L’esegesi fiorirà

C’è un verbo che si colloca nel deserto oltre che nella Lettera ai Galati. Esso ricorre all’imperativo e riassume uno stato d’animo ed è  εὐφράνθητι che Isaia colloca al capitolo 35 versetto 1-2 che leggeremo

Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.

Tale verbo si colloca nel deserto, perchè il deserto è chiamato a rallegrarsi e fiorire a causa della liberazione provvidenziale, cioè dell’opera di Dio. Ma noi abbiamo già incontrato un evento simile, anch’esso opera di Dio ed è il germogliare della verga di Aronne (Eb 9,4).

In quel passo il verbo usato è  βλαστάνω che appunto significa “germogliare” e il suo valore ghematrico già lo conosciamo ed è 1384, cioè il 1384 a.C., l’anno immediatamente successivo alla fine della peregrinazione nel deserto, cioè alla fine dell’esodo.

Dicemmo in quell’occasione che la verga di Aronne germoglia a simbolo di una Terra promessa che produce i frutti promessi come la terra e con essa germoglia un’intero popolo che si era avventurato nella arida terra desertica.

Sia nel primo verbo che nel secondo la protagonista è la sabbia rovente non più dimora tanto che  εὐφράνθητι invita a rallegrarsi e a germogliare, cioè fruttificare. In questo senso non è un caso che entrambi i verbi abbiano lo stesso valore ghematrico o che al minimo conducano allo stesso anno, il 1384/1383 a.C., se  εὐφράνθητι ha un valore ghematrico di 1383.

La lettura ghematrica, allora, salda contesti già di per sè già solidamente legati per fornirci una prova ulteriore che la storia, in particolare quella dell’esodo, non la scrive solo la lettera, ma talvolta emerge dai numeri nel deserto dell’esegesi attuale e la sua disidratata cronologia.

La ghematria di un calendario, dall’esodo al ministero pubblico di Gesù

208

L’articolo precedente ha collocato il primo anno sabbatico nel 1424 a.C. quando Israele muove i primi passi in un deserto simbolo della sua libertà, una libertà concessa agli schiavi e dunque essa stessa simbolo di un anno sabbatico, quando si rimettevano i debiti e si rimettevano in libertà gli schiavi, come schiavi lo erano stati per 400 anni gli Ebrei in Egitto.

Il calendario sabbatico e giubilare da noi ricostruito (vedi tabella in calce) mi pare solido e di buon gusto per il pragmatismo scientifico che sono certo gradirà una nota ghematrica che sembra tagliata apposta per dare grazia al “rustico” matematico.

I conti che abbiamo fatti nel post precedente partivano dal 1424 a.C. e si concludevano nel 32 d.C., anno sabbatico e giubilare e inizio del ministero pubblico di Gesù con la lettura di Isaia 61, passo che ci parla della libertà ai prigionieri e agli schiavi. Dunque anno ben consono alla bisogna, trattando noi di una scala sabbatica che ha, nella sua prima accezione, la libertà perchè “anni di grazia”.

Abbiamo visto che il multiplo che ne esce, quello cioè che permette il calcolo e ci dice che siamo di fronte a due anni sabbatici -ma in particolare il primo termine deve esserlo perchè il 32 d.C. è solidissimo- è 208 perchè (1424 + 32) : 7 = 208.

Adesso dobbiamo scorrere il testo masoretico fino al capitolo 32,13 dell’Esodo e notare un verbo, cioè אַרְבֶּה che significa “moltiplicherò”. E infatti quel 208 che emerge dal calendario sabbatico e dalla ghematria di אַרְבֶּה  “moltiplica” tutti gli anni sabbatici che dal 1424 a.C. si sono succeduti fino al 32 d.C.

Il calcolo sabbatico è moltiplicazione, tanto che costringe sempre alla ricerca di un multiplo di 7 e dunque non crediamo un caso che quel אַרְבֶּה abbia lo stesso valore ghematrico del multiplo di 7 che collega il primo anno sabbatico al 32 d.C. ultimo anno giubilare (anno sabbatico al quadrato perchè composto di 7 x 7 + 1) prima della devastazione di Tito che ha interrotto i due calendari distruggendo Gerusalemme.

