Il sacrifico di Isacco

Il post vuole proporre un ambizioso tema di ricerca sulla scorta della già nota genealogia lucana (vedi in calce), che sempre più appare quella esatta, seppur proposta da un blog: questo.

Quella genealogia cambia tema cronologico e generazionale muovendosi per tranches che passano da i 106 anni da Adamo a Noè; i 74 anni da Noè ad Abramo e i 58 anni da Abramo a Davide per poi assumere la costante dei 23 anni per ogni generazione da Davide a Gesù.

Tuttavia questo passo cronologico propone un insolito anno zero, perché da Maria 23 a.C. si giunge a Gesù nell’anno zero e questo è di difficile interpretazione, a meno che non si aggiungano altri 23 anni per giungere al 23 d.C. anno in cui l’emorroissa (si legga la categoria), simbolo di una Gerusalemme che non partoriva il suo Messia, si ammala e con essa diviene evidente la condizione d’impurità di un popolo.

Sappiamo che occorreranno 11 anni per raggiungere il 34 d.C. quando la sua guarigione miracolosa ad opera di Gesù convince e stravolge Gerusalemme, in primis Luca che da quell’anno scrive il suo Vangelo per un taglio tutto suo: l’ultimo anno di predicazione e vita del Messia.

Dunque quel 23 d.C. segna una generazione nella misura in cui una generazione segna un fatto, non necessariamente una nascita, ma qualcosa che scrive la storia di Gerusalemme (questo l’abbiamo incontrato anche in Matteo).

Tuttavia, alla luce delle diverse tranches cronologiche su esposte, potrebbe apparire impossibile, potrebbe cioè apparire impossibile non un anno zero ma un resto zero in calcolo che, unendo dapprima l’Anno Mundi all’emorroissa (3923 + 23), divida poi per 23 la somma.

Invece è così e si ricavano 172 generazioni esatte, cosa che ci dice che è altamente insolito, sebbene il caso spesso ci metta del suo, ma non in questo caso sembrerebbe.

Infatti, a un esame più attento, la genealogia di Luca appare una specie di criptografato, una sintesi dell’intera storia ebraica, se riesce con quella suddivisione di 23 anni per ogni generazione a far luce dapprima sull’anno di nascita di Davide: poi, molto più importante, sul sacrifico di Isacco.

Per Davide basta ricordare quello che già sapevamo anche dalla tavola delle date notevoli (ma anche qui) che indica, per il suo anno di nascita, un 1025/24 a.C. che è lo stesso anno (doppio convertito in gregoriano) che si otterrebbe togliendo 23 anni alla generazione di sua madre cioè Naas (vedi in calce).

Questo già prova che l’aver applicato un altro metro alla genealogia lucana (parliamo di metro altro, ma è quello che caratterizza il periodo da Davide a Gesù o all’emorroissa) ha incrociato alla perfezione un dato già conosciuto e che si caratterizzava proprio per un dies natalis: quello di Davide.

Ben diverso e molto più importante è il calcolo relativo al sacrificio di Isacco che secondo Giuseppe Flavo in Antichtà avvenne quando egli aveva 25 anni, mentre noi, come vedremo, indicheremo 35 anni per una perfetta coincidenza del dato cronologico con il simbolo, se la Scrittura prefigura nel suo sacrifico quello di Cristo che avvenne, non a caso, nel 35 d.C. come a 35 anni si allestì quello di Isacco.

Infatti, qualora assumessimo i valori proposti dalla tabella in calce che si rivela sempre più esatta, noi dovremmo togliere al 1975 a.C., generazione di Abramo, 23 anni per ottenere il 1952 verosimilmente l’anno di nascita di Isacco.

Poi dovremmo calcolare la differenza tra quel 1952 a.C e il 1917 a.C. per ottenere 35 anni, quegli stessi o quasi, in ogni caso molto prossimi, alla nota di Giuseppe Flavio che vuole venticinquenne Isacco al momento del sacrificio.

Noi sappiamo del falso che circonda la Scrittura e le sue fonti e anche qui, quindi, noi lo scorgiamo, ma scorgiamo anche l’esattezza della nostra ipotesi di calcolo che, come Flavio, non vede un fanciulletto sul Monte Moria, ma un adulto, un adulto di 35 anni anziché di 25.

