Gli altari della storia: il giudaismo da Davide a Gesù

La cronologia biblica non ha una sola dimensione, ma il profano si unisce al sacro creando la storia d’Israele. Difficilmente disgiungibili, queste due dimensioni si intersecano, ma lasciano anche la possibilità di studiarle singolarmente nelle metriche che le caratterizzano.

Se la storia secolare, infatti, si caratterizza, alla luce degli studi che abbiamo sinora condotti, per almeno 4 metriche fisse che ordinano cronologicamente la storia di Israele, quella religiosa segue metriche proprie che fanno luce in altri ambiti altrettanto se non addirittura più importanti se Israele fu teocrazia.

Per la prima dimensione abbiamo conosciuto i 490 anni; i 486 anni; i 480 anni e la “generazione” (γενεά) biblica che conta 35 anni. Impossibile adesso riproporre il tutto, anche se riconosco che sarebbe necessario. Mi limiterò a un esempio contenuto in home sotto il titolo “metriche” che illustra come i primi tre valori ordinino la storia ebrea (discorso a parte il 35 di una “generazione” che fa luce piena sulla genealogia matteana collocando, ad esempio, esattamente Davide a Ebron nel 995 a.C. partendo dal 15 a.C. nascita di Gesù e al contempo tracciare tranches di 490 anni quando 490 è la ghematria di κλείς Δαυίδ (chiave di Davide). Sinceramente, argomento mille volte dibattuto).

La seconda dimensione, cioè quella religiosa, vede certamente negli anni sabbatici, in quelli giubilari e in quelli sabbatici e giubilari assieme una metrica fondamentale (vedi categoria “anni sabbatici”), come fondamentale abbiamo visto essere il calendario delle settimane (vedi sempre in home) che disciplinava la turnazione dei sacerdoti, ma al contempo fissava delle date che risultano essere anche storiche, se la religione ha, come credo, una “storia” cioè una cronologia.

A questa dimensione si aggiunge una metrica insolita, un 153 (anni) la cui natura sfugge per ora, ma che è indubbio segni, con la sua cadenza, una storia sua propria perché se partiamo dal 668 a.C., anno della costruzione della porta superiore del tempio, esso ordina cronologicamente fatti di assoluto rilievo come

ANNO EVENTO METRICA
668 a.C. Costruzione della porta superiore del tempio -153 anni
515 a.C. Fine del giudaismo del primo tempio. Prima deportazione -153 anni
318 a.C. Deportazione egiziana. Anno sabbatico e giubilare -153 anni
165 a.C. Festa delle luci. Purificazione del tempio dopo la profanazione antiochea -153 anni
12 a.C. Passaggio di Halley. Giungono i Magi 

Abbiamo dovuto riassumere quanto quei 153 anni permettono di portare alla luce perché metrica sinora sconosciuta, sebbene di illustri attestazioni. Infatti 153 è l’anno in cui Alcimo distrugge il cortile interno del santuario demolendo “l’opera profetica” (1Mac 9,54); e 153 ricorre in Giovanni 21 quando ci narra della pesca miracolosa. Cose risapute queste, mentre quei 153 anni metro storico e religioso (partono dal tempio che ha raggiunto il suo massimo splendore con la costruzione della porta superiore del tempio e si concludono con l’adorazione di Gesù nel 12 a.C. da parte dei Magi) credo siano sfuggiti a tutti e con essi una parte importante della cronologia biblica che non disciplina solo le grandi tranches cronologiche, ma anche i singoli aspetti, come questo.

Ecco, adesso siamo in grado di illustrare il nuovo post che deve fare maggiore chiarezza nelle grandi tappe del giudaismo che noi avevamo scritto essere iniziato nel nel 668 a.C. quando, con la costruzione della porta superiore del tempio, esso assunse, assieme all’edificio, il suo massimo splendore. Ma non è precisamente così e il lettore sarà paziente se riprenderemo in mano le nostre stesse affermazioni per il semplice fatto che se quei 153 anni erano sfuggiti a tutti, per quanto ci riguarda è vero solo che li abbiamo riscoperti, ma li dobbiamo anche collocare nella loro esatta cornice e funzione storica che tuttora ci sfugge, sebbene non ci sfugga, come abbiamo dimostrato, che essi disciplinano la storia di Israele dal 668 a.C. al 12 a.C.

