L’Attesa messianica: una condizione femminile maiuscola

Parlare di “Attesa messianica” significa occuparci di un tempo preciso, di un preciso momento storico vissuto da Gerusalemme. Quindi non è un tempo d’attesa tout court, ma preciso momento storico e perciò richiede la maiuscola.

Come richiede che si abbiano chiare le fasi che, come in tutti i periodi storici, si avvicendano prima dell’Epilogo, un Epilogo che, in questo caso, aggiunge un Epifania a quella già nota, perché il Messia diviene manifesto.

Quell’Attesa divenne storia nel 63 d.C. quando Pompeo fece di Gerusalemme una provincia romana. La perdita d’indipendenza coincise con la perdita di un’identità politica, culturale e religiosa che affondava le sue radici e traeva la sua legittimazione in Mosè, un periodo aureo che si riteneva perduto e per questo, forse, l’Attesa messianica fu vissuta solo come speranza.

Essa, cioè l’Attesa, iniziò, lo abbiamo scritto, nel 63 a.C. ed ebbe una prima fase che si concluse nel 15 a.C. quando Anna la profetessa vide il Messia appena nato (Lc 2,38). Il suo, però, è lo sguardo profetico che solo sa scorgere il baluginio messianico nell’orizzonte di Gerusalemme. Nessun altro, che non fossero i protagonisti dell’Annunciazione (altro periodo che compone l’Attesa), ne seppe nulla.

Dal 15 a.C. si giunge al 15 d.C. quando quell’attesa diviene febbrile e si avverte il Messia nell’aria che Gerusalemme respira, ma che non sa da dove proviene (Gv 7,40-43) o chi in realtà sia tra i tanti papabili.

In questi anni, quelli che vanno dal 15 d.C. al 31/32 d.C., il sinedrio cerca di mettere il manico alla caffettiera bollente di Gerusalemme presa da quell’Attesa e propone un suo Messia affinché, colto di sorpresa, non sia in balia di un evento che sa rivoluzionario nella storia di Gerusalemme che si compie, perché l’Antico Testamento e Mosè hanno parlato di Lui (Gv 5,46).

Quello stesso sinedrio Lo incontra all’ombra del tempio e Giovanni 2,19-25 ne da minuziosa notizia e lascia capire che solo i membri del sinedrio capiscono che l’Attesa è finita: è Lui, Lui che legge (Legge) nei loro cuori il progetto deicida (Gv 2,25).

Questo fu segno per loro, ma non per Gerusalemme che dovette aspettare il 32 d.C., quando Giovanni Battista Lo rivela a tutti, ma più ancora lo farà la Resurrezione di Lazzaro (anch’esso momento storico preciso che richiede la maiuscola) che diraderà ogni nebbia stando, però, al Vangelo di Giovanni, perché Luca traccia un altro segmento di quell’Attesa: la Guarigione dell’emorroissa (34 d.C.) per un taglio storico precipuamente lucano che magari vuol aggiungere altro, ma che ancora ci sfugge. Sta di fatto che con l’Emorroissa Gerusalemme cede alla lusinga del Messia, dell’Emmanuele, del “Dio con noi” e crede.

Tutto questo, però, compone il breve periodo di quell’Attesa, perché ce n’è uno lunghissimo e che coincide con il grido di Ezechiele che compendia quello di tutti i profeti che hanno vissuto la Lunga notte e si son chiesti quando essa finirà (Is 21,11).

Quel periodo nasce nel 1425 a.C., cioè con l’Esodo che annuncia l’Esodo pasquale di Gv 10 in cui, come Mosè ha condotto fuori dall’Egitto Israele, così Gesù, il Messia, condurrà fuori il popolo di Dio dal peccato superando ciò che lo produce: la Legge.

Quel periodo nasce nel 1425 a.C. e procede secondo un tempo profetico fatto di intervalli di 480 anni (vedi tabella), cosicché traccia epoche ben precise di quell’attesa stando alla cronologia del blog:

1425 a.C.: Esodo

945 a.C.: fondamenta del primo tempio

465 a.C.: fondamenta del secondo tempio

15 d.C.: Gesù ἀρχόμενος, cioè personaggio pubblico che getta anch’esso le Sue fondamenta, in particolare del nuovo ναός (Gv 2,20) che, come abbiamo scritto, pone fine sì all’attesa, ma non la rivela. Bisognerà ancora aspettare

il 31 d.C.: il dialogo al tempio in cui il sinedrio Lo riconosce

il 32 d.C.: Giovanni Lo battezza e Lazzaro lo incorona

il 34 d.C.: l’Emorroissa lo elegge

Come si può facilmente capire, se tutto ciò fosse uno spartito si passa da un tempo solenne, quello profetico, che si caratterizza per una chiave mosaica, a un tempo “presto prestissimo” e infatti le note di quell’Attesa si fanno febbrili con repentini cambi di tema dal 15 d.C. al 34 d.C.