Per altro l’intera Scrittura ci viene incontro perché da sempre essa ha visto nel sacrifico di Isacco il sacrifico di Cristo, avvenuto non a 35 anni, è vero, ma nel 35 d.C. sì e questo crea un’identità nel simbolo e nella storia.

Questi due brevi accenni all’utilità di un’indagine più approfondita della genealogia lucana sperano di aver catturato l’interesse del lettore che potrà mettere a frutto il suo intuito e scovare, nelle pieghe non scritte di Luca e della sua genealogia, “altra storia” vergata con una metrica di 23 anni, sempre più numero simbolo di un apostolo che mai finisce di stupire e per questo noi lo riteniamo capace di aver conquistato Roma.

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I colori del lutto

arcobaleno gerusalemmeQuando hai abbozzato e pubblicato un nuovo argomento ti rendi conto che, forse, ragionandoci un po’ su poteva essere più completo e gradevole alla lettura, perché potenzialmente oggetto di un unico post. Tuttavia non è sempre facile gestire post lunghi se trattano di cronologia, la quale deve essere dimostrata chiaramente affinché il lettore ti segua e dunque è buona cosa, anche, farli brevi.

I tre post (qui,  qui e qui ) precedenti hanno trattato della rottura dell’alleanza da parte di Gerusalemme e ne hanno illustrate le conseguenze oltre che la dinamica di quella risoluzione unilaterale.

Ad essi vogliamo aggiungere, se della sua fine si tratta, una nota importante circa l’effettiva durata del regno davidico che è 484 anni e 6 mesi, come indica la nostra tabella, ma solo se la dead line è storica perché se non la volessimo così tracciare dovremmo riprendere l’argomento, immutato nella sostanza, ma esaminato più approfonditamente.

Non c’è una sola dead line per Gerusalemme, ce ne sono almeno quattro ed esse, nel numero e nel cromatismo di un allarme suonato dai profeti prima, dal Battista poi e infine dallo stesso Gesù, compongono la fine, la fine di ciò che fu un arcobaleno che aveva segnato l’alleanza con Dio.

Ma lo ripetiamo, è solo un abbozzo perché una dead line ha un inizio e una fine, cioè segue un percorso che comprende tutta quanta la storia, cioè istituzionale, politica religiosa ed economica, come una pianta che non secca repentinamente, ma per gradi, coinvolgendo progressivamente le singole parti che la compongono: radici, tronco, rami e foglie e tutte queste singole parti necessiterebbero di uno studio specifico. Rimane, quindi, da capire quando, alla luce di quanto sappiamo finora, il regno di Giuda finì.

Iniziamo col dire che abbiamo visto che l’occupazione romana di Pompeo (64 a.C.) potrebbe essere l’inizio della dead line perché Gerusalemme perse la sua indipendenza politica. Questo costituisce il primo tratto di un colore di quell’arcobaleno che svanì non nel 70 d.C., ma nel 135 d.C. quando l’ultimo sussulto insurrezionalista fu stroncato, nuovamente, dalle legioni.

In questo la ghematria, ma anche il salmo 135, ci sono d’aiuto per comprendere, perché 135 è la ghematria di δόξα (gloria) e allora quella disfatta segna la Gloria, la Gloria dei del Cristo che prende ragione su un corso storico e religioso che l’establishement gerosolomitano aveva scelto a sua danno.

Poi c’è un altro colore, un’altra striscia cromatica di quell’alleanza infranta che fu l’arcobaleno della pace e della protezione divina: Anna, l’ultima profetessa, che segnò la fine della profezia nel 99 a.C. e segna, così, un evento importante del degrado, se i profeti furono la vox dei, ma si scelse la vox Caesaris e la si scelse condannando la prima alla croce.

Inoltre un altro colore è la cifra secca, cioè conti alla mano, del regno di Giuda che emerge dalla somma di tutti i regni precedenti l’esilio e che da Davide (989 a.C.) giunge all’undicesimo anno di regno di Sedecia nel 505 a.C. quando non furono chiuse le porte del regno, ma furono, al contrario,letteralmente  abbattute da Nabucodonosor. Quel tempo si misura ed è 484 anni e 6 mesi.