Lo abbiamo scritto, è una nota ghematrica che completa due calendari con una raffinatezza che crediamo gradita ai cultori della solidità scientifica.

Tavola degli anni sabbatici e giubilari comparata con la cronologia particolare di 1-2Re e la storia universale di Giuda

LEGENDA:

  1. In rosso gli anni sabbatici, gli anni giubilari e sabbatico/giubilari che cadevano ogni 350 anni
  2.  La datazione doppia avrebbe certamente permesso altre considerazioni coinvolgendo più anni, ma la tabella vuole essere un primo abbozzo e esaurisce la sua finzione indicando la sostenibilità storica dell’idea che l’ha ispirata
  3.  Le date dopo Cristo sono indicate
  4.  I link rimandano ad argomenti che il blog ha trattati

 

 

 

 

ANNI SABBATICI GIUBILEI EVENTO
Mosè 1485-1425 1425/1424 Primo anno dell’esodo
RE REGNO ANNI SABBATICI GIUBILEI Evento storico
Davide 1025 Nascita di Davide
 Inizia la dinastia davidica
989-949 990/989

983

976

969

962

955

948

968  Regna a Gerusalemme
Salomone 949-909 941

934

927

920

913

918
Roboamo (Giuda) 909-891 906

899

892

Abia 891-889
Asa 891-847 885

878

871

864

857

850

868
Josafat 847-824 843

836

829

Joram 824-817 822 818
Ocozia 817-816
Atalia 816-809 815
Joas 809-770 808

801

794

787

780

773

Amazia 770-728 766

759

752

745

738

731

768
Ozia 728-674 724

717

710

703

696

689

682

675

718
Jotam 674-659 668

661

668 Anno sabbatico e giubilare. costruzione della porta superiore del tempio
Acaz 659-644 654

647

Ezechia 644-615 640

633

626

619

618 Assedio di Samaria
Manasse 615-560 612

605

598

591

584

577

570

563

568
Amon 560–558
Giosia 558-527 556

549

542

535

528

Joacaz 527-527
Joachim 527-516 521 518 521: Giuda vassallo di Nabucodonosor

518: Assedio di Nabucodonosor : prima deportazione

Joachin 516-516
Sedecia 516-505 514

507

Assedio di Nabucodonosor. Seconda deportazione
Fine del regno di Giuda
500  Terza e ultima deportazione
493
486  Caduta di Babilonia

Fine ministero profetico di Ezechiele

Eclissi VAT 4956

479
472 468 Inizia il digiuno profetico di Daniele
465 Si gettano le fondamenta del secondo tempio
458
XX° di Artaserse, rientro Neemia (Ne 1,1) 451 Rientra Neemia
444 418 Dedicazione del secondo tempio
437
430
423
416
318 Anno sabbatico e giubilare. Deportazione in Egitto
3 Gesù dodicenne al tempio
17/16 Annuncio a Zaccaria e Maria
32 d.C. Anno sabbatico e giubilare, Inizia il ministero pubblico di Gesù
39 d.C. Caligola profana il tempio
67 d.C. Scoppia la rivolta a Gerusalemme

 

Sulle orme di Mosè, la nascita di un calendario

orme-nel-deserto2

Lo Spirito del Signore, l’Eterno, è su di me, perché l’Eterno mi ha unto per recare una buona novella agli umili; mi ha inviato a fasciare quelli dal cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli in cattività, l’apertura del carcere ai prigionieri

Così si apre Isaia 61, passo letto da Gesù nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,18), l’anno sabbatico e giubilare del 32 d.C. Passo certamente calendarizzato, come calendarizzate  sono le letture in tutte chiese del mondo.