Tutto ciò denota che Gerusalemme era in subbuglio e ognuno vedeva il Messia non con i propri occhi, ma con il proprio sentire se già gli evangelisti, con Giovanni e Luca di diverso avviso, tracciano una loro Epifania messianica: l’uno nel 31/32 d.C.; l’altro nel 34 d.C.

Resta il fatto, però, che quell’Attesa prima s’intuisce (1425 a.C.-15 d.C.); poi si compie (15 d.C.-31 d.C.), ; infine si rivela (32 d.C.-34 d.C.) e questo è chiaro in Anna, la Profetessa, che presta il suo corpo di donna per illustrare una gravidanza messianica concepita nella notte dei tempi (1425 a.C.) e che ebbe la sua alcova nel deserto.

Anna aveva 84 anni (Lc 2,36) quando vide il compiersi di quell’Attesa, cioè nel 15 a.C. al tempio (Lc 2,37). Ella fu sposata per 7 anni e questo interruppe il suo ministero togliendola dalla sua condizione profetica e consegnandola al matrimonio.

Dunque per 77 anni (si noti il simbolismo che emerge dal calcolo secco a cui si aggiunge il 7 degli anni di matrimono per un 777 di perfezione) ella esercitò un ministero ed ecco allora che si fa interessante il calcolo di quell’Attesa alla luce della cronologia su esposta e che verte sul 63 d.C. per giungere al 15 d.C. per un una traccia storica e profetica anch’essa ferma sui 77/78 anni (63 a.C.-15 d.C.) parlandoci, con una vita, quella di Anna, di una condizione profetica, quella stessa che visse Gerusalemme e a cui Anna prestò se stessa, rendendola davvero l’ultimo profeta, anzi, l’Ultima profetessa, per un ulteriore tranche d quell’Attesa che fu donna.

Perry Jesus

perryL’adultera, giudicato da molti come il passo più edificante nell’ottica del perdono cristiano, ha invece una dimensione forense che già il titolo del post annuncia, facendo sgranare gli occhi a pochi, il rosario a molti i quali esclameranno: “E’ posseduto!” come posseduta fu l’adultera.

Tuttavia, quella è la chiave per comprendere il passo, altrimenti si rimane in una melassa buonista che frutta poco, impiastriccia solo. Gesù ribalta l’accusa, un colpo da principe del foro -che in quel caso offrì il patrocinio gratuito- come pochi avrebbero saputo escogitare in una causa persa, assolutamente persa, se il ratto fu commesso in flagrante e ci si poteva solo appellare alla clemenza della corte e infatti tutti lo hanno inteso così, ma male. Fu tutt’altro, invece, per la gioia degli avvocati che impareranno, impareranno dal Vangelo come vincere a mani basse, quando tutti alzano lo scandalo.

Partiamo dal contesto: “Questa donna è stata colta in flagrante e la Legge impone di lapidarla, tu che fai?”. Gesù, non fa: scrive, scrive in terra e qui quante ne sono state dette! persino: “Toh, sapeva scrivere!”, ma non solo, sapeva anche leggere e far di conto alla perfezione, come vedremo.

Scrive, abbiamo detto, ma non è importante cosa è importante il gesto, un gesto che ribalta l’accusa, tanto che tutti se ne vanno, partendo dai più anziani che non potendo dare pessimo esempio, danno un buon consiglio, però. Ottimo.

Quella traccia in terra è la Legge, è il celeberrimo “sta scritto”, ma sta scritto nella vostra Legge che chi è senza peccato scagli la prima pietra, non nella mia. Giudicatevi, allora se siete perfetti e scagliate.

Il senso di ciò che accadde è questo, ma se fosse solo questo avrebbero riso e giù sassate pure a Lui, sicuro. No, la faccenda è seria, anzi, serissima, tanto che la pietra cade sui loro piedi, non avendo zappe a disposizione. Perchè?

La soluzione è ghematrica, è in quel γράφω che ha un valore di 1404 interpretabile solo alla luce del nostro Esodo che parte dal 1425 (teoria dell’Esodo antico, niente di che…) e dunque quel 1404 è il ventunesimo anno dall’uscita dall’Egitto e la faccenda prende la sua piega naturale o, se volete, è messa in piega, trattandosi di una donna, adultera, vero, ma pur sempre tale e non naturalmente predisposta per il tiro al bersaglio.

