Ναας, la discussa madre di un regno

La genealogia lucana, riproposta in calce, è corretta solo se si considera Abramo due volte e Davide due volte. Parlo di correttezza cronologica, quella che fa coincidere la genealogia lucana con quella matteana nel 668/667 a.C. anno della dedicazione della porta superiore del tempio.

Infatti Luca mostra nel 667 a.C. Gesù, antenato di Gesù; mentre Matteo propone Jotam, il re che aprì il cantiere al tempio. Le due genealogie si saldano alla luce del capitolo 10 di Giovanni, in cui Gesù si equipara alla porta dell’ovile santo che altro non è che la porta superiore del tempio.

Tuttavia quella duplicità genealogica dei personaggi è inconsueta, forse addirittura impropria e dunque merita uno sguardo più attento che magari faccia luce sulla generazione altrimenti mancante e con essa la correttezza del conto finale e delle tranche che luca propone, le quali a differenza di Matteo, non sono fisse ma variano (106 anni; 74 anni; 58 anni e 23 anni).

Noi abbiamo esaminato il caso del duplice Davide, a cui manca la madre perché donna discussa e questo ne ha fatta perdere la memoria, forse. Tuttavia si dice che si chiamasse Ναας ed è levatrice della storia, sebbene di Giuda, come vedremo.

Infatti ella, ghematricamente, ha un valore di 58 e in questo perfettamente coincidente alla tranche di generazioni che si succedono da Abramo a Davide che durano 58 anni (si veda tavola in calce). Già di per sé fatto curioso, curioso cioè come una donna sappia concludere una tranche genealogica che non porta il suo nome, ma la ghematria di quest’ultimo.

Imputabile al caso, si dirà, tuttavia diviene altrettanto curioso come la somma- o l’unione se preferite- tra Ιησση (Iesse, padre di Davide) e Ναας dia una somma di tutto rilievo, se sarete stati in grado di accettare quel Ιησση che solo il web sporadicamente cita, perché tale somma è 484, cioè quello stesso che indica la durata del regno di Giuda fondato da Davide, figlio di Ιησση e Ναας, tanto che essi appaiono i progenitori del regno.

Dicevamo che Ναας conclude una tranche genealogica di 58 anni, mentre quella successiva è, nell’ottica lucana, di 23 anni e caratterizza l’intero regno di Giuda che da Davide discende. Un Davide re pastore (2Sam 5,2) che fa di Giuda il gregge divino, tanto che Is 40,11 e Ez 34,11-17 ne parlano apertamente e in questo l’esegesi è concorde, avendo però dimenticato il Salmo 23 che si apre con “Il signore è il mio pastore” attribuito un po’ alla buona a Davide che sicuramente lo ha scritto, ma non riferito a lui.

Infatti tutti hanno pensato che Davide scrivesse in prima persona facendo di Jahvé il suo pastore, ma forse, alla luce di quanto scritto sopra, quello non è propriamente il  salmo di Davide, ma di Giuda eletto dal Signore a suo gregge. Ce lo  consiglia la numerazione del salmo (23) e quel 23 che caratterizza le generazioni lucane che da Davide a Gesù hanno un valore  costante.

Poi ce lo consigliano anche tutti i casi già incontrati in cui la numerazione del  versetto fa la sua parte (si veda categoria “Salmi”) nel far luce in ambiti che altrimenti ci costringerebbero a muoverci alla cieca, mentre potremmo aprire la Scrittura alla luce piena.

  1. Dunque abbiamo che Ναας ha un valore di 58.
  2. Ιησση sommato a Ναας che offre un valore ghematrico di 484.
  3. 484 anni è durata la dinastia di Davide “buon pastore”.
  4. 23 anni durano le generazioni da Davide in poi.
  5. 23 è il salmo di quelle generazioni che vedono Giuda gregge divino come descritto da Isaia. ed Ezechiele.

Anche nell’angolo più remoto del mondo troverete chi saprà distinguere il rumore dalla musica, ma non credo che troverete nel ben più ristretto ambito scientifico qualcuno capace di ammettere che tutto quanto sopra non è frutto del caso. La scienza ha la sua mazza, la Scrittura il suo mazzo… di chiavi in cui è presente quella ghematrica che sola ci permette di aprire certe porte, altrimenti, mazza o meno, siamo costretti a passare oltre.

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Il regno di Giuda tra Nochè e l’esilio: 484 anni perduti?

Avevamo promesso in questo post che saremmo tornati ad occuparci della genealogia lucana perchè considerata in buona parte ancora inesplorata essendosi fermati alla sola funzione genealogica (wiki stesso lamenta l’impossibilità di calcoli attendibili).

E quelli noi offriremo, sebbene ancora incapaci di trarre le conclusioni, ma lo abbiamo scritto che tutto è in fase di studio, uno studio che credevamo concluso con Matteo e i 490 anni che introducono alla “chiave di davide” (κλείς Δαυίδ) se calcolata ghematricamente.

