Fatebenefratelli, che l’isola c’è

isola tiberina

Ci siamo sempre chiesti sull’isola di Patmos che crediamo sia l’isola che non c’è, quella cantata, cercata e mai trovata se non nell’immaginazione. E noi non siamo stati da meno navigando Apocalisse alla luce della bussola ghematrica che indica un valore alquanto interessante se quell’isola fosse in realtà un’altra o un’altra realtà.

Di certo è un isola, un isola che Apocalisse chiama Patmos, ma che noi vorremmo fosse Ποταμός ( Παταμος-Πατμος, fiume) così che divenga “l’isola del fiume”. Ma dov’è un isola su un fiume, dove può mapparla la Scrittura se non a Roma? Non c’è forse l’Isola tiberina? Dunque Patmos, in realtà, sarebbe Ποταμός, cioè  “l’isola sul fiume” Tevere a Roma.

Ipotesi affascinante e credo mai presa in considerazione, tuttavia praticabile alla luce della solida tradizione di un San Giovanni nell’Isola tiberina, cosa che non crediamo casuale, sebbene la tradizione ci parli di San Giovanni Calabita, ma noi abbiamo ormai molto pelo sullo stomaco e ci viene da dubitare che in realtà quella tradizione facesse riferimento all’apostolo e non al Calabita, magari di passaggio e a cose fatte, ma poi rifatte a sua misura, tanto che si è appropriato della tradizione.

Sulle prime molto dubiteranno, ma che ne sarebbe se fosse attestato San Giovanni apostolo a Roma ma, alla luce delle nostre conoscenze, difficilmente collocabile? Se la Scrittura ci consegna Patmos, che senso avrebbe potuto avere o quale dato a una fonte, magari una lapide addirittura, che ci narra forse degli ultimi giorni di Giovanni apostolo a Roma?

Si sarebbe necessariamente creato lo stesso imbarazzo che la critica ha provato di fronte alla Gioconda, ritratta con un lago alle spalle il cui contesto, però, lo negava essendo datato il suo prosciugamento nel Pleistocenico, troppo distante nel tempo, anche per quello geniale di Leonardo.

Tuttavia quel lago e riemerso dalle nebbie della censura e dunque anche Giovanni l’apostolo potrebbe resuscitare a Roma nell’Isola tiberina facendone il contesto carcerario in cui fu scritta Apocalisse, addirittura.

Se così fosse le cose cambierebbero parecchio, perché di un’opera è fondamentale conoscere il “dove” fu pensata, che in questo caso non è un’isola sperduta nel Mar Egeo, ma nientemeno che la capitale dell’impero: Roma, che potrebbe fregiarsi anche della paternità dell’ultimo e più affascinante libro della Scrittura.

Lo ripeto: tutto dipende dalle fonti, dalle attestazioni e dalla fortuna che se dà una mano, permetterebbe di scovare, tra le vestigia dell’Isola tiberina, Giovanni l’apostolo, anziché il Calabita, cambiando radicalmente scenario. Uno scenario che è già romano nella misura in cui la ghematria proietta la sua luce, fastidiosa per alcuni, ma non per tutti.

Infatti il 567 che emerge da Ποταμός è un  valore che ostinatamente conduce a Roma se, come abbiamo già visto, Vaticano e Fatima, rispettivamente Υαθικανος e Φαθιμας, hanno identico valore (567), un valore che anche la scienza conosce perché nel 567 a.C. si data l’eclissi del VAT 4956 che disciplina la parte forse più importante della cronologia biblica, avendo riflessi diretti e indiretti, sull’esilio, sui Re e su tutta quanta la cronologia del secondo tempio, quello a cui si equipara Gesù, stando a Gv 2,20-21.

Dunque 567 è numero molto importante e sempre conduce a Roma, come le sue vie ed ecco allora che quell’isola di Ποταμός (sul fiume) non a caso anch’essa lì ci porta, ci porta cioè all’isola che non c’è perché cancellata dalle mappe e dalla Scrittura per far posto a un Giovanni Calabita che non fu apostolo, ma ne prese solo il posto: Roma.