Infine, ma per ora, dobbiamo descrivere l’ultimo cromatismo dell’arcobaleno che “fu”  Gerusalemme: la durata effettiva, teologicamente, di quell’alleanza che, sebbene una natura schiva, perché frutto dell’anima di Gerusalemme stessa, segna ugualmente una fine, di colore rosso oppure bianco, tanto da farne vedere anche a noi di tutti colori, perché di quei colori sembra fosse il mantello che Erode mette addosso a Gesù (Lc 23,,11) prima che sul Golgota fosse versata l’ultima goccia con quell’aceto ad bibendum avverando la Scrittura “Nella mia sete mi hanno fatto [addirittura] bere aceto! Sal 68,22)” e questo consegnò Gerusalemme al Calvario che tutt’ora vive, goccia a goccia: uno stillicidio storico che riempie le giare di Gv 2,6 di lacrime.

Poteva apparire argomento difficile, forse presuntuoso, ma non lo è stato: siamo infatti giunti al termine del post e indicheremo l’ultimo colore dell’arcobaleno perché illustreremo gli anni dal 989 a.C al 35 d.C. che sono 1024, guarda caso l’hanno di nascita di Davide, secondo noi e questo ci dice molte cose, perché se con Davide nasce la monarchia, quella monarchia nasce anche sul Golgota, ma è nuova come nuova è l’alleanza e nuovo è il Testamento .

Con Davide morì l’esperienza esodale di Gerusalemme (degli Ebrei intendo) se di quell’esperienza aveva  ereditato le istituzioni. La monarchia spazza via Saul, ultimo giudice e primo re, per far posto a una monarchia legittima che coniuga modernamente il trono e l’altare e pone a pieno titolo Giuda alla ribalta politica a religiosa del Vicino Oriente Antico.

Fu un grosso salto di qualità quello che Davide permise, anzi, che Dio, tramite lui, permise facendo di Giuda e di Gerusalemme una grande nazione che raggiunse con lui e suo figlio Salomone l’apogeo testimoniato dal tempio, mai superato in splendore dal secondo, come scrive Flavio.

Ma fu con il Cristo che Giuda andò ben oltre, perché il guscio orientale si schiuse, proiettando Gerusalemme nella scena internazionale, cioè romana e si rivolse a tout le monde, a tutte le genti divenendo internazionale e universale, sia storicamente che religiosamente grazie al Nuovo Testamento, alla Nuova Alleanza che abbracciò tutti e che ha dato, il 10 agosto, i natali al Suo fondatore: Gesù.

Sappiamo come ciò sia stato reso possibile, fu reso possibile grazie a Luca che passò, prima a Erode e da lui a Pilato, il suo Vangelo, non a caso, non a caso! “resoconto ordinato” frutto di “accurate  ricerche” (Lc 1,3) perché questo esigeva quel contesto internazionale di altissimo profilo culturale e qui diviene ancora più importante il ruolo di un evangelista sconosciuto, in fondo: Luca, che tagliò -di nuovo perché suo è il mestiere di chirurgo evangelico– il cordone ombelicale vetero testamentario affinché l’Υἱός (Figlio, Ap 12,5) potesse avere vita autonoma in un contesto che esigeva una maturità culturale e storica a pieni voti: cioè quello romano, che conosceva tutto, ma non  la verità (Gv 18,38) e quella Verità fu posta davanti ai suoi occhi, davanti a un Pilato incredulo, che mai avrebbe immaginato di sentire vagire nientemeno che l’Impero, quindi non una turbolenta provincia, tornato fanciullo per cui capace della Verità.

 

 

La diletta città di Saul

Diversi post si concentrano su “Sion, città di Davide” (vedi categoria regni assoluti) ma essendo argomento nuovo è ovvio che di volta in volta si arricchisca completandosi. Affronteremo di nuovo l’argomento, allora, ma da una visuale più alta cronologicamente, coinvolgendo anche Saul, che fa parte della monarchia essendone un regnante.

Le sue vicissitudini con Davide e lo splendore del suo regno lo hanno messo un po’ in ombra, ma rimane a tutti gli effetti un re di Sion, come vedremo. Infatti diremo subito che solo con lui la monarchia si compone di 46 re, se contiamo anche quelli d’Israele, quando il 46 è numero così importante (vedi tavola in calce) che non solo apre in fondo il Vangelo di Giovanni con i versetti 2,19-20 in cui si ha il primo vero scontro con i Farisei, ma disciplina l’intera cronologia del secondo tempio, se per costruirlo, sempre seguendo Gv 2,20, sono occorsi 46 anni e con tutto ciò siamo certi che quel 46 che emerge dall’elenco di tutti i regni compresi in 1-2Re non è casuale, come non sono casuali tutte le altre occorrenze del numero. Già questa è una prima nota sull’importanza d’includere Saul fra i regnanti in Sion, ma ce ne sono diverse altre che consigliano di farlo, come vedremo.