La scelta era quasi obbligatoria, nessun altro passo assume i toni adeguati alla festività, forse la più solenne vedendo coincidenti l’anno sabbatico con quello giubilare, ricorrenza che cadeva solo una volta ogni 350 anni, tanto che solo in uno di essi, il 668 a.C., si è modificato il tempio costruendone la porta superiore (vedi link tavola in calce).

Quella libertà agli schiavi e quella libertà ai prigionieri richiamano la remissione dai debiti tipica della legislazione sabbatica e giubilare che Dio ordinò nel deserto, che ordinò a Mosè.

Quegli schiavi e quei prigionieri sono gli Ebrei stessi, dopo 400 anni schiavi in Egitto, cioè fino all’esodo che, nella suoi molteplici significati, assume anche quello di anno sabbatico, se non fosse altro perchè lo scontro con il faraone avvenne sulla base e a motivo della loro richiesta di poter sacrificare, in libertà, nel deserto a Jhawè, con una celebrazione sabbatica ante litteram.

Dunque l’esodo, prima ancora di una legge e di un calendario, è esso stesso sabbatico perchè proclama la libertà. In questo senso vale la pena indagarlo sin dal suo inizio, cioè dal primo anno che fu anche il primo anno sabbatico che il calendario da allora sviluppatosi celebra.

La cornice ai nostri conti, sebbene potrebbe essere ben più ampia, è tracciata, per cui non rimane che mettere mano alle cifre assumendo proprio il 32 d.C., anno sabbatico e giubilare, e sommando 1425/24 in un ottica necessariamente doppia avendo a che fare con l’anno ebraico.

Quel 1425/1424 a.C. è nostro, cioè caratterizza il blog che ne ha evidenziata anche la portata ghematrica con ξύλον ζωή (albero della vita) che ha un valore di 1425 quasi a voler significare che c’è vita nel deserto, perchè nel deserto c’è libertà se questa è la dimensione ideale dell’uomo.

1424 + 32 = 1456 che diviso 7, cioè la scala sabbatica, dà un netto 208 dicendoci non solo il contesto, ma più ancora i calcoli che avevamo ragione: il 1425/1424 a.C. fu sabbatico, cioè il primo di una legislazione che non nasce successivamente, ma che è frutto del primo passo nella sabbia rovente, cioè in quella libertà nella terra e in un futuro promessi.

Aggiungeremo, quindi, una data lontana dal limite che la tavola in calce ha sinora rispettato, cioè Davide, per giungere a Mosè Grande legislatore sin dagli albori o, più prosaicamente, sin dai primi passi.

Tavola degli anni sabbatici e giubilari comparata con la cronologia particolare di 1-2Re e la storia universale di Giuda

LEGENDA:

  1. In rosso gli anni sabbatici, gli anni giubilari e sabbatico/giubilari che cadevano ogni 350 anni
  2.  La datazione doppia avrebbe certamente permesso altre considerazioni coinvolgendo più anni, ma la tabella vuole essere un primo abbozzo e esaurisce la sua finzione indicando la sostenibilità storica dell’idea che l’ha ispirata
  3.  Le date dopo Cristo sono indicate
  4.  I link rimandano ad argomenti che il blog ha trattati

 

  ANNI SABBATICI GIUBILEI EVENTO
Mosè 1485-1425 1425/1424 Primo anno dell’esodo
RE REGNO ANNI SABBATICI GIUBILEI Evento storico
Davide 1025 Nascita di davide
         Inizia la dinastia davidica
989-949 990/989

983

976

969

962

955

948

968  Regna a Gerusalemme
         
Salomone 949-909 941

934

927

920

913

918  
         
Roboamo (Giuda) 909-891 906

899

892

   
Abia 891-889      
         
Asa 891-847 885

878

871

864

857

850

868  
         
Josafat 847-824 843

836

829

   
         
Joram 824-817 822 818  
         
Ocozia 817-816      
         
Atalia 816-809 815    
         
Joas 809-770 808

801

794

787

780

773

   
         
