Un tempo e un tempio segnati

screningAbbiamo già visto che il 518/517  a.C. (che equivale al 597 a.C. degli studiosi) fu un anno fondamentale della cronologia biblica, perchè segna non solo l’inizio dei 70 anni di esilio come previsti da Geremia e calcolati da Daniele, ma anche perchè segna l’inizio di una profezia che è erroneo farla partire dal XX° di Artaserse, quando fu il 518/517 a.C. a dare inizio alle 70 settimane profetiche che culminano sul Golgota quando Gesù, stando al Vangelo di Giovanni in 19,30, grida che tutto è compiuto, come promesso in Mc 5,18-17 dove la promessa fu il compimento della legge e dei profeti.

Abbiamo associato a quei versetti un contenuto cronologico partendo dalla perfetta coincidenza degli uni con l’altro, cioè della nota bibliografica con il contenuto, fermi nel segnare 517 e 518 tolta la punteggiatura che distingue il capitolo dal versetto. Ciò ci ha fatto credere in una lettura biblica che debba tener conto non solo della “parola” ma anche dei numeri che ordinano quella parola, cioè la numerazione di versetti e capitoli.

Non è questo l’unico caso che ci spinge a insistere: ne abbiamo incontrati altri e tutti dello stesso tenore, come quel 15,35 di 2Re che ci narra della costruzione della porta superiore del tempio, quando Gesù in Gv 10,7 si equipara a quella stessa porta presentando alla storia un’anagrafe scritta con le stesse cifre e lo stesso ordine, cioè 15 a.C. e 35 d.C.

Abbiamo altresì visto che i due olivi e candelabri citati prima da Zaccaria e dopo da Giovanni nella sua Apocalisse compaiono in fondo allo stesso versetto e capitolo se Zac 4,11 è per molti versi, se non tutti, eguale a Ap 11,4 letto a rovescio.

Infine ci è parso altrettanto chiaro Gv 8,46 dove Gesù afferma di non aver mai peccato dopo che in 2,20 si è espresso come nuovo ναός e questo fa sì che quel 8,46 riassuma tutta la questione se Ἰησοῦσ vale ghematricamente 888 e 46 sono esattamente gli anni necessari alla ricostruzione del secondo tempio, secondo tempio sostituito da Gesù nuovo ναός tanto che non a caso in Gv 8,46 Egli si propone come il Santissimo senza peccato, cioè il ναός edificato in 46 anni.

Il caso che vogliamo adesso trattare riguarda sempre il tempio la cui fine, cioè la fine del culto lì amministrato, era già segnata nei versetti che ne parlano. Un luogo di culto che -è bene ricordarlo- non appartiene solo a Giuda ma anche a Israele, per cui la fine dei rispettivi regni segna la fine del culto, anzi, è proprio quest’ultimo a determinare la fine dei rispettivi regni.

Non credo che molti ci abbiano fatto caso, anzi, ritengo che nessuno abbia colta la cronologia insita nei versetti che citeremo, perchè l’adozione della cronologia attualmente in uso dagli studiosi preclude qualsiasi nota in merito, mentre se adottiamo quella biblica, quella stessa che il blog ha riproposto, essa diviene evidente.

Infatti è in 1Re 5,17-18 che Salomone prede la decisione di costruire il tempio, quando quel 517/518 a.C. lo abbiamo già incontrato e sopra ne abbiamo illustrata l’importanza dicendo che esso segna la fine non tanto dell’esercizio cultuale, quanto l’ancora più importante fase del giudaismo del primo tempio (chi si volesse orientarsi consideri che stiamo parlando dell’occupazione del 597 a.C. che equivale al nostro 518/517 a.C.)

La trafugazione e la profanazione del tempio segnò il compiersi della parola del Signore (2Re 24,2) e infatti da lì Daniele calcola i 70 anni di esilio che sfociano in un’altrettanta parola di riedificazione nel 448/447 a.C. avviando tutto il quadro profetico delle 70 settimane.

Come spero sia chiaro la numerazione di 1Re 5,17-18 segna tutta quanta l’epoca del giudaismo del primo tempio, a cui i versetti che indicano il suo inizio pongono sin da subito la fine, dicendoci che il tempo era già segnato non tanto dalle fondamenta, quanto dall’idea stessa di tempio gerosolomitano ancora tutto da costruire, quello stesso che avrebbe caratterizzato un epoca.

Tutto ciò potrebbe apparire arbitrario e casuale, ma che ne è se lo stesso discorso potrebbe essere tenuto con Samaria? quella stessa Samaria il cui tempio ha costituito l’alternativa religiosa scismatica, ma pur sempre espressione della religiosità ebraica e centro essa stessa della vita politica, economica e religiosa di un popolo, cioè di tutto quanto Israele.

E’ nelle fondamenta del tempio gerosolomitano che sono indicati gli anni del suo esistere, perchè di esse si parla in 1Re 6,38, quando stando alla nostra cronologia fu proprio il 638 a.C. a segnare la fine del regno del nord.

Non troviamo casuale che i capitoli e i versetti riguardanti il tempio conducano a date assolutamente fondamentali nella storia d’Israele tutto, nord e sud, perchè quei templi sono Israele stesso per cui non è strano che se il contenuto di un capitolo e versetto indichi l’inizio, mentre nella numerazione sia riportata la fine.

Certo, in un ottica di dissertazione scientifica questo poco dice, ma qualora i casi di coincidenza tra numerazione dei versetti e cronologia si facessero frequenti, nessun “medico” potrebbe negare il ceppo virale emerso da uno screening sull’originale cronologico biblico.