Anna dei miracoli

anna

I post nascono per i più svariati motivi: un’idea, uno spunto, qualcuno possiede anche tutti i crismi dell’ispirazione, ma pochi, davvero pochi, si scrivono perché il titolo che hai in mente riassume tutto quanto hai scritto in precedenza. In questo caso sono riassunti tutti i post dedicati non a un profeta, ma a una profetessa, quindi a una donna, una donna che è l’ultima espressione della profezia: Anna.

Ella nasce ultima di un stirpe e dunque la riassume tutta, perché se il profetismo nasce messianico, messianico muore quando la Promessa si avvera e gli occhi di Anna, gli occhi di una donna, riconoscono, tra i tanti, il Bambino, riconoscono Gesù al tempio. La visione non poteva che concludersi al tempio se Gesù è il nuovo ναός (Sancta Sanctorum, Gv 2,20) ma non poteva altresì che assistervi una donna, simbolo della maternità e simbolo di un’attesa profetica vissuta come una gestazione da un intero popolo.

Non è un caso, allora, che tutta la ghematria che ruota attorno al profetismo conduca ostinatamente ad Anna, perché il profetismo nasce con Natan nel 989 a.C. e si conclude con la profetessa nel 99 a.C. L’arco di anni che esso coinvolge è di 890 anni quando 890 è la ghematria di נתתם che significa “hai dato” mentre il suo infinito è נתן che è anche il nome proprio di Natan, primo profeta.

Vorremmo conoscere i rudimenti dell’ebraico biblico per essere sicuri e non affidarsi al senso, il quale ci appare subito chiaro se quel נתתם significasse, per estensione, “hai profetizzato” traduzione che s’intuisce dai significati che il verbo נתן ha, i quali, dipendentemente dal contesto scritturale, potrebbero benissimo guidare il traduttore al significato che noi abbiamo suggerito, cioè “hai profetizzato”.

Un passato prossimo che però si proietta nel futuro rispetto a Natan, in una azione che certamente nasce nel passato, ma che è di là dal compiersi e concludersi e per questo s’inserisce, sebbene passato prossimo, in un futuro remoto. E neppure c’è da meravigliarsi di questa consecutio temporum impazzita, perché la profezia rompe lo schema del tempo e dei tempi, nascendo nel passato per compiersi nel futuro, ma agli occhi di Dio si è già compiuta ed è passato, nel nostro caso addirittura prossimo.

Questo è l’incipit della “favola profetica” e s’identifica con Natan, mentre la sua fine è in Anna che già abbiamo visto prestare la sua anagrafe affinché la sua età conduca a Betleem (15 a.C.+84=99 a.C., ma anche ghematria di Βηθλεεμ), conduca cioè a Gesù, a quel Gesù e Messia che è stata l’anima di un profetismo che si conclude con la Sua visione.

Ma Anna non presta solo la sua anagrafe alla “causa”, ma anche la sua ghematria ebraica perché חַנָּ֔ה (Anna) ha un valore di 63 come 63 è la ghematria di נביא (profeta). L’identità non ci dice solamente ciò che già sapevamo da Luca, cioè che Anna era una profetessa (Lc 2,36), ma aggiunge una nota a quello che sinora avevamo capito la quale chiude il cerchio profetico iniziato nel 989 a.C. e conclusosi nel 99 a.C.

Infatti ci dice che, alla luce di נתתם (hai dato/profetizzato), che Anna è l’ultimo profeta di un ciclo iniziato con Natan, perché la sua ghematria, la ghematria ebraica di “Anna”, segna il limen (confine) del profetismo che fu, appunto, Anna, la profetessa, che fa a sua volta coincidere la ghematria del suo nome proprio (חַנָּ֔ה, Anna) con quella di un ruolo (נביא, profeta) che aveva esaurita la sua funzione con l’avvento del Messia.

