Luca e la discendenza davidica

Nel post di ieri ci siamo occupati della genealogia lucana che da Adamo si sviluppa fino a Gesù. Abbiamo visto che tre tranches si possono distinguere nell’ordine di 77 generazioni (fonte wiki, ma i nostri calcoli segnano un totale leggermente diverso e ancora da precisare):

  1. la prima partiva da Nochè e giungeva ad Abramo
  2. la seconda Da Abramo a Davide
  3. la terza da Davide all’esilio.
  4. la quarta dall’esilio a Gesù

esse compongono un periodo che nel suo insieme va dal 2863 A.M al 15 a.C., ma noi considereremo solo quello che termina con l’esilio (505 a.C.) per un totale complessivo di anni 2358 su cui si dispongono le generazioni che intercorrono. Queste non è opportuno calcolarle nel loro totale, ma è più utile considerarle all’interno dei singoli periodi descritti sopra, affinchè si possa conoscere l’ammontare di una singola generazione all’interno delle tre tranches descritte. E’ così che possiamo conoscere non solo il valore di una singola generazione, ma conoscere anche, avendo chiaro l’Anno Mundi (3923), se esse  abbiano avuto nel tempo un valore costante. Ed è di nuovo così che abbiamo:

  1. Adamo/Nochè (3923 A.M-2863 A.M) per un totale di 10 generazioni, per cui (3923-2863) : 10  = 106, cioè una generazione conta 106 anni. Adesso incolliamo i calcoli fatti nel post precedente e vediamo che:
  2. Per il periodo Nochè-Abramo (2863 A.M.-1975) 888 anni (888 ghematria di Ἰησοῦσ, lo abbiamo visto qui) diviso le dodici generazioni che intercorrono dà che ogni generazione segna 74 anni esatti.
  3. Per il periodo Abramo-Davide (1975 a.C.-989 a.C.) 986 anni segna ciascuna generazione di 58 anni esatti.
  4. Per il periodo Davide-Babilonia (989 a.C.-505 a.C.) 484 anni che ci obbligano a un’approssimazione che dipende dal nostro riconteggio sulla durata effettivamente storica del regno di Giuda. In ogni caso sono le generazioni di 35 anni che conducono da Cristo all’esilio e di lì a Davide, la “chiave di Davide” che ghematricamente  ha un valore di 490, come 490 sarebbero gli anni segnati da 14 generazioni di 35 anni.

Come spero risulti chiaro, tutti i calcoli sono a resto zero, cioè senza decimali e chiunque abbia compreso il calcolo e abbia un po’ di dimestichezza con la genealogia lucana, ripartita da noi secondo uno schema che si basa su date cronologiche fisse e precedentemente calcolate, comprende che quell’esattezza non può assolutamente imputarsi al caso, specie se caratterizza quattro tranches generazionali (quelle descritte sopra).

Un primo bilancio si può trarre, allora, dicendo che i riferimenti cronologici (Anno Mundi, Nascita di Nochè, nascita di Abramo, primo anno di regno di Davide, esilio babilonese e nascita di Gesù) sono altrettanto esatti, come è esatto il calcolo che con essi si può fare che conduce a:

Prima tranche generazionale, una generazione 106 anni

Seconda tranche generazionale, considerando 888 anni ghematria di Ἰησοῦσ (vedi qui), 74 anni.

Terza tranche generazionale, una generazione 58 anni

Quarta tranche generazionale 35 anni.

Abbiamo così offerto l’intero sistema generazionale che si sviluppa da Adamo all’esilio , evidenziando che la genealogia lucana è ben lungi dall’essere solo una lista di antenati, ma assume in toto un valore cronologico preciso che si trasmette anche alle generazioni che non sono più qualcosa di indefinito che risente della nostra concezione del tempo, ma ha una logica e metrica propria, cioè biblica, che varia da Adamo a Gesù secondo valori estremamente precisi: 106, 74, 58, 35 (e 35 se consideriamo anche la tranche Esilio-Gesù).