Già in passato, infatti, ci siamo occupati della data di nascita di Saul, fissandola ghematricamente, è vero, ma senza uscire dalle note anagrafiche bibliche  e storiografiche (vedi wiki che come noi indica 1082 a.C.) che ci dicono che iniziò a regnare a 30 anni (1Sam 13,1, Nuova Riveduta) e lo fece per 40 (At 13,21).

La ghematria ci è stata d’aiuto perchè indica per πόλις ἀγαπάω (τὴν πόλιν τὴν ἠγαπημένην, “città diletta”, Ap 20,9) un valore di 1082 e noi, che abbiamo incluso Saul tra i regnanti, lo consideriamo conferma del suo anno di nascita anche su indicazione dei 70 già calcolati (30 di età 40 di regno=70).

Adesso procederemo togliendo 30 anni al 1082 a.C., anno di nascita, per ottenere l’anno di accesso al trono di Saul che fu il 1052 a.C.; poi toglieremo 40 anni di regno e otterremo il 1012 a.C. senza però al momento sapere cosa accadde seguendo il ragionamento, ma facendo notare che questa è la datazione di Galil per il primo anno di regno di Davide.

Infatti bisogna andare con la memoria alla ghematria di ἀρνίων (agnello che ci parla di Davide re pastore) per comprendere che quel 1012/1011 a.C. che emerge dal valore ghematrico segna l’anno in cui Davide quattordicenne uccise Golia (all’episodio abbiamo dedicato anche un post sul salmo 151) quando 14 è la ghematria di דוד (Davide).

Inoltre quel 1025 a.C. come suo anno di nascita (1011+14=1025) lo abbiamo calcolato anche in altri due modi:

il primo, sommando la nota di 2Sam 5,4 che lo vuole re nel 995 a Ebron all’età di 30 anni (995+30=1025)

il secondo, dalle generazioni matteane che si sviluppano dal 15 a.C. per 980 anni (28 generazioni di 35 anni) sommate ai 30 anni che lo vedono unto re a Ebron (995+30=1025)

Grazie a questi due conti si giunge, ricorrendo alla ghematria di ἀρνίων, al 1012 a.C. anno che vede sia Davide quattordicenne, sia Saul spodestato con l’uccisione di Golia, fatto che lo unge re, perchè se “Saul ne ha uccisi mille, Davide ne ha uccisi diecimila” (1Sam 29,5).

Ricapitolando abbiamo che

1082 a.C. nasce Saul

1052 Saul è unto re

1012 a.C. Davide uccide Golia e ne prende il trono, sebben nell’immaginario collettivo

995 a.C. davide regna a Ebron

989 a.C. Davide regna a Gerusalemme fino al 949 a.C.

Questo ci dice che Saul non è avvolto nel mistero, ma ha un’anagrafe e un regno ben precisi tutte cose che ben si prestano a inserirlo tra i monarchi con le carte in regola. Ovvio che alla luce di tutto ciò Sion (Gerusalemme) cambi la propria skyline monarchica che infatti diviene

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Come si può notare adesso essa comprende anche Saul (solo con il biennio torbido di Is Baal si raggiungono i 46 regnanti, per questo lo abbiamo inserito) che noi abbiamo inserito nel regno unitario, ma potrebbe benissimo far parte a sè nella storia della monarchia. In ogni caso con lui la classificazione dei regni di Giuda cambia aspetto e numero (46 regni tra Giuda e Israele) e forse contenuti, consegnandoci una Sion ancora più articolata, che è sempre Gerusalemme, ma veramente costringe a chiedersi quale Gerusalemme coesistendone, in un unico periodo storico, quello monarchico, forse addirittura 5 tutte diverse, se Saul costituisse un capitolo a sè.

