Il sacrifico di Isacco

Il post vuole proporre un ambizioso tema di ricerca sulla scorta della già nota genealogia lucana (vedi in calce), che sempre più appare quella esatta, seppur proposta da un blog: questo.

Quella genealogia cambia tema cronologico e generazionale muovendosi per tranches che passano da i 106 anni da Adamo a Noè; i 74 anni da Noè ad Abramo e i 58 anni da Abramo a Davide per poi assumere la costante dei 23 anni per ogni generazione da Davide a Gesù.

Tuttavia questo passo cronologico propone un insolito anno zero, perché da Maria 23 a.C. si giunge a Gesù nell’anno zero e questo è di difficile interpretazione, a meno che non si aggiungano altri 23 anni per giungere al 23 d.C. anno in cui l’emorroissa (si legga la categoria), simbolo di una Gerusalemme che non partoriva il suo Messia, si ammala e con essa diviene evidente la condizione d’impurità di un popolo.

Sappiamo che occorreranno 11 anni per raggiungere il 34 d.C. quando la sua guarigione miracolosa ad opera di Gesù convince e stravolge Gerusalemme, in primis Luca che da quell’anno scrive il suo Vangelo per un taglio tutto suo: l’ultimo anno di predicazione e vita del Messia.

Dunque quel 23 d.C. segna una generazione nella misura in cui una generazione segna un fatto, non necessariamente una nascita, ma qualcosa che scrive la storia di Gerusalemme (questo l’abbiamo incontrato anche in Matteo).

Tuttavia, alla luce delle diverse tranches cronologiche su esposte, potrebbe apparire impossibile, potrebbe cioè apparire impossibile non un anno zero ma un resto zero in calcolo che, unendo dapprima l’Anno Mundi all’emorroissa (3923 + 23), divida poi per 23 la somma.

Invece è così e si ricavano 172 generazioni esatte, cosa che ci dice che è altamente insolito, sebbene il caso spesso ci metta del suo, ma non in questo caso sembrerebbe.

Infatti, a un esame più attento, la genealogia di Luca appare una specie di criptografato, una sintesi dell’intera storia ebraica, se riesce con quella suddivisione di 23 anni per ogni generazione a far luce dapprima sull’anno di nascita di Davide: poi, molto più importante, sul sacrifico di Isacco.

Per Davide basta ricordare quello che già sapevamo anche dalla tavola delle date notevoli (ma anche qui) che indica, per il suo anno di nascita, un 1025/24 a.C. che è lo stesso anno (doppio convertito in gregoriano) che si otterrebbe togliendo 23 anni alla generazione di sua madre cioè Naas (vedi in calce).

Questo già prova che l’aver applicato un altro metro alla genealogia lucana (parliamo di metro altro, ma è quello che caratterizza il periodo da Davide a Gesù o all’emorroissa) ha incrociato alla perfezione un dato già conosciuto e che si caratterizzava proprio per un dies natalis: quello di Davide.

Ben diverso e molto più importante è il calcolo relativo al sacrificio di Isacco che secondo Giuseppe Flavo in Antichtà avvenne quando egli aveva 25 anni, mentre noi, come vedremo, indicheremo 35 anni per una perfetta coincidenza del dato cronologico con il simbolo, se la Scrittura prefigura nel suo sacrifico quello di Cristo che avvenne, non a caso, nel 35 d.C. come a 35 anni si allestì quello di Isacco.

Infatti, qualora assumessimo i valori proposti dalla tabella in calce che si rivela sempre più esatta, noi dovremmo togliere al 1975 a.C., generazione di Abramo, 23 anni per ottenere il 1952 verosimilmente l’anno di nascita di Isacco.

Poi dovremmo calcolare la differenza tra quel 1952 a.C e il 1917 a.C. per ottenere 35 anni, quegli stessi o quasi, in ogni caso molto prossimi, alla nota di Giuseppe Flavio che vuole venticinquenne Isacco al momento del sacrificio.

Noi sappiamo del falso che circonda la Scrittura e le sue fonti e anche qui, quindi, noi lo scorgiamo, ma scorgiamo anche l’esattezza della nostra ipotesi di calcolo che, come Flavio, non vede un fanciulletto sul Monte Moria, ma un adulto, un adulto di 35 anni anziché di 25.

Per altro l’intera Scrittura ci viene incontro perché da sempre essa ha visto nel sacrifico di Isacco il sacrifico di Cristo, avvenuto non a 35 anni, è vero, ma nel 35 d.C. sì e questo crea un’identità nel simbolo e nella storia.

Questi due brevi accenni all’utilità di un’indagine più approfondita della genealogia lucana sperano di aver catturato l’interesse del lettore che potrà mettere a frutto il suo intuito e scovare, nelle pieghe non scritte di Luca e della sua genealogia, “altra storia” vergata con una metrica di 23 anni, sempre più numero simbolo di un apostolo che mai finisce di stupire e per questo noi lo riteniamo capace di aver conquistato Roma.

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Il regno di Giuda tra Nochè e l’esilio: 484 anni perduti?

Avevamo promesso in questo post che saremmo tornati ad occuparci della genealogia lucana perchè considerata in buona parte ancora inesplorata essendosi fermati alla sola funzione genealogica (wiki stesso lamenta l’impossibilità di calcoli attendibili).