Detto questo non rimane che affrontare l’interrogativo che ci siamo posti ieri, cioè che scompaiono, se consideriamo gli anni tra Nochè e l’esilio babilonese, dall’orizzonte generazionale lucano 484  anni i quali emergono dalla differenza tra il calcolo secco (cronologico) cioè 2863 A.M – 505 a.C. con la somma degli anni delle singole tranche, cioè 888+986+490 perchè nel primo caso abbiamo un totale di 2863 anni; nel secondo 2364 e ciò genera, lo abbiamo visto ieri uno scarto di 484 anni fino ad ora inspiegabile.

Una soluzione potrebbe emergere dalla coincidenza di quei 484 anni di scarto con il totale degli anni di regno di Giuda, coincidenza che sin da subito abbiamo fatto notare che non essere casuale, almeno per noi, perchè troppo importante, anche sotto il profilo ghematrico.

Adesso faremo notare che avevamo visto giusto dandogli sin da subito importanza perchè sembra che Luca non abbia inserito quei 484 anni nella genealogia di Gesù, ma li abbia come considerati facenti parte di un altro quadro cronologico e generazionale.

Infatti non a caso da Davide a Gesù, il primo che s’incontra discendendo da Adamo, passano 14 generazioni (vedi qui), quando quelle quattordici generazioni che si susseguono da Davide fino all’esilio sono quelle che indica Matteo e che disegnano un arco di tempo di 490 anni, cioè quello stesso che compone la tranche matteana da Davide all’esilio (Mt 1,17).

Noi conosciamo bene quella tranche e sappiamo che si colloca nel regno di Giuda,il quale, fatti i calcoli relativi all’effettiva durata del regno di Giuda, cioè ricalcolando la cronologia dei Re, danno un totale di 484 anni e 6 mesi.

Questo non significa che 490=484, ma solo che per un motivo ancora oscuro, si può assumere quasi un valore identico nell’ottica di un calcolo generazionale, rimanendo da spiegare solo quello scarto di 6 anni che si genera tra il calcolo secco (14 generazioni di 35 anni = 490 anni) e il calcolo effettivo cioè 484 anni che emerge dal ricalcolo dei Re che compongono la tranche matteana da Davide all’esilio.

In ogni caso la lista lucana, tolta la discendenza davidica che giunge fino al primo Gesù della lista, torna ad essere perfetta, tanto che possiamo scrivere che sembrerebbe che Luca abbia riservato a Davide una propria discendenza che termina con l’esilio, quasi un’eredità che neppure Gesù ha scalfito. Un ansa cronologica e generazionale all’interno di un quadro altrimenti perfetto, insomma.

Concludo dicendo che ritengo opportuna una rilettura e un’indagine su 1-2Re al fine di collocare ogni singolo discendente davidico elencato da Luca al fine di collocarlo nel rispettivo regno, ignorando se già altri avevano compreso che la lista da Davide a Gesù, il primo che s’incontra, coincide esattamente con il regno di Giuda.  Magari esistono già opere in merito e dunque la ricerca si facilità. Di certo, viste le premesse, mi pare interessante.

 

Il regno di Giuda tra Nochè e l’esilio: 484 anni perduti?

Avevamo promesso in questo post che saremmo tornati ad occuparci della genealogia lucana perchè considerata in buona parte ancora inesplorata essendosi fermati alla sola funzione genealogica (wiki stesso lamenta l’impossibilità di calcoli attendibili).

E quelli noi offriremo, sebbene ancora incapaci di trarre le conclusioni, ma lo abbiamo scritto che tutto è in fase di studio, uno studio che credevamo concluso con Matteo e i 490 anni che introducono alla “chiave di davide” (κλείς Δαυίδ) se calcolata ghematricamente.

