci comunichiamo e se viene il prete ci limitiamo a un cristiano e ospitale Pater, ma decliniamo l’invito alla benedizione.

Siamo pazzi, certo, lo siamo perché pure certificati e pensionati come tali, dunque c’è da crederci se diciamo cose altrettanto pazze e affrontiamo la nostra d’inquisizione, anzi, controinquisizione perché rivolta agli inquisitori che nel XVI secolo la fecero da padroni e da padroni, cioè vincitori, hanno scritto la loro di storia che quella vera è altra cosa.

Dopo gli studi di storia moderna al liceo e un esame all’università posso dire che nessuno ha mai osato. Nessuno ha mai osato sfidare la verità di regime e dire che tutto quel guazzabuglio di riforme e contro riforme fu un teatrino, perché in realtà s’impose alla storia un nuovo corso e una nuova cronologia, come nuova fu la Bibbia, chiamata, non a caso, Nova Vulgata perché quella di Girolamo fu stuprata (padre Alberto Maggi) e il suo cadavere gettato alle ortiche della storia, dell’esegesi e del magistero.

Non litigarono, non litigarono affatto: è solo quello che si scrive inventando, dopo Ciro, una nuova storia che a ben guardare neanche fu un delitto perfetto. In questo Apocalisse c’è di aiuto per comprendere quello che davvero accadde, perché il capolavoro dello Spirito Santo ha riassunto tutto in un versetto (17,5), quello che ci parla di Babilonia come madre di tutte le meretrici della terra, cioè di Pergamo (Italia, Roma, la madre) e Tiatira (Germania); Sardi (Inghilterra); Filadelfia (Francia) e Laodicea (Spagna).

All’interno di questo elenco, ovvio che bisogna distinguere, distinguere l’istituzione e l’obtorto collo, ma i fatti son questi: tale madre, tali figlie: Prostituta l’una, prostitute le altre perché si adattarono al nuovo corso, alcune; mentre altre divennero figlie maggiorenni, cioè cattoliche adulte, come si dice oggi, che con la loro riforma fecero ingresso in società, per un gran ballo europeo (Riforma e Contoriforma) che le vide sotto i riflettori della storia, come le vediamo ancor oggi riunite sotto l’albero di un Natale dicembrino assolutamente insensato, ma che le riunisce il 25, sfidando non il freddo e il gelo in quanto tali, ma la ragione.

Tutto questo è passato alla storia come Riforma e Controriforma, ma in realtà fu un party, anzi un parto. Quello che però non si dice è come mai a Trento si sentì l’urgenza di modificare la Vulgata. Cos’è che non andava? Era sbagliata sin dall’origine o quell’origine andava cambiata? Com’è che, su quell’istanza, si gettano le basi per la Sistina che la stupra la Vulgata per poi andare impunita con la Clementina e dare alle stampe storiche il mostro sisto-clementino? O com’è che dal 1555 a 1585 il Trìbunale del Sant’uffizio (Inquisizione) fornisce tre papi (Paolo IV, Pio V e Sisto V, cioè il nostro falso profeta)? Com’è che l’Inquisizione e il papato divengono una cosa sola? Fu davvero l’urgenza protestante a blindare la Chiesa? Ma se Lutero, Calvino ed Edoardo VIII furono davvero il nuovo dilagante, com’è che si rinnovò, falsandola, la Bibbia? Perché non si oppose l’autorità della Vulgata, quando invece se ne fece carta straccia? E i riformatori, come mai adottarono non solo il 25 dicembre per un Natale di folli, ma più ancora un’edizione biblica che il blog ritiene assolutamente falsa e lo ha dimostrato in più punti, in primis quello cronologico? Insomma litigarono su tutto, ma tutti stuprarono la Vulgata e fecero carne da arrosto la legittima, oltremodo legittima, Resistenza allo stupro per un mal comune mezzo orgasmo.