E quelli noi offriremo, sebbene ancora incapaci di trarre le conclusioni, ma lo abbiamo scritto che tutto è in fase di studio, uno studio che credevamo concluso con Matteo e i 490 anni che introducono alla “chiave di davide” (κλείς Δαυίδ) se calcolata ghematricamente.

Sappiamo che l’anno di nascita di Nochè fu il 2863 A.M e ad esso abbiamo tolto 888 anni per ottenere l’anno di nascita di Abramo il 1975 a.C., ferma alla cinquantaseiesima generazione lucana.

Adesso siamo curiosi di conoscere quanti anni passino tra Abramo e Davide, cioè tra il 1975 a.C. e il 989 a.C. che coincide con la ventottesima generazione matteana (in realtà seguendo lo schema e i calcoli generazionali sarebbe il 995 a.C., ma noi abbiamo ricalcolato tutti i Re per conoscere la durata effettiva del regno di Giuda che è 484 e 6 mesi, segnando quindi un chiaro 989 a.C. partendo dal 505 a.C. anno dell’esilio).

La differenza tra 1975 a.C. e il 989 a.C. segna 986 anni e qui bisogna fare un primo appunto, forse interessante, perchè le generazioni tra Abramo e Davide, considerando anche il ramo materno, sono 17 che se si divide per 986 anni dà cifra tonda, cioè 58 anni e questo c’incuriosisce perchè potrebbe non trattarsi di una coincidenza, ma introdurci in una scala generazionale che da Nochè è andata via via diminuendo segnando:

  1. Per il periodo Nochè-Abramo (2863 A.M.-1975) 888 anni diviso le dodici generazioni che intercorrono dà che ogni generazione segna 74 anni esatti.
  2. Per il periodo Abramo-Davide (1975 a.C.-989 a.C.) 986 anni segna ciascuna generazione di 58 anni esatti.
  3. Per il periodo Davide-Babilonia (989 a.C.-505 a.C.) 484 anni che ci obbligano a un’approssimazione spiegata sopra che dipende dal nostro riconteggio sulla durata effettivamente storica del regno di Giuda. In ogni caso sono le generazioni di 35 anni che conducono da Cristo all’esilio e di lì a Davide, la “chiave di Davide” ghematricamente.

La parte interessante sono i 58 anni per ogni generazione segnati dal periodo Abramo-Davide la cui esattezza, assieme a quella del periodo Nochè-Abramo che segna un secco 74 anni, potrebbe celare spunti interessanti ma al momento sconosciuti.

Adesso che abbiamo impostato il problema e che abbiamo i totali (ben attenti: gli 888 anni li abbiamo ipotizzati dalla ghematria greca di Gesù e ciò, lo abbiamo visto qui, ha dato buoni risultati), li sommeremo per ottenere 2364 anni tra Nochè e l’esilio babilonese per conoscere se collimano con il calcolo secco tra Nochè e l’esilio (2863 A.M-505 a.C.), cosa che non avviene ma secondo noi potrebbe avere un senso. Infatti:

888 + 986 + 490 = 2364 a fronte di un Anno Mundi che data la nascita di Nochè al 2863 generando uno scarto di 484 anni che non ci è ignoto, perchè segna la durata del regno di Giuda secondo i nostri calcoli. Tra l’altro quel 484 anni è l’approssimazione per difetto perchè non considera, sottraendoli, i 6 mesi di scarto che dovrebbero essere aggiunti alla durata totale del regno di Giuda.

Noi sappiamo che quei 6 mesi non sono innocui perchè aprono a tutta una cronologia particolare che dall’esilio (ma ben più in là vedi qui) giunge alla dedicazione del secondo tempio, passando per il 465 a.C. anno, tracciato seguendo Ez 4,6 e i suoi 40 anni di esilio dal 505 a.C., in cui si gettano le fondamenta del secondo tempio e numero che richiama la ghematria di Ναζαρέτ (Nazaret) e Ἱεροσάλημα (Gerusalemme). Tale periodo si conclude 46 anni dopo stando a G 2,20-21 cioè nel 419 a.C. che è la ghematria di Δαυίδ con quel 419.

Alla luce di tutto questo quel 484 anni di scarto tra la differenza del calcolo generazionale e l’anno di nascita di Nochè e il primo anno di regno di davide (989 a.C.) introducono in un contesto d’alto profilo in cui anche la ghematria ha un ruolo importante, perchè sia Gerusalemme, sia Nazaret e sia Davide non sono termini qualsiasi ma s’innestano nel profondo del tessuto scritturale, senza contare che segnano al contempo una delle due tempistiche previste per il tempio: quella che si conclude nel 419 a.C. come anno della dedicazione o quella che si conclude nel 418 a.C. storicamente il sesto anno di Dario secondo, però.

Lo abbiamo scritto in apertura: non siamo in grado di  tirare delle conclusioni, ma solo di fornire ipotesi di lavoro, tra l’altro tutte da verificare. Ci salva che l’argomento e il suo approccio sono nuovi e ben lontani ancora da facili soluzioni. Di certo tutto ciò apre un varco in una cronologia lucana che non si esaurisce in una lista genealogica, ma promette ben di più, almeno sulle prime.