Concludiamo dicendo che forse non è il caso che vuole all’interno della dinastia dei Re sia la πόλις ἀγαπάω (città diletta, 1082 a.C.), sia πόλις Δαυιδ (città di Davide, 615 a.C.), distinzione che potrebbe anche non esistere nella sostanza (cronologicamente è un altro discorso) se si trattasse di un’identità, ma forse dà invece luogo a un’ulteriore distinguo se la seconda segna i regni che si succedono da Manasse fino a Sedecia, quelli che abbiamo visto far emergere il quadro profetico di Apocalisse e i re che lì si contano per venire a capo della bimillenaria questione di Babilonia e i suoi 7 re.

Ps: segue un riassunto delle occorrenze del numero 46, fondamentale anche questa volta perchè ci ha consigliato l’introduzione di Saul nella monarchia.

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Il salmo 151, una fama meritata. La biografia di Davide alla luce di un apocrifo

golia

Nel post precedente abbiamo riferito del nostro imbarazzo circa il Davide “giovinetto” di 1Sam 3,8 e 17,56. Questo perchè anche la grammatica è incerta proponendo il lemma sia come aggettivo, sia come sostantivo, sta di fatto che rientra nell’incerta età dell’adolescenza, se lo si vuole collocare nel tempo.

Tuttavia in questo caso si deve essere precisi, perchè in quell’età Davide ne combina di tutti colori:  fu unto re da Samuele e uccise Golia, senza sapere noi se il primo fatto costituisca il movente, tra l’altro, ma certi che son tutte cose di non poco conto che ne fanno fin da giovane uno fuori dal comune.

In un primo post avevamo ventilato l’ipotesi che fossero gli anni, anzi, l’anno (1011 a.C.) in cui uccise Golia, salvo poi ieri ricrederci e ipotizzare l’unzione a re per mano di Samuele. Adesso crediamo di aver fatta la nostra scelta indicando l’uccisione di Golia.

Prima di entrare nel merito crediamo opportuno ripercorrere la biografia di Davide tracciata dal blog, affinché il lettore possa orientarsi in una vita così turbolenta in cui anche i salmi ci mettono del loro, come vedremo.

Davide nasce a Betlemme, secondo Luca, e nel 1025 a.C. secondo noi. Questa data l’abbiamo ricavata dai calcoli, in particolare dalle generazioni matteane, 28 per la precisione (da Gesù a Babilonia e da Babilonia a Davide), di 35 anni per un totale, se sommate, di 980 anni a cui si aggiunge il 15 a.C., anno di nascita di Gesù e termine a quo, per ottenere il 995 a.C. come anno della sua accessione al trono in Ebron.  Poi, seguendo Sam 5,4, aggiungiamo i 30 anni della sua età al momento dell’incoronazione e otteniamo il 1025 a.C. anno di nascita.

Ciò ci permette di spiegare due cose

  1. L’anno di accesso al trono in Ebron, cioè l’anno che la genealogia matteana considera, la quale non ha solo una valenza genealogica ma anche e più importante cronologica
  2. All’anno della sua nascita si deve aggiungere un elemento fondamentale: fu anno sabbatico, prova ne è che se sommiamo (1025+32) e lo dividiamo per 7 otteniamo 151, cioè il multiplo di 7 che indica l’anno sabbatico. Vi prego di notare che abbiamo utilizzato il termine quasi fisso nei nostri calcoli sabbatici e giubilari: il 32 d.C. che fu entrambe le cose e segna l’inizio del ministero pubblico di Gesù, ministero che nel prosieguo del post ci sarà utilissimo.

Adesso, quindi, non rimane che considerare il 989 a.C. che segna l’accesso al trono in Gerusalemme, secondo noi, che per sommi capi descriveremo, certi che il lettore ne avrà già abbastanza di quest’anno.

Esso nasce, infatti, dal notissimo ricalcolo delle generazioni matteane tra l’esilio e Davide, ferme su 490 anni,  perchè quella somma nasce da 14 generazioni di 35 anni. Noi però abbiamo verificato storicamente, ma alla luce di 1-2Re e 1-2 Cronache, il calcolo di Matteo e riconsiderato tutti quanti i regni di Giuda sommandone la durata, calcolata non secondo quanto riporta il deuteronomista, ma seguendo la scaletta dinastica che lui stesso propone prima dei calcoli stessi.

Questo ha comportato un lavoro lungo perchè i regni di Giuda per buona parte sono sincronizzati con Israele, per cui per conoscere l’anno di accesso al trono in Giuda del re X bisogna conoscere, spesso ma non sempre perchè il sincronismo è anche su Giuda, l’anno di accesso al trono in Israele del re Y.