Ecco come talvolta nascono i post: da un titolo di un bellissimo film Anna dei miracoli che ti spinge a cercare materiale per un post che magari neppure avevi in mente, ma il titolo era troppo bello per rinunciarci.

Da Davide a Gesù, gli anni del drago

dragoForse universalmente, ma certo nella tradizione cattolica, in Apocalisse il figlio della Donna vestita di sole è Gesù, come la Donna è Maria. Il drago ha perso per strada, la strada del simbolo, i suoi connotati per un significato che mai va oltre il male, nella sua accezione più generica.

Il blog ha cercato di uscire dall’ambito simbolico in cui -forse a comodo- è stato relegato dandone una lettura ghematrica, sebbene nella sua forma tardo bizantina (così mi hanno spiegato) di δράκως (drago) che ha un valore di 931, il quale a sua volta diviene storico segnando il 931 a.C. come ultimo anno di regno di Salomone, stando alla cronologia dei re più gettonata: quella di Galil.

Al contempo abbiamo anche visto che l’unione ghematrica -e sponsale- tra γυνή (Donna) e Ἀντιπᾶς (Antipa) produce anch’essa un 931 che diviene 931 a.C., quello stesso ultimo anno dei Re (Salomone) indicato da δράκως. Questo ha, forse, permesso la visione del segno grandioso di Giovanni (Ap 12,1), cioè la Donna e il Drago in un unico cielo, sebbene cronologico e tutto ciò ha reso concreta un ‘immagine che mai ha voluto limitarsi a colpire la fantasia, ma ha sempre mirato ha farsi storia, se quel 931 a.C. lo è storia, stando a Galil. e se Apocalisse è rivelazione di cose future.

Ma del drago si può dire di più? Non è in fondo così importante da meritare qualcosa oltre al simbolo? Certamente, e allora noi considereremo, stavolta, la forma di δράκων, quella cioè che compare nell’edizione greca di Apocalisse, che ha un valore di 975 il quale non è il 975 a.C., ma un preciso e importante periodo storico che emerge solo dalla cronologia del blog, quello cioè che unisce il 989 a.C. (primo anno di regno di Davide) al 15 a.C. (anno di nascita di Gesù). Infatti 990/989-15/14=975/974 in un ottica di datazione doppia, necessaria trattandosi dell’anno ebraico convertito in gregoriano.

Non è di poco conto questo periodo se Gesù è “figlio di Davide” (Mt 1,1). Tale periodo infatti collega il padre al figlio, il quale risulta essere quell’ υἱός (figlio) della Donna vestita di sole. Adesso fa ingresso il testo di Apocalisse, in particolare Ap 12,4 in cui si legge chiaro che il drago vuole divorare il figlio appena nato della Donna, ed ecco allora che quel periodo storico che collega il 989 a.C. al 15 a.C.; e che collega il padre (Davide) al figlio (Gesù) si arricchisce con una trama ben precisa: pedofaga, e il drago ha, oltre al simbolo, uno scopo ben preciso.

Scopo che, sempre alla luce della ghematria, raggiunge il suo climax quando quel bambino è salvato non dalle acque, ma dalle fauci del drago grazie a un tempestivo e inaspettato rapimento e quel ἡρπάσθη (ἁρπάζω, rapire), con il suo valore ghematrico di 989 (ἁρπάζω), diviene nuovamente il 989 a.C., primo anno di regno di Davide, che è e rimarrà, perchè di Davide, il trono (storico) di Dio che mette in sicurezza la creatura.

Insomma, è alla luce della ghematria che si consuma tutto il capitolo 12 di Apocalisse, altrimenti fermo su un simbolo che non esprime l’azione se non in termini letterari, quando esso è pensato (ispirato) per una dimensione storica (989 a.C.-15 a.C.) che emerge solo se in possesso della cronologia esatta, cioè quella di Dio; una cronologia che è essa stessa il bambino (υἱός),  perchè conduce da Davide a Gesù parlandoci di una discendenza davidica che non deve assolutamente farsi denaro: significherebbe che il drago è riuscito nel suo intento e ha divorato il bambino.