Amazia 770-728 766

759

752

745

738

731

768  
         
Ozia 728-674 724

717

710

703

696

689

682

675

718  
         
Jotam 674-659 668

661

668 Anno sabbatico e giubilare. costruzione della porta superiore del tempio
         
Acaz 659-644 654

647

   
         
Ezechia 644-615 640

633

626

619

618 Assedio di Samaria
         
Manasse 615-560 612

605

598

591

584

577

570

563

568  
         
Amon 560–558      
         
Giosia 558-527 556

549

542

535

528

   
         
Joacaz 527-527      
         
Joachim 527-516 521 518 521: Giuda vassallo di Nabucodonosor

518: Assedio di Nabucodonosor : prima deportazione

         
Joachin 516-516      
         
Sedecia 516-505 514

507

  Assedio di Nabucodonosor. Seconda deportazione
         
        Fine del regno di Giuda
         
    500    Terza e ultima deportazione
         
    493    
    486    Caduta di Babilonia

Fine ministero profetico di Ezechiele

Eclissi VAT 4956

    479    
    472 468 Inizia il digiuno profetico di Daniele
    465   Si gettano le fondamenta del secondo tempio
    458    
XX° di Artaserse, rientro Neemia (Ne 1,1)   451   Rientra Neemia
    444 418 Dedicazione del secondo tempio
    437    
    430    
    423    
    416    
      318 Anno sabbatico e giubilare. Deportazione in Egitto
3 Gesù dodicenne al tempio
17/16 Annuncio a Zaccaria e Maria
      32 d.C. Anno sabbatico e giubilare, Inizia il ministero pubblico di Gesù
    39 d.C.   Caligola profana il tempio
    67 d.C.   Scoppia la rivolta a Gerusalemme

d.C.

Un’unica porta per due grandi storie

fiancoAbbiamo visto in alcuni post che la ghematria fa luce sull’intera vicenda mosaica in tutta la sua complessità (dall’anagrafe mosaica all’esodo). I calcoli che sono possibili fare sono davvero illuminanti nel senso pieno di una cronologia biblica che sia un unicum tra Antico e Nuovo Testamento (si vedano le categorie 1485, 1454, 1425, 1385, 15,  calendario delle settimane, Mosè e Nochè).

Non è il caso adesso di riproporre tutto (mi è impossibile), nemmeno in sintesi, ci affideremo a qualche link perchè vogliamo solo far comprendere quanto il capitolo 10 di Giovanni sia importante, parlandoci della porta che è Gesù (Gv 10,7); della porta superiore del tempio (dunque non il porticato di Salomone, lo proveremo con questo post) e di un guardiano (Gv 10,3) spesso considerato come nei film, cioè solo una comparsa, ma che in realtà è Mosè stando alla ghematria di θυρωρός (guardiano) che ne richiama l’anno di  nascita, come vedremo subito.

Infatti le generazioni matteane si sviluppano in tranches di 14 generazioni da Cristo a Babilonia; da Babilonia a Davide e da Davide a Mosè denunciando un clamoroso falso, leggendo noi Abramo perchè 14 generazioni (490 anni) conducono, se sommate al 15 a.C. anno di nascita di Gesù, al 1485 a.C. e tale data giustifica solo Mosè, non nell’ottica della nostra cronologia, ma secondo quella dei padri, patrocinatori della teoria dell’esodo antico che ha in Thutmose III (1481 a.C.-1425 a.C.) il faraone di riferimento

Tant’è che che la stessa ghematria di Μωϋσῆς (Mosè) conduce al 1454 a.C. perchè il valore che emerge dal calcolo ghematrico è appunto 1454. Tale anno fu quello che segnò il suo rientro in Egitto perchè mediano tra l’anno di nascita (1485 a.C.) e l’esodo (1425 a.C.).

Quest’ultimo valore e anno (1454) c’introduce nel capitolo 10 di Giovanni, dove Cristo si equipara alla porta delle pecore, quella porta -lo abbiamo visto anche ieri– non è il porticato di Salomone, ma la porta superiore del tempio dedicata nel 668 a.C. Una porta che ha un guardiano, un θυρωρός che ci parla di Mosè con quel 1485 del valore ghematrico che conduce, grazie alla ghematria del nome proprio Μωϋσῆς, al 1454 a.C.