Abbiamo scritto che fu il ventunesimo anno, ma quel numero (21) si compone di 7-7- 7 da sempre simbolo di perfezione, guarda caso quella stessa richiesta ai lapidatori se “chi è senza peccato”, cioè chi è perfetto faccia il primo “sasso”.

Eccolo, il ribaltamento dell’accusa: “Sta scritto che…” intima loro Gesù “lo siete?” aggiunge. No, non lo siete e voi stessi infrangete la Legge che intendete applicare, cioè la vostra, una Legge scritta da Mosè e dunque d’Alta cattedra e non poteva essere disattesa.

Gesù, insomma, non chiede che il caso sia giudicato alla Sua legge, ma proprio dalla loro, compresi comma e cavilli per vedere come se la sarebbero cavata tra loro quando avrebbero compreso che l’adultera era in realtà uno specchio che rifletteva la loro immagine, andata in frantumi non con il lancio, ma con la caduta di quel sasso da una mano inerte.

Essi erano, in realtà, fuori dalla Legge mosaica istituita certamente nel 1404 (una ricerca minuziosa ne viene a capo), quando si eresse il serpente nel deserto che ci parla del peccato, come espiarlo e da chi sia espiabile con l’esempio (chi di voi è senza peccato?) cioè guardando ad esso, ma forse erano andati ben oltre o c’era un cavillo che esigeva una perfezione a portata di mano, come un sasso, tanto che Gesù tornò a rimettere le cose a posto.

Arbitrario? Tutt’altro, perfettamente allineato con il blog che da molto ha offerto le “sue” metriche che sono:

SEDER OLAM RABBATH CRONOLOGIA CHIUSA CRONOLOGIA APERTA
1425 a.C. Esodo -480 anni 1423 a.C. Erezione della Dimora (Es. 40,17) -486 anni 1425 a.C. esodo -480 anni indicati da 1Re 6,1 tra l’esodo e il primo tempio
945 a.C. Quarto anno di regno di Salomone. Si gettano le fondamenta del tempio salomonico -480 anni 937 a.C. Dedicazione del tempio -486 anni 945 a.C. Si gettano le fondamenta del tempio salomonico -480 anni indicati dal Seder Olam Rabbath
465 a.C. VII° anno di regno di Artaserse Rientra Esdra. Iniziano i lavori al tempio -480 anni 451 a.C. Rientro di Neemia. XX° anno di regno di Artaserse. Pronunciata la parola sul rientro (Dn 9,25) -486 anni 465 a.C. VII° anno di regno di Artaserse. Rientra Esdra. Iniziano i lavori per il II° tempio -46 anni indicati da Gv 2,20 per i lavori
418/9 a.C. Dedicazione e anno giubilare -9 cicli giubilari (450 anni)
15 d.C. Gesù ἀρχόμενος (Lc 3,23) 35 d.C. Crocefissione. E’ dedicato il nuovo tempio in Cristo

cioè 480; 486 e 490 (la tabella l’aggiornerò appena possibile) ed una di esse fa davvero al caso nostro: il 480 che moltiplicato per 3 dà 1440 e dopo diviene facile sapere se quel 1404 anno in cui si eresse il serpente nel deserto (di bronzo se ben ricordo o di rame) collega all’anno della croce, cioè al 35 o 36 d.C, che vanno bene entrambi, lo sappiamo dalla profezia delle 70 settimane che può partire o dal 448, e abbiamo il 35 d.C.; o dal 447 e abbiamo il 36 d.C. (insomma tutto ciò dipende dalla datazione del terzo anno di Ioaichim come primo di Nabucodonosor (Dn 1,1) o dal quarto (Ger 25,1); inoltre sei mesi fanno la loro comparsa anche nel totale degli anni del regno di Giuda che è 484 e 6 mesi e tutto si trascina sino a Giovanni Battista e Gesù, nati anch’essi a 6 mesi di distanza. Lunga parentesi, ma necessaria).

Dunque abbiamo che dal deserto si giunge al Golgota e ciò unisce il serpente eretto da Mosè alla croce di Cristo dicendoci che siamo nel giusto, non solo perché 21 si compone di 7 7 7 ed esige perfezione; ma anche che la metrica biblica rintracciata dal blog ha fatto di nuovo centro, ecco perché su quella piazza nessuno vinse l’orsacchiotto: pessima mira e un’accusa da strapazzo. Insomma “dei passerotti” a Perry Jesus (1Gv 2,1, non a caso 21 ossia 7 7 7, piccola nota, ma conferma tutto).

