Un cielo, una terra e una storia nuovi

Isaia ci parla di nuovi cieli e nuova terra che accoglieranno la giustizia eterna, stando a Pietro, e il versetto ben si presta non solo a una fama meritata, ma anche a una profonda lettura teologica e simbolica, mentre sembra sfuggire del tutto il senso storico, cioè quando ciò avverrà o sia avvenuto.

Sfugge anche se assumiamo il senso più ovvio, l’Incarnazione o la crocefissione, in ogni caso una data cardine di un Cristo che però ha persa la sua immagine storica nel dedalo delle ipotesi, tanto che di lui non si conosce un’anagrafe certa, stando al panorama degli studi attuali.

Dunque, se quel senso storico ci fosse, rimarrebbe confinato nell’alveo delle ipotesi, in attesa di una piena di studi che rimuova i detriti di un’esegesi che ci parla di Gesù ovunque, ma non sa dire esattamente dove si collochi esattamente nella storia.

Diversamente, noi lo sappiamo calare in contesto che parte anagrafico, si fa storico e diviene profetico se nasce nel 15 a.C., muore nel 35 d.C. e conclude la sua parabola profetica nelle 70 settimane di Daniele, cioè nel 39 d.C., quando Caligola pone la sua immagine nell’ala tempio, cioè nella Galleria reale, stando alla descrizione che Flavio fa del tempio, profanando l’istituzione e mettendo fine al ciclo mosaico, perché si è insediato il nuovo Melchisedec, cioè Gesù.

Il 15 d.C. potrebbe essere discusso e discutibile, ma il 39 d.C. è storia e dunque, oltre a offrire un caposaldo profetico permettendo il termine ad quem della profezia delle 70 settimane, mette noi in condizioni di fissare il termine a quo e procedere, a ritroso, nei calcoli che giungeranno all’Anno Mundi, cioè quando quegli stessi cieli e quella terra, furono creati per poi essere rigenerati in Cristo.

Dobbiamo, però, fissare una metrica che non sia nostro capriccio, ma metrica che Israele, cioè la Scrittura, stesso accetti perché sua, e questa, alla luce proprio delle 70 settimane di Daniele, non può che essere il calendario sacerdotale delle settimane, metrica non solo nota (il blog ha tracciato grazie ad essa molti capisaldi cronologici vedi il menù in home), ma che si applica anche al 39 d.C. termine ad quem della profezia di Daniele basata sulle settimane come a suggerire un senso profetico e cronologico, per un quadro che appaia sin da subito unito nel concetto e nel calcolo.

Il blog colloca l’Anno Mundi nel 3923 e dunque non rimane che sommarlo al 39 d.C. per ottenere la tranche temporale cercata che è 3923 + 39 = 3962. che noi divideremo dapprima per il ciclo lungo del calendario delle settimane, cioè 294 anni, poi calcoleremo di volta in volta scalando di 6 anni, cioè dello stesso ammontare di anni del ciclo breve per ottenere due insiemi cronologici:

quello lungo di 13 divisori che si ferma al 180 a.C.

quello breve di 30 divisori che giunge, a resto zero, al 39 d.C.

lasciando che il lettore comprenda da solo che non abbiamo fatto tornare i calcoli secondo un nostro divisore, ma seguendo alla lettera il calendario sacerdotale delle settimane, quando Gesù lo fu sacerdote, alla maniera di Mechisedec, afferma la Scrittura, per cui la perfezione che affiora da quel resto zero in una tranche che vede sì il nostro Anno Mundi, ma anche il dato storico e profetico del 39 d.C., non è casuale.

E in ogni caso non lo potrebbe essere, perché la giustizia (2Pt 3,13) eterna promessa da Daniele 9,24 e Isaia 65,17 ci parlano di Dio e non di un sacerdote che per quanto santo mai potrebbe avere prerogative divine tali da incarnare la Giustizia.

Insomma Onia III non ha nessun ruolo, mentre Gesù, confermando la profezia di Daniele, ha tutte le carte in regola affinché noi possiamo comprendere che il calcolo eseguito non solo è esatto nel numero, ma anche nella profezia, come nel simbolo.

Infatti simbolicamente quello stesso calcolo si presta a una lettura che fonde gli altri due aspetti. E’ quel 13 dei cicli lunghi e quel 30 di quelli brevi che ci parlano di un tradimento, che riconducono tutto ai vangeli dove il tredicesimo apostolo, Giuda, così lo indica la tradizione, tradisce per 30 denari profanando egli stesso il tempio, perché ne apre le porte vendendone la Giustizia, esponendosi non solo al giudizio divino, ma anche e più al castigo di Caligola, che sfregia ciò che non era più santo, cioè che non era più Legge, ma era divenuto ingiustizia, cioè l’opposto di quella eterna instaurata da Gesù e che Isaia, assieme a Daniele, avevano profetizzato.

I nuovi cieli e la nuova terra, quindi, appaiono anche nella loro storicità e non sono l’immancabile “orizzonte più alto” dell’esegesi di spicco attuale (Ravasi), ma sono a tutti gli effetti un profilo storico ben preciso che si staglia nell’orizzonte scritturale a partire dal 39 d.C. quando si alzò il sole dell’avvenire che illuminò un’altra storia: quella cristiana.

Da Caligola a Giacobbe

Le condizioni di mio padre, ricoverato per un gravissimo ictus, mi obbligano a un post sommario che fornirà solo le linee guida, certo che coloro che mi seguono sapranno trarre le conclusioni e individuare le relazioni.

486 anni abbiamo visto che sono, assieme a 480 e 490 anni, un preciso metro biblico. Inoltre 486 è la ghematria greca di “Padre”, “Figlio” e “roccia” quella su cui Gesù invita a edificare.

Tale arco di tempo costituisce in più occasioni una tranche di una cronologia lunga, vale a dire che esiste una metrica biblica che si compone di 486 anni la quale individua sempre fatti o personaggi di assoluto rilievo nella storia d’Israele.

Anche nel caso che sto per proporre accade questo. Infatti se assumiamo come termine a quo quel 39 d.C., individuato nel post precedente e che segna l’ingresso della statua di Caligola nel tempio allo scoccare della metà dell’ultima settimana delle 70 di Daniele, e scalando di 486 anni cadiamo nel 447 a.C. anno che secondo noi coincide con la fine dell’esilio babilonese.

Proseguendo con il calcolo e sommando altri 486 anni otteniamo il 933 a.C., cioè l’anno della fine dei lavori alla reggia di Salomone; e ancora, se sommiamo altri 486 anni otteniamo il 1419 a.C. che sarebbe il sesto anno dall’esodo. Uso il condizionale perché non so darne ragione, nel senso che a prima vista è un anno anonimo, anche se sono quasi certo che 1419 è un valore ghematrico importante che ho incontrato.

L’ultima tranche somma altri 486 anni otteniamo 1905 a.C che segna l’ingresso di Giacobbe in Egitto secondo noi, facendo così coincidere il calcolo generazionale di Matteo con il calcolo su esposto. Infatti Giacobbe si colloca alla 54 esima generazione nella lista di Matteo per cui, se una generazione conta 35 anni, essa copre un arco di tempo di 1890 anni che si sommano alla data di nascita di Gesù per ottenere il 1905 a.C.

Come si può facilmente comprendere, le tranches di 486 anni, pur partendo da un termine già noto, cioè il 39 d.C., disegnano una cronologia nuova la cui importanza e le relazioni sono ancora da scoprire, sebbene già i numeri abbiano detto molto