Il loro ingresso nella nostra cronologia ci ha tratti verso conclusioni forse affrettate quando ci hanno spinto a scrivere che nel 668 a.C. nasce il giudaismo del primo tempio, il cui splendore e la cui completezza poteva sulle prime giustificare la sua nascita, ma non è così perché esiste un’altra metrica che si sovrappone e contiene cronologicamente quel 153 ed è ben più lunga e importante, perché disegna tre grandissime categorie storiche e cronologiche:

  1. Il giudaismo del primo tempio, suo inizio e fine (1012 a.C.-515 a.C.)
  2. Il giudaismo del secondo tempio, suo inizio e fine (465 a.C.-32 d.C.)
  3. Il giudaismo del terzo tempio: l’avvento del nuovo ed eterno sacerdozio in Cristo, nuovo Melchisedek (32 d.C.-?)

Capite bene che adesso tutto ha trovato il suo ordine storico e cronologico, perché le tre grandi tranches si sviluppano per date e una metrica precise, come vedremo.

Il 515 a.C. siamo certi che segnò la fine del giudaismo del primo tempio, vuoi perché è la metrica dei 153 anni che ce lo indica (vedi tabella sopra); vuoi perché da sempre abbiamo scritto che l’esilio non fu quello descritto dall’ecumene degli studiosi che lo collocano nel 586 a.C. Noi, infatti, lo collochiamo quasi un secolo più basso (81 anni) cioè nel 505 a.C., facendo però una fondamentale distinzione tra quello descritto da Ezechiele (40 anni) e quello descritto da Daniele sulla scorta di Geremia, cioè 70 anni. Il primo iniziò nel 505 concludendosi nel 465 a.C.; il secondo iniziò nel 518/517 a.C. per concludersi nel 448/447 a.C. dopo 70 anni.

Sono entrambi fondamentali, ma non debbono essere considerati assieme perché seguono logiche diverse e finalità diverse, tanto che se Daniele fissa la data della fine del giudaismo del primo tempio, Ezechiele invece segna la nascita del secondo giudaismo.

Infatti nel 518/517 a.C. ci fu l’assedio di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor, mentre la caduta dell città avvenne nel 516 a.C. come da sempre abbiamo indicato nella tavola dei Re. Conseguentemente la fine del giudaismo del primo tempio avvenne con la deportazione di  Jehozadak  nel 515 a.C. sebbene la stessa ecumene degli studiosi collochi esattamente in questa data la dedicazione del secondo tempio, quando biblicamente avvenne un secolo dopo cioè nel 419/418 a.C. (rimane aperta la questione sulla morte e sepoltura di Giosuè, successore di  Jehozadak e sommo sacerdote tra il 515 a.C. e il 490 a.C., avvenuta a Babilonia. Come sommo sacerdote negli anni indicati, cioè del secondo tempio, cosa lo spinse a recarsi a Babilonia e a morirvi? Non è più logico, alla luce della sua tomba tuttora esistente, pensare che a Babilonia ci fosse e ci morisse perché in esilio come sostiene la nostra cronologia?).

Insomma siamo ben lungi dalla festa della della dedicazione, perché siamo nel bel mezzo della tragedia dell’esilio, prova ne è che quei 153 anni che ci hanno fatto da scaletta (vedi tabella sopra) confermano tutto perché da quel 668 a.C. al 515 a.C. passano, appunto, 153 anni e da lì si sviluppa una metrica cronologica che difficilmente può essere imputata al caso (controllate pure di nuovo la tabella sopra). Dunque, dopo averla fatta molto breve, nel  515 a.C. finisce il giudaismo del primo tempio, ma quando inizia di preciso?