Φαθιμας, una profezia per adulti

fatima

Non necessariamente un post è solido, non necessariamente poggia i suoi paragrafi su fondamenta scientifiche, ma può abbandonarsi alla speculazione e, quando va meglio, alla profezia che non necessariamente è scientifica perché usa, al minimo, un altro linguaggio.

Infatti essa spesso predilige la ghematria, di per se stessa linguaggio profetico in quanto opinione di Dio sulle cose umane, in primis la storia. E infatti molti post, tra cui alcuni veramente interessanti, hanno dimostrato che solo la chiave ghematrica apre certe porte scritturali, altrimenti chiuse.

La ghematria, proprio perché linguaggio profetico, si proietta nel futuro, spesso remoto rispetto al tempo profetico e per questo legge nel futuro che spesso è di millenni di là dal divenire storico.

Tuttavia ciò non preclude che la ghematria possa essere scienza anche nostra, cioè dei nostri giorni ed esprima egualmente una profezia, come profezia fu Fatima. Se è nel greco scritturale che noi abbiamo esercitata quella che erroneamente chiamano pseudoscienza, la ghematria, noi scriveremo in greco il nome della più famosa profezia dei nostri giorni: Fatima, appunto, che risulta essere scritta, in greco, Φαθιμας ed ha un valore di 567 che se ridotto a un calendario, come nostro solito, diviene il 567 a.C., anno fondamentale per la scienza che in esso ferma l’eclissi del VAT 4956 al trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor.

Quell’anno è così importante che risulta, proprio in virtù dell’eclissi descritta nella VAT, data assoluta, cioè scientificamente inoppugnabile, tant’è che la scienza ne ha fatto tesoro e dal 567 a.C. ha ricavato, in pratica, l’intera cronologia del Vicino Oriente Antico, nonché la cronologia dei re biblici e tutta la  cronologia degli anni successivi all’esilio Babilonese.

Peccato che la scienza stessa la impugni con Newton, scienziato che ha accusato senza mezzi termini l’intero asse cronologico neo babilonese, perché frutto non di osservazioni astronomiche, ma, secondo lui, di dati inventati a tavolino.

Fa sorridere adesso la mia presenza in una questione adatta solo per i vertici scientifici, ma debbo egualmente scrivere che questo blog ha, al pari di Newton, denunciata falsa quella cronologia, tanto che propone, per quello stesso trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor, il 486 a.C., “casualmente” ghematria di υἱός (Figlio della Donna vestita di sole Ap 12,5).

Credo che sinceramente Newton ci sarebbe forse arrivato da solo, ma commise l’errore imperdonabile di affidarsi all’unica cronologia alternativa esistente al momento, cioè quella della Watch Tower e così non ebbe armi per proseguire la sua battaglia. Ma adesso quella cronologia biblica c’è e ha un’altra versione dei fatti: il trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor fu il 486 a.C. e con esso cambia tutto, sia negli anni precedenti, sia in quelli successivi, cioè cambia buona parte del quadro cronologico vetero testamentario, salvo rare eccezioni.

Dunque chi propone il 567 a.C. si pone contro la Bibbia, anzi, Oltre la Bibbia,  si fa cioè terra e da solo denuncia la sua falsità, il suo tradimento e la sua natura perversa, sebbene le cattedre che lo indichino siano di assoluto spessore religioso, come quella petrina.

Non fa caso allora che 567 sia una datazione falsa e, al contempo, sia ghematria di Φαθιμας (Fatima), perché questo ci rivela quello che nessuno, mi pare di poter dire, ha mai rivelato cioè per quale motivo la Chiesa cattolica sarà oggetto di una feroce persecuzione; e perché un papa sarà ucciso. Si dà infatti rilevo estremo agli effetti della profezia, ma mi pare che finora nessuno abbia detto perché la Chiesa entri in quelle peste, perché sia trucidata nei suoi vertici. Se sono importanti gli effetti, altrettanto lo sono le cause, che però nessuno ha indicato sinora.

