Giosuè, un sommo sacerdote che si rivolta nella tomba

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Della lista dei sommi sacerdoti ebraici ce ne siamo già occupati in un post in cui abbiamo fatto notare il loro silenzio alla nascita di Gesù, perchè in tutto il periodo del giudaismo del secondo tempio (vedi lista) essi compaiono accompagnati dall’anno di inizio e di fine del loro ministero, tranne gli anni 23 a.C.-4 a.C. quelli assolutamente più interessanti nell’ottica di un’anagrafe gesuana che propone Caifa al momento della morte, ma non sa dirci niente del sommo sacerdote alla Sua nascita, anche se adottassimo il 6/7 avanti Cristo invece del nostro 15 a.C..

Non credo che ciò sia imputabile alla poca importanza del sommo sacerdote in carica per “Natale”, perchè come è ricca la bibliografia su Caifa, che Lo ha condannato a morte, lo sarebbe altrettanto sul sommo sacerdote che ha visto nascere Gesù, quando di mezzo, solo per esempio,  non solo c’è l’arrivo dei Magi, ma pure una strage di innocenti certamente occultata, a cui il sommo sacerdote in carica ha assistito e potrebbe rivelarci particolari preziosi.

Infatti la lista dei sommi sacerdoti non esaurisce la sua funzione nell’indicarci il silenzio assordante negli anni della nascita di Gesù, ma urla l’assurdo con la morte di Giosuè sommo sacerdote dal 515 a.C. al 490 a.C. (vedi lista), primo e unico a tenere a battesimo il giudaismo del secondo tempio se lo si fa iniziare dalla dedicazione del 515 a.C.

Di lui si dice che fu il sommo sacerdote che ufficiò nell’immediato post esilio consacrando non solo il secondo tempio e il giudaismo a venire, ma rimanendo in carica, verosimilmente, fino alla morte, avvenuta nel 490 a.C.

Se le cose stessero realmente così noi avremmo torto collocando l’inizio dell’esilio nel 505 a.C. seguendo il calcolo di Ezechiele che comunque sia è quello che ha guidato gli studiosi tutti a datare la deportazione più massiccia e importante nel 586 a.C. che equivale al nostro 505 a.C.

Questo è facilissimamente comprensibile: se nel 515 a.C. Giosuè dedica il tempio, non poteva assolutamente essere anche in esilio, un esilio, tra l’altro, ancora da venire se iniziò nel 505 a.C. e dunque non s’immaginava neppure un secondo tempio. E’ spontaneo chiedersi, allora, chi abbia torto, cioè se io -e sarebbe comprensibile gestendo un blog- o tutta l’ecumene degli studiosi -cosa un po’ meno comprensibile.

Ecco che all’oscurato vagito di Natale che nessun sommo sacerdote ha udito stando alla loro lista, fa da contraltare l’ultimo urlato respiro di Giosuè anch’esso sommo sacerdote, il quale potrebbe dirci qualcosa anche se non dirci chi abbia, tra me e gli studiosi, ragione (personalmente sono certo di averla).

Infatti il web vuole che Giosuè sia una figura importantissima e ancora, come dimostra la foto linkata, venerata tra gli Ebrei di Babilonia perchè la sua tomba ancora si erge a un’ottantina di chilometri da Bagdad. V’invito allora allora a ragionare: se dal 515 a.C. al 490 a.C. esercitava il ministero a Gerusalemme, come mai le sue spoglie riposano nei pressi di Bagdad o, per meglio dire, a Babilonia?

Fu per capriccio, per necessità o per amore che vecchio, molto vecchio di anni si recò nei luoghi di deportazione e lì si fece seppellire? Cosa lo spinse, ritornato con gli esuli, a recarsi nuovamente a Babilonia per morirvi? A me pare un assurdo, a meno che quella datazione del suo sacerdozio sia giusta, ma non ce la dica giusta quanto leggiamo appresso di lui, cioè primo sacerdote dopo la dedicazione del secondo tempio, nota alquanto posticcia se la sua tomba la troviamo a Babilonia.

La nostra cronologia pone proprio negli anni di Giosuè la “fase acuta” dell’esilio e troviamo del tutto naturale rinvenire, come è stato fatto nel 1825, la sua tomba proprio lì perchè lì, cioè a Babilonia era in quegli anni, altrimenti entriamo in una logica assurda che vorrebbe un uomo avanti, molto avanti negli anni che intraprende un lungo e faticosissimo viaggio per farsi seppellire nel luogo della sua pena, cioè nella galera di Babilonia, come se 70 anni non fossero stati sufficienti a fargliela prendere in odio.

Troviamo alquanto più sostenibile e logico che egli, Giosuè, riposi in Babilonia perchè il suo ministero non coincise affatto con la fine dell’esilio e tanto meno con gli anni della dedicazione del secondo tempio, ma con l’apice di una deportazione di massa come castigo divino.

Esiste un’ottima bibliografia sull’argomento e sarebbe una di quelle che il blog considererebbe da consultare. Tuttavia il cartaceo, tra costi editoriali e spedizione, diverrebbe molto caro; ricorrere a un ebook non è praticabile perchè, pur in possesso di un ereader top di gamma (regalo di mio padre prima che si ammalasse), Amazon non vende l’ebook in Italia.

E’ per questo che mi vedo costretto a rilanciare l’idea di uno studio approfondito sul sommo sacerdozio ebraico alla luce della nostra cronologia (in particolare gli anni di inizio e fine dell’esilio babilonese perchè è tra quel 586 a.C suggerito dagli studiosi e il nostro 505 a.C. che si gioca la partita), studio che come casualmente ha saputo far luce su una nascita senza sacerdote (quella di Gesù), ha altresì saputo far luce su una morte bizzarra che ha collocato la salma nell’ultimo posto pensabile: di nuovo, dopo un’onorata carriera a Gerusalemme come sommo sacerdote, in esilio, a meno che, come sosteniamo noi, in esilio ci fosse e lì sia morto.

Avverrebbe così che dopo il vagito nascosto di Gesù; l’ultimo gridato respiro di Giosuè udremmo anche il grido di dolore degli studiosi onesti che certamente si saranno punti, come noi, in qualche spinosa e assurda questione legata a una lista di sommi sacerdoti solo in apparenza innocua.

Ps: la foto è di gruppo, presso la sua tomba