Quante, quante stranezze, persino troppe a ben guadare, tanto che i celebri ladri di Pisa hanno imparato da loro a litigare di giorno per rubare assieme di notte! E infatti sorrido all’idea di una refurtiva scritturale, perché dal 1555 (elezione di Paolo IV) al 1585 (elezione di Sisto V) passano esattamente 30 anni per tre papi prestati dal Sant’uffizio al soglio papale, 30 anni per un Giuda dai forti connotati storici che fu capace di fare di Roma il rinascente caput mundi, cioè la più bella città al mondo o, se volete, la puttana più cara ed esperta perché davvero caput mundi, cioè di quel bordello che Giovanni apostolo ben conosce.

Ecco, se la maturità o la tesi vi propongono questo tema, potrete davvero assemblare una bomba, ma bisogna essere molto cauti ed esperti, cioè bravi, degli enfant prodige per divenire enfante terrible, altrimenti sarà un assalto all’arma bianca che dimostrerà solo il vostro coraggio, ma metterà seriamente a repentaglio la vostra vita di studenti e laureati.

Se non vi va, c’è sempre il bel voto che apre le porte a uno stipendione facile, facile, persino troppo perché in fondo è ciò che vi ha aperta la porta per una carriera di brillanti e onesti puttanieri

L’acqua ar vino

Il Vangelo ci meraviglia con le sue parole, le sue immagini e i suoi concetti, ma talvolta ancor più con le sue assonanze che dicono più di molte parole. Certo, le assonanze esigono l’orecchio fino, perché un’assonanza è un fil di voce, un segreto rivelato da gridare però sui tetti (Lc 12,3).

E’ così, allora, che noi ci interroghiamo su quell’ΥΣΚΑΡ che emerge dalla specificità della Chiesa cattolica che vanta se stessa come Una Santa Cattolica Apostolica e Romana, cioè l’acrostico ΥΣΚΑΡ se scritto in greco, cioè nella lingua d Dio, assieme all’ebraico.


ΥΣΚΑΡ è sin troppo assonante con ISCARIOTA, cioè con Giuda Iscariota che si fregia del titolo più triste della storia, sinonimo del tradimento per eccellenza, sebbene niente si sappia della sua origine, ma tutto, però, delle sue opere, che poi fu una sola.

Dunque ΥΣΚΑΡ/ISCARIOTA Giuda e noi sappiamo da molto che Roma, con Sisto V Peretti, il falso profeta di Apocalisse, quello fece, cioè emulò Giuda affinché l’opera faraonica per eccellenza, San Pietro, fosse portata a termine.

Di un fiume di denaro aveva bisogno e per denaro vendé tutto quello che potenzialmente poteva fare mercato, persino La Parola, persino se stessa, la sua natura: ΥΣΚΑΡ .

Sappiamo di Sisto e della sua Sistina che prima stuprò la vulgata (don Maggi), poi , al ricordo del fatto, si abbandonò alla masturbazione con l’arte, creando un postribolo tutto suo.

Sappiamo anche che la Clementina è ben lungi dall’aver tentato di correggere lo scempio del Corpus biblico, anzi, cassò la faccenda cementificano l’orrore con una pornografia di regime.

Sappiamo che ci fu una reazione nel ‘600 (600 come chi del chi, csi e stigma apocalittico, ma anche di κόσμος/mondo) ma questa fu stroncata violentemente inventando, proprio Sisto, i sampietrini che armarono la mano dei Sanpietrini e le parole divennero pietre per un linciaggio di casa in casa, di via in via, di piazza in piazza, tanto che il ‘600 divenne il secolo dell’alcolismo cronico, cioè una disperata memoria di Gesù da parte di figli reietti, ma puri, di quella stessa Chiesa. Un Gesù ucciso di nuovo con la Sistina per quello si bevve, cioè si bevve “in memoria di Lui” come Egli aveva consigliato all’Ultima cena e come ripete, paradossalmente, a Messa, Officium tenebrarum dopo il fatto.

Con Sisto s’inventò la storia, s’inventò Ciro e Sisto l’Inquisitore napoletano disseminò un onomastica funebre, ma scientifica che la Sapienza aveva finito le scorte, in onore di un Papa e di un Re, Ciro, infernali, ma ormai padroni del Mondo.