Beh, il primo termine a quo che viene in mente è Davide, perché nessuno più di lui lo ha rappresentato. L’epoca davidica l’ha superata solo Gesù compiendola, però, non abrogandola. Dunque è in Davide che dobbiamo cercare, in particolare nell’anno in cui noi abbiamo scritto spodesta Saul e diviene re perché ha ucciso Golia. Quell’anno fu il 1012 a.C. secondo noi, ma in fondo anche secondo Galil che lo unge re.

Quanti anni passano dal 1012 a.C. al 515 a.C.? Insomma, quanto durò il giudaismo del primo tempio secondo questo calcolo? Beh, è facile saperlo, basta sottrarre 1012 al 515 e ottenere 497 (attenti che ha una ghematria fantastica!). Bene adesso sappiamo qualcosa in più, ma mi rendo conto che occorre una prova, occorre cioè dimostrare che siamo di fronte a una nuova metrica che disciplina la vita sacerdotale del tempio o, se preferite, il giudaismo nella sua essenza.

Per scoprirlo dobbiamo però seguire gli sviluppi storici di Israele e considerare l’esilio non esattamente nella tempistica profetica, che andrebbe pure bene ma non è precisa rivolgendosi alla storia secolare (un profeta è la voce di Dio nella storia), per cui indagheremo i Libri storici della Bibbia, in particolare quello di Esdra che si occupa della ricostruzione del tempio, del secondo tempio, certi che sia lì la chiave e la data di inizio del secondo giudaismo.

Infatti in Esd 7,7 leggiamo che egli rientra, assieme ai leviti (sacerdoti) nel settimo anno di Artaserse che noi collochiamo nel 465/464 a.C. datandone il primo anno di regno nel 472/471 a.C. Infatti nel 465 (uso la datazione singola per semplicità), cioè il settimo anno di Artaserse, si gettano le fondamenta del secondo tempio e con esse si gettano le basi per il secondo giudaismo che durò anch’esso 497 anni se nel 32 d.C. Gesù, nuovo Melchisedek (Eb 7,17), inizia, secondo la nostra cronologia, il suo ministero pubblico sacerdotale. Infatti 465+32=497 anni e questo ci dice che quando avevamo ipotizzato una metrica in quei 497 anni eravamo nel giusto perché non collegano solo Davide (1012 a.C.) al 515 a.C. fine del giudaismo del primo tempio, ma collegano anche il secondo giudaismo al terzo e definitivo, cioè a Gesù.

Tanta precisione ci stimola a cercarne ancora nel calendario delle settimane che non può mancare di far luce, cioè d’inserirsi in una cronologia che, disciplinando il giudaismo tutto, deve coinvolgere i calendari sacerdotali che regolamentavano il culto nel tempio simbolo di quel giudaismo.

Infatti anche i calcoli relativi al calendario delle settimane confermano sia quel 465 a.C. che il 32 d.C. attraverso questa semplice formula che li unisce

[(465-294)-(7×29)]=35 (un ciclo calendariale lungo e 29 brevi sottratti al 465 a.C.=32 d.C.)

dimostrando (per la durata di un turno sacerdotale 7 anni vedi post di ieri) che se difficilmente la precedente identità cronologica ( 497 anni dal 1012 a.C.  al 515 a.C. e dal 465 a.C. al 32 d.C.) disegnata era imputabile al caso, adesso è impossibile perché a quella metrica si sovrappone un calendario a dirci, col suo “resto zero” che la matematica veramente non è un’opinione e lascia poco spazio alla fantasia polemica. Una polemica che magari potrebbe coinvolgere le mie precedenti affermzioni che facevano partire il giudaismo del secondo tempio nel 472/471 a.C. ma in fondo mi pare di aver semplicemente aggiustato il tiro con quel 465 a.C. settimo anno di regno di Artaserse invece che primo.