Ci proveremo noi con quel 567 ghematrico che emerge da Φαθιμας a farlo, dicendo che la Chiesa sarà rivelata nella sua falsità magisteriale che ha tradito il fidei depositum e tutti suoi fedeli. Quando sarà chiara la cronologia veramente biblica, la quale sola rivela il Cristo, sarà rivelato anche l’anticristo e si scatenerà il furore che già la gente cova verso una istituzione sinora protetta dall’immagine, per cui quando quell’immagine andrà in frantumi, non ci saranno più specchi su ci aggrapparsi e la giustizia storica farà il suo corso, molto spesso cruento

Vi prego amici cattolici, non sorridete della mia Φαθιμας, perché come tre pastorelli hanno detto cosa, forse io ho detto il perché e ne sono convinto, così convinto che a rischio di essere deriso, vi ho avvertiti dedicandovi questo post. Vedete un po’ voi, siete grandi abbastanza.

 

Leo Baeck e le sconosciute origini di un dramma: l’Olocausto

leoNon molti anni or sono acquistai e lessi “Il Vangelo: un documento ebraico” di Leo Baeck. Mi colpì subito un fatto, cioè due note che al momento non posso citare per intero avendo smarrito il testo. Ho chiesto però in un forum di consulenza ebraica quanto avessi dimenticato e sono stati gentili da procurarmi le informazioni richieste.

Le note che a me interessavano sono le 35 (sono due con la stessa numerazione, mi hanno scritto). Sin dalla prima lettura mi colpì la numerazione, perché perfettamente coincidente con il “mio” anno della crocefissione che è il 35 d.C. Esse riguardano “La condanna” e “Il regno di Dio” perché così titolano, se ho ben capito (in ogni caso il lettore può verificare).

Non so neanch’io, sebbene i miei studi fossero già avviati da tempo, perché allora pensai a un messaggio nella bottiglia, di certo quella “condanna” e quel “regno di Dio” numerati bibliograficamente alle note 35 coincidono con la condanna a morte e con la crocefissione, come coincidono con il regno di Dio conseguentemente instaurato.

Oggi, come allora, mi chiedo – e chiedo- cosa accadde realmente in Germania negli anni nazisti? Le origini della Shoah sono quelle che s’insegnano, che si scrivono, che si parlano, che s’illustrano? Davvero un popolo impazzì dal nulla dopo la migliore delle costituzioni possibili, cioè quella di Weimar?

O qualcuno soffiò sul fuoco perché s’impedisse che gli Ebrei, prima di me e meglio di me, giungessero alla verità sul Cristo e il loro Messia? Solo io ho compreso il Grande inganno storico di Ciro, ad esempio? Solo io grido allo scandalo di un’anagrafe gesuana farlocca non perché la storia così ce l’ha tramandata, ma così perché è stata falsificata e spacciata?

Che ruolo ha la Chiesa Cattolica Υαθικανος (Vaticano) se Hitler nasce ed è educato cattolico? Se il Υαθικανος ha la stessa ghematria del 567 a.C. come trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor, e se quel 567 a.C. è falso, sebbene datazione assoluta, possiamo ipotizzare una purga cattolica di tutti coloro che erano giunti prima di noi a quella conclusione e avevano riconosciuto, con una cronologia biblica esatta, Gesù come il Messia atteso?

Quante stranezze incontrano coloro che studiano il periodo nazista? Esse sono state frettolosamente catalogate come coincidenze sebbene inspiegabili?

E allora perché le linee ferroviarie che trasportavano gli Ebrei nei campi di concentramento non furono mai bombardate a quanto si dice?

O perché Eva Braun era ebrea?