Sappiamo che l’anno di nascita di Nochè fu il 2863 A.M e ad esso abbiamo tolto 888 anni per ottenere l’anno di nascita di Abramo il 1975 a.C., ferma alla cinquantaseiesima generazione lucana.

Adesso siamo curiosi di conoscere quanti anni passino tra Abramo e Davide, cioè tra il 1975 a.C. e il 989 a.C. che coincide con la ventottesima generazione matteana (in realtà seguendo lo schema e i calcoli generazionali sarebbe il 995 a.C., ma noi abbiamo ricalcolato tutti i Re per conoscere la durata effettiva del regno di Giuda che è 484 e 6 mesi, segnando quindi un chiaro 989 a.C. partendo dal 505 a.C. anno dell’esilio).

La differenza tra 1975 a.C. e il 989 a.C. segna 986 anni e qui bisogna fare un primo appunto, forse interessante, perchè le generazioni tra Abramo e Davide, considerando anche il ramo materno, sono 17 che se si divide per 986 anni dà cifra tonda, cioè 58 anni e questo c’incuriosisce perchè potrebbe non trattarsi di una coincidenza, ma introdurci in una scala generazionale che da Nochè è andata via via diminuendo segnando:

  1. Per il periodo Nochè-Abramo (2863 A.M.-1975) 888 anni diviso le dodici generazioni che intercorrono dà che ogni generazione segna 74 anni esatti.
  2. Per il periodo Abramo-Davide (1975 a.C.-989 a.C.) 986 anni segna ciascuna generazione di 58 anni esatti.
  3. Per il periodo Davide-Babilonia (989 a.C.-505 a.C.) 484 anni che ci obbligano a un’approssimazione spiegata sopra che dipende dal nostro riconteggio sulla durata effettivamente storica del regno di Giuda. In ogni caso sono le generazioni di 35 anni che conducono da Cristo all’esilio e di lì a Davide, la “chiave di Davide” ghematricamente.

La parte interessante sono i 58 anni per ogni generazione segnati dal periodo Abramo-Davide la cui esattezza, assieme a quella del periodo Nochè-Abramo che segna un secco 74 anni, potrebbe celare spunti interessanti ma al momento sconosciuti.

Adesso che abbiamo impostato il problema e che abbiamo i totali (ben attenti: gli 888 anni li abbiamo ipotizzati dalla ghematria greca di Gesù e ciò, lo abbiamo visto qui, ha dato buoni risultati), li sommeremo per ottenere 2364 anni tra Nochè e l’esilio babilonese per conoscere se collimano con il calcolo secco tra Nochè e l’esilio (2863 A.M-505 a.C.), cosa che non avviene ma secondo noi potrebbe avere un senso. Infatti:

888 + 986 + 490 = 2364 a fronte di un Anno Mundi che data la nascita di Nochè al 2863 generando uno scarto di 484 anni che non ci è ignoto, perchè segna la durata del regno di Giuda secondo i nostri calcoli. Tra l’altro quel 484 anni è l’approssimazione per difetto perchè non considera, sottraendoli, i 6 mesi di scarto che dovrebbero essere aggiunti alla durata totale del regno di Giuda.

Noi sappiamo che quei 6 mesi non sono innocui perchè aprono a tutta una cronologia particolare che dall’esilio (ma ben più in là vedi qui) giunge alla dedicazione del secondo tempio, passando per il 465 a.C. anno, tracciato seguendo Ez 4,6 e i suoi 40 anni di esilio dal 505 a.C., in cui si gettano le fondamenta del secondo tempio e numero che richiama la ghematria di Ναζαρέτ (Nazaret) e Ἱεροσάλημα (Gerusalemme). Tale periodo si conclude 46 anni dopo stando a G 2,20-21 cioè nel 419 a.C. che è la ghematria di Δαυίδ con quel 419.