Avevamo promesso una nota ghematrica sorprendente a proposito di quel 497 che già ci è stato utilissimo. Esso disegna le grandi tappe del giudaismo tutto, dai suoi albori (Davide) a Gesù. Esso, quindi ci parla del tempio e della sua storia profonda tripartita. In una parola degli “altari” che si sono succeduti come epoche ben precise, per cui non è un caso che 497 sia la ghematria di מזבחתם che tradotto significa i loro altari” (Es 34,13) perché effettivamente, alla luce della cronologia e di un calendario, quel 497 svela la storia profonda del tempio, dalle origini alla sua fine e con esso quella di una classe sacerdotale che non voleva saperne di tramontare, come vedremo.

Infatti vedremo cosa in realtà non si celi in tre versetti del Vangelo di Giovanni, cioè in Gv 2,19-21 quando la feroce polemica tra Gesù e i farisei introduce l’omicidio del primo soggetto. Il “distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere” di Gesù altro non significa, come avevamo già scritto qui, che i leviti e l’intera loro classe sacerdotale avevano capito che la loro epoca era ormai al tramonto.

Non a caso il confronto si svolse all’ombra del tempio, quello stesso che li aveva legittimati come classe divenuta ormai casta. Quel muro che Gli eressero contro è quello stesso che avevano a loro tempo abbattuto col suono delle trombe a Gerico, come abbiamo visto ieri, ma che sarà a sua volta abbattuto sul Golgota come dimostra la linearità di calcolo del calendario delle settimane che dopo 4 cicli lunghi (294 anni ciascuno) e 35 brevi (7 anni) conduce dal 1386 a.C. (caduta di Gerico) al 35 d.C. anno della crocefissione e anno che instaura il sacerdozio eterno “alla maniera di Melchisedek” (Eb 7,17), abrogando la classe levitica per un sacerdozio nuovo in Cristo.

Non ci poteva essere compromesso: un epoca e un sacerdozio nuovo chiedevano spazio, uno spazio occupato da secoli che non avrebbe mai ceduto il passo spontaneamente, per questo, nell’impossibilità di un compromesso, si penso sin da subito di eliminare fisicamente il Problema. Tutto questo non è la prima volta che accade. Già tra Saul e Davide non era corso buon sangue e anche quella volta –lo abbiamo visto– segnò il passaggio di consegne tra due epoche: da quella di Saul terra di mezzo perché ultimo giudice e primo re, a quella di Davide che supera (vince) definitivamente l’ultimo retaggio dell’epoca dei giudici per instaurare la monarchia. Come Gesù che esautora una classe sacerdotale per instaurare un regno: eterno, come dicono, ma credo sia vero.

Giosuè, un sommo sacerdote che si rivolta nella tomba

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Della lista dei sommi sacerdoti ebraici ce ne siamo già occupati in un post in cui abbiamo fatto notare il loro silenzio alla nascita di Gesù, perchè in tutto il periodo del giudaismo del secondo tempio (vedi lista) essi compaiono accompagnati dall’anno di inizio e di fine del loro ministero, tranne gli anni 23 a.C.-4 a.C. quelli assolutamente più interessanti nell’ottica di un’anagrafe gesuana che propone Caifa al momento della morte, ma non sa dirci niente del sommo sacerdote alla Sua nascita, anche se adottassimo il 6/7 avanti Cristo invece del nostro 15 a.C..

Non credo che ciò sia imputabile alla poca importanza del sommo sacerdote in carica per “Natale”, perchè come è ricca la bibliografia su Caifa, che Lo ha condannato a morte, lo sarebbe altrettanto sul sommo sacerdote che ha visto nascere Gesù, quando di mezzo, solo per esempio,  non solo c’è l’arrivo dei Magi, ma pure una strage di innocenti certamente occultata, a cui il sommo sacerdote in carica ha assistito e potrebbe rivelarci particolari preziosi.