Perchè Von Paulus fu lasciato trucidare nella sacca di Stalingrado costringendolo a resistere in una posizione indifendibile? Forse perché la conquista della Russia da parte tedesca, ottenuto lo scopo del rastrellamento sistematico degli Ebrei nell’Europa orientale, avrebbe vanificato il progetto di un rivoluzione marxista iniettata nella Russia contadina al solo fine di distruggere la Chiesa ortodossa?

Rommel aveva capito tutto quando attentò alla vita di Hitler, aveva capito cioè che era un burattino nelle mani di altri (Chiesa cattolica)?

La Battaglia d’Inghilterra perché fu persa dai tedeschi forti di una superiorità di quasi 5:1?

Perché Hitler non impiegò, durante lo sbarco in Normandia, i panzer della riserva strategica?

Come mai nella Battaglia di Stilo non fu impiegato dalla Regia Marina Italiana un incrociatore nuovo di zecca che le avrebbe permesso una determinate superiorità di fuoco e conseguentemente una vittoria che avrebbe garantito l’assoluto controllo e difesa di tutto Mediterraneo centrale?

Perché alcuni storici, per altro tornati nel 2018 alla ribalta, parlano in questo caso, di “Tecnica della sconfitta” (Franco Bandini) scorgendo una storia ben altra, cioè tipica di coloro che neppure vogliono perdere, ma devono farlo come Von Paulus a Stalingrado?

E da ultimo (scusate ma vado a memoria): perché la Francia capitolò senza colpo ferire? Forse che come l’Italia doveva perdere, la Francia invece doveva arrendersi?

Santo cielo che domande e quante domande per uno che se ne è già poste sin troppe scoprendo che l’intera cronologia biblica è un falso, un falso tale che alla sua luce la Shoah, rivelatasi falsa nelle cause, apparirebbe quasi evento secondario perché il contesto le sarebbe superiore.

Vedo, vedo il povero Leo Baeck trascinare -come è vero- la carriola nel campo; e vedo anche me che faccio lo stesso. Anch’io, come lui, ho lanciato un messaggio nella bottiglia dopo essermi reso che non essa dà alla testa, ma certi studi.

Ps: sono le ore 23,39, orario per me proibitivo, ma non potevo buttare giù queste due righe: troppa è la vicinanza a Leo.

La storia di Anna

annaPur non avendo consultato il web, credo che la figura di Anna, Anna la profetessa, sia messa a margine dalla grande esegesi. Figura femminile che passa in sordina nei Vangeli, se solo Luca ne parla incidentalmente per dirci, in apparenza, che una vecchietta di ottantaquattro anni aspettava il Messia e Lo vide. Poi magari morì, soddisfatta.

Eppure, a uno sguardo più attento, ella appare figura molto complicata: prima donna a riconoscerLo, è vero, ma anche ultima profetessa e questo la proietta nella grande storia di Israele, magari quella non scritta se il profetismo, stando al panorama attuale, non ha né capo, né coda.

Noi, nel nostro piccolo (un blog è di per se stesso, piccolo) abbiamo invece visto e scritto che quel profetismo nasce in Natan e accompagna gli albori della monarchia di cui segue le tracce.

Un profetismo che scompare nell’orizzonte universale nel 587 a.C. per poi riemergere con Anna nel 99 a.C. cosa che ne fa un fenomeno carsico, un fiume che scorre sotto la storia e che per questo la alimenta, cioè ne alimenta le radici.

Quel fiume scompare nel 587 a.C., abbiamo scritto, e scompare per ragioni altre, ragioni che si collocano nei nostri secoli, se la datazione dell’esilio è “roba -o robaccia-” nostra. Quel 587 a.C. distrugge l’asse cronologico biblico, cioè 1-2 Re, spina dorsale del corpo profetico il quale, dopo di allora, striscia ai piedi del secolo.