Ecco allora che, compreso il capitolo giovanneo nelle sue linee profondissime, emerge chiaramente la necessità d’indagare la Septuaginta e leggere come essa traduca il versetto 15,35 di 2Re che dà notizia della costruzione della porta superiore del tempio.

Che lemmi ha scelto? Ha optato, ad esempio, per πύλη o per θυρα quando ha tradotto “porta superiore” dal testo masoretico? Basta allora sincerarsi e scorgere un chiaro πύλη ἐπάνω che significa “porta superiore”.

Adesso la fa da padrona il calcolo ghematrico della locuzione che deve incrociarsi con uno dei tanti valori che la vicenda mosaica offre nella sua panoramica anagrafica e esodale, senza uscire, però, dal capitolo 10 del vangelo di Giovanni che ci ha offerto con θυρωρός un 1485 a.C. per la nascita di Mosè; e un 1454 a.C. con la ghematria del nome proprio Μωϋσῆς, cioè 1454 per il suo rientro in Egitto.

Infatti.πύλη ἐπάνω ha un valore ghematrico di 1454 che se ricondotto a un calendario offre il 1454 a.C. quello stesso che avremmo rintracciato con la ghematria del nome proprio Μωϋσῆς dicendoci che quando a suo tempo calcolammo ghematricamente θυρωρός (guardiano) e lo avemmo ricondotto a Mosè, in particolare al suo anno di nascita, eravamo certamente nel giusto.

Come eravamo  e siamo nel giusto quando gridiamo al clamoroso falso nel capitolo 10 di Giovanni che mai avrebbe potuto riportare la passeggiata invernale fatta sotto il porticato di Salomone, ben cosciente che in realtà si trattava della porta superiore del tempio, fatto testimoniato dalla numerazione del versetto (2Re 15,35) che richiama l’anagrafe di Gesù (15 a.C.-35 d.C.), quando quel versetto non ci parla del portico di Salomone, ma della porta superiore ed essa, dunque, è Gesù a cui infatti Egli si equipara.

Dunque abbiamo che:

  1. Le generazioni matteane conducono all’anno di nascita di Mosè (1485 a.C.)
  2. La ghematria di θυρωρός fa di lui il guardiano citato dal capitolo 10 di Giovanni (1485 da cui 1485 a.C.)
  3. La ghematria del nome proprio di Μωϋσῆς ci parla del suo rientro in Egitto (1454 a.C.)
  4. La ghematria di πύλη ἐπάνω (porta superiore del tempio) conferma la lettura ghematrica di Μωϋσῆς offrendo lo stesso valore (1454, cioè 1454 a.C.)
  5. Il versetto 15,35 della Septuaginta, che riporta la notizia della costruzione di quella stessa porta, opta per lemmi che offrono ghematricamente lo stesso valore: 1454 che coincide con il 1454 a.C.

Da tutto questo emerge con chiarezza che Mosè è il guardiano, il guardiano di una porta che è quella superiore del tempio a cui Gesù si equipara coincidendo la numerazione del versetto (15,35) con gli estremi anagrafici del Cristo (15 a.C.-35 d.C.).

Mi sento dunque di concludere affermando con certezza che il portico di Salomone citato nel capitolo 10 del vangelo di Giovanni è assolutamente falso e coloro che lo hanno introdotto hanno avuto un unico scopo: distruggere uno dei capitoli più complessi e belli dell’intera Scrittura, capace da solo di saldare indissolubilmente l’Antico al Nuovo Testamento facendo entrare dalla stessa porta Mosè e Gesù, fianco a fianco

Ps: mi rendo conto che la complessità dell’argomento richiederebbe ben altra trattazione, ma l’argomento, alla luce di tutti i post che sarebbe necessario citare, è di una difficoltà estrema che richiede calma e moltissima, moltissima riflessione, pena incomprensione se la carne al fuoco è troppa. Affidiamo al Signore queste poche note che magari coloro che seguono assiduamente il blog sapranno catalogare e fare dei tanti post direttamente e indirettamente coinvolti un pezzo unico come meriterebbe.

