Il tau: la croce e il suo T…arlo

Sarà un post breve perché nasce come prova, ulteriore, a dire il vero, se la categoria “croce” ha fatto breccia nell’attenzione e nella memoria del lettore (non mi azzardo a usare il plurale).

Noi sosteniamo che σταυρός (croce) sia frutto di una falsificazione che ha lasciata la firma, perché ha aggiunto un tau che riassume tutta quanta la questione, se s’immagina un “farla pulita”, cioè un non darlo a vedere perché la si vuole darla a bere.

Quel tau, in realtà, vale 9 ghematricamente anzichè 300 e ci dice che i comandamenti sono 9, perché il primo è stato abolito unilateralmente, prima dal sinedrio che gridò di fronte a Pilato: “Non abbiamo altro re che Cesare” (Gv 19,30); poi dai cristiani, in primis cattolici, che non hanno, pure loro, “altro Dio (re) che Cesare”.

Il tau francescano, quindi, è l’icona di un falso mascherato, un osanna a Cesare che ha ridotto il decalogo a 9 comandamenti e ha alzato di molto il prezzo di Giuda: da 30 a 300 denari, tanto quanto varrebbe quel tau.

Come vedete, la lettera dell’alfabeto ebraico, è l’icona o simbolo perfetto del falso: essa sa riassumere a meraviglia l’intera questione. Passi che una lettera cada, ma non è concepibile che “ricada”, cioè che venga inserita in un contesto altrimenti chiarissimo che è questo, riassumendo:


σαυρός (croce), senza il tau, ha un valore ghematrico di 777, quando il 777 è già di per sé simbolo di perfezione. Esso s’inserisce in una scala di perfezione che è:

666: apocalittico

777: purificativo

888: Gesù ( Ἰησοῦς) ghematrico

Ma non solo:

abbiamo visto anche che il salmo 21(22) non è numerazione anonima, perché conduce, stando proprio a CEI, al salmo neanche messianico, ma della crocefissione, se i versetti lì contenuti richiamano a ogni piè sospinto il Golgota.

Ma a tutto questo si aggiunge quanto stiamo per scrivere a proposito non solo dell’occorrenza di croce nel Vangelo della Passione, quello di Giovanni, che è 7 volte, sebbene tecnicamente i versetti siano 6. Infatti a fronte di 6 versetti, bisogna considerare il verbo “crocifiggere”, meglio, “mettere in croce”, cioè σ(τ)αυρόω e allora le occorrenze divengono 7 e perfettamente allineate con il valore ghematrico di σαυρός (croce) che è 777, poichè quel verbo in Gv 19,15 ricorre due volte.

Valore ghematrico che ci viene di nuovo incontro quando consideriamo il verbo “crocifiggere”, cioè σαυρόω e non σταυρόω che ha un valore di 1571. 1571 è, nella genealogia lucana, la generazione di Aram a cui noi, per chi volesse approfondire il discorso -e lo consiglio- associamo questi post dedicati al patriarca.

Un Aram che nel significato del nome ha scritto tutto seguendo la lettura più intuitiva di “Ara” a cui si aggiunge quella scientifica di “luogo elevato”. Pianigiani, in questo senso, chiarisce fondendo i concetti e parla, per “ara”, di luogo elevato dove gli dei assistevano al sacrificio, quando di sacrificio si tratta parlando noi della croce.

Questo discorso sarebbe perfetto se la ghematria di σαυρόω fosse 1569, perché nel 1569 Anno Mundi si colloca Aram, stando a Luca, ma credo che possa benissimo anche collocarsi nel 1571 ghematria di σαυρόω per un approssimazione così leggera, che non vale il caso di farsene una croce, per di più Τ αρλατα

Al maestro del coro

Una delle tante (inutili) diatribe che vedono coinvolta la Chiesa cattolica è quella che la lega alla Watch Tower circa la traduzione di σταυρός (croce/palo) che l’una la vede “croce”, l’altra “palo”, sbagliando entrambi, perché è croce, non palo, ma è stato falsato il sostantivo che non prevedeva il tau (che poi altro non è che un “teta” tutto francescano, come vedremo e abbiamo visto).

E’ solo così, infatti, che il valore ghematrico di σαυρός assume un 777 simbolo stesso della croce, nella misura in cui “tutto è compiuto” (Gv 19,30) cioè “tutto è perfetto”. E solo così assume un senso preciso la scala perfettiva assolutamente biblica

666

777

888

quando il primo è il 666 apocalittico e bestiale, simbolo di un’imperfezione che va oltre il regno animale per addentrarsi negli inferi.

Il secondo è il processo di purificazione attraverso una croce (σαυρός 777) strumento di salvezza

e il terzo è il cielo della pienezza di grazia riassunta dalla ghematria di
Ἰησοῦς (Gesù).

Dunque sbaglia la Watch Tower perché è “croce”, ma sbaglia molto di più la Chiesa che ha tramandato un greco vetero e neo testamentario falsato alla bisogna, se in questo caso la croce diviene “croce di follia” e riassume il tradimento con un tau che ha un valore però di 9 che non lo dà a vedere il tradimento,lo moltiplica,con 9 comandamenti che il primo è caduto e anch’essa non ha “altro Dio fuorché Cesare” (Gv 19,15) fondando così il mondo, non più sulla croce, ma sulla politica e dunque gioco, seppur di potere, in cui l’arbitro è Cesare di cui noi abbiamo rivisitata l’ortografia cogliendo nel segno se a distanza di mesi (molti) scriviamo un post di conferma (si rilegga il primo se si vuole).