Sulle orme di Mosè, la nascita di un calendario

orme-nel-deserto2

Lo Spirito del Signore, l’Eterno, è su di me, perché l’Eterno mi ha unto per recare una buona novella agli umili; mi ha inviato a fasciare quelli dal cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli in cattività, l’apertura del carcere ai prigionieri

Così si apre Isaia 61, passo letto da Gesù nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,18), l’anno sabbatico e giubilare del 32 d.C. Passo certamente calendarizzato, come calendarizzate  sono le letture in tutte chiese del mondo.

La scelta era quasi obbligatoria, nessun altro passo assume i toni adeguati alla festività, forse la più solenne vedendo coincidenti l’anno sabbatico con quello giubilare, ricorrenza che cadeva solo una volta ogni 350 anni, tanto che solo in uno di essi, il 668 a.C., si è modificato il tempio costruendone la porta superiore (vedi link tavola in calce).

Quella libertà agli schiavi e quella libertà ai prigionieri richiamano la remissione dai debiti tipica della legislazione sabbatica e giubilare che Dio ordinò nel deserto, che ordinò a Mosè.

Quegli schiavi e quei prigionieri sono gli Ebrei stessi, dopo 400 anni schiavi in Egitto, cioè fino all’esodo che, nella suoi molteplici significati, assume anche quello di anno sabbatico, se non fosse altro perchè lo scontro con il faraone avvenne sulla base e a motivo della loro richiesta di poter sacrificare, in libertà, nel deserto a Jhawè, con una celebrazione sabbatica ante litteram.

Dunque l’esodo, prima ancora di una legge e di un calendario, è esso stesso sabbatico perchè proclama la libertà. In questo senso vale la pena indagarlo sin dal suo inizio, cioè dal primo anno che fu anche il primo anno sabbatico che il calendario da allora sviluppatosi celebra.

La cornice ai nostri conti, sebbene potrebbe essere ben più ampia, è tracciata, per cui non rimane che mettere mano alle cifre assumendo proprio il 32 d.C., anno sabbatico e giubilare, e sommando 1425/24 in un ottica necessariamente doppia avendo a che fare con l’anno ebraico.

Quel 1425/1424 a.C. è nostro, cioè caratterizza il blog che ne ha evidenziata anche la portata ghematrica con ξύλον ζωή (albero della vita) che ha un valore di 1425 quasi a voler significare che c’è vita nel deserto, perchè nel deserto c’è libertà se questa è la dimensione ideale dell’uomo.

1424 + 32 = 1456 che diviso 7, cioè la scala sabbatica, dà un netto 208 dicendoci non solo il contesto, ma più ancora i calcoli che avevamo ragione: il 1425/1424 a.C. fu sabbatico, cioè il primo di una legislazione che non nasce successivamente, ma che è frutto del primo passo nella sabbia rovente, cioè in quella libertà nella terra e in un futuro promessi.

Aggiungeremo, quindi, una data lontana dal limite che la tavola in calce ha sinora rispettato, cioè Davide, per giungere a Mosè Grande legislatore sin dagli albori o, più prosaicamente, sin dai primi passi.

Tavola degli anni sabbatici e giubilari comparata con la cronologia particolare di 1-2Re e la storia universale di Giuda

LEGENDA:

  1. In rosso gli anni sabbatici, gli anni giubilari e sabbatico/giubilari che cadevano ogni 350 anni
  2.  La datazione doppia avrebbe certamente permesso altre considerazioni coinvolgendo più anni, ma la tabella vuole essere un primo abbozzo e esaurisce la sua finzione indicando la sostenibilità storica dell’idea che l’ha ispirata
  3.  Le date dopo Cristo sono indicate
  4.  I link rimandano ad argomenti che il blog ha trattati

 

  ANNI SABBATICI GIUBILEI EVENTO
Mosè 1485-1425 1425/1424 Primo anno dell’esodo
RE REGNO ANNI SABBATICI GIUBILEI Evento storico
Davide 1025 Nascita di davide
         Inizia la dinastia davidica
989-949 990/989

983

976

969

962

955

948

968  Regna a Gerusalemme
         
Salomone 949-909 941

934

927

920

913

918  
         
Roboamo (Giuda) 909-891 906

899

892

   
Abia 891-889      
         
Asa 891-847 885

878

871

864

857

850

868  
         
Josafat 847-824 843

836

829

   
         
Joram 824-817 822 818  
         
Ocozia 817-816      
         
Atalia 816-809 815    
         
Joas 809-770 808

801

794

787

780

773

   
         