Alla luce di tutto questo quel 484 anni di scarto tra la differenza del calcolo generazionale e l’anno di nascita di Nochè e il primo anno di regno di davide (989 a.C.) introducono in un contesto d’alto profilo in cui anche la ghematria ha un ruolo importante, perchè sia Gerusalemme, sia Nazaret e sia Davide non sono termini qualsiasi ma s’innestano nel profondo del tessuto scritturale, senza contare che segnano al contempo una delle due tempistiche previste per il tempio: quella che si conclude nel 419 a.C. come anno della dedicazione o quella che si conclude nel 418 a.C. storicamente il sesto anno di Dario secondo, però.

Lo abbiamo scritto in apertura: non siamo in grado di  tirare delle conclusioni, ma solo di fornire ipotesi di lavoro, tra l’altro tutte da verificare. Ci salva che l’argomento e il suo approccio sono nuovi e ben lontani ancora da facili soluzioni. Di certo tutto ciò apre un varco in una cronologia lucana che non si esaurisce in una lista genealogica, ma promette ben di più, almeno sulle prime.

La trasfigurazione? un caso di appropriazione indebita

trasfigurazioneMolto ricca è la sezione del blog dedicata a Mosè e all’esodo, per cui occorre, prima di affrontare il post, riassumerla. Dapprima la parte storica; poi quella calendariale e infine quella ghematrica che risulterà fondamentale.

Immagino adesso un ipotetico lettore che mi faciliti le cose non costringendomi ad affrontare il tutto punto per punto. Egli saprà che noi calcoliamo l’esodo partendo dalle fondamenta del tempio, l’anno in cui furono gettate, cioè il 945 a.C. secondo la nostra cronologia. A tale anno si sommano i 480 anni di 1Re 6,1 e otteniamo il 1425 a.C. anno dell’esodo e anno della morte di Thutmose III faraone di riferimento secondo la teoria dell’esodo antico (Erodoto, Flavio e i Padri)

Al 1425 a.C. si tolgono i 40 anni di deserto e otteniamo il 1385/1384 a.C. che segna l’ingresso in Palestina. Siccome l’artefice dell’esodo fu Mosè, abbiamo anche calcolato la sua data di nascita e il suo rientro in Egitto, rispettivamente nel 1485 a.C. e 1454 a.C.

Se per la prima data abbiamo messo a frutto le generazioni matteane (tre tranches di 14 generazioni di 35 anni) sommandole al 15 a.C. per ottenere il 1485 a.C. che ci parla di Mosè e non di Abramo, nel secondo caso siamo ricorsi a una ghematria non occasionale ma “proprio” del nome proprio di Μωϋσῆς  (Mosè) che è 1454 a.C., valore mediano tra l’esodo e l’anno di nascita del patriarca, per questo considerato -giustamente, lo vedremo in seguito- anno del rientro in Egitto.

Questa, in sintesi, la parte storica o cornice in cui si colloca il calendario delle settimane che collega le singole date ad altri capisaldi della nostra cronologia. Diciamo nostra perchè, pur non avendolo verificato, siamo sicuri che quella ufficiale non possa tanto: il calendario è uno e una è la cronologia in cui quel calendario s’innesta portando frutto.

Le evidenze del calendario le abbiamo riassunte a suo tempo in tabelle che adesso raggrupperemo per argomento in una nuova tabella seguente che indicherà valori i quali dall’esodo, adottando il calendario delle settimane, si collegano in un caso a Noè; in due al tempio e negli altri a Gesù, prefigurando già da adesso che sul monte Tabor le tende erano sì tre, ma dedicate a Noè, Mosè e Gesù escludendo Elia.