Potrebbe essere un’accusa infondata, la nostra, tuttavia è proprio CEI che istruisce la causa, quando numera il salmo 21(22), neanche messianico per eccellenza, sulla scorta non solo dell’esegesi attuale, ma della patristica di spicco (Agostino) che in quel salmo neanche ha visto il Messia, ma la stessa croce, perché i versetti lì contenuti conducono a un focus non sulla Passione, ma sulla crocefissione tout court se

“Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”

“Hanno forato le mie mani e i miei piedi”

“Si dividono le mie vesti”

hanno quel senso che già a prima vista appare.

E’ dunque, il salmo 21822), il salmo della croce, una croce che noi scriviamo
σαυρός per un 777 ghematrico che richiama direttamente il 21(22) non masoretico, ma cattolico, un 21 che si fa 7 7 7 anch’esso, legando il versetto alla croce, anzi, alla Sua croce, per un pendant che prova l’origine di quella croce, cioè un σαυρός cui si è aggiunta una tau/teta, perché a Cesare non piace la croce, alla watch Tower neppure, mentre noi ci siamo appesi e dobbiamo pure cantare che l’abbiamo già portata, come dice l’adagio.

Un vortice di follia

croce

La Bibbia dà i numeri, lo sappiamo alla luce di quasi 600 post di cronologia e ghematria biblica. Ma anche Dio ha dato personalmente i suoi numeri quando ha contato i comandamenti che sono 10 o, almeno, appaiono tali se la sostanza non è cambiata e qualcuno di essi non è caduto, non intendo in disuso, ma proprio caduto, scomparso sbianchettato. Potrebbe essere?

L’ipotesi di un comandamento fantasma è affascinante, come un poltergeist che richiede un ghostbuster biblico e riconduca quel comandamento nel Decalogo e non turbi i sogni di alcuni, infestando le chiese.

La croce che essi hanno stampata attaccata al collo è sempre quella di Gesù, ma è modificata. Ce lo dice la Bibbia che dà i numeri e li dà con il 666; il 777 e l’888 rispettivamente significanti l’imperfezione diabolica descritta da Apocalisse e che marchia; ce lo dice Ἰησοῦσ che ha un valore di 888 (storia vecchia, conosciuta a memoria) ma ce lo dice quell’insolito σταυρός che sulle prime, però, non dice nulla e costringe a giocare con le lettere che lo compongono e “ha” scrivere (sì, una cosa del genere tanto è somara) non σταυρός ma σαυρός per un valore di 777 ed ecco i numeri della Bibbia che ci parlano di un percorso da ciò che è materia e imperfezione diabolica giunge a Dio allo 888 passando attraverso la croce, il 777.

Dunque abbiamo:

666 Diavolo

777 Croce

888 Dio

per uno schema semplice, ma efficacie.

Ma perché compare quella tau se tutto era così chiaro e importante ai fini della comprensione del testo biblico? Perché quella graduazione di luce biblica ha perso un colore del suo arcobaleno dell’alleanza, cioè il 777 della croce che infatti sospende tra cielo e terra?

Il motivo è in fondo semplice: si è aggiunta una tau, ma che è una theta in realtà e ci parla di un nove ghematrico e di nove comandamenti, perché uno, sebbene ancora presente nel Decalogo, è caduto in disuso dai vertici della legge ed è “Non avrai altro Dio all’infuori di me”.

Il contesto in cui ciò è potuto accadere, tra l’altro, lo scrive Genesi con quel “sarete come Dio” che avrebbe dovuto, però, aprire gli occhi (Gn 3,5 cioè 35 l’anno della croce), non far cadere i comandamenti -che sono tutti e dieci, beninteso.

E invece uno è caduto, è caduto alla Passione quando si gridò “Non abbiamo altro Re al di fuori di Cesare” (Gv 19,15) che ha lo stesso non significato, ma anche costruzione del periodo del comandamento caduto che è “Non avrai altro Dio al di fuori di me”. Confrontiamoli:

Non avrai altro dio al di fuori di me (wiki)

Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare (Gv 19,15, CEI 2008)

Identici, stesso senso, stessa costruzione.

A Gerusalemme gli Ebrei scelsero Cesare e lasciarono Dio, mentre quando si è inserita una tau/theta in σαυρός (croce) si è fatto lo stesso, ma in più lo si è voluto dire, cioè urlare ugualmente nella pubblica piazza, affinché Cesare (Diavolo) avesse il suo tributo e fosse onorato con una tau/theta francescana che sì, ricorda la croce perché prima fatta in mille pezzi, anzi, no in 9, se il Decalogo è monco, tau (croce) che va in giro facendo bella mostra per ricordare a tutti il “poverello d’Assisi” ancora più povero, perché ha donato ai ricchi un comandamento, affinché ricordino che non si commettono atti impuri: Cesare non vuole.

Ps: la foto è mia, scatta stamattina quando mi sono recato laddove una croce ricorda un omicidio per un sacco di castagne. Mi serviva una croce, per un vortice di follia che ha amputato il Decalogo.