 

L’età apostolica: il lemma esatto per una ghematria sbagliata

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C’è un età nei Vangeli di cui sono incerte o arbitrarie le origini e la fine ed è quella apostolica. Wiki la fa nascere con la crocefissione, ma secondo noi coincide con il battesimo di Gesù al Giordano, quando Giovanni, a capo di un movimento che aveva portato sulle rive del fiume la folla (Lc 3,7), consegna il suo carisma a Gesù battezzandolo.

Appare quella che con linguaggio moderno potremmo definire investitura ufficiale che fa di Gesù il Messia da quel personaggio pubblico (ἀρχόμενος, Lc. 3,23) che era. E’ importante questo momento, perché il movimento di Giovanni si trasforma, tanto che Luca è chiaro “la Legge e i profeti fino a Giovanni: da allora in poi il regno è annunciato” e questo ci dice che l’annuncio apostolico è dopo Giovanni e non la crocefissione, tanto che “apostolo” significa “inviato” e Gesù invia gli apostoli ben prima della Sua morte (Lc 6,13).

Con il battesimo, l’attesa messianica diviene così realtà, perché adesso Gesù può, ricevuta l’autorità, conferirla in virtù di un  battesimo che proviene dal cielo (Mt 21,25) e la conferisce agli apostoli che possono predicare il regno. Dunque è il 32 d.C., seguendo la nostra cronologia, l’anno in cui nasce l’età apostolica e questo ci permette un calcolo, se prima di essa vigeva quella profetica, la quale noi abbiamo certamente fatto durare 402 anni solo per evidenziare che essa rompe gli argini della storia per dirci che va oltre la storia stessa e si colloca nel futuro, tanto che la sua fine è segnata dall’avvento di un 587 a.C., che segna l’esilio babilonese, di là da venire dai profeti e dagli apostoli, un 587 a.C. ultima profezia e testamento dei profeti che però s’inseriscono in un periodo storico più ampio che contiene la profezia stessa.

Abbiamo certamente scritto questo, ma rimane fermo il fatto che dall’avvento della monarchia e del profetismo (989 a.C.) al 32 d.C. si sviluppa un periodo storico che non è vuoto, tanto che la Bibbia gli dedica i suoi libri.

Dobbiamo fare i conti, quindi, con quel periodo e prima di tutto calcolarlo, sommando 989 a.C. al 32 d.C. e scoprire che esso dura 1021 anni e questo ci permette di ricapitolare cronologicamente un po’ tutto e aggiornare la nostra tavola delle date notevoli che adesso deve comprendere anche:

1422 a.C.-1032 a.C.: la Legge

989 a.C.-32 d.C.: i profeti

32 d.C.: inizio dell’età apostolica

E’ curioso allora quanto accade nel programma che solitamente uso per avere, sulle prime, informazioni di massima su un lemma e il suo valore. Il programma chiede di inserire un numero e da lì calcola la ghematria dei termini scritturali.

1021 risulta così essere la ghematria proprio di αποστολος (apostolo) ma il calcolo è sbagliato (la ghematria esatta sarebbe 827). In pratica questo significa che  ci ha dato il lemma cercato, αποστολος, perché noi indagavamo sulla durata dell’età profetica e sull’inizio della successiva età apostolica, inizio che anche il programma fa coincidere con il 32 d.C., ma con una ghematria sbagliata che però conduce agli apostoli, quegli stessi che hanno dato inizio all’età che porta il loro nome.

Sinceramente ci appare un fatto davvero curioso: di lemmi mancanti e ghematria errate ne avevamo incontrate, ma una che al contempo fosse giusta e sbagliata mai. E’ quasi un’indicazione sussurrata all’orecchio, un suggerimento che ci ha spinto a scrivere il post e a lanciare la sfida al lettore: qualcuno sa perché è sbagliato, ma al contempo giusto?