E sempre quel 587 a.C. costituisce un vulnus (ferita) in una spina dorsale che si colloca dietro le spalle del corpo biblico, per cui il colpo è stato inferto a tradimento, cioè all’ombra del secolo e magari in luogo santo (Υαθικανος), come accadde a Zaccaria, “ucciso tra il tempio e l’altare” (Mt 23,35)

Tutto questo ce lo consiglia la ghematria di Ναταν (Natan) che è 402 la quale, se sottratta al 989 a.C., inizio del profetismo, cade nel 587 a.C. e data l’esilio babilonese che la Bibbia non conosce, né riconosce. Tuttavia, proprio perché profezia, la Bibbia ha lasciato nei profeti il suo testamento, cioè un ultima profezia che è appunto quel 587 a.C. che emerge grazie alla ghematria di Natan, capostipite dei profeti.

Se la ghematria ha fatto luce sul primo profeta, che ne è dell’ultimo? Che ne è di Anna alla luce della ghematria? Possibile che sia il primo profeta (Natan) che l’ultimo (Anna) siano legati dal calcolo ghematrico? Se Natan ha profetizzato la morte della profezia con il 587 a.C. calcolabile con la ghematria del suo nome proprio, Anna di cosa è capace?

Partiamo dal valore ghematrico del suo nome proprio greco (Ἅννα) che è 102 e sottraiamolo al 588 a.C. (assedio di Gerusalemme precedente la deportazione del 587 a.C., sebbene datazione fluida che però non impedisce l’identità di sostanza con il 586 a.C.) che a noi risulta, lo abbiamo scritto, essere l’ultima profezia. Così facendo otteniamo un 486 di differenza e cifra a noi non sconosciuta, perché riconduce all’anno biblicamente esatto dell’eclissi descritto dal VAT 4956 che il blog data nel 486 a.C.

Ho scritto il blog, perché la scienza è certa di un altra datazione, cioè il 567 a.C. (ghematria di Υαθικανος) tanto che da quell’anno, che considera assoluto, essa ricava, dopo l’assedio del 588 a.C., quel 587/6 a.C. dell’esilio babilonese, quello stesso che noi diciamo abbia uccisa la profezia.

Dunque, Anna, parrebbe abbia fatto il suo mestiere e come Natan ha profetizzato quel 587 a.C., così ha ha fatto la profetessa andando però alle sue origini, cioè al Dies Natalis della menzogna (567 a.C.), perché grazie alla ghematria del suo nome proprio individua il trentasettesimo anno di Nabucodonosor, sebbene collocandolo non nel 567 a.C., come fa la scienza, ma bensì nel 486 a.C. come fa la Bibbia; come fanno i profeti e, paradossalmente, come fa il blog.

Oltre a questo, la ghematria sempre ci dice che 486 è la ghematria di Υἱός (Ap 12,5) il “Figlio” della Donna vestita di sole di cui ci parla Apocalisse, per cui non è un caso che l’anagrafe di Anna riportata da Luca (Lc 2,36) conduca a Betleem, come abbiamo visto in questo post in cui i 99 anni di Anna coincidono con la ghematria di Βηθλεεμ dicendoci che la profetessa è legata al Bambino  più di quanto potrebbe sembrare a prima vista.

Dunque Anna non solo si colloca, grazie a Luca, nel tempio, ma si colloca anche nella storia e la sua visione si fa, da particolare (tempio), universale (VAT 4956). Ella, insomma, esce dalle pagine del Vangelo per far ingresso addirittura nell’astronomia, se Il VAT 4956 descrive un eclissi.

Inoltre ella ci parla di un bambino e di un Υἱός, cioè di una maternità che si rinnova e dalle pagine lucane affiora in Apocalisse, cioè dal particolare giunge all’universale, come universale sarà l’Υἱός destinato a pascere tutte le nazioni e non solo Israele (Ap 12,5).

