L’esegesi fiorirà

C’è un verbo che si colloca nel deserto oltre che nella Lettera ai Galati. Esso ricorre all’imperativo e riassume uno stato d’animo ed è  εὐφράνθητι che Isaia colloca al capitolo 35 versetto 1-2 che leggeremo

Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.

Tale verbo si colloca nel deserto, perchè il deserto è chiamato a rallegrarsi e fiorire a causa della liberazione provvidenziale, cioè dell’opera di Dio. Ma noi abbiamo già incontrato un evento simile, anch’esso opera di Dio ed è il germogliare della verga di Aronne (Eb 9,4).

In quel passo il verbo usato è  βλαστάνω che appunto significa “germogliare” e il suo valore ghematrico già lo conosciamo ed è 1384, cioè il 1384 a.C., l’anno immediatamente successivo alla fine della peregrinazione nel deserto, cioè alla fine dell’esodo.

Dicemmo in quell’occasione che la verga di Aronne germoglia a simbolo di una Terra promessa che produce i frutti promessi come la terra e con essa germoglia un’intero popolo che si era avventurato nella arida terra desertica.

Sia nel primo verbo che nel secondo la protagonista è la sabbia rovente non più dimora tanto che  εὐφράνθητι invita a rallegrarsi e a germogliare, cioè fruttificare. In questo senso non è un caso che entrambi i verbi abbiano lo stesso valore ghematrico o che al minimo conducano allo stesso anno, il 1384/1383 a.C., se  εὐφράνθητι ha un valore ghematrico di 1383.

La lettura ghematrica, allora, salda contesti già di per sè già solidamente legati per fornirci una prova ulteriore che la storia, in particolare quella dell’esodo, non la scrive solo la lettera, ma talvolta emerge dai numeri nel deserto dell’esegesi attuale e la sua disidratata cronologia.