Il calice di un’eterna alleanza: da Ratzinger a un blogger

papa-con-birra

Santità,

il tema dell’Antica e Nuova Alleanza ha mosso uno dei massimi teologi contemporanei, cioè Lei, Papa emerito Joseph Ratzinger, tanto esso è importante. Dal suo saggio emerge certamente un profilo teologico notevole che tradisce però quella concretezza senza la quale la teologia si perde nella congettura; magari importante, illuminata ma pur sempre priva di quell’ancora che ferma il pensiero.

Infatti emerge dal suo studio la messe d’interpretazioni, e tutte valide senza che queste, però, trovino una sintesi logica, razionale, in una parola concreta. Si lamenta il fatto che di per sè l’argomento apre a mille soluzioni e interpretazioni: troppo affascinate perchè esso non sia stato e non sia oggi oggetto di riflessione.

Vede bene che pure io, in un blog, me ne occupo e ho addirittura la presunzione di rivolgerLe il post, come fosse parola, e nemmeno una delle tante, ma forse la più sciocca (da questo capirà la scelta di un taglio semi-serio).

Procederò per sommi capi, perchè su una cosa ha ragione: entriamo in un mare magnum in cui è facile naufragare se non si ha la rotta, sempre descritta da coordinate; mai tracciata a casaccio, cioè sulla parola, se si conosce quel mare e provvidenzialmente lo si teme.

Ecco allora che tutto parte dall’istituzione della prima Pasqua nel Sinai, cioè nel secondo anno dell’esodo, che bisogna aver chiaro nella sua storicità, cioè bisogna aver chiaro il 1425 a.C., suo primo anno che ci conduce al secondo (1423 a.C.) quando la Pasqua dell Antica Alleanza fu istituita.

Questo è già molto, mi creda, affinchè, come amava dire zia Rosa, cattolicissima, non si prenda Roma per il Mugello, cioè non si viaggi a vuoto. Infatti quel 1423 a.C. è il termine a quo in cui s’innesta una metrica biblica sconosciuta ai  Più (eufemismo) che coincide con 486 anni.

Essa si associa ad altre metriche bibliche sconosciute ai Più (altro eufemismo) che sono i 490 anni delle 14 generazioni matteane coincidenti con la ghematria di κλείς Δαυίδ (chiave di Davide) e i 480 anni quegli stessi che 1Re 6,1 indica come ricorrenti tra l’esodo e il primo tempio. C’è tutta una serie di calcoli possibili con quelle metriche, ma non sto a proporglieli, il discorso diverrebbe lungo.

Mi preme invece farLe notare che 486 è un numero importantissimo nell’economia dell’Antico e Nuovo testamento, tanto che esso è ghematria greca di Figlio (υἱός Ap 12,5); Padre (πατήρ, Ap 1,6));roccia (πέτρα, Lc 6,38); giogo (ζυγός, Mt 11,29) e anno della caduta di babilonia con conseguente fine del ministero profetico di Ezechiele (ho dedicato a tutti i lemmi una categoria in home). Vede bene che a voler fare della teologia ce n’è per anni non luce, ma teologici che sono ben più lunghi.

Ma noi ci occuperemo dell’immanenza di quel numero e lo collocheremo in una cronologia che si sviluppa dal 1423 a.C., secondo anno dell’esodo. E’ così che giungiamo, scalando, al 937 a.C. quando cioè si dedica il primo tempio e questo (dimenticavo: sono date che lei sicuramente non conoscerà, ma mi segua lo stesso, vedrà dove conducono!) è altamente evocativo, sempre su un piano teologico, ovvio.