Ecco perché sin dalle prime battute abbiamo parlato di vulnus (ferita) inferto a tradimento (Υαθικανος) nel corpo biblico: quel 587 a.C. spezza le vertebre della cronologia biblica che interrompe la sua funzione rendendola un’invalida storica, tant’è che la profezia, la quale su quella spina dorsale s’innesta, è incapace di reagire agli stimoli degli studiosi che, nella quasi totalità, vedono solo un tessuto necrotizzato, anzi, sarcasticamente “profetizzato”.

Non apparirà un caso, alla luce di tutto questo, che 487 (siamo sempre nell’ottica del 487/6 a.C. dell’esatta datazione del VAT 4956 se ridotto a un calendario) sia anche la ghematria di ἰατρὸς (medico) quel ὁ ἰατρὸς ὁ ἀγαπητὸς (il caro medico) di cui ci parla Paolo (Col 4,14) in termini affettuosi, perché sarà Il Dottor Luca Evangelista a farsi carico di quella ferita (vulnus) e a guarirla avvalendosi di Anna, unico a citarla e a permetterci così di ricostruire un tessuto profetico vivo che era stato generato con Natan; ferito quasi mortalmente con il 587 a.C.  e sanato da quell’Υἱός tenuto fra le braccia di Anna, una nonnina di ottantaquattro anni, ma con un energia da far invidia a una ventenne.

La farina del diavolo finisce in Vaticano

farina

Buona parte blog è dedicato a una battaglia: quella relativa alla datazione dell’esilio babilonese che la scienza ferma nel 586 a.C. mutuando la prova dalla VAT 4956 in cui è descritta l’eclissi avvenuta nel trentasettesimo anno di Nabucodonosor. Da lì, sempre la scienza, ricava la deportazione, conseguente alla caduta, di Gerusalemme avvenuta nel diciannovesimo anno di regno di Nabucodonosor (Ger 52,12). Tale anno fu il 586/7 a.C.

Di fronte a una datazione astronomica, quindi assoluta, gli argomenti in contrario debbono essere forti, perchè chi la impugna, impugna la scienza e i suoi metodi. Tuttavia la presenza nel tessuto biblico di una cronologia alternativa semplicemente perfetta e che dà ragione di tutto, compreso anche dei temi cronologici in cui la scienza è rimasta confusa se non muta, è di per se stesso un argomento, perchè ci costringe a chiederci da dove provenga quella cronologia, se il caso, in tre millenni di storia, non si può tirare in ballo.

E’ così che noi, nell’imbarazzo, ci siamo appellati alla ghematria che non consideriamo prova, quanto aspetto che contribuisce a far luce laddove regna la penombra del dubbio, a cui spesso vengono dedicate sperticate lodi. E’ stato allora quel ὄφις (serpente) il cui valore ghematrico è 586 a dirci che il 586 a.C. è opera sua; ed è stato Σατανᾶς (satana) sempre a dirci che Ciro è un  falso storico, perchè il suo primo anno di regno (559 a.C.) coincide proprio con la ghematria di Σατανᾶς.

Dunque, stando alla ghematria, siamo di fronte a una cronologia -e a una storia- dai due volti: l’uno riassunto dal 586 a.C.; l’altro dal nostro e biblico 505 a.C. come data dell’esilio babilonese. Tali anni, insomma, creano due storie e due cronologie, quasi a parlarci di un demoniaco e di un sacro nel tempo, un tempo che si è fatto storia.

Noi siamo certi di questo e continueremo a battere il tasto ghematrico che ha rivelato sia il serpente, sia Satana, ma c’è un punto nei Vangeli che potrebbe metterci in serio imbarazzo, anzi, a lungo ci ha messo in imbarazzo, perché di fronte a una possibile e pubblica obiezione, avremmo dovuto ripararci dietro argomenti deboli. Ma adesso non più.

