I Re al mercato

Con l’ultimo post scritto abbiamo “inventato” l’origine dell’islam leggendo il suo Dio in greco, ma che ne è se scriviamo il nome del nostro Dio facendo altrettanto?

Non è una domanda oziosa, perché forse molti sanno che non è θεός, ma “mercato” il nostro Dio. Vogliamo vedere se allora è vero, cioè se è il vero Dio alla luce del greco ghematrico? Vogliamo vedere se la conoscenza non è solo quella che il nostro metodo d’indagine definisce e hanno ragione coloro che, relativisti, sostengono che i romani, pur avendo una concezione piatta della terra, giungevano lo stesso in Egitto navigando e facendo, appunto, mercato?

Eccolo il mercato, in greco il μηρκατο, semplicemente traslitterato dall’italiano, però, ma non per questo illeggibile che si capisce che quel neologismo è il mercato ed ha un valore di 539.

Numero interessante, perché si cala nell’editto di Ciro (539 a.C.), quel re, del mercato, che ha venduto, persino, la Bibbia, perché la sua nascita, cioè la nascita del mercato biblico, ha coinciso con la distruzione della Parola di cui si è fatto, appunto, mercato. Ma come?

La cronologia biblica è un grande albero e come tutte le piante di quella specie subisce, al taglio del pollone principale, un trauma che compensa la perduta qualità con la quantità dei polloni che sviluppa alla sua base ( gli psichiatri forse sanno che la mente umana fa lo stesso, per questo si parla di personalità multipla: quella originale è andata irrimediabilmente perduta).

Con la cronologia biblica, quindi, è successo lo stesso: inventato Ciro, cioè tagliata la cronologia biblica, essa ha sviluppato una pletora d’ipotesi storiche, perché la cronologia biblica è andata perduta e ha prodotto, in mancanza di certezze, una foresta d’illazioni tutte di pari rango, ma di molto inferiori a quella unica e originaria che non era illazione: era storia.

Tutti quei polloni hanno fatto per questo mercato della Parola, perché ognuno ha i titoli per dire la sua e il tempio, la Bibbia, si è trasformato in una spelonca di ladroni (non cito lo sanno tutti che prese pure la frusta).

Volete un esempio chiaro di tutto questo? I Re, che con Ciro hanno perso ogni armonia e titolo, perché è Ciro e il suo editto che, innalzando la cronologia originale, ha innalzato tutto l’asse, storico, però, perché quello biblico, con lui, era già andato distrutto.

Ecco allora almeno tre Re (Albright, Thiele e Galil) che hanno sostituito i Re biblici perché polloni sviluppati a seguito del taglio; ma ecco anche la sterminata produzione di polloni secondari, terziari e quant’altri su quei tre, perché le co-reggenze hanno chiesto il loro spazio aereo, sebbene pura fantasia, creando una selva asfittica.

Che gran mercato allora della Parola dei Re! mentre se tutto fosse rimasto come era – ed era giusto- avremmo sempre dei Re, è vero, ma con un unica cronologia, cioè un unico trono storico che è questo e non fa mercato, perché è storia.

Insomma sta sempre scritto che “la mia casa sarà casa di preghiera, ma voi ne avete fatta una spelonca di” polloni (Lc 19,46), cioè mercato: oggi, come allora.

Allah accà

La storia non è solo ciò che è successo, ma anche ciò che sarebbe potuto accadere se. Cosa sarebbe accaduto se Napoleone avesse vinto a Waterloo? O cosa se Giovanni Sobieski avesse perso a Vienna? O cosa se Stalingrado non avesse retto all’assedio?

Tutte domande affascinanti, un po’ come se fossimo di fronte a una scacchiera in cui non una mossa è stata fatta, ma un’altra aprendo una variante sconosciuta.

Si può fare -e lo fanno in ambito accademico- della fantastoria, ma sui fatti, non sulle origini, quando mi pare possibile anche questo caso, cioè indagare a una luce diversa la nascita di un movimento, di un fenomeno o di una religione, come l’Islam di cui si sa che a Maometto cadde il Corano sulle mani e da lì è nata una religione che ha fatto la storia, perché antagonista del cristianesimo con cui da secoli è ai ferri corti.

Si sa questo in soldoni, ma cosa sarebbe se? Cosa sarebbe se noi adottassimo una chiave di lettura che rompe gli scemi per gettarsi a capofitto nella fantasia?

Se noi leggessimo nel greco l’origine di Allah, ad esempio, cosa ne verrebbe fuori? Una ghematria come dialettica storica è mai stata adottata? No, e sono il primo a scrivere ΑΛΛΑΗ per un valore di 71 come i membri del sinedrio, però, e questo potrebbe inserire l’Islam in un contesto che la storia conosce, perché non sarebbe la prima volta che si finanzia una potenza, uno stato, un movimento in chiave antagonista, in questo caso di antagonista cristiano perché, pur non avendo la forza, si hanno l’astuzia e il denaro necessari.

Non credete che cambierebbe tutto? L’Islam non sarebbe più una religione, ma solo un espediente a cui si è ricorsi nell’impossibilità materiale di farlo in prima persona che forse non neanche conveniva, aggiungendo un caso illustre alla già lunga lista dei pupari della storia.

In questo senso, allora, l’attuale immigrazione non è “aprite il cuore, aprite le porte, costruite i ponti”, ma una conquista nel tempo e dello spazio, una Lepanto dentro Venezia, una buona pace degli stessi islamici che si credono alla conquista, ma prima sono stati comprati da coloro che dovrebbero scovare dietro le pietre e lapidare, come recita una sura.

Insomma, piucché storia, follia, ma l’abbiamo scritto “cosa sarebbe se…” e lo confermiamo ancora sebbene proiettato nel futuro: cosa sarà se il sinedrio prende ragione sull’Europa?

E’ una domanda che si debbono porre le donne alla luce della foto sopra che non è fantasia, né divertissement accademico, ma realtà che quest’ultima cambia in un battibaleno e dalle minigonne si passa al burka.

E’ una responsabilità che le donne di oggi si prendono con quelle del futuro, perché la condizione femminile può essere miope, ma non è bene che sia cieca, cioè si eserciti in tatticismi di successo che fanno vincere le battaglie con la bilancia, ma se sfugge la strategia il disastro è assicurato ed è perfettamente inutile ragionare sul discriminate colore rosa perché la tinta che indossa il futuro è fosca, anzi nera.