Io ci ho giocato un po’ con le lettere e sono giunto a una parziale ma difficilmente condivisibile soluzione: 1021 si ottiene quasi semplicemente traslitterando dall’italiano “apostolo”. Infatti αποσστολο ha un valore di 1021 e se non fosse per quel doppio sigma la traslitterazione italiana sarebbe perfetta.

Provateci un po’ voi a venirne a capo, chissà che non ne esca qualcosa di buono.

La diletta città di Saul

Diversi post si concentrano su “Sion, città di Davide” (vedi categoria regni assoluti) ma essendo argomento nuovo è ovvio che di volta in volta si arricchisca completandosi. Affronteremo di nuovo l’argomento, allora, ma da una visuale più alta cronologicamente, coinvolgendo anche Saul, che fa parte della monarchia essendone un regnante.

Le sue vicissitudini con Davide e lo splendore del suo regno lo hanno messo un po’ in ombra, ma rimane a tutti gli effetti un re di Sion, come vedremo. Infatti diremo subito che solo con lui la monarchia si compone di 46 re, se contiamo anche quelli d’Israele, quando il 46 è numero così importante (vedi tavola in calce) che non solo apre in fondo il Vangelo di Giovanni con i versetti 2,19-20 in cui si ha il primo vero scontro con i Farisei, ma disciplina l’intera cronologia del secondo tempio, se per costruirlo, sempre seguendo Gv 2,20, sono occorsi 46 anni e con tutto ciò siamo certi che quel 46 che emerge dall’elenco di tutti i regni compresi in 1-2Re non è casuale, come non sono casuali tutte le altre occorrenze del numero. Già questa è una prima nota sull’importanza d’includere Saul fra i regnanti in Sion, ma ce ne sono diverse altre che consigliano di farlo, come vedremo.

Già in passato, infatti, ci siamo occupati della data di nascita di Saul, fissandola ghematricamente, è vero, ma senza uscire dalle note anagrafiche bibliche  e storiografiche (vedi wiki che come noi indica 1082 a.C.) che ci dicono che iniziò a regnare a 30 anni (1Sam 13,1, Nuova Riveduta) e lo fece per 40 (At 13,21).

La ghematria ci è stata d’aiuto perchè indica per πόλις ἀγαπάω (τὴν πόλιν τὴν ἠγαπημένην, “città diletta”, Ap 20,9) un valore di 1082 e noi, che abbiamo incluso Saul tra i regnanti, lo consideriamo conferma del suo anno di nascita anche su indicazione dei 70 già calcolati (30 di età 40 di regno=70).

Adesso procederemo togliendo 30 anni al 1082 a.C., anno di nascita, per ottenere l’anno di accesso al trono di Saul che fu il 1052 a.C.; poi toglieremo 40 anni di regno e otterremo il 1012 a.C. senza però al momento sapere cosa accadde seguendo il ragionamento, ma facendo notare che questa è la datazione di Galil per il primo anno di regno di Davide.

Infatti bisogna andare con la memoria alla ghematria di ἀρνίων (agnello che ci parla di Davide re pastore) per comprendere che quel 1012/1011 a.C. che emerge dal valore ghematrico segna l’anno in cui Davide quattordicenne uccise Golia (all’episodio abbiamo dedicato anche un post sul salmo 151) quando 14 è la ghematria di דוד (Davide).

Inoltre quel 1025 a.C. come suo anno di nascita (1011+14=1025) lo abbiamo calcolato anche in altri due modi:

il primo, sommando la nota di 2Sam 5,4 che lo vuole re nel 995 a Ebron all’età di 30 anni (995+30=1025)

il secondo, dalle generazioni matteane che si sviluppano dal 15 a.C. per 980 anni (28 generazioni di 35 anni) sommate ai 30 anni che lo vedono unto re a Ebron (995+30=1025)

Grazie a questi due conti si giunge, ricorrendo alla ghematria di ἀρνίων, al 1012 a.C. anno che vede sia Davide quattordicenne, sia Saul spodestato con l’uccisione di Golia, fatto che lo unge re, perchè se “Saul ne ha uccisi mille, Davide ne ha uccisi diecimila” (1Sam 29,5).

