1422 a.C. l’anno della legge

I Giudici sono un periodo oscuro cronologicamente sebbene sia stato indagato a fondo. Come al solito si dà colpa alla Bibbia che ha consegnato solo enigmi in odio alla serenità della fede e delle persone.

Di soluzioni cronologiche al periodo non ce ne sono, mentre abbondano le ipotesi una delle quali noi assumeremo: quel periodo durò 410 anni. Periodo ben lungo a cui dobbiamo dare un inizio e una fine, ma in questo caso procederemo a ritroso: dalla fine all’inizio.

L’anno cercato è fluido anche nel panorama degli studi, perchè oscuro è il periodo, tanto che talvolta lo si fa terminare addirittura con il primo anno di regno di Davide a Gerusalemme pur di far quadrare i calcoli, mentre per noi è più appropriato l’anno in cui egli divenne re a gli occhi del popolo spodestando Saul dal cuore della gente uccidendo Golia. Tale anno fu, secondo noi, il 1012/1011 a.C. (trattandosi di anno ebraico la datazione doppia è necessaria)

Sommiamo adesso 410 anni e otteniamo il 1422 a.C. che seguendo la nostra cronologia segna il terzo anno dall’esodo (1425 a.C.). Qui deve venirci incontro il Libro dell’esodo, come vedremo, che ci narra di un terzo mese quando Israele ricevé non solo il Decalogo, ma anche un codice legislativo (stiamo parlando dei capitolo 20-23).

Prima di tutto questo il capitolo 18 ci informa che Ietro suggerisce a Mosè d’istituire dei giudici affinché tutte le questioni non finissero sul suo tavolo, quindi c’informa che si istituirono delle corti per dirimere le controversie, mentre dal capitolo 19 sappiamo che “il terzo mese (anno)” giunsero ai piedi del Sinai.

Appare logica, quindi, la teofania dei capitolo 20-23 che consegna a Mosè il Decalogo e un codice, perchè le corti di di giustizia istituite al capitolo 18, sebbene nel deserto, non avrebbero potuto esercitare la giustizia senza l’uno e gli altri, cioè senza il Decalogo e il codice.

Ricapitolando abbiamo che:

Capitolo 18: istituzione dei giudici

Capitolo 19: nota cronologica che si trattava del terzo mese (anno)

Capitoli 20-23: Decalogo e codici

Ecco, questo emerge da una ricostruzione cronologica che rispetta la trama narrativa dei capitoli dal 18 al 23 del Libro dell’esodo, sebbene essa si faccia forte di una necessaria revisione del testo biblico.

Infatti è importante notare l’evidente falsificazione biblica laddove leggiamo che nel “terzo mese” (Es 19,1) giunsero nel deserto del Sinai, quando in realtà si trattò del terzo anno, cioè di quel 1422 a.C. che non a caso conduce a Davide (1012 a.C.) se esso fu il 1422 a.C. e abbiamo scalato di 410 anni (1422-1012=410) come indica una delle ipotesi che verte “sugli eventi descritti in Giudici” facendoci certi che non siamo andati oltre la Bibbia.

In questo contesto, che avvalora la cronologia interna dei Giudici, la figura di Saul si fa ancora più complessa, perchè, sebbene re, egli assume i contorni dell’ultimo grande giudice stando alla cronologia che vede la fine del periodo dei giudici nel 1012, cioè con la morte di Saul o in ogni caso l’ascesa dell’astro di Davide che ha ucciso Golia spodestando Saul, dando luogo a un bacino cronologico in cui il mare della storia, quello che ha partorito l’esodo, diviene il fiume dinastico davidico creando un’area storica a se stante, necessariamente torbida, tanto che Saul è di difficile collocazione.

Ecco, tutto questo emerge dal venire a capo di un falso che ci parla di mesi, quando in realtà si trattò di anni dall’esodo, tre in particolare. Ma al di là di una polemica oramai spremuta (la sistematica e proditoria falsificazione della Bibbia che costringe sempre a immaginare ciò che era ed è vero) credo sia importante per tutti conoscere che il Decalogo non è qualcosa di astratto storicamente, ma come ha una collocazione geografica (Sinai) ha pure una precisa collocazione storica che è il 1422 a.C., terzo anno dell’esodo. E l’ottavo comandamento, che “proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri” (Catechismo della Chiesa cattolica), cioè non dire – e non scrivere- falsa testimonianza, ha 3440 anni ma è da taluni sistematicamente disatteso tuttora.