Un Figlio e un’Arca perduti

tra i dottori

A favorire la massiccia affluenza di gente sulle sponde del Giordano potrebbe aver soprattutto contribuito un’occasione molto speciale, determinatasi nel preciso calendario seguito dagli Ebrei: il 29-30 ed il 30-31 d.C., da tishri a tishri (settembre), erano rispettivamente un anno sabbatico ed un anno giubilare, perciò anni provvidenziali per avere tempo libero dal lavoro e rivolgersi a Dio, occupandosi della propria anima.

A questa conclusione giunge La Nuova Bussola quotidiana, rivista online conosciutissima dal mondo cattolico. Di per sè l’osservazione è giusta: tanta gente sul Giordano significa che essa era libera dagli impegni, ma era libera dagli impegni, però, non perchè fosse semplicemente anno sabbatico precedente quello giubilare, bensì anno sabbatico e giubilare quel 32 d.C. (non 31 d.C.,vedi tabella in calce), di qui il senso corretto del sabato deuteroproto lucano, trattato dall’articolo.

Ma Luca è attento osservatore e inserisce spesso il concetto nel suo contesto, come nel caso citato e come nel caso che proporrò, perchè già in precedenza l’evangelista ci ha parlato di tanta gente, almeno quanta ne sia necessaria per formare una “carovana” (Lc  2,44, non semplicemente comitiva di pellegrini perchè indice di moltitudine ,l’unica che può giustificare una giornata di cammino e di ricerca del figlio).

Prenderò a modello l’intuizione della Bussola e immaginerò un contesto che giustifichi quella carovana, cioè anch’io ipotizzerò un anno sabbatico negli anni di Gesù dodicenne, perchè questa è la nota anagrafica (Lc 2,42) che luca inserisce nel contesto obbligandoci a chiedercene il motivo .

Come sia possibile giungere alla conclusione di un anno sabbatico che aveva smosse molte persone dalle loro occupazioni è presto detto, se ricorriamo alla nostra scaletta sabbatica e giubilare in calce, e se ricordiamo, da subito, che questo blog segna un 15 a.C. per la nascita di Gesù, inserendolo nell’ottica del Cristo cinquantenne di Giovanni, Policarpo e Ireneo.

Fatti due semplicissimi conti, otteniamo che il Cristo dodicenne lo abbiamo nel 3 a.C. (15-12=3) e adesso non ci rimane che appellarsi non solo alla scaletta sabbatico/giubilare in calce, ma anche a quello che abbiamo scritto in apertura: il 32 d.C. fu anno tale, cioè sabbatico, oltreché giubilare.

Se il 32 d.C. segna la coincidenza dei due calendari, possiamo benissimo ricavare se il 3 a.C. lo fu sabbatico e infatti lo fu perchè 32 d.C. – 35 anni (cioè il multiplo di 7 che permette l’operazione) = 3 cioè il 3 a.C. che vede il Cristo dodicenne, se nato nel 15 a.C. (15-12=3).

Dunque mi pare di poter liberamente scrivere che Luca incornicia le sue note, anagrafiche o meno, nel contesto appropriato sia quando ci parla della folla al Giordano, sia della carovana che accompagnava Gesù a Gerusalemme per la Pasqua, festività che non obbligava per precetto il pellegrinaggio, ma che tutti fecero perchè liberi dagli impegni trattandosi di anno sabbatico.

Questo significa due cose:

  1. I calendari sabbatico e giubilare trovano in Luca non uno ma due riscontri: il primo inerente il pellegrinaggio pasquale; il secondo la folla al Giordano. Questo è molto importante perchè quello che poteva sembrare mera intuizione matematica (i due calendari) trovano nel contesto scritturale loro appropriato una precisissima conferma.
  2. Solo nell’ottica di un Cristo cinquantenne, nato nel 15 a.C. e crocefisso nel 35 d.C., i due calendari offrono spunti concreti e precisi, altrimenti perduti tra la gente, cioè una carovana di girovaghi senza fissa dimora, quando essi l’avrebbero solidissima nel contesto calendariale appena descritto.