Non commenteremo quella tabella, certo che la trattazione diffusa dei post precedenti, riuniti nella categoria “calendario delle settimane” in home, possa fornire tutte le indicazioni necessarie a chi volesse approfondire l’argomento. Adesso, quindi, mostriamo la tabella calendariale ricavabile dalle date dell’esodo e dall’anagrafe di Mosè

ANNO EVENTO CICLO LUNGO (294 anni) CICLO BREVE  (6 anni) TOTALE ANNO EVENTO
2863 AM Nascita di Noè 294 x 4 44 x 4 1440 1423 a.C. Erezione della Tenda
1485 a.C. Nascita di Mosè 294 x 5 1470 15 a.C. Nascita di Gesù
1454 a.C. Rientro in Egitto di Mosè 294 x 5 1470 15 a.C. Gesù ἀρχόμενος
1425 a.C. Esodo 294 x 4 39 x 6 1410 15 a.C. Nascita di Gesù
1425 a.C. Esodo 294 x 4 44 x 6 1440 15 a.C. Gesù ἀρχόμενος
1425 a.C Esodo 294 x 4 16 x 6 1272 153 a.C. Distruzione cortile interno del tempio. Fine dell’AT
1384 Ingresso in Palestina 294 x 4 40 x 6 1440 32 d.C. Ministero pubblico di Gesù
1384 Ingresso in Palestina 294 x 3 14 x 6 966 418 a.C. Dedicazione del secondo tempio

Se avete speso qualche minuto per comprenderla, sperando, ovvio, di essere stato chiaro, possiamo passare oltre e occuparci delle note ghematriche di cui è ricchissimo quel contesto esodale che già ci sorpresi con quel 1454 ricavabile dalla ghematria di Μωϋσῆς (Mosè).

Per semplicità ricorreremo di nuovo a una tabella che li raccolga tutti e indichi l’anno del calendario a cui il valore ghematrico fa riferimento. Questo perchè sia chiaro che la frequenza con cui il calcolo ghematrico attinge alla cronologia dell’esodo è dovuta al fatto che essi appartengono a uno stesso insieme, cioè che i lemmi calcolati ghematricamente fanno riferimento al contesto esodale e i loro valori lì si collocano, cosa che mi pare di poter dire mina qualsiasi obiezione mossa appellandosi alla casualità. Ecco la tabella

LEMMA RIFERIMENTO VALORE ANNO EVENTO
ξύλον ζωή (albero della vita) Ap 2,7 1425 1425 a.C. Esodo
Μωϋσῆς (Mosè) Gv 1,17 1454 1454 a.C. Rientro in Egitto di Mosè
βλαστάνω (Geromogliare Eb 9,4 1384 1384 a.C. Ingreso stabile in Palestina
θυρωρός (guardiano) Gv 10,3 1485 1486/85 a.C. Nascita di Mosè
Υψιστος (Altissimo) Lc 1,35 1486 1486/85 a.C. Nascita di Mosè

I commenti sono sprecati, tranne che nel caso dell’albero della vita, che però stabilisce una chiarissima relazione con la verga germogliata di Aronne, perchè a noi interessava l’evidenza che forse toglie quello pseudo davanti alla parola ben più importante di “scienza” quando ci occupiamo del calcolo ghematrico che ci aveva già sorpresi con Ἐμμανουήλ, il cui valore è 644 a fronte di un 644 a.C. che segna la nostra cronologia dei Re, sapendo che l’oracolo dell’Emmanuele ha due possibili soluzioni soltanto: o Ezechia, o Gesù per cui avendo il calcolo individuato Ezechia nel suo primo anno di regno (644 a.C.), che li riassume simbolicamente tutti, ha individuato una delle due possibilità, cosa al quanto sui generis se figlia del caso.

Tra l’altro non deve stupire il ricorso alla ghematria: già i Padri ad essa avevano fatto ricorso quando (Ireneo) calcolavano il lemma greco del nome proprio della seconda persona della santissima Trinità, cioè Gesù che se scritto Ἰησοῦσ è 888, numero, anche questo, non casuale alla luce di Gv 21 perchè la distanza tra la barca con gli apostoli e la riva dove era Gesù è espressa con 888 se ridotta in metri, coincidenza che se anche fosse un artificio letterario di Giovanni, lascia facilmente intendere che all’epoca dell’apostolo si scriveva Ἰησοῦσ e non Ἰησοῦς come è attestato da tutti i dizionari e l’intero web purtroppo.

