Da Mason a Colombo: un match all’osteria

colomboLe cronache della sua corte, Re Carlo, hanno riportato alla mia memoria un termine inglese che circola in ambito accademico, tanto è “lussuoso”: pregnant che non significa solo “incinta”, ma anche “pregnante” cioè gravido di implicazioni, non fine a se stesso quindi.

Ed è pregnant il capitolo 8 di Giovanni, in particolare se lo associamo alla sua prima lettera al versetto 2,1, dove Gesù è l’avvocato, anzi, the lowyer. Abbiamo già considerato, infatti, “il caso” che ha disposto quel versetto al capitolo 2,1 che noi leggiamo 21 per un parallelismo perfetto con il capitolo dell’adultera in cui, l’avvocato Gesù, salva una causa persa vincendola, addirittura.

Questo perché la ghematria di γράφω conduce al 1404 a 21 anni di distanza dal 1425 anno dell’Esodo, secondo noi, e ciò obbliga noi stessi, come i farisei giunti a quel processo di piazza, a considerare la Legge che si riteneva infranta dall’adultera, ma prima ancora, apparve chiaro, fu infranta dai farisei stessi che a quella stessa Legge si appellavano, per un ribaltamento dell’accusa che vede Gesù uscire dall’angolo in cui si riteneva costretto, per conquistare il centro dell’aula del tribunale, della piazza che si fece vuota, muta disseminata di pietre cadute in verticale, sui piedi cioè.

Dunque Gesù al capitolo 8 è avvocato e non a caso così Giovanni ce lo descrive nella sua prima lettera, ma questo apre a tutta una serie di considerazioni alla luce della schema da me proposto ai suoi studiosi, dopo di lei, ovvio.

Lo schema è questo, lo sappiamo:

Prologo:  Gv 1,1–2,25

Fase interlocutoria: Gv 2,25–11,54

Fase conflittuale: Gv 11,54 fino alla Passione

Fase finale: morte e resurrezione

Esso, alla luce dell’adultera, ci dice che la fase interlocutoria si caratterizza per la Legge, quella stessa che fa di Gesù un Rabbi, un maestro, cioè un Dottore della Legge, magari famoso alla luce di quell’ Αρχόμενος che il blog ha rintracciato nella cronologia interna del Vangelo di Luca.

I farisei, lo abbiamo scritto, cercarono di vincerLo rimanendo nella legalità e dunque si aprirono dibattiti codici alla mano, tanto che Gli fu presentato quel caso impossibile nella speranza di incastrarLo, di farGli infrangere la Legge, a Lui Rabbi, Maestro, Dottore della Legge, cosicché divenisse fuoriLegge e come tale accusabile più ancora dell’adultera, se Mosè era la fonte del diritto, della Costituzione.

Non riuscirono mai ad incastrarLo: ma la speranza non si esaurì in questa frustrazione, la speranza finì quando Lazzaro risorse e Giovanni in 11,53, scrive che si decise di farLo morire, per il semplice fatto che videro Colui che, capace di vincere la morte, avrebbe fatto scempio di loro, Legge o non Legge.

Compresero che non avevano chanches e adottarono l’extrema ratio: l’omicidio, non voluto sulle prime, ma divenuto inevitabile alla luce che di nuovo schiuse gli occhi di Lazzaro.

Ecco, vede? Tutto si muove attorno a una logica che prima è forense, come fa intendere Giovanni; poi diviene omicida, quella stessa logica che un campione di scacchi adotterebbe se si vede vinto a una partita giocata sulla tovaglia a scacchi di un’osteria e con pezzi immaginari, cosa che consiglia sempre di “bere o… affogare” il rivale.

 

Perry Jesus

perryL’adultera, giudicato da molti come il passo più edificante nell’ottica del perdono cristiano, ha invece una dimensione forense che già il titolo del post annuncia, facendo sgranare gli occhi a pochi, il rosario a molti i quali esclameranno: “E’ posseduto!” come posseduta fu l’adultera.

Tuttavia, quella è la chiave per comprendere il passo, altrimenti si rimane in una melassa buonista che frutta poco, impiastriccia solo. Gesù ribalta l’accusa, un colpo da principe del foro -che in quel caso offrì il patrocinio gratuito- come pochi avrebbero saputo escogitare in una causa persa, assolutamente persa, se il ratto fu commesso in flagrante e ci si poteva solo appellare alla clemenza della corte e infatti tutti lo hanno inteso così, ma male. Fu tutt’altro, invece, per la gioia degli avvocati che impareranno, impareranno dal Vangelo come vincere a mani basse, quando tutti alzano lo scandalo.

Partiamo dal contesto: “Questa donna è stata colta in flagrante e la Legge impone di lapidarla, tu che fai?”. Gesù, non fa: scrive, scrive in terra e qui quante ne sono state dette! persino: “Toh, sapeva scrivere!”, ma non solo, sapeva anche leggere e far di conto alla perfezione, come vedremo.

Scrive, abbiamo detto, ma non è importante cosa è importante il gesto, un gesto che ribalta l’accusa, tanto che tutti se ne vanno, partendo dai più anziani che non potendo dare pessimo esempio, danno un buon consiglio, però. Ottimo.

Quella traccia in terra è la Legge, è il celeberrimo “sta scritto”, ma sta scritto nella vostra Legge che chi è senza peccato scagli la prima pietra, non nella mia. Giudicatevi, allora se siete perfetti e scagliate.