Vorremmo fermarci qui e lasciare a una seconda lettura del passo un post successivo, ma forse è meglio trattare tutto e subito, affinchè sia chiara l’importanza del passo lucano in questione anche alla luce della ghematria, la ghematria di συνοδία (carovana, Lc 2,44) quella stessa in cui si cerca il Gesù perduto, come perduta è andata l’Arca, anche se semplicemente nascosta, come Gesù nel tempio, appunto.

Συνοδία ha un valore ghematrico di 735, quando noi già conosciamo quel 735 emerso da un lemma importantissimo ἱλαστήριος (Propiziatorio) cioè il coperchio dell’Arca su cui veniva asperso il sangue delle vittime sacrificali. All’argomento abbiamo già dedicato alcuni post (vedi categoria 735 del menu) per cui non rimane che sintetizzarli.

Noi abbiamo scritto che quel 735 si colloca nella nostra cronologia dei Re nel trentacinquesimo anno di regno di Amazia, re di Giuda, il cui regno tutti abbreviano sulla scorta del deuteronomista, evidentemente falsato, perchè in realtà, qualora ricalcolassimo in prima persona seguendo proprio la scaletta del dtr, ci accorgeremmo che di anni ne ha regnati 42, cosa che permette un trentacinquesimo anno di regno altrimenti perduto nel calcolo dei 29 totali indicato da tutti gli altri. E questo è un primo mistero, ma ce n’è un secondo ben più importante.

Infatti Amazia è uno dei re candidati ad aver visto per l’ultima volta l’arca, come scrive wiki, per cui non troviamo assolutamente casuale che sia scomparso quel trentacinquesimo anno di regno come è scomparsa l’Arca, il cui Propiziatorio (ἱλαστήριος) ha un valore di 735 come il 735 a.C. è l’anno mancante del regno di Amazia stando alla cronologia ufficiale.

Insomma tutto si perde quando abbiamo a che fare con l’Arca; si perde l’Arca durante il regno di Amazia; si perdono interi anni di regno e si perde Gesù, sì, Gesù perchè quel συνοδία (carovana) ha un valore ghematrico di 735 come ἱλαστήριος (Propiziatorio) e dire che quel pellegrinaggio lo era, propiziatorio e non è un caso allora che come l’Arca è andata perduta, cioè si/è nascosta ai nostri occhi, così si è nascosto Gesù agli occhi di Giuseppe e Maria se ἱλαστήριος e συνοδία hanno lo stesso valore ghematrico.

Gesù nuova Arca dell’Alleanza si perde laddove l’Arca dovrebbe stare, infatti: nel tempio e le sue vicende, parlandoci, la ghematria di ἱλαστήριος e συνοδία, di una identità che va ben oltre il simbolo per divenire matematica, ghematrica, cioè inoppugnabile.

Lo smarrimento dell’una e dell’Altro, allora, sono svelati dall’identità numerica che traccia un percorso teologico di smarrimento e di rinvenimento che amplia a dismisura una relazione già di per sè teologicamente evidente e rilevante.

In questo processo sono dapprima andati perduti gli anni di un regno, quello di Amazia che tutti vorrebbero di 29 anni, ma fu di 42; poi è andata perduta l’Arca e il suo Propiziatorio; infine è andato perduto Gesù cercato in una “carovana” (συνοδία) che ha lo stesso valore ghematrico del propiziatorio, come propiziatorio era il pellegrinaggio della carovana stessa diretta a Gerusalemme per una Pasqua in anno sabbatico, affinchè molti, se non tutti, fossero convocati “in assemblea a Gerusalemme…per trasportare la [nuova]arca dell’alleanza” (1Re 8,1).