La sorte di Gesù, tratta quasi come un inciso all’interno del post, è molto importante perchè ci permette di entrare in merito e parlare di Noè che ha subita una sorte identica: straziato nel nome e forse anche nella memoria se, come vedremo, è stato privato della sua tenda.

Lo abbiamo indagato ghematricamente quel Νῶε delle Scritture (Lc 17,26), ma per come è scritto non ne veniva fuori niente. Cosa strana perchè nome proprio di assoluta rilevanza, forse al pari di Mosè e dell’Emmanuele che invece hanno espresso entrambi valori assolutamente importanti.

Ed è così che in un impeto di fiducia in noi stessi abbiamo giocato con le lettere e lo abbiamo scritto Νωχε. Adesso ognuno decida se proseguire, ma sappia che è attestato, tanto che se io, disponendo solo del web, l’ho rintracciato, credo che gli esperti sappiano fare di meglio.

In ogni caso sento di scrivere che non è da scherzarci su perche la fonte di quel Νωχε è datata 1725 (Thesavrvs Antiqvitatvm et Historiarvm Siciliaequando i libri erano ancora preziosi e nessuno si sarebbe mai sognato di affidarli a mani “inesperte” – così “inesperte” da scrivere male Noè!- nella loro stesura; come nessuno si sarebbe mai sognato di stamparli se non accurati. Ed è così infatti che leggiamo, tradotto, “Sem terzo figlio di Νωχε (Noè)”.

Insomma non è come oggi che un libro non lo si nega a nessuno e in un minuto apri un blog e posti: nel 1725 solo i dotti potevano permettersi il lusso di pubblicare un’opera che, tra l’altro,il web ha accolta. E un dotto non storpia un nome proprio biblico nel 1725.

Dunque se nel 1725 ancora si poteva leggere Νωχε significa che fino ad allora la dizione era corrente ed esatta. Non sappiamo come mai sia andata perduta e più ancora non sappiamo come mai i manoscritti biblici non l’abbiano conservata, a noi è sufficiente sapere che esisteva e poterne calcolare così il valore ghematrico che è 1455, cioè il 1455 a.C. se ridotto a un calendario e ciò segna lo stesso anno del 1454 a.C. di Μωϋσῆς (Mosè) dicendoci che su un piano ghematrico e cronologico Mosè e Noè sono la stessa cosa, in un’ottica di datazione doppia (1455/1454 a.C.).

Infatti nel post di ieri lo avevamo scritto citando fr. R. Tadiello il quale sostiene che

il racconto della nascita di Mosè in Esodo intende stabilire un parallelo tra Mosè e Noè; Mosè salverà il suo popolo dalle acque così come Noè ha salvato l’umanità dal diluvio.

da questo risulta chiaro che l’intero contesto cronologico e ghematrico non a caso ci parla di Noè, la cui Arca diviene in Mosè dell’Alleanza, la quale diviene in Gesù croce secondo le parole della stessa esegesi cattolica citate sopra e secondo una cronologia che misura attraverso un unico calendario, quello delle settimane, come appare chiaro nella tabella seguente

ANNO EVENTO CICLO LUNGO CICLO BREVE TOTALE ANNO EVENTO
2863 A.M Nascita di Noè 294 x 4 44 x 6 1440 1423 a.C. Erezione della tenda
1423 a.C. Erezione della tenda 294 x 4 47 x 6 1458 35 d.C. Crocefissione

E’ dunque da ciò che è possibile, come scrivevo nel post di ieri, sostenere l’assoluta mancanza di contesto che giustifichi Elia durante la Trasfigurazione, perchè tutto, cioè contesto, ghematria, calendario delle settimane e cronologia, ci parlano di Noè e dunque Elia, sebbene il diluvio, è come un pesce fuor d’acqua.