Amazia 770-728 766

759

752

745

738

731

768  
         
Ozia 728-674 724

717

710

703

696

689

682

675

718  
         
Jotam 674-659 668

661

668 Anno sabbatico e giubilare. costruzione della porta superiore del tempio
         
Acaz 659-644 654

647

   
         
Ezechia 644-615 640

633

626

619

618 Assedio di Samaria
         
Manasse 615-560 612

605

598

591

584

577

570

563

568  
         
Amon 560–558      
         
Giosia 558-527 556

549

542

535

528

   
         
Joacaz 527-527      
         
Joachim 527-516 521 518 521: Giuda vassallo di Nabucodonosor

518: Assedio di Nabucodonosor : prima deportazione

         
Joachin 516-516      
         
Sedecia 516-505 514

507

  Assedio di Nabucodonosor. Seconda deportazione
         
        Fine del regno di Giuda
         
    500    Terza e ultima deportazione
         
    493    
    486    Caduta di Babilonia

Fine ministero profetico di Ezechiele

Eclissi VAT 4956

    479    
    472 468 Inizia il digiuno profetico di Daniele
    465   Si gettano le fondamenta del secondo tempio
    458    
XX° di Artaserse, rientro Neemia (Ne 1,1)   451   Rientra Neemia
    444 418 Dedicazione del secondo tempio
    437    
    430    
    423    
    416    
      318 Anno sabbatico e giubilare. Deportazione in Egitto
3 Gesù dodicenne al tempio
17/16 Annuncio a Zaccaria e Maria
      32 d.C. Anno sabbatico e giubilare, Inizia il ministero pubblico di Gesù
    39 d.C.   Caligola profana il tempio
    67 d.C.   Scoppia la rivolta a Gerusalemme

d.C.

La trasfigurazione? un caso di appropriazione indebita

trasfigurazioneMolto ricca è la sezione del blog dedicata a Mosè e all’esodo, per cui occorre, prima di affrontare il post, riassumerla. Dapprima la parte storica; poi quella calendariale e infine quella ghematrica che risulterà fondamentale.

Immagino adesso un ipotetico lettore che mi faciliti le cose non costringendomi ad affrontare il tutto punto per punto. Egli saprà che noi calcoliamo l’esodo partendo dalle fondamenta del tempio, l’anno in cui furono gettate, cioè il 945 a.C. secondo la nostra cronologia. A tale anno si sommano i 480 anni di 1Re 6,1 e otteniamo il 1425 a.C. anno dell’esodo e anno della morte di Thutmose III faraone di riferimento secondo la teoria dell’esodo antico (Erodoto, Flavio e i Padri)

Al 1425 a.C. si tolgono i 40 anni di deserto e otteniamo il 1385/1384 a.C. che segna l’ingresso in Palestina. Siccome l’artefice dell’esodo fu Mosè, abbiamo anche calcolato la sua data di nascita e il suo rientro in Egitto, rispettivamente nel 1485 a.C. e 1454 a.C.

Se per la prima data abbiamo messo a frutto le generazioni matteane (tre tranches di 14 generazioni di 35 anni) sommandole al 15 a.C. per ottenere il 1485 a.C. che ci parla di Mosè e non di Abramo, nel secondo caso siamo ricorsi a una ghematria non occasionale ma “proprio” del nome proprio di Μωϋσῆς  (Mosè) che è 1454 a.C., valore mediano tra l’esodo e l’anno di nascita del patriarca, per questo considerato -giustamente, lo vedremo in seguito- anno del rientro in Egitto.

Questa, in sintesi, la parte storica o cornice in cui si colloca il calendario delle settimane che collega le singole date ad altri capisaldi della nostra cronologia. Diciamo nostra perchè, pur non avendolo verificato, siamo sicuri che quella ufficiale non possa tanto: il calendario è uno e una è la cronologia in cui quel calendario s’innesta portando frutto.

Le evidenze del calendario le abbiamo riassunte a suo tempo in tabelle che adesso raggrupperemo per argomento in una nuova tabella seguente che indicherà valori i quali dall’esodo, adottando il calendario delle settimane, si collegano in un caso a Noè; in due al tempio e negli altri a Gesù, prefigurando già da adesso che sul monte Tabor le tende erano sì tre, ma dedicate a Noè, Mosè e Gesù escludendo Elia.