Ma dicevamo della sua seconda opera faraonica, San Pietro, che non bastava una Bibbia farlocca ed era necessario anche un tempio al suo pari: San Pietro, appunto, che li ridusse al verde per un’ecologia eucaristica che si risolse con una Bolla papale che mitigò -di molto, tanto, troppo, anzi parecchio- le condizioni degli Ebrei i quali, ovvio, dettero qualcosa in cambio. Cosa? Beh: denaro e San Pietro progredì nell’opera e il Villaggio “cattedratico” divenne Basilica nel deserto romano giungendo al termine.

Conquistò il mondo San Pietro e annichilì, è vero, i palazzi rinascimentali e le loro potenti famiglie, ma morì una Chiesa perché a “che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima” (Mc 8,36), origine e vocazione se, in una Parola, si tradisce e da ΥΣΚΑΡ si diviene Ἰούδας Ἰσκαριώτης che immancabilmente, dopo, getta sì le sue trenta (ben di più in realtà) monete, ma chi gliele ha date canterà di nuovo


Ma che ce frega, ma che ce importa,
se l’oste ar vino c’ha messo l’acqua (Mt 27,4)

Cagasisto

sistoCrediamo che solo questo blog abbia saputo dare al falso profeta apocalittico un nome un cognome e un pontificato: quello di Sisto V Peretti. Lo scovammo in una piega ghematrica dal valore molto alto, forse insolito (2181), di ψευδοπροφήτης (falso profeta) che sommammo all’anno 596 a.C. che disciplina l’intera cronologia dell’esilio babilonese, e ottenemmo il 1585, primo anno del suo pontificato.

Poi ci venne la voglia di conoscerlo, Sisto, e scoprimmo di tutto, cioè che aveva stuprato la Vulgata (Padre A. Maggi); che “non perdonava neanche a Gesù Cristo” (Radiomaria);  che fece in mille pezzi una croce sanguinante che fu invitato a visitare; che è stato la causa, sino ad allora ignota, dell’alcolismo cronico che caratterizzò il ‘600; che volle una Bibbia tutta per sé: la Sistina per imporre la quel escogitò i sampietrini, le pietre con cui uccise il dissenso. 

Ce n’è per tutti, insomma, nella figura di Sisto, ma sinora non pensavamo che fosse scritto nel suo pontificato il suo peccato mortale, quello che ha ucciso la scienza e la storia e che fa capo direttamente al capezzale della croce sanguinante che visitò, ma solo con l’intenzione di darle il colpo di grazia, meglio, i colpi di grazia, se usò l’ascia per farla a pezzi.

In quell’occasione gridò: “Come Cristo ti adoro, come legno ti spezzo” e giù fendenti  alla cieca contro Gesù, ma non al Cristo, che avrebbe, lui e i suoi successori, adorato perché ammazzato il Gesù storico, rimase vivo il Cristo, cioè la teologia, senza però che questa avesse un’ancora nella storicità, in Gesù, quel Gesù storico che rendeva unica la religione cristiana, la sola che potesse dimostrare le sue origini divine.

Non è uno scherzo quel “ti spezzo, ma ti adoro” c’è condensata tutta la storia della chiesa di lì a venire, una chiesa che infatti si cimenta nell’esercizio teologico, ma balbetta imbarazzata di fronte a una banale anagrafe.

Chiedete, chiedete loro quando è nato e quando è morto Gesù, dopo duemila anni di cattolicesimo: faranno la faccia rossa prima; poi si accapiglieranno, perché vorranno avere tutti ragione, sebbene abbiano tutti torto indicando, sempre alla cieca, chi il 33 d.C., suffragato dalla solenne Tradizione cattolica; chi il 30 d.C. che caratterizza una levantina modernità.

Sta di fatto che il 35 d.C. è sfuggito a tutti e nessuno, tranne noi, Giovanni, Policarpo e Ireneo lo ricorda, ricorda cioè un Cristo e un Gesù cinquantenni, forse perché gli eroi si vogliono immancabilmente belli, giovani e forti: maturi non piacciono.

Ecco, tutto questo è Sisto: è il caos, un caos che egli ha scritto nel suo pontificato perché ne fu l’artefice; lui lo stesso ce lo dice, perché come pubblicò la sua Sistina, così redasse la sua cronologia, la sua storia e la sua scienza, poca in realtà perché nato ignorante, morì farabutto.