Ricapitolando abbiamo che

1082 a.C. nasce Saul

1052 Saul è unto re

1012 a.C. Davide uccide Golia e ne prende il trono, sebben nell’immaginario collettivo

995 a.C. davide regna a Ebron

989 a.C. Davide regna a Gerusalemme fino al 949 a.C.

Questo ci dice che Saul non è avvolto nel mistero, ma ha un’anagrafe e un regno ben precisi tutte cose che ben si prestano a inserirlo tra i monarchi con le carte in regola. Ovvio che alla luce di tutto ciò Sion (Gerusalemme) cambi la propria skyline monarchica che infatti diviene

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Come si può notare adesso essa comprende anche Saul (solo con il biennio torbido di Is Baal si raggiungono i 46 regnanti, per questo lo abbiamo inserito) che noi abbiamo inserito nel regno unitario, ma potrebbe benissimo far parte a sè nella storia della monarchia. In ogni caso con lui la classificazione dei regni di Giuda cambia aspetto e numero (46 regni tra Giuda e Israele) e forse contenuti, consegnandoci una Sion ancora più articolata, che è sempre Gerusalemme, ma veramente costringe a chiedersi quale Gerusalemme coesistendone, in un unico periodo storico, quello monarchico, forse addirittura 5 tutte diverse, se Saul costituisse un capitolo a sè.

Concludiamo dicendo che forse non è il caso che vuole all’interno della dinastia dei Re sia la πόλις ἀγαπάω (città diletta, 1082 a.C.), sia πόλις Δαυιδ (città di Davide, 615 a.C.), distinzione che potrebbe anche non esistere nella sostanza (cronologicamente è un altro discorso) se si trattasse di un’identità, ma forse dà invece luogo a un’ulteriore distinguo se la seconda segna i regni che si succedono da Manasse fino a Sedecia, quelli che abbiamo visto far emergere il quadro profetico di Apocalisse e i re che lì si contano per venire a capo della bimillenaria questione di Babilonia e i suoi 7 re.

Ps: segue un riassunto delle occorrenze del numero 46, fondamentale anche questa volta perchè ci ha consigliato l’introduzione di Saul nella monarchia.

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Il salmo 151, una fama meritata. La biografia di Davide alla luce di un apocrifo

golia

Nel post precedente abbiamo riferito del nostro imbarazzo circa il Davide “giovinetto” di 1Sam 3,8 e 17,56. Questo perchè anche la grammatica è incerta proponendo il lemma sia come aggettivo, sia come sostantivo, sta di fatto che rientra nell’incerta età dell’adolescenza, se lo si vuole collocare nel tempo.

Tuttavia in questo caso si deve essere precisi, perchè in quell’età Davide ne combina di tutti colori:  fu unto re da Samuele e uccise Golia, senza sapere noi se il primo fatto costituisca il movente, tra l’altro, ma certi che son tutte cose di non poco conto che ne fanno fin da giovane uno fuori dal comune.

In un primo post avevamo ventilato l’ipotesi che fossero gli anni, anzi, l’anno (1011 a.C.) in cui uccise Golia, salvo poi ieri ricrederci e ipotizzare l’unzione a re per mano di Samuele. Adesso crediamo di aver fatta la nostra scelta indicando l’uccisione di Golia.

Prima di entrare nel merito crediamo opportuno ripercorrere la biografia di Davide tracciata dal blog, affinché il lettore possa orientarsi in una vita così turbolenta in cui anche i salmi ci mettono del loro, come vedremo.