Una falsificazione conserva sempre elementi originali perchè essa appare come un velo disposto sopra di essi. Andando sotto la superficie tali elementi affiorano, siano essi calcoli, note cronologiche o ghematriche, perchè mai l’unicità dell’originale cede completamente all’opera di falsificazione.

E’ così che Noè è riemerso dalle acque è salvato due volte, se la Bibbia è stata sommersa da un fiume di parole false che ne ha travolto la lettera, il numero e adesso i personaggi. Gli Ebrei -uno sicuramente- sostengono che la storia non è altro che il velo con cui si copre la verità. Non sappiamo se dica il vero, di certo sappiamo che hanno scippato una tenda. Poco importa se colui al quale è stata segnata sia personaggio di riguardo: Noè ne era il proprietario e a lui va restituita, affinchè la Trasfigurazione non sia perseguibile penalmente.

Luca 9,33: da Noè a Elia le tende della profanazione

Nel post di ieri abbiamo visto che esiste uno stretto rapporto tra la Tenda (Dimora) eretta da Mosè nel deserto e la tenda più grande e perfetta che è Cristo come scrive espressamente Paolo in Eb 9,11-12. Tale rapporto non si esaurisce teologicamente, ma si consuma anche cronologicamente, perchè il calendario delle settimane collega le due tende: l’una eretta nel 1423 a.C. nel deserto; l’altra nel 35 d.C sul Golgota.

A suo tempo avevamo scritto un post il cui contenuto metteva in relazione Mosè con Noè perchè entrambi costruiscono un’arca: l’uno dell’alleanza, l’altro quella del diluvio. Tale rapporto si esprime anche nel lessico perchè

 il termine ebraico per «arca», tēḇâ, ha un significato incerto; si ipotizza una derivazione dal vocabolo egiziano dbȝt, «cesta», «scatola» o «sarcofago», oppure si fa riferimento ai testi di Ebla dove c’è un termine affine tiba, presente in espressioni del tipo ti-ba-ti-il-li, «arche degli dei», oppure ia-ti-baKI «Ya è l’arca». Il vocabolo ricorre solo in Es 2,3.5 dove designa la cesta nella quale è posto il piccolo Mosè per sarvarlo dalle acque dopo il decreto infanticida del faraone. In questo modo il racconto della nascita di Mosè in Esodo intende stabilire un parallelo tra Mosè e Noè; Mosè salverà il suo popolo dalle acque così come Noè ha salvato l’umanità dal diluvio….Nota interessante è che la traduzione greca della Settanta utilizza per rendere l’ebraico tēḇâ il termine greco kibōtos, che nel complesso di Esodo-Levico-Numeri indica in genere proprio l’arca dell’alleanza presente all’interno della «dimora». In questo modo le parole divine vogliono suggerirci che l’arca è qualcosa di più di una nave; è una sorta di immagine galleggiante dell’arca dell’alleanza collocata nel santuario, il luogo per eccellenza nel quale Dio si rende presente. Il racconto è costruito in modo tale da alludere a qualcosa che ancora deve venire, il santuario. L’arca di Noè è segno della presenza del Dio d’Israele che salva l’uomo in un cammino difficile, come nel caso del popolo nel deserto

Dunque esiste un rapporto tra l’arca di Noè e l’arca dell’alleanza contenuta nella Dimora, la quale era in relazione con la tenda più grande e perfetta di Cristo come abbiamo visto nel post precedente.