Sappiamo che l’anno di nascita di Nochè fu il 2863 A.M e ad esso abbiamo tolto 888 anni per ottenere l’anno di nascita di Abramo il 1975 a.C., ferma alla cinquantaseiesima generazione lucana.

Adesso siamo curiosi di conoscere quanti anni passino tra Abramo e Davide, cioè tra il 1975 a.C. e il 989 a.C. che coincide con la ventottesima generazione matteana (in realtà seguendo lo schema e i calcoli generazionali sarebbe il 995 a.C., ma noi abbiamo ricalcolato tutti i Re per conoscere la durata effettiva del regno di Giuda che è 484 e 6 mesi, segnando quindi un chiaro 989 a.C. partendo dal 505 a.C. anno dell’esilio).

La differenza tra 1975 a.C. e il 989 a.C. segna 986 anni e qui bisogna fare un primo appunto, forse interessante, perchè le generazioni tra Abramo e Davide, considerando anche il ramo materno, sono 17 che se si divide per 986 anni dà cifra tonda, cioè 58 anni e questo c’incuriosisce perchè potrebbe non trattarsi di una coincidenza, ma introdurci in una scala generazionale che da Nochè è andata via via diminuendo segnando:

  1. Per il periodo Nochè-Abramo (2863 A.M.-1975) 888 anni diviso le dodici generazioni che intercorrono dà che ogni generazione segna 74 anni esatti.
  2. Per il periodo Abramo-Davide (1975 a.C.-989 a.C.) 986 anni segna ciascuna generazione di 58 anni esatti.
  3. Per il periodo Davide-Babilonia (989 a.C.-505 a.C.) 484 anni che ci obbligano a un’approssimazione spiegata sopra che dipende dal nostro riconteggio sulla durata effettivamente storica del regno di Giuda. In ogni caso sono le generazioni di 35 anni che conducono da Cristo all’esilio e di lì a Davide, la “chiave di Davide” ghematricamente.

La parte interessante sono i 58 anni per ogni generazione segnati dal periodo Abramo-Davide la cui esattezza, assieme a quella del periodo Nochè-Abramo che segna un secco 74 anni, potrebbe celare spunti interessanti ma al momento sconosciuti.

Adesso che abbiamo impostato il problema e che abbiamo i totali (ben attenti: gli 888 anni li abbiamo ipotizzati dalla ghematria greca di Gesù e ciò, lo abbiamo visto qui, ha dato buoni risultati), li sommeremo per ottenere 2364 anni tra Nochè e l’esilio babilonese per conoscere se collimano con il calcolo secco tra Nochè e l’esilio (2863 A.M-505 a.C.), cosa che non avviene ma secondo noi potrebbe avere un senso. Infatti:

888 + 986 + 490 = 2364 a fronte di un Anno Mundi che data la nascita di Nochè al 2863 generando uno scarto di 484 anni che non ci è ignoto, perchè segna la durata del regno di Giuda secondo i nostri calcoli. Tra l’altro quel 484 anni è l’approssimazione per difetto perchè non considera, sottraendoli, i 6 mesi di scarto che dovrebbero essere aggiunti alla durata totale del regno di Giuda.

Noi sappiamo che quei 6 mesi non sono innocui perchè aprono a tutta una cronologia particolare che dall’esilio (ma ben più in là vedi qui) giunge alla dedicazione del secondo tempio, passando per il 465 a.C. anno, tracciato seguendo Ez 4,6 e i suoi 40 anni di esilio dal 505 a.C., in cui si gettano le fondamenta del secondo tempio e numero che richiama la ghematria di Ναζαρέτ (Nazaret) e Ἱεροσάλημα (Gerusalemme). Tale periodo si conclude 46 anni dopo stando a G 2,20-21 cioè nel 419 a.C. che è la ghematria di Δαυίδ con quel 419.

Alla luce di tutto questo quel 484 anni di scarto tra la differenza del calcolo generazionale e l’anno di nascita di Nochè e il primo anno di regno di davide (989 a.C.) introducono in un contesto d’alto profilo in cui anche la ghematria ha un ruolo importante, perchè sia Gerusalemme, sia Nazaret e sia Davide non sono termini qualsiasi ma s’innestano nel profondo del tessuto scritturale, senza contare che segnano al contempo una delle due tempistiche previste per il tempio: quella che si conclude nel 419 a.C. come anno della dedicazione o quella che si conclude nel 418 a.C. storicamente il sesto anno di Dario secondo, però.

Lo abbiamo scritto in apertura: non siamo in grado di  tirare delle conclusioni, ma solo di fornire ipotesi di lavoro, tra l’altro tutte da verificare. Ci salva che l’argomento e il suo approccio sono nuovi e ben lontani ancora da facili soluzioni. Di certo tutto ciò apre un varco in una cronologia lucana che non si esaurisce in una lista genealogica, ma promette ben di più, almeno sulle prime.