Si tratta della pericope famosa del grano e della zizzania (Mt 13,30) che a una lettura ghematrica potrebbe da sola minare tutto quanto il nostro discorso, perché σῖτος (grano) ha un valore di 586, come 586 a.C. si data l’esilio che noi abbiamo denunciato come frutto di una falsificazione demoniaca, mentre apparirebbe come buon grano evangelico.

“Che fare?” direbbe Lenin. L’unica cosa da fare è considerare per intero la pericope e interpretarla alla luce di ζιζάνιον (zizzania) che noi riscriveremo ζιζανιως immaginando un falso nel falso, perché già abituati a incontrare sulla nostra strada ghematrica lemmi devastati per impedirne il calcolo (vedi categoria “falsificazione” e “contraffazione”).

Ecco, ζιζανιως ha un valore di 891 che noi interpreteremo come lo 891 a.C. che segna esattamente, nella nostra cronologia dei Re, il primo anno di regno di Abia. Tutto ciò appare, sulle prime, una mera coincidenza, ma noi lo abbiamo scritto che cercheremo la soluzione del nostro impasse ghematrico nell’intera pericope, quindi quel 891 di ζιζανιως lo compareremo al 586 di σῖτος per ottenere un 305 di differenza, che è sì ghematrica, ma anche cronologica se la prima data e valore segna un anno della cronologia dei Re (il primo di regno di Abia); mentre la seconda data e valore segna l’esilio babilonese e la conseguente fine della dinastia davidica, dicendoci che spesso ghematria e cronologia s’intrecciano indissolubilmente.

Adesso non rimane che vagliare alla luce della ghematria quel 305 di differenza, perché l’intero nostro discorso è ghematrico, per cui deve esserlo anche nel caso della differenza tra il primo anno di regno di Abia (891 a.C.), ghematria di ζιζανιως, e il 586 a.C., anno dell’esilio, e ghematria di σῖτος.

305 è il valore ghematrico di δαιμόνιον (demonio, diavolo) e questo ci permette di comprendere meglio l’intera pericope che, come il grano e la zizzania non devono essere separati (Mt 13,28-29), così non devono essere separati i lemmi, cioè ζιζανιως e σῖτος affinché il seminatore di zizzania nel campo di grano sia rivelato, sia rivelato cioè il δαιμόνιον.

L’intera pericope, quindi, se considerata complessivamente è ben lungi da contraddirci o dal mettere in discussione un tema fondamentale del blog (l’esilio babilonese e la sua falsa datazione del 586 a.C.), ma al contrario prova quanto sinora abbiamo scritto: chi ha seminato la zizzania nei Re (campo di grano) è il demonio, che ha gettato una semente ibrida al solo scopo di creare il caos laddove regnava e regna l’ordine (1-2 Re, come dimostra la nostra tavola dei regnati).

Non appare dunque un caso che quel 305 che segna la differenza tra lo 891 a.C. e il 586 a.C. ci parli del demonio, perché la storia dei Re che prende le mosse da un esatto 891 a.C. si conclude, stando alla scienza, con il 586 a.C. ghematria di ὄφις (serpente) che altro non è che l’alias del demonio che ha generato il caos.

La passione ci consiglia di aggiungere anche che quel 586 a.C. è – lo abbiamo scritto- frutto della datazione assoluta emersa dalla VAT 4956 che ferma l’eclissi lì descritta nel 567 a.C. e conseguentemente ferma l’esilio nel 586 a.C. Abbiamo già scritto che 586 è ghematria di ὄφις, ma in questo blog non abbiamo mai detto che 567 corrisponde a una ghematria attuale, se il latino offre per Vaticano Vaticanus. Il lemma latino si presta a una facile traslitterazione greca che ne fa Υαθικανος e il suo valore è 567, quello stresso 567 del 567 a.C. indicato dall’eclissi del VAT 4956, dicendoci che sì, è stato il demonio a seminare la zizzania, ma il demonio ha un nome e cognome: il Vaticano, colui che ha inventata non una storia assurda, ma bensì letteralmente demoniaca.