Fatto sta che ci siamo riusciti e abbiamo scoperto che la somma, ovviando alla sovrastruttura delle co-reggenze, che tutto è fuorché necessaria, è di 484 anni e 6 mesi per cui, facendo fermo il 505 a.C. come anno dell’esilio, abbiamo che l’anno di accesso al trono di Gerusalemme cade nel 989 a.C. (505+484=989) che infatti è a 6-7 anni di distanza dal 995 a.C., quando 2Sam 5,5 indicherebbe 7 anni e 6 mesi di durata per il regno in Ebron e dunque cifra altamente compatibile.

Non è il caso di proporre tutti calcoli possibili con quel 989 a.C. a riprova della sua efficacia in termini di cronologia biblica, basta accennare al fatto che disciplina l’erezione del tempio, avvenuta nel quarto anno di Salomone, cioè nel 945 a.C.

Purtroppo adesso, nonostante la vita di Davide sia ricca di spunti romanzeschi, rimane da occuparci solo della sua morte che avvenne nel 949 a.C. cioè l’anno di accesso al trono di Salomone, figlio e successore.

Ricapitolando:

nasce a Betlemme nel 1025 a.C.

Adolescente è unto re da Samuele e uccide Golia

accede al trono in Ebron nel 995 a.C.

mentre a Gerusalemme nel 989 a.C.

infine muore nel 949 a.C.

Ecco la biografia di Davide che manca nel panorama degli studi se i rabbini stessi ti dicono – non altro di certo- che regna “attorno al 1000 a.C.” datazione alquanto dubbia sia per la mente di colui che parla sia del suo interlocutore.

Bene, adesso non rimane che riprendere il filo interrotto e rientrare in post ricordando che ci stiamo occupando del fatto che vogliamo conoscere cosa il Davide “giovinetto” abbia combinato di più importante, se cioè è stato unto re o ha ucciso Golia.

Dicevamo che il suo anno di nascita fu sabbatico e il termine per il suo calcolo è il 32 d.C. che lo collega a Gesù, cioè all’inizio del suo ministero pubblico e infatti noi vogliamo sapere se anche Davide divenne personaggio pubblico da “giovinetto”, cioè quattordicenne se, come abbiamo visto ieri, la ghematria di ἀρνίων (agnello che ricorda il re pastore) è 1011 e riconduce al 1011 a.C. che lo consegna a un’anagrafe di 14 anni se nato nel 1025 a.C.

Dal 1025 a.C. al 32 d.C. passano 151 anni sabbatici, perchè (1025+32):7=151 e questo conduce a una questione ancora aperta stando ai Salmi, perchè il salmo 151 scompare da tutte le principali edizioni bibliche, tanto che poche sono le chiese che ne riconoscono la canonicità.

Tuttavia il salmo (per la sua lettura apri link sopra), apocrifo  o meno, è di Davide e riporta un titolo che è un programma cioè Quando Davide combattè (uccise) Golia dicendoci che il fatto eclatante della sua giovinezza fu proprio quello legato alle sue gesta contro il gigante.

Infatti la critica si è prodigata nel commento dell’ultimo capoverso tanto da non attribuirglielo, capoverso che inizia con Inizio della fama di Davide che come vedremo era in realtà azzeccatissimo e forse proprio per questo è stato tolto.

Vero è, però, che anche l’unzione da parte di Samuele fu importante, ma fu una cerimonia familiare, mentre l’uccisione di Golia catturò l’immaginario della gente che lo elesse re, mentre Samuele lo aveva  invece “solo” unto tale e in famiglia.

Ecco allora perchè abbiamo considerato importante il termine del 32 d.C. per i calcoli perchè se Davide con l’uccisione di Golia divenne personaggio pubblico, cioè accese l miccia della sua fama, altrettanto fece Gesù nel 32 d.C. con il battesimo sul Giordano.

Quel 151 che emerge dal calcolo sabbatico, allora, fa luce certamente sulla vita di Davide, ma dal titolo del salmo 151 stesso, cioè Quando Davide combattè (uccise) Golia, si deduce che l’uccisione di Golia fu l’impresa più  eroica della sua giovinezza, quella che lo ha consegnato all’immaginario collettivo biblico che infatti recita

Non è costui quel Davide a cui cantavano tra le danze:
«Saul ha ucciso i suoi mille
e Davide i suoi diecimila?». (1Sam 29,5)

dando luogo, come recita il capoverso censurato, “alla sua fama”.