Non commenteremo quella tabella, certo che la trattazione diffusa dei post precedenti, riuniti nella categoria “calendario delle settimane” in home, possa fornire tutte le indicazioni necessarie a chi volesse approfondire l’argomento. Adesso, quindi, mostriamo la tabella calendariale ricavabile dalle date dell’esodo e dall’anagrafe di Mosè

ANNO EVENTO CICLO LUNGO (294 anni) CICLO BREVE  (6 anni) TOTALE ANNO EVENTO
2863 AM Nascita di Noè 294 x 4 44 x 4 1440 1423 a.C. Erezione della Tenda
1485 a.C. Nascita di Mosè 294 x 5 1470 15 a.C. Nascita di Gesù
1454 a.C. Rientro in Egitto di Mosè 294 x 5 1470 15 a.C. Gesù ἀρχόμενος
1425 a.C. Esodo 294 x 4 39 x 6 1410 15 a.C. Nascita di Gesù
1425 a.C. Esodo 294 x 4 44 x 6 1440 15 a.C. Gesù ἀρχόμενος
1425 a.C Esodo 294 x 4 16 x 6 1272 153 a.C. Distruzione cortile interno del tempio. Fine dell’AT
1384 Ingresso in Palestina 294 x 4 40 x 6 1440 32 d.C. Ministero pubblico di Gesù
1384 Ingresso in Palestina 294 x 3 14 x 6 966 418 a.C. Dedicazione del secondo tempio

Se avete speso qualche minuto per comprenderla, sperando, ovvio, di essere stato chiaro, possiamo passare oltre e occuparci delle note ghematriche di cui è ricchissimo quel contesto esodale che già ci sorpresi con quel 1454 ricavabile dalla ghematria di Μωϋσῆς (Mosè).

Per semplicità ricorreremo di nuovo a una tabella che li raccolga tutti e indichi l’anno del calendario a cui il valore ghematrico fa riferimento. Questo perchè sia chiaro che la frequenza con cui il calcolo ghematrico attinge alla cronologia dell’esodo è dovuta al fatto che essi appartengono a uno stesso insieme, cioè che i lemmi calcolati ghematricamente fanno riferimento al contesto esodale e i loro valori lì si collocano, cosa che mi pare di poter dire mina qualsiasi obiezione mossa appellandosi alla casualità. Ecco la tabella

LEMMA RIFERIMENTO VALORE ANNO EVENTO
ξύλον ζωή (albero della vita) Ap 2,7 1425 1425 a.C. Esodo
Μωϋσῆς (Mosè) Gv 1,17 1454 1454 a.C. Rientro in Egitto di Mosè
βλαστάνω (Geromogliare Eb 9,4 1384 1384 a.C. Ingreso stabile in Palestina
θυρωρός (guardiano) Gv 10,3 1485 1486/85 a.C. Nascita di Mosè
Υψιστος (Altissimo) Lc 1,35 1486 1486/85 a.C. Nascita di Mosè

I commenti sono sprecati, tranne che nel caso dell’albero della vita, che però stabilisce una chiarissima relazione con la verga germogliata di Aronne, perchè a noi interessava l’evidenza che forse toglie quello pseudo davanti alla parola ben più importante di “scienza” quando ci occupiamo del calcolo ghematrico che ci aveva già sorpresi con Ἐμμανουήλ, il cui valore è 644 a fronte di un 644 a.C. che segna la nostra cronologia dei Re, sapendo che l’oracolo dell’Emmanuele ha due possibili soluzioni soltanto: o Ezechia, o Gesù per cui avendo il calcolo individuato Ezechia nel suo primo anno di regno (644 a.C.), che li riassume simbolicamente tutti, ha individuato una delle due possibilità, cosa al quanto sui generis se figlia del caso.

Tra l’altro non deve stupire il ricorso alla ghematria: già i Padri ad essa avevano fatto ricorso quando (Ireneo) calcolavano il lemma greco del nome proprio della seconda persona della santissima Trinità, cioè Gesù che se scritto Ἰησοῦσ è 888, numero, anche questo, non casuale alla luce di Gv 21 perchè la distanza tra la barca con gli apostoli e la riva dove era Gesù è espressa con 888 se ridotta in metri, coincidenza che se anche fosse un artificio letterario di Giovanni, lascia facilmente intendere che all’epoca dell’apostolo si scriveva Ἰησοῦσ e non Ἰησοῦς come è attestato da tutti i dizionari e l’intero web purtroppo.

La sorte di Gesù, tratta quasi come un inciso all’interno del post, è molto importante perchè ci permette di entrare in merito e parlare di Noè che ha subita una sorte identica: straziato nel nome e forse anche nella memoria se, come vedremo, è stato privato della sua tenda.