Infatti la lista dei sommi sacerdoti non esaurisce la sua funzione nell’indicarci il silenzio assordante negli anni della nascita di Gesù, ma urla l’assurdo con la morte di Giosuè sommo sacerdote dal 515 a.C. al 490 a.C. (vedi lista), primo e unico a tenere a battesimo il giudaismo del secondo tempio se lo si fa iniziare dalla dedicazione del 515 a.C.

Di lui si dice che fu il sommo sacerdote che ufficiò nell’immediato post esilio consacrando non solo il secondo tempio e il giudaismo a venire, ma rimanendo in carica, verosimilmente, fino alla morte, avvenuta nel 490 a.C.

Se le cose stessero realmente così noi avremmo torto collocando l’inizio dell’esilio nel 505 a.C. seguendo il calcolo di Ezechiele che comunque sia è quello che ha guidato gli studiosi tutti a datare la deportazione più massiccia e importante nel 586 a.C. che equivale al nostro 505 a.C.

Questo è facilissimamente comprensibile: se nel 515 a.C. Giosuè dedica il tempio, non poteva assolutamente essere anche in esilio, un esilio, tra l’altro, ancora da venire se iniziò nel 505 a.C. e dunque non s’immaginava neppure un secondo tempio. E’ spontaneo chiedersi, allora, chi abbia torto, cioè se io -e sarebbe comprensibile gestendo un blog- o tutta l’ecumene degli studiosi -cosa un po’ meno comprensibile.

Ecco che all’oscurato vagito di Natale che nessun sommo sacerdote ha udito stando alla loro lista, fa da contraltare l’ultimo urlato respiro di Giosuè anch’esso sommo sacerdote, il quale potrebbe dirci qualcosa anche se non dirci chi abbia, tra me e gli studiosi, ragione (personalmente sono certo di averla).

Infatti il web vuole che Giosuè sia una figura importantissima e ancora, come dimostra la foto linkata, venerata tra gli Ebrei di Babilonia perchè la sua tomba ancora si erge a un’ottantina di chilometri da Bagdad. V’invito allora allora a ragionare: se dal 515 a.C. al 490 a.C. esercitava il ministero a Gerusalemme, come mai le sue spoglie riposano nei pressi di Bagdad o, per meglio dire, a Babilonia?

Fu per capriccio, per necessità o per amore che vecchio, molto vecchio di anni si recò nei luoghi di deportazione e lì si fece seppellire? Cosa lo spinse, ritornato con gli esuli, a recarsi nuovamente a Babilonia per morirvi? A me pare un assurdo, a meno che quella datazione del suo sacerdozio sia giusta, ma non ce la dica giusta quanto leggiamo appresso di lui, cioè primo sacerdote dopo la dedicazione del secondo tempio, nota alquanto posticcia se la sua tomba la troviamo a Babilonia.

La nostra cronologia pone proprio negli anni di Giosuè la “fase acuta” dell’esilio e troviamo del tutto naturale rinvenire, come è stato fatto nel 1825, la sua tomba proprio lì perchè lì, cioè a Babilonia era in quegli anni, altrimenti entriamo in una logica assurda che vorrebbe un uomo avanti, molto avanti negli anni che intraprende un lungo e faticosissimo viaggio per farsi seppellire nel luogo della sua pena, cioè nella galera di Babilonia, come se 70 anni non fossero stati sufficienti a fargliela prendere in odio.

Troviamo alquanto più sostenibile e logico che egli, Giosuè, riposi in Babilonia perchè il suo ministero non coincise affatto con la fine dell’esilio e tanto meno con gli anni della dedicazione del secondo tempio, ma con l’apice di una deportazione di massa come castigo divino.

Esiste un’ottima bibliografia sull’argomento e sarebbe una di quelle che il blog considererebbe da consultare. Tuttavia il cartaceo, tra costi editoriali e spedizione, diverrebbe molto caro; ricorrere a un ebook non è praticabile perchè, pur in possesso di un ereader top di gamma (regalo di mio padre prima che si ammalasse), Amazon non vende l’ebook in Italia.