Davide nasce a Betlemme, secondo Luca, e nel 1025 a.C. secondo noi. Questa data l’abbiamo ricavata dai calcoli, in particolare dalle generazioni matteane, 28 per la precisione (da Gesù a Babilonia e da Babilonia a Davide), di 35 anni per un totale, se sommate, di 980 anni a cui si aggiunge il 15 a.C., anno di nascita di Gesù e termine a quo, per ottenere il 995 a.C. come anno della sua accessione al trono in Ebron.  Poi, seguendo Sam 5,4, aggiungiamo i 30 anni della sua età al momento dell’incoronazione e otteniamo il 1025 a.C. anno di nascita.

Ciò ci permette di spiegare due cose

  1. L’anno di accesso al trono in Ebron, cioè l’anno che la genealogia matteana considera, la quale non ha solo una valenza genealogica ma anche e più importante cronologica
  2. All’anno della sua nascita si deve aggiungere un elemento fondamentale: fu anno sabbatico, prova ne è che se sommiamo (1025+32) e lo dividiamo per 7 otteniamo 151, cioè il multiplo di 7 che indica l’anno sabbatico. Vi prego di notare che abbiamo utilizzato il termine quasi fisso nei nostri calcoli sabbatici e giubilari: il 32 d.C. che fu entrambe le cose e segna l’inizio del ministero pubblico di Gesù, ministero che nel prosieguo del post ci sarà utilissimo.

Adesso, quindi, non rimane che considerare il 989 a.C. che segna l’accesso al trono in Gerusalemme, secondo noi, che per sommi capi descriveremo, certi che il lettore ne avrà già abbastanza di quest’anno.

Esso nasce, infatti, dal notissimo ricalcolo delle generazioni matteane tra l’esilio e Davide, ferme su 490 anni,  perchè quella somma nasce da 14 generazioni di 35 anni. Noi però abbiamo verificato storicamente, ma alla luce di 1-2Re e 1-2 Cronache, il calcolo di Matteo e riconsiderato tutti quanti i regni di Giuda sommandone la durata, calcolata non secondo quanto riporta il deuteronomista, ma seguendo la scaletta dinastica che lui stesso propone prima dei calcoli stessi.

Questo ha comportato un lavoro lungo perchè i regni di Giuda per buona parte sono sincronizzati con Israele, per cui per conoscere l’anno di accesso al trono in Giuda del re X bisogna conoscere, spesso ma non sempre perchè il sincronismo è anche su Giuda, l’anno di accesso al trono in Israele del re Y.

Fatto sta che ci siamo riusciti e abbiamo scoperto che la somma, ovviando alla sovrastruttura delle co-reggenze, che tutto è fuorché necessaria, è di 484 anni e 6 mesi per cui, facendo fermo il 505 a.C. come anno dell’esilio, abbiamo che l’anno di accesso al trono di Gerusalemme cade nel 989 a.C. (505+484=989) che infatti è a 6-7 anni di distanza dal 995 a.C., quando 2Sam 5,5 indicherebbe 7 anni e 6 mesi di durata per il regno in Ebron e dunque cifra altamente compatibile.

Non è il caso di proporre tutti calcoli possibili con quel 989 a.C. a riprova della sua efficacia in termini di cronologia biblica, basta accennare al fatto che disciplina l’erezione del tempio, avvenuta nel quarto anno di Salomone, cioè nel 945 a.C.

Purtroppo adesso, nonostante la vita di Davide sia ricca di spunti romanzeschi, rimane da occuparci solo della sua morte che avvenne nel 949 a.C. cioè l’anno di accesso al trono di Salomone, figlio e successore.

Ricapitolando:

nasce a Betlemme nel 1025 a.C.

Adolescente è unto re da Samuele e uccide Golia

accede al trono in Ebron nel 995 a.C.

mentre a Gerusalemme nel 989 a.C.

infine muore nel 949 a.C.

Ecco la biografia di Davide che manca nel panorama degli studi se i rabbini stessi ti dicono – non altro di certo- che regna “attorno al 1000 a.C.” datazione alquanto dubbia sia per la mente di colui che parla sia del suo interlocutore.