Lo abbiamo indagato ghematricamente quel Νῶε delle Scritture (Lc 17,26), ma per come è scritto non ne veniva fuori niente. Cosa strana perchè nome proprio di assoluta rilevanza, forse al pari di Mosè e dell’Emmanuele che invece hanno espresso entrambi valori assolutamente importanti.

Ed è così che in un impeto di fiducia in noi stessi abbiamo giocato con le lettere e lo abbiamo scritto Νωχε. Adesso ognuno decida se proseguire, ma sappia che è attestato, tanto che se io, disponendo solo del web, l’ho rintracciato, credo che gli esperti sappiano fare di meglio.

In ogni caso sento di scrivere che non è da scherzarci su perche la fonte di quel Νωχε è datata 1725 (Thesavrvs Antiqvitatvm et Historiarvm Siciliaequando i libri erano ancora preziosi e nessuno si sarebbe mai sognato di affidarli a mani “inesperte” – così “inesperte” da scrivere male Noè!- nella loro stesura; come nessuno si sarebbe mai sognato di stamparli se non accurati. Ed è così infatti che leggiamo, tradotto, “Sem terzo figlio di Νωχε (Noè)”.

Insomma non è come oggi che un libro non lo si nega a nessuno e in un minuto apri un blog e posti: nel 1725 solo i dotti potevano permettersi il lusso di pubblicare un’opera che, tra l’altro,il web ha accolta. E un dotto non storpia un nome proprio biblico nel 1725.

Dunque se nel 1725 ancora si poteva leggere Νωχε significa che fino ad allora la dizione era corrente ed esatta. Non sappiamo come mai sia andata perduta e più ancora non sappiamo come mai i manoscritti biblici non l’abbiano conservata, a noi è sufficiente sapere che esisteva e poterne calcolare così il valore ghematrico che è 1455, cioè il 1455 a.C. se ridotto a un calendario e ciò segna lo stesso anno del 1454 a.C. di Μωϋσῆς (Mosè) dicendoci che su un piano ghematrico e cronologico Mosè e Noè sono la stessa cosa, in un’ottica di datazione doppia (1455/1454 a.C.).

Infatti nel post di ieri lo avevamo scritto citando fr. R. Tadiello il quale sostiene che

il racconto della nascita di Mosè in Esodo intende stabilire un parallelo tra Mosè e Noè; Mosè salverà il suo popolo dalle acque così come Noè ha salvato l’umanità dal diluvio.

da questo risulta chiaro che l’intero contesto cronologico e ghematrico non a caso ci parla di Noè, la cui Arca diviene in Mosè dell’Alleanza, la quale diviene in Gesù croce secondo le parole della stessa esegesi cattolica citate sopra e secondo una cronologia che misura attraverso un unico calendario, quello delle settimane, come appare chiaro nella tabella seguente

ANNO EVENTO CICLO LUNGO CICLO BREVE TOTALE ANNO EVENTO
2863 A.M Nascita di Noè 294 x 4 44 x 6 1440 1423 a.C. Erezione della tenda
1423 a.C. Erezione della tenda 294 x 4 47 x 6 1458 35 d.C. Crocefissione

E’ dunque da ciò che è possibile, come scrivevo nel post di ieri, sostenere l’assoluta mancanza di contesto che giustifichi Elia durante la Trasfigurazione, perchè tutto, cioè contesto, ghematria, calendario delle settimane e cronologia, ci parlano di Noè e dunque Elia, sebbene il diluvio, è come un pesce fuor d’acqua.

Una falsificazione conserva sempre elementi originali perchè essa appare come un velo disposto sopra di essi. Andando sotto la superficie tali elementi affiorano, siano essi calcoli, note cronologiche o ghematriche, perchè mai l’unicità dell’originale cede completamente all’opera di falsificazione.

E’ così che Noè è riemerso dalle acque è salvato due volte, se la Bibbia è stata sommersa da un fiume di parole false che ne ha travolto la lettera, il numero e adesso i personaggi. Gli Ebrei -uno sicuramente- sostengono che la storia non è altro che il velo con cui si copre la verità. Non sappiamo se dica il vero, di certo sappiamo che hanno scippato una tenda. Poco importa se colui al quale è stata segnata sia personaggio di riguardo: Noè ne era il proprietario e a lui va restituita, affinchè la Trasfigurazione non sia perseguibile penalmente.

Dall’esodo al Gesù ἀρχόμενος: 1440 miglia bibliche

vascelloCome si può sintetizzare l’Antico e il Nuovo Testamento? Esiste un’estrema sintesi o occorrono centinaia di pagine per riassumere il testo e tutto quanta l’esegesi? Porsi questa domanda non è mettersi sullo stesso piano di Gesù, il quale ha scritto che “ama Dio e ama il prossimo” riassume tutta la Legge, perchè al di là del Decalogo c’è un testo che ha indubbiamente una dimensione storica, ad esempio.