E’ per questo che mi vedo costretto a rilanciare l’idea di uno studio approfondito sul sommo sacerdozio ebraico alla luce della nostra cronologia (in particolare gli anni di inizio e fine dell’esilio babilonese perchè è tra quel 586 a.C suggerito dagli studiosi e il nostro 505 a.C. che si gioca la partita), studio che come casualmente ha saputo far luce su una nascita senza sacerdote (quella di Gesù), ha altresì saputo far luce su una morte bizzarra che ha collocato la salma nell’ultimo posto pensabile: di nuovo, dopo un’onorata carriera a Gerusalemme come sommo sacerdote, in esilio, a meno che, come sosteniamo noi, in esilio ci fosse e lì sia morto.

Avverrebbe così che dopo il vagito nascosto di Gesù; l’ultimo gridato respiro di Giosuè udremmo anche il grido di dolore degli studiosi onesti che certamente si saranno punti, come noi, in qualche spinosa e assurda questione legata a una lista di sommi sacerdoti solo in apparenza innocua.

Ps: la foto è di gruppo, presso la sua tomba

 

L’ulcera maligna della prima coppa

passaggioL’affascinante mondo delle sette coppe di Apocalisse spesso è stato ridotto, ahinoi, a simbolo, dimenticando persino che il simbolo, come quello del passaggio a livello, nasconde una solida e, nel caso del treno, dura realtà (insomma, il treno prima o poi passa e son dolori se stai amoreggiando sui binari).

Come son dolori quelli descritti dalla prima coppa, perchè essa provocherà un’ulcera dolorosa e maligna agli adoratori dell’immagine della bestia, immagine che noi conosciamo.

Noi vogliamo dare maggiore concretezza al simbolo di cui solo in lontananza abbiamo udito il fischio (del treno, s’intende) e accedervi, come di consueto, grazie al fantastico mondo della ghematria, la ghematria di ἕλκος πονηρός (ulcera maligna) che è 515 che, se ridotto a un calendario, indica il 515 a.C., ossia il falsissimo anno della dedicazione del secondo tempio indicato dalla cronologia ufficiale e non dalla nostra, che assume, a un secolo di distanza, il 418/419 a.C.

Inoltre abbiamo già incontrato quel 515 a.C. quando per gioco abbiamo scritto Mossad in greco (Μοσσαδ) e ottenuto di nuovo 515, definendo, di conseguenza, il Mossad guardiano della menzogna, quello che forse censisce e sradica l’eresia della verità.

Mi rendo conto che così scritta la faccenda sa troppo di caso, ma noi sinora non abbiamo contestualizzata la lettura ghematrica di ἕλκος πονηρός ed è giunto il momento di farlo citando la prima coppa

 Allora udii dal tempio una gran voce che diceva ai sette angeli: «Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio»

Il primo andò e versò la sua coppa sulla terra; e un’ulcera maligna e dolorosa colpì gli uomini che avevano il marchio della bestia e che adoravano la sua immagine.

Come potete facilmente capire, la lettura ghematrica, parlandoci del falso tempio, non ci conduce in un versetto difficilmente conciliabile con essa, perchè si parla non solo della voce che esce dal tempio di Dio, ma anche degli adoratori dell’immagine della bestia, dunque quasi al suo tabernacolo, dove i suoi fedeli si esercitano nella sua adorazione.

L’averci condotti, la lettura ghematrica, al falso tempio conferma appieno il versetto che ci parla, proprio perchè tempio, di adorazione e dunque tutto ciò non è assolutamente fuori contesto, anzi, lo spiega alla perfezione, tanto che non poteva essere nulla di diverso.

Ecco allora che la prima coppa, almeno stando alla causa e agli effetti, esce dall’alveo, talvolta stretto, del simbolo per farsi storia, assumendo un significato ben diverso da quello sinora proposto, tanto da rendere persino credibile quell’ulcera che svelerà “i pensieri di molti cuori” (Lc 2,35), come il treno in arrivo che fa fuggire l’amante dall’auto chiusa a chiave, lasciandovi lì, soli, sui binari.