Scaliamo adesso di altri 486 anni e otteniamo il 451 a.C., ventesimo di Artaserse (primo anno di regno di quel re 471 a.C.) e anno del rientro di Neemia con il compito di ricostruire le mura di Gerusalemme. Qui non è il trambusto dei lavori a farla da padrona, ma un silenzio che nessuno ha notato o udito.

Infatti Neemia tace per tre giorni/anni senza rivelare a nessuno il suo proposito e questo ci fa dire che egli cerca il sincronismo con il quadro profetico di Daniele che prende le mosse non dal 445 a.C., ma dal 448 a.C. (vede, le avevo promesso che non si sarebbe perso, tant’è che si ritrova in una cronologia conosciuta, sebbene superiore di tre anni).

Dovrei adesso aprire una parentesi, ma credo sia meglio giungere al punto, per poi tornare sui “nostri paragrafi”. Scaliamo infatti di altri 486 anni e giungiamo al 35 d.C. anno della crocefissione di cui Lei può dubitare, ma non per molto, mi creda perchè anche Daniele è d’accordo.

Infatti, se Lei ricorda  le origini del di quel 448 a.C. citato sopra, converrà che da esso parte la profezia delle 70 settimane di anni, ed è così che, facendola breve, si giunge di nuovo al 35 d.C., semplicemente sottraendo 483 (69 settimane) a 448 = 35, il 35 d.C.

Insomma questo in soldoni significa che sia la cronologia dei 486 anni, sia la profezia di Daniele confluiscono in un unico anno attraverso una perfetta unità concettuale, come vedremo interpretando un po’ i fatti.

L’istituzione della Pasqua nel Sinai conduce alla Pasqua dell’Agnello e ciò è naturale e conosciuto sotto il profilo teologico; un po’ meno su quello cronologico che lo conferma appieno, come abbiamo visto quando abbiamo scalato di 486 anni in 486 anni giungendo, dal Sinai al Golgota, cioè dall’Antica alla Nuova Alleanza, come deve essere non solo teologicamente, ma anche cronologicamente in una storia disegno di salvezza.

A tutto questo si aggiunge la profezia per eccellenza che ci parla di quella Pasqua, quella delle 70 settimane Daniele che non a caso si sviluppa dal 448 a.C. e giunge alla sessantanovesima settimana segnando di nuovo il 35 d.C.

Se a chiaro tutto questo credo possa esser essere interessato anche alla deliziosa nota ghematrica che mette il fiocco a tutto perchè, sebbene costretta a rivedere un greco in cui ci sono (siete) andati con la mano pesante tradendolo nella lettera e nello spirito, si renderà conto che quel calice lucano e paolino che Lei cita è fondamentale proprio per sigillare tutto il discorso.

Infatti ποθήριον διαθεκε (calice dell’allenaza, qui lei avrà fior fiore di grecisti a darle una mano: io ho solo l’attestazione di διαθεκε e la coerenza dei numeri che mi dicono di essere nel giusto) ha un valore, se sommati, di 451, quando lo abbiamo già incontrato sopra quel 451 a.C., quando cioè prende le mosse tutto il quadro profetico non solo delle mura di Gerusalemme (parlo di profezia perchè esso rientra nelle prime 7 settimane di Daniele dedicate alla ricostruzione di “mura e piazza”), ma anche di tutta l’enorme carica profetica di quella stessa profezia che non a caso era definita messianica per eccellenza, conducendo alla crocefissione.

In qualche modo la ghematria di ποθήριον διαθεκε è valore mediano tra l’Antica e la Nuova Alleanza, congiungendo non solo l’Una all’Altra, ma anche saldando in un unico anno l”Antico al Nuovo Testamento che confluiscono in un calice il cui liquor è ad altissima densità, non solo teologica, ma in primis storica, tanto da far apparire la teologia solo un retrogusto raffinato che cede il passo però a una struttura solidissima che ne fa un calice d’annata: il 451 a.C., vendemmiato nel Sinai, “versato per molti” o “per tutti” sul Golgota. Santé.