Fra le due ipotesi del Davide quattordicenne che lo vedrebbero sia unto re, sia eroe è da preferirsi quindi, in termini di fama, la seconda non solo perchè emergente da un calcolo sabbatico basato sul suo anno di nascita, ma anche perchè un salmo specifico fa luce sulle sue gesta ed è il 151, come 151 indica il calendario sabbatico, salmo che molti vorrebbero apocrifo, ma è di primaria importanza, tanto che la sua esclusione getta una cattiva luce su qualsiasi edizione che non lo contenga, pure se fosse Textus Receptus, come il Lenigrandesis che annovera tra i suoi eroi un Ciro, mai esistito, escludendo però Davide con l’assenza del salmo 151.  Forse per questo la datazione del Lenigradensis è il 1008, perchè 1008 è ghematria di Ἀρμαγεδδών (armagheddon) cioè impresa da eroi, i quali nella Bibbia non si chiamano Ciro, ma Davide.

Il pastore e l’agnello, la ghematria di un re: Davide

Davide-pastore-1240-Bibbia-MorganNon sappiamo quanto il greco scritturale abbia risentito della falsificazione, potremmo addirittura spingerci sino all’inimmaginabile: il greco dei Vangeli e dell’Antico testamento era, in buona parte, cosa altra avendone scoperta una funzione ghematrica che certamente sposava il testo secondo forme lessicali diverse, se la lettura ghematrica al momento è minorata e spesso va ricostruita.

La logica che dobbiamo adottare, allora, è quella del puzzle che spesso propone tessere di difficile o impossibile collocazione al momento, ma che la trama descritta dall’immagine e l’intarsio sino ad allora svolto ci dicono che sono utili, talvolta utilissime tanto da consigliarci di metterle a parte.

E’ il caso di πωιμην (pastore) che ieri abbiamo visto confermare Davide pastore, ma solo se scritto con la omega, altrimenti tutto quanto, compreso Davide, si perde. Ma quella tessera ghematrica si presta anche a un altro intarsio se scritta πωιμης , cioè con lo stigma finale che ne cambia radicalmente il valore.

Noi non sappiamo se quel πωιμης sia attestato (a una prima e sommaria ricerca pare di sì, ma si perde nella notte dei tempi, per una lingua) per cui ci auguriamo che un grecista sappia darne ragione, quando la ghematria gliela dà tutta, nel senso che propone un gioco ghematrico perfetto che non esce dal contesto, parlandoci ancora di Davide re pastore e forse in maniera ancora più approfondita. Vediamo come.

Πωιμης ha un valore di 944 che noi ridurremo a un calendario per ottenere il 945/944 a.C. quarto anno di Salomone, quando cioè si gettano le fondamenta del primo tempio, secondo noi. Adesso è importante riportare il passo di ieri in cui leggiamo

Ma quella stessa notte la parola del SIGNORE fu rivolta a Natan in questo modo: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il SIGNORE: ‘Saresti tu quello che mi costruirebbe una casa perché io vi abiti? Ma io non ho abitato in una casa, dal giorno che feci uscire i figli d’Israele dall’Egitto, fino a oggi; ho viaggiato sotto una tenda, in un tabernacolo. Dovunque sono andato, ora qua ora là, in mezzo a tutti i figli d’Israele, ho forse mai detto a uno dei giudici a cui avevo comandato di pascere il mio popolo d’Israele: Perché non mi costruite una casa di cedro?’”. Ora dunque parlerai così al mio servo Davide: “Così dice il SIGNORE degli eserciti: Io ti presi dall’ovile, da dietro alle pecore, perché tu fossi il principe d’Israele, mio popolo; e sono stato con te dovunque sei andato; ho sterminato davanti a te tutti i tuoi nemici. Io renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra; darò un posto a Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché abiti in casa sua e non sia più turbato e i malvagi non lo opprimano come prima, come facevano nel tempo in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo, Israele; e ti darò riposo liberandoti da tutti i tuoi nemici. In più, il SIGNORE ti annuncia questo: sarà lui che ti fonderà una casa! Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu riposerai con i tuoi padri, io innalzerò al trono dopo di te la tua discendenza, il figlio che sarà uscito da te, e stabilirò saldamente il suo regno. Egli costruirà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. io sarò per lui un padre ed egli mi sarà figlio; e, se fa del male, lo castigherò con vergate da uomini e con colpi da figli di uomini, ma la mia grazia non si ritirerà da lui, come si è ritirata da Saul, che io ho rimosso davanti a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te e il tuo trono sarà reso stabile per sempre”». (2Sam 7,4-16)