Bene, adesso non rimane che riprendere il filo interrotto e rientrare in post ricordando che ci stiamo occupando del fatto che vogliamo conoscere cosa il Davide “giovinetto” abbia combinato di più importante, se cioè è stato unto re o ha ucciso Golia.

Dicevamo che il suo anno di nascita fu sabbatico e il termine per il suo calcolo è il 32 d.C. che lo collega a Gesù, cioè all’inizio del suo ministero pubblico e infatti noi vogliamo sapere se anche Davide divenne personaggio pubblico da “giovinetto”, cioè quattordicenne se, come abbiamo visto ieri, la ghematria di ἀρνίων (agnello che ricorda il re pastore) è 1011 e riconduce al 1011 a.C. che lo consegna a un’anagrafe di 14 anni se nato nel 1025 a.C.

Dal 1025 a.C. al 32 d.C. passano 151 anni sabbatici, perchè (1025+32):7=151 e questo conduce a una questione ancora aperta stando ai Salmi, perchè il salmo 151 scompare da tutte le principali edizioni bibliche, tanto che poche sono le chiese che ne riconoscono la canonicità.

Tuttavia il salmo (per la sua lettura apri link sopra), apocrifo  o meno, è di Davide e riporta un titolo che è un programma cioè Quando Davide combattè (uccise) Golia dicendoci che il fatto eclatante della sua giovinezza fu proprio quello legato alle sue gesta contro il gigante.

Infatti la critica si è prodigata nel commento dell’ultimo capoverso tanto da non attribuirglielo, capoverso che inizia con Inizio della fama di Davide che come vedremo era in realtà azzeccatissimo e forse proprio per questo è stato tolto.

Vero è, però, che anche l’unzione da parte di Samuele fu importante, ma fu una cerimonia familiare, mentre l’uccisione di Golia catturò l’immaginario della gente che lo elesse re, mentre Samuele lo aveva  invece “solo” unto tale e in famiglia.

Ecco allora perchè abbiamo considerato importante il termine del 32 d.C. per i calcoli perchè se Davide con l’uccisione di Golia divenne personaggio pubblico, cioè accese l miccia della sua fama, altrettanto fece Gesù nel 32 d.C. con il battesimo sul Giordano.

Quel 151 che emerge dal calcolo sabbatico, allora, fa luce certamente sulla vita di Davide, ma dal titolo del salmo 151 stesso, cioè Quando Davide combattè (uccise) Golia, si deduce che l’uccisione di Golia fu l’impresa più  eroica della sua giovinezza, quella che lo ha consegnato all’immaginario collettivo biblico che infatti recita

Non è costui quel Davide a cui cantavano tra le danze:
«Saul ha ucciso i suoi mille
e Davide i suoi diecimila?». (1Sam 29,5)

dando luogo, come recita il capoverso censurato, “alla sua fama”.

Fra le due ipotesi del Davide quattordicenne che lo vedrebbero sia unto re, sia eroe è da preferirsi quindi, in termini di fama, la seconda non solo perchè emergente da un calcolo sabbatico basato sul suo anno di nascita, ma anche perchè un salmo specifico fa luce sulle sue gesta ed è il 151, come 151 indica il calendario sabbatico, salmo che molti vorrebbero apocrifo, ma è di primaria importanza, tanto che la sua esclusione getta una cattiva luce su qualsiasi edizione che non lo contenga, pure se fosse Textus Receptus, come il Lenigrandesis che annovera tra i suoi eroi un Ciro, mai esistito, escludendo però Davide con l’assenza del salmo 151.  Forse per questo la datazione del Lenigradensis è il 1008, perchè 1008 è ghematria di Ἀρμαγεδδών (armagheddon) cioè impresa da eroi, i quali nella Bibbia non si chiamano Ciro, ma Davide.