Avendo fatto notare sempre nel post precedente che dell’erezione della Dimora (Tenda) si parla nel capitolo 35 di esodo, quello stesso 35 che compone la data della crocefissione secondo noi, adesso crediamo utile far notare la costante rappresentata da quel numero e anno, perchè il termine ebraico per “arca” ricorre solo in Es 2,35

dove designa la cesta nella quale è posto il piccolo Mosè per salvarlo dalle acque dopo il decreto infanticida del faraone (le citazioni sono tratte da R. Tadiello)

ma non solo, 35 compare anche nelle misure dell’arca di Noè la cui lunghezza era 135 metri. Numeri casuali potremmo interpretarli, ma il “caso” vuole che cronologicamente, attraverso il calendario delle settimane, si giunga da Noè a Gesù, alla Sua crocefissione nel 35 d.C. e questo, nell’ottica del blog che non ha mai cercato l’ordine che l’uomo ha dato alla storia, ma il pre-ordine che gli ha conferito Dio, esprime una coincidenza assolutamente non casuale., tanto è vero che dal 2863 AM si giunge  al 35 d.C. attraverso il calendario citato.

E’ bene ricordare che la nascita di Noè è datata dalla Settanta nel 2862 AM quando noi tracceremo un percorso cronologico che cade nel 2863 AM quindi a mesi di distanza, forse.

Infatti abbiamo che nella tabella seguente quel percorso divenga chiaro attraverso il ricorso ai cicli lunghi e brevi del calendario. Vediamo come

ANNO EVENTO CICLO LUNGO CICLO BREVE TOTALE ANNO EVENTO
2863 AM Nascita di Noè 4 44 1440 1423 a.C. Erezione della Tenda
1423 a.C. Erezione della Tenda 1 30 474 949 a.C. Primo anno di regno di Salomone
949 a.C. Primo anno di regno di Salomone 2 12 937 a.C. Dedicazione primo tempio
937 a.C. Dedicazione del primo tempio 47 270 667 a.C. Dedicazione della porta superiore del tempio
667 a.C. Dedicazione della porta superiore del tempio 2 29 699 35 d.C. Crocefissione

Dalla tabella emerge che quel rapporto tra Noè e Mosè e tra Mosè e Gesù stabilito dalla lettera biblica illustrato sopra, trova conferma anche nel numero, perchè è con un unico calendario (quello delle settimane) e un unica cronologia (la nostra) che si sovrappone un contesto biblico e cronologico che disegna un unico percorso dal 2863 AM al 35 d.C., collegando non personaggi e fatti marginali ma di assoluto rilievo se non assoluti protagonisti (in ordine: Noè, Mosè e Gesù).

Questo costituisce uno dei motivi per cui abbiamo fatto notare la frequenza del numero 35 che segna capitoli e versetti, misure lineari e anni come a volerci dire che tutto l’insieme ha una logica, quella stessa che mi pare sottenda a quell’ordine divino con cui la storia si caratterizzava e che noi già molto tempo prima avevamo sintetizzato come “cronologia di Dio“, ben diversa da quella imposta dall’uomo che a ben guardare fa acqua da tutte le parti, come un arca umana alla deriva in un oceano di parole smentite, spesso, dai fatti, pardon, dai numeri che ci dicono che le tende a cui accenna Pietro in Lc 9,33 appartengono a Gesù, a Mosè e a Elia, quando però un’intero contesto cronologico ci parlerebbe di Noè, la cui Arca diviene in Mosè dell’alleanza, la quale diviene in Gesù croce secondo le parole della stessa esegesi cattolica citate sopra.

Elia, quindi, rimane rimane fuori contesto sia se consideriamo l’esegesi, sia se consideriamo una cronologia e un calendario, come dimostra la tabella sopra. Ci chiediamo perchè, chiediamo perchè alla luce delle innumerevoli prove si una sistematica falsificazione del testo greco attraverso cambiamenti marginali delle lettere che hanno sconvolto il calcolo ghematrico, mentre adesso apparirebbe evidente addirittura uno scambio di persona, cioè un assassinio.

Interessante sarebbe uno studio accurato dei manoscritti che magari possono ancora “tradire” (consegnarci) un Noè vittima di quel diluvio che ha devastato la Bibbia, mietendo più vittime di quello avvenuto ai tempi noachici, perchè la Parola tradita uccide più della spada e più di un maremoto.

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