Di essa quale ne è la sintesi? E possibile individuare dei punti cardinali con cui orientarsi? Io credo di sì se possiamo ridurre i punti cardinali a tre: essi sono Mosè, il tempio e Gesù. Ecco, questi tre punti ordinano tutta la carta cronologica e storica, ordinano cioè l’Antico e il Nuovo Testamento.

E’ con essi che ogni rotta biblica diviene possibile e si evita il naufragio nel mare magnum biblico. La data di nascita di Mosè; l’esodo a cui egli dette vita; il tempio che sorge su quella vita, la vita d’Israele e Gesù, in primis la Sua anagrafe, nonchè le date salienti della Sua vita.

Affronteremo allora un viaggio nella Bibbia seguendo una rotta ben precisa che dall’esodo, giunge a Gesù per vedere se è vero che s’incontrano “terre promesse” dal contesto biblico e tuttora inesplorate, come inesplorata è la rotta.

Ci affideremo alla bussola di cui adesso siamo in possesso: il calendario delle settimane, il quale disciplinava il culto attraverso cicli lunghi (294 anni) e cicli brevi (6 anni), per cui non può non tracciare una via che dall’esodo giunge a Gesù attraverso il tempio.

Tale rotta è esclusivamente cronologica e procede per punti, quando sappiamo dalla geometria che due punti fanno una retta, cioè una rotta, quasi un gioco di parole che saranno poche, perchè riassumeremo tutto nella tabella seguente, cioè nel nostro diario di viaggio.

ANNO EVENTO CICLO LUNGO CICLO BREVE TOTALE ANNI ANNO EVENTO
1425 a.C. Esodo 294 31 480 945 a.C. Fondamenta del tempio salomonico
945 a.C. Fondamenta del tempio salomonico 294 31 480 465 a.C. Fondamenta del secondo tempio
465 a.C. Fondamenta secondo tempio 8 48 417 a.C. Dedicazione secondo tempio
417 a.C. Dedicazione secondo tempio 44 264 Anno 153 Distruzione del cortile interno del tempio
Anno 153 Distruzione cortile interno del tempio 23 138 15 a.C. Nascita di Gesù
15 a.C. Nascita di Gesù 5 30 15 d.C. Gesù ἀρχόμενος

Come potete vedere l’esodo è il punto cardinale di partenza a cui segue,secondo  il calendario delle settimane, l’anno in cui si gettano le fondamenta del tempio; a seguire abbiamo le fondamenta del secondo tempio e poi una leggera burrasca, un fortunale innocuo che colloca la dedicazione del secondo tempio nel 417 a.C. quando noi abbiamo sempre scritto che la dedicazione di esso fu nel 419 a.C. o 418 a.C.

Dobbiamo considerare distinti quegli anni perchè formano, in una necessaria ottica di datazione doppia, il 419-418 a.C, o il 418-417 a.C. cosicchè, come abbiamo scritto, il fortunale non ci obbliga a cercare riparo in una approssimazione fastidiosa perchè tutte la date che precedono quell’anno sono estremamente precise.

Inoltre storicamente quel “sesto di Dario” di cui ci parla Esdra 6,15 fu il 418 a.C. per cui credo sia naturale storicamente quel 417 a.C. e possiamo procedere fino all’anno 153 quello di cui ci narra 1Mac 9,54 dicendoci che quello fu l’anno in cui si distrusse il cortile interno del tempio distruggendo l’opera dei profeti chiudendo così l’Antico Testamento.

Adesso affrontiamo l’ultime miglia del viaggio e giungiamo al Nuovo, al 15 a.C., anno di nascita di Gesù,  e a seguire il 15 d.C., quando quello stesso Gesù diviene personaggio pubblico di rilievo, ma senza l’ivestitura ufficiale del 32 d.C., inizio del ministero.

Dopo miglia di cronologia biblica, seguendo una rotta sinora inesplorata che ha riassunto punti fondamentali della nostra cronologia, mai raggiunti seguendo le rotte convenzionali, quelle cioè dei… commerci, siamo giunti in porto, e il nostro blog, come un vascello, ha solcato onde ignote, ha conosciuto i flutti del 417 a.C. ma è giunto a destinazione contro ogni scommessa, perchè tutti credevano nel disordine della cronologia biblica e ne temevano gli scogli, quando invece è un “oceano pacifico”.