Aceto Di-vino

aceto balsamicoSe con l’issopo abbiamo affrontato il tema del destino che Gerusalemme scrisse di se stessa; non rimane, quindi, che affrontare l’aceto anch’esso corretto e non di-vino, ma frutto di una sperimentazione alcolica dal pessimo risultato se il testo greco offre ὄξος ma solo ὄξως offre quello balsamico, ideale per i piatti che offre la Scrittura.

Ωξως ha un valore di 936 e noi lo segniamo nel nostro calendario ghematrico al 936 a.C. anno che ci parla della completa costruzione del primo tempio e della sua dedicazione, se consideriamo la datazione doppia, obbligatoria, tra l’altro, che ferma, anch’essa, tale evento insuperato al 937 a.C. secondo la nostra cronologia.

Gesù esclama, dopo l’aceto offerto ma rifiutato, “Tutto è compiuto!” (Gv 19,30) come compiuto fu il tempio e come compiuto, quindi, fu il nuovo ναός quello che aveva minacciato ai farisei in Gv 2,20 ribattendo loro che il piano omicida sarebbe andato a segno, ma solo per tre giorni, “poi risorgerò!” e, mi pare ovvio, “faremo i conti!”.

“Tutto è compiuto”, allora, sia nella Gerusalemme di Salomone; sia in quella del Golgota ed in entrambi i casi è il tempio che la fa da padrone, perché se il primo fu costruito in 7 anni (1Re 6,38), altrettanto dicasi della predicazione evangelica sia nel Verbo del Battista; sia in quello divino, cioè di Gesù. (Apro una lunga ma doverosa parentesi che richiede assolutamente la lettura di questo post per comprendere che eravamo nel giusto quando abbiamo calcolata la ghematria di υσοπος a 836 per poi leggere la cifra a rovescio e individuare la nostra datazione della caduta di Samaria. Il lemma per “issopo” greco è dunque υσοπος più una iota, quindi, altrimenti non si spiegherebbe la nota bibliografica della dedicazione del primo tempio ferma al 1Re 6,38 ossia 638, il 638 a.C. della caduta di Samaria. Essa emerge con “aceto”, quello stesso offerto a Gesù con una verga d’issopo)

Questi ultimi sono sette anni canonici, dicevamo, e terminano con la crocefissione, cosa confermata anche dal calcolo secco delle Pasque di Giovanni che sono 3 forse quattro, insomma, “3 e mezzo”, lasciando gli altri 3 anni e mezzo precedenti all’opera del Battista, iniziata nel 28 d.C. a detta degli studiosi e nostra che facciamo gettare le fondamenta del tempio nel second’anno dal rientro di Esdra a Gerusalemme (Esd 3,38), cioè nel 462 a.C. se il rientro è fermo al settimo anno di regno di Artaserse, quando il primo fu il 471 a.C. (per i particolari e le note leggi qui).

In seguito abbiamo applicata una delle nostre metriche bibliche, i 490 anni, ottenendo il 28 a.C. (490-462=28), come anno d’inizio della predicazione del Battista perfettamente allineato con l’anno in cui si gettano le fondamenta del secondo tempio, per un “da tempio a Tempio” coerente cronologicamente e teologicamente.

Dunque se il 28 d.C. corrisponde al “quindicesimo anno” di Tiberio Cesare (Lc 3,1), per noi e per gli altri, siamo a un punto d’incontro che la scienza potrà valutare, perché due studi, diversi per tempo, fine e mezzi sono giunti alla stessa conclusione. Conclusione che permette di scrivere che come il primo tempio fu costruito in 7 anni, così quello Nuovo, il ναός, che conta gli stessi anni: 7, forse 7 anni e mezzo cioè dal 28/29 d.C al 35/36 d.C.

Quell’aceto che Gesù beve prima di gridare che tutto è compiuto, quindi, conduce al tempio, al primo è vero, ma in questo non vediamo una forzatura nella logica degli elementi e del calcolo, perché se il primo tempio “fu” Gesù, il secondo, proprio per importanza “fu ” il Battista, il “nato di donna cui nessuno fu maggiore” tranne la discendenza davidica, cioè ciò che venne dopo la crocefissione, uniti nell’opera che sintetizza il primo e secondo, cioè il terzo e definitivo tempio.

Ed è la ghematria di Ωξως che, come quella di issopo, descrive “questa passione” sotto un’altra angolatura, quasi una macro sui fatti, per esprimersi con un gergo fotografico, una macro che “va dentro” il fatto in sé e racconta la “Sua Passione” nei significati e nei simboli, già di per sé usati e abusati, ma mai, a nostra conoscenza, così minuti, tanto che interviene un salmo a confermarci tutto, se la teofania dei sinottici non è escamotage scenico, un “Di più”, cioè gossip.

Infatti, 936 a.C. “più” 35 d.C. dà un totale di 971 e a tanto ammonta il tempo dalla dedicazione del primo tempio al ναός. Ma il 971 a.C. fu il diciottesimo anno del regno di Davide e noi leggeremo il salmo corrispondente, il diciotto, per scorgere tutti gli elementi della teofania tipica della Passione, cioè “Il grido dell’abbandono” (Mc 15,34); “il terremoto” (Mt 28,2) e “l’oscurità” (Mt 27,45) tutte cose che conducono al Golgota subito dopo la morte dei Gesù come narrano i sinottici.

Insomma, un calcolo che unisce il tempio al “Tempio” e Davide al “Figlio di Davide” in una cornice scenica e teofanica che farebbe risorgere anche i morti ma,ora che ci penso, risorsero davvero, pure loro.