Egli regnò, despota, tra il 1585 e il 1590 e in quel quinquennio annovera anche gli anni 1586 e 1587 che noi vogliamo così scrivere: 1 586 e 1 587 quando il 586 a.C. e il 587 a.C. sono gli anni in cui la scienza, unita alla religione, cioè, paradossalmente, alla sua fede, ha partorita la menzogna di un esilio babilonese insensato, non alla luce della Bibbia, ma della scienza stessa se R. Newton ha denunciato il falso nell’intera cronologia tolemaica che ci ha tramandato un’astronomia fatta a tavolino: quello di Sisto che volle, assieme alla sua Sistina, la sua storia e la sua scienza nel 1 586 1 587  e guai a dargli torto, perché “non perdonava neanche a Gesù Cristo” e ieri, come oggi, se la son fatta tutti nelle braghe, non avendo neppure la dignità di affogare la loro vigliaccheria nel bicchiere, come fece il ‘600 salvando almeno la dignità.

I cinque anni di un Papa e di un lago

cinqueCrediamo sinceramente che di cose serie il blog le abbia proposte, cose che anche la scienza, non nostro unico fine, riconosca come tali. Tuttavia è piacevole anche proporre spigolature in tutti e per tutto simili a vezzi che uno si concede perché li trova davvero curiosi.

Noi abbiamo indagata la Scrittura alla luce di una cronologia censurata per far posto a una Vulgata che si vorrebbe scientifica ma che, a un esame attento, ha davvero ben poco del rigore scientifico: lacune, errori, vuoti di memoria, falsificazioni e farneticazioni credo non appartengano al serio mondo della scienza, ma tutto può essere.

Certi di questo abbiamo ricostruita una cronologia biblica dai suoi albori, cioè dall’Anno Mundi dando ragione di tutto. Poi ci siamo chiesti -e abbiamo chiesto- da dove provenisse quella cronologia che da sola non poteva essersi proposta.

Siamo così giunti alla conclusione che era quella esatta, sebbene ritenuta infondata; mentre quella esatta e ritenuta fondata è farlocca ed ha un responsabile: il falso profeta che nella sua evoluzione animale (ha infatti due corna come un agnello, ma parla come il dragone, Ap 13,11) è divenuto falso profetismo e fa scuola, ahinoi.

Il falso profeta fu, sempre secondo noi, Sisto V Peretti che prima scrisse la sua Sistina stuprando la Vulgata (padre A. Maggi); poi generò una piaga sociale quale l’alcolismo, perché il ‘600 impose, manu militari, il suo personale nuovo corso e a tutti non andò giù, non andò giù che per farlo ci fosse stato bisogno di stuprare “la vecchia” (Vulgata).

Sisto V fu Papa per cinque anni (1585-1590) e questo, alla luce di tutto quanto sopra, ci dice che il falso profeta operò in prima persona (a lui succedettero i figli, però) solo un lustro sebbene, come falso profeta, sia destinato, seguendo Apocalisse, a un eterno lago  di fuoco (gogna e vergogna) assieme alla bestia.

Quel lago noi abbiamo scritto essere, magari in  preda a un delirio, il Valdarno che prima di lui la corte pontificia aveva prosciugato artificialmente per velocizzare le comunicazioni e i trasporti, quando tutti -e dico tutti, compresa Roma e il suo sterminato impero- mai avessero pensato a uno scempio tale, fatto contro natura perché fu proprio contro la Natura.

Il lago fu prosciugato in cinque anni, noi abbiamo scritto, cioè tra il 1316 e il 1321 e dunque abbiamo che il falso profeta regnò cinque anni e il lago in cui sarà gettato, secondo la nostra interpretazione di Apocalisse, fu prosciugato in cinque anni, creando un’identità cronologica che ha il suo trait d’union proprio in un lago, quello che ci ha consegnato Apocalisse riservandolo al falso profeta.

Lo ripetiamo: è una cosa bizzarra quella che stiamo proponendo, tuttavia ci sembra davvero insolito che l’intero nostro ragionamento non faccia una piega e ci viene da sorridere, non come Monna Lisa, che impareggiabile si è scelta la location valdarnese, ma come se fossimo tra vecchi amici e ti scappasse detto: “Ma lo sai che… curioso non trovi?”.