Il senso di ciò che accadde è questo, ma se fosse solo questo avrebbero riso e giù sassate pure a Lui, sicuro. No, la faccenda è seria, anzi, serissima, tanto che la pietra cade sui loro piedi, non avendo zappe a disposizione. Perchè?

La soluzione è ghematrica, è in quel γράφω che ha un valore di 1404 interpretabile solo alla luce del nostro Esodo che parte dal 1425 (teoria dell’Esodo antico, niente di che…) e dunque quel 1404 è il ventunesimo anno dall’uscita dall’Egitto e la faccenda prende la sua piega naturale o, se volete, è messa in piega, trattandosi di una donna, adultera, vero, ma pur sempre tale e non naturalmente predisposta per il tiro al bersaglio.

Abbiamo scritto che fu il ventunesimo anno, ma quel numero (21) si compone di 7-7- 7 da sempre simbolo di perfezione, guarda caso quella stessa richiesta ai lapidatori se “chi è senza peccato”, cioè chi è perfetto faccia il primo “sasso”.

Eccolo, il ribaltamento dell’accusa: “Sta scritto che…” intima loro Gesù “lo siete?” aggiunge. No, non lo siete e voi stessi infrangete la Legge che intendete applicare, cioè la vostra, una Legge scritta da Mosè e dunque d’Alta cattedra e non poteva essere disattesa.

Gesù, insomma, non chiede che il caso sia giudicato alla Sua legge, ma proprio dalla loro, compresi comma e cavilli per vedere come se la sarebbero cavata tra loro quando avrebbero compreso che l’adultera era in realtà uno specchio che rifletteva la loro immagine, andata in frantumi non con il lancio, ma con la caduta di quel sasso da una mano inerte.

Essi erano, in realtà, fuori dalla Legge mosaica istituita certamente nel 1404 (una ricerca minuziosa ne viene a capo), quando si eresse il serpente nel deserto che ci parla del peccato, come espiarlo e da chi sia espiabile con l’esempio (chi di voi è senza peccato?) cioè guardando ad esso, ma forse erano andati ben oltre o c’era un cavillo che esigeva una perfezione a portata di mano, come un sasso, tanto che Gesù tornò a rimettere le cose a posto.

Arbitrario? Tutt’altro, perfettamente allineato con il blog che da molto ha offerto le “sue” metriche che sono:

SEDER OLAM RABBATH CRONOLOGIA CHIUSA CRONOLOGIA APERTA
1425 a.C. Esodo -480 anni 1423 a.C. Erezione della Dimora (Es. 40,17) -486 anni 1425 a.C. esodo -480 anni indicati da 1Re 6,1 tra l’esodo e il primo tempio
945 a.C. Quarto anno di regno di Salomone. Si gettano le fondamenta del tempio salomonico -480 anni 937 a.C. Dedicazione del tempio -486 anni 945 a.C. Si gettano le fondamenta del tempio salomonico -480 anni indicati dal Seder Olam Rabbath
465 a.C. VII° anno di regno di Artaserse Rientra Esdra. Iniziano i lavori al tempio -480 anni 451 a.C. Rientro di Neemia. XX° anno di regno di Artaserse. Pronunciata la parola sul rientro (Dn 9,25) -486 anni 465 a.C. VII° anno di regno di Artaserse. Rientra Esdra. Iniziano i lavori per il II° tempio -46 anni indicati da Gv 2,20 per i lavori
418/9 a.C. Dedicazione e anno giubilare -9 cicli giubilari (450 anni)
15 d.C. Gesù ἀρχόμενος (Lc 3,23) 35 d.C. Crocefissione. E’ dedicato il nuovo tempio in Cristo

cioè 480; 486 e 490 (la tabella l’aggiornerò appena possibile) ed una di esse fa davvero al caso nostro: il 480 che moltiplicato per 3 dà 1440 e dopo diviene facile sapere se quel 1404 anno in cui si eresse il serpente nel deserto (di bronzo se ben ricordo o di rame) collega all’anno della croce, cioè al 35 o 36 d.C, che vanno bene entrambi, lo sappiamo dalla profezia delle 70 settimane che può partire o dal 448, e abbiamo il 35 d.C.; o dal 447 e abbiamo il 36 d.C. (insomma tutto ciò dipende dalla datazione del terzo anno di Ioaichim come primo di Nabucodonosor (Dn 1,1) o dal quarto (Ger 25,1); inoltre sei mesi fanno la loro comparsa anche nel totale degli anni del regno di Giuda che è 484 e 6 mesi e tutto si trascina sino a Giovanni Battista e Gesù, nati anch’essi a 6 mesi di distanza. Lunga parentesi, ma necessaria).

Dunque abbiamo che dal deserto si giunge al Golgota e ciò unisce il serpente eretto da Mosè alla croce di Cristo dicendoci che siamo nel giusto, non solo perché 21 si compone di 7 7 7 ed esige perfezione; ma anche che la metrica biblica rintracciata dal blog ha fatto di nuovo centro, ecco perché su quella piazza nessuno vinse l’orsacchiotto: pessima mira e un’accusa da strapazzo. Insomma “dei passerotti” a Perry Jesus (1Gv 2,1, non a caso 21 ossia 7 7 7, piccola nota, ma conferma tutto).