Questo ci dice che 2Sam ci parla certamente di Davide pastore, ma anche della promessa di un tempio, il primo della storia ebraica, quello che ha segnato un’epoca mai superata. Dunque se il passo ci parla di Davide pastore, ci parla anche del tempio, quello stesso a cui ci conduce il calcolo ghematrico di πωιμης , esattamente alle sue fondamenta, cioè nel 945/944 a.C..

Questo è un primo importante risultato se noi avevamo messo in dubbio l’esistenza del lemma πωιμης  la cui ghematria ci consiglia prudenza, cioè di non escluderlo dai dizionari di ora e né di allora.

Ma c’è di più se noi consideriamo la differenza cronologica tra il 988 a.C., primo anno di regno di Davide, che emerge dalla ghematria di πωιμην (988 a.C.) e il 944 a.C., quando si gettano le fondamenta del tempio,  che emerge invece da πωιμης. Tale differenza è 44 ed è la essa stessa ghematria di טלה (agnello in ebraico) che pone entrambe le due ghematrie di πωιμην e πωιμης in un unica cornice: Davide re pastore, nella misura in cui non solo banalmente un agnello è il capo più prezioso del gregge, ma anche perché l’agnello è simbolo del Cristo, un Cristo figlio di Davide e che in Gv 10 si proclama il Buon pastore.

Insomma la differenza tra i lemmi generata dalla ghematria di πωιμην e da quella di πωιμης si riflette in una differenza cronologica che rafforza tutto il simbolismo legato a Davide re pastore, tanto che pure la ghematria greca di ἀρνίων (agnello, scritto con la omega), conduce a un altro percorso ghematrico perfettamente sincrono al contesto.

Infatti ἀρνίων ha un valore ghematrico di 1011 che ridotto a un calendario fu il 1011 a.C. anno che Galil indica per il primo anno di regno di Davide, sbagliando e facendo bene al contempo: sbagliando perchè il primo anno di regno a Gerusalemme fu il 989/988 a. C.; facendo bene perché Davide verosimilmente fu unto re da Samuele nel 1011 a.C., come vedremo (in questo post avevamo ipotizzato l’uccisione di Golia, ma in ogni caso un evento importante. Chiedo scusa, ma è materia ancora fluida).

Questo blog segna la data di nascita di Davide nel 1025 a.C. perché considera il 995 a.C. come anno della sua unzione a re in Ebron. Lo abbiamo stabilito grazie alla genealogia matteana che prevede due tranches di 14 generazione di 35 anni (490 anni) da “Gesù a Babilonia; da Babilonia a Davide” (Mt 1,17) a partire dal 15 a.C., anno di nascita di Gesù per cui (490×2)+15=995.

Sapendo che Davide fu unto re a Ebron nel 995 a.C. a 30 anni (2Sam 5,4) è facile ricavare il suo anno di nascita che fu il 1025 a.C. (995+30=1025) per cui nel 1011 a.C., emerso dalla ghematria di ἀρνίων, egli aveva 14 anni, quando 14 è la ghematria ebraica di דוד (Davide).

Nella minore delle ipotesi, possiamo dire che quel 1011 a.C. segnò un anno importante che lo vede giovanetto, forse proprio quando fu scelto da Samuele per essere unto re. La conferma credo la possiamo avere da Galil che non a caso, conoscendo la storia, ci parla di un re David in quel 1011 a.C., ma non nel senso che ha fatto intendere a noi, perchè in realtà fu l’anno esatto della sua unzione profetica a re per mano di Samuele, e non quella politica a Gerusalemme. Chissà, forse quella di Galil è una reminscenza ebraica, ma di certo colpisce per precisione, anche se poi si perde nel significato.

Tutto quanto sopra ci parla di un lemma, πωιμην/πωιμης  che ha due forme, ma moltissimi significati ghematrici che non escono mai dal contesto loro proprio, cioè una cornice agreste legata alla pastorizia, dando luogo a un dedalo ghematrico coerente che certamente si conviene a un re pastore: Davide.