 

Tavola degli anni sabbatici e giubilari comparata con la cronologia particolare di 1-2Re e la storia universale di Giuda

LEGENDA:

  1. In rosso gli anni sabbatici, gli anni giubilari e sabbatico/giubilari che cadevano ogni 350 anni
  2.  La datazione doppia avrebbe certamente permesso altre considerazioni coinvolgendo più anni, ma la tabella vuole essere un primo abbozzo e esaurisce la sua finzione indicando la sostenibilità storica dell’idea che l’ha ispirata
  3.  Le date dopo Cristo sono indicate
  4.  I link rimandano ad argomenti che il blog ha trattati
  5. Per la cronologia “universale” adottata dal blog si veda questa tavola

 

 

RE

 

 

REGNO ANNI SABBATICI GIUBILEI Evento storico
Davide 989-949 990

983

976

969

962

955

948

968
Salomone 949-909 941

934

927

920

913

918
Roboamo (Giuda) 909-891 906

899

892

Abia 891-889
Asa 891-847 885

878

871

864

857

850

868
Josafat 847-824 843

836

829

Joram 824-817 822 818
Ocozia 817-816
Atalia 816-809 815
Joas 809-770 808

801

794

787

780

773

Amazia 770-728 766

759

752

745

738

731

768
Ozia 728-674 724

717

710

703

696

689

682

675

718
Jotam 674-659 668

661

668 Anno sabbatico e giubilare. costruzione della porta superiore del tempio
Acaz 659-644 654

647

Ezechia 644-615 640

633

626

619

618 Assedio di Samaria
Manasse 615-560 612

605

598

591

584

577

570

563

568
Amon 560–558
Giosia 558-527 556

549

542

535

528

Joacaz 527-527
Joachim 527-516 521 518 Assedio di Nabucodonosor : prima deportazione di Nabucodonosor
Joachin 516-516
Sedecia 516-505 514

507

Assedio di Nabucodonosor. Seconda deportazione
Fine del regno di Giuda
500
493
486
479
472 468 Inizia il digiuno profetico di Daniele
465 Si gettano le fondamenta del secondo tempio
458
XX° di Artaserse, rientro Neemia (Ne 1,1) 451 Rientra Neemia
444 418 Dedicazione del secondo tempio
437
430
423
416
318 Anno sabbatico e giubilare. Deportazione in Egitto
3 d.C. Gesù dodicenne al tempio
32 d.C. Anno sabbatico e giubilare, Inizia il ministero pubblico di Gesù
39 d.C. Caligola profana il tempio
67 d.C. Scoppia la rivolta a Gerusalemme

 

L’arca dell’Alleanza: da Mosè a Cristo, dalla leggenda alla visione

arcaAbbiamo visto qui che il “propiziatorio” (ἱλαστήριος ) ha un valore ghematrico di 735 quando quel 7 indica la perfezione, in questo caso il compimento (Gv 19,30 “tutto è compiuto”) di un progetto come il disegno divino che vide nella crocefissione il suo concludersi nel 35, il 35 d.C.

Di qui la perfezione dell’anno, il 35 d.C., e di una cronologia che ne assuma il significato tanto da farne, assieme all’altro caposaldo, cioè l’anno di nascita di Gesù (15 a.C.), il termine a quo di un intero percorso cronologico di oltre 2000 anni, forse fino all’Anno Mundi.

Sul Golgota, quindi, si compie quell’aspersione di sangue che rinnova l’Alleanza che passa attraverso un “calice” (lc 22,20) che introduce un percorso cronologico a parte nel contesto biblico, perchè, secondo la nostra cronologia, nel

1423 a.C. secondo anno dall’esodo (1425 a.C.) si  eregge la Dimora

937 a.C. si dedica il tempio

451 a.C. rientra Neemia con il compito di riedificare le mura di Gerusalemme

35 d.C. il Cristo è immolato

Tutte queste date si ricavano da una metrica biblica che nasce dalla ghematria di υἱός (figlio, ma anche padre, roccia, giogo insomma simboli dall’altissimo significato teologico hanno un identico valore) che è 486 che tradotto in anni scala dal 1423 fino al 35 d.C.

Ecco allora che dall’erezione della Dimora nel deserto si giunge al Cristo Nuova Dimora; e dall’Arca dell’Antica Alleanza si giunge alla Nuova.

Fino ad adesso ci siamo mossi su un contesto storico, ma anche quello ghematrico ha gran voce in capitolo, secondo noi, perchè conferma il quadro storico sinora descritto attraverso lemmi perfettamente inseriti nel contesto come κιβωθος, Γωλγοθά, βλεπω (Arca, Golgota e il verbo “vedere”).

Iniziamo dal calcolare il primo lemma che ha un valore di 917. Qualcuno potrebbe obiettare che non sia lemma scritturale che offre invece κιβωτός, ma se ha la pazienza di fare una breve ricerca vedrà che nei testi del ‘700 è pluri-attestato e questo ci conferma ancor più nell’interrogativo già più volte posto: chi ha falsato il greco vetero e neo testamentario negli anni a venire?

Poi passiamo a Γωλγοθά (Golgota), pure questo lemma raro (la lezione corrente è Γολγοθα) sebbene attestato da un gesuita perseguitato dall’inquisizione sempre nel ‘700, e pure questo con un valore di 917 se immaginiamo una semplice alfa finale caduta, cosa che comunque non inficia di molto il discorso offrendo il lemma un valore di 916.

Tutto liscio per βλεπω (vedere) che si è conservato benissimo e conta 917 come valore ghematrico.

Non è cosa difficile adesso tirare le fila, cioè mettere in relazione i lemmi e i rispettivi valori, perchè se l’Arca dell’alleanza era il segno visibile di Dio (βλεπω/vedere) l’Arca era anche quella che veniva aspersa di sangue durante i sacrifici, per cui non a caso che il sacrifico di Cristo sul Golgota offra per il toponimo “Golgota” un’identico valore di 917.

Difficilmente un’unità concettuale può trovare nel calcolo ghematrico una conferma così piena, ma la madre del dubbio è sempre incinta e allora consiglio la lettura di Gv 19,17 laddove si legge

portando la sua croce, giunse al luogo detto del Teschio, che in ebraico si chiama Golgota

e in questo caso l’unità concettuale sopra espressa ed emergente da lemmi in strettissima relazione (Arca, Golgota e il verbo ” vedere”) trova la sua più ampia espressione nella ghematria dei lemmi stessi, mentre la numerazione del versetto contiene il tutto in un unico spazio biblico che è 917, perchè il versetto di Giovanni si compone, leggendo tra i numeri, di 1 e 917 e non è un versetto a caso ma quello che indica il Golgota, dove fu asperso il sangue di Cristo Nuova Arca, Nuova Alleanza e Nuova Dimora.

Mi pare che tutto questo, unito ai post precedenti (vedi menu “Arca”), tolga l’Arca dal contesto leggendario in cui è stata relegata per porla al centro di una storia che per alcuni è di salvezza, per altri semplicemente oggetto di studio, ma in ogni caso di Alleanza tra la fede e la ragione che dimorano in ognuno di noi.

Un regno, un anno e un Arca perduti. I Re al cinema

indianaPost molto breve sebbene l’argomento, ma l’aggettivo affascinante non è sprecato perchè parlerà del destino dell’Arca dell’Alleanza. Basta una semplice occhiata alla voce che gli dedica wiki per comprendere che le ipotesi si sprecano e con esse il destino dell’Arca di cui non sappiamo neppure quando e da chi sia stata trafugata.

Il tema ha esercitato da sempre una notevole attenzione sia nella letteratura, come nel cinema, tanto che tutti conoscono il film Indiana Jones e in questo caso -magari non in altri in cui ho presentato il post in chiave cinematografica- il riferimento al cinema è d’obbligo. Ma veniamo a noi.

Una delle ipotesi che data la trafugazione dell’Arca è quella che la pone al centro del saccheggio del tempio da parte di Ioas, re d’Israele (2Re 14,14), ai danni dell’allora re di Giuda Amazia. Questo risulta chiaro da wiki.

Noi, amanti della ghematria, abbiamo voluto calcolare il valore ghematrico di “propiziatorio” (ἱλαστήριος circa il lemma dovremmo aprire una parentesi inopportuna sulla sua corruzione o falsificazione, ma soprassediamo ) che è 735. Nessuna delle cronologie note, intendo di riferimento, colloca il regno di Amazia in quegli anni, cioè nell’anno che emerge da quel 735, cioè il 735 a.C.

Stando quindi alle cronologie linkate -e note- la ghematria fallirebbe e rimarrebbe non lettera, ma numero muto. Così siamo abilitati ad autocitarsi e proporre la nostra cronologia dei Re che invece vede nel 735 a.C. il trentacinquesimo anno di regno di Amazia.

Qui nasce la seconda discrepanza con l’ecumene degli studiosi, perchè essi non offrono un regno di Amazia sufficientemente lungo da coprire 35 anni, tant’è che Galil, il più citato, indica 29 anni perfettamente allineato con il calcolo del cronista (2Cro 25,1).

Abbiamo allora che quel 735 ghematrico non trova, stando al panorama attuale degli studi, una collocazione nè nei Re, trattandosi di Amazia; nè nel regno dello stesso, sebbene una cronologia dilettante faccia in entrambi casi centro con un’unica freccia ghematrica.

Allora ci chiediamo se la nota ghematrica sia così scomoda tanto da essere quella verità che i Re hanno conservata gelosamente, quella verità che fa luce sul mistero dell’Arca che poteva emergere solo da una cronologia reale integra, fedele e degna depositaria di un segreto di cui, crediamo, molti erano al corrente, ma che si sono prodigati di rendere indecifrabile, prima confondendo la cronologia dei Re; poi distruggendo un regno che lo si è fatto apparire di 29 anni quando in realtà ne durò, come dimostra la nostra tabella che ha semplicemte rifatto i calcoli sulle indicazioni dello stesso deuteronomista,, 42 di anni comprendendo anche un trentacinquesimo di regno di Amazia che altri hanno fatto sparire e con esso nientemeno che il propiziatorio, cioè l’intera Arca, se esso ne era il coperchio.

Siamo legittimati a questa soluzione perchè altri prima di noi hanno datato il suo trafugamento negli anni di Ioas e di Amazia quando si spoliò il tempio, lo conferma wiki, mentre noi ci limitiamo a dire che, alla luce di quanto sopra, è la pista giusta per risolvere il mistero, anche se non della sua fine, certamente del suo inizio: Ioas trafugò l’arca nel 735 a.C.

Tra l’altro -il lettore attento ricorderà certamente e conoscerà la categoria versetti del menu- noi siamo soliti cercare le prove anche negli angoli insoliti della Bibbia, quelli che, dato il loro scarso se non nullo tenore scientifico, altri non si sognano neppure di considerare: i versetti in particolare, ma anche l’armonia delle cifre stesse.

Partiamo dai primi, i versetti che in 2Re 14,14 ci danno notizia del trafugamento dei tesori del tempio tra cui certamente l’Arca. Quel 14,14 ci ricorda la ghematria ebraica del nome proprio di Davide che è 14; inoltre segnano l’esatto ammontare delle generazioni da Cristo a Davide (Mt 1,17) divise in due tranches di 14 generazioni (ecco il 14,14 di 2Re) che coprono l’intera cronologia dei Re stessi.

Vorremmo dire che l’armonia regna sovrana, perchè al contenuto storico e cronologico espresso sopra, si aggiunge una nota quanto mai indicativa che non è casuale, non è casuale cioè che quel 14 s’inserisca in un contesto di altissimo profilo come il destino nientemeno che dell’Arca.

A questo si aggiunge un’altra armonia, quasi un coro a più voci, che ci presenta un 735 a.C. che noi scriviamo 7 e 35 facendo notare che quel 7 è simbolo di perfezione (cosa che certamente caratterizzò o caratterizza tuttora l’Arca), mentre il 35 d.C. è l’anno esatto di una crocefissione che nessuno vuole perchè gli si preferisce un falsissimo 33 d.C., come si è preferito una cronologia e un regno distrutti pur di nascondere l’Arca, quella non dell’Alleanza, ma della scienza, da sempre alleata, appunto, della verità.

Infine 35 emerge anche dal regno di Amazia perchè quel 735 a.C. fu, stando alla nostra cronologia, il trentacinquesimo anno del suo regno e questo compone un coro, forse dei cherubini che ornavano l’arca stessa e di cui vorremmo, per concludere, proporre la foto, ma è d’obbligo Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta. Semplicemente perfetto.