Anna dei miracoli

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I post nascono per i più svariati motivi: un’idea, uno spunto, qualcuno possiede anche tutti i crismi dell’ispirazione, ma pochi, davvero pochi, si scrivono perché il titolo che hai in mente riassume tutto quanto hai scritto in precedenza. In questo caso sono riassunti tutti i post dedicati non a un profeta, ma a una profetessa, quindi a una donna, una donna che è l’ultima espressione della profezia: Anna.

Ella nasce ultima di un stirpe e dunque la riassume tutta, perché se il profetismo nasce messianico, messianico muore quando la Promessa si avvera e gli occhi di Anna, gli occhi di una donna, riconoscono, tra i tanti, il Bambino, riconoscono Gesù al tempio. La visione non poteva che concludersi al tempio se Gesù è il nuovo ναός (Sancta Sanctorum, Gv 2,20) ma non poteva altresì che assistervi una donna, simbolo della maternità e simbolo di un’attesa profetica vissuta come una gestazione da un intero popolo.

Non è un caso, allora, che tutta la ghematria che ruota attorno al profetismo conduca ostinatamente ad Anna, perché il profetismo nasce con Natan nel 989 a.C. e si conclude con la profetessa nel 99 a.C. L’arco di anni che esso coinvolge è di 890 anni quando 890 è la ghematria di נתתם che significa “hai dato” mentre il suo infinito è נתן che è anche il nome proprio di Natan, primo profeta.

Vorremmo conoscere i rudimenti dell’ebraico biblico per essere sicuri e non affidarsi al senso, il quale ci appare subito chiaro se quel נתתם significasse, per estensione, “hai profetizzato” traduzione che s’intuisce dai significati che il verbo נתן ha, i quali, dipendentemente dal contesto scritturale, potrebbero benissimo guidare il traduttore al significato che noi abbiamo suggerito, cioè “hai profetizzato”.

Un passato prossimo che però si proietta nel futuro rispetto a Natan, in una azione che certamente nasce nel passato, ma che è di là dal compiersi e concludersi e per questo s’inserisce, sebbene passato prossimo, in un futuro remoto. E neppure c’è da meravigliarsi di questa consecutio temporum impazzita, perché la profezia rompe lo schema del tempo e dei tempi, nascendo nel passato per compiersi nel futuro, ma agli occhi di Dio si è già compiuta ed è passato, nel nostro caso addirittura prossimo.

Questo è l’incipit della “favola profetica” e s’identifica con Natan, mentre la sua fine è in Anna che già abbiamo visto prestare la sua anagrafe affinché la sua età conduca a Betleem (15 a.C.+84=99 a.C., ma anche ghematria di Βηθλεεμ), conduca cioè a Gesù, a quel Gesù e Messia che è stata l’anima di un profetismo che si conclude con la Sua visione.

Ma Anna non presta solo la sua anagrafe alla “causa”, ma anche la sua ghematria ebraica perché חַנָּ֔ה (Anna) ha un valore di 63 come 63 è la ghematria di נביא (profeta). L’identità non ci dice solamente ciò che già sapevamo da Luca, cioè che Anna era una profetessa (Lc 2,36), ma aggiunge una nota a quello che sinora avevamo capito la quale chiude il cerchio profetico iniziato nel 989 a.C. e conclusosi nel 99 a.C.

Infatti ci dice che, alla luce di נתתם (hai dato/profetizzato), che Anna è l’ultimo profeta di un ciclo iniziato con Natan, perché la sua ghematria, la ghematria ebraica di “Anna”, segna il limen (confine) del profetismo che fu, appunto, Anna, la profetessa, che fa a sua volta coincidere la ghematria del suo nome proprio (חַנָּ֔ה, Anna) con quella di un ruolo (נביא, profeta) che aveva esaurita la sua funzione con l’avvento del Messia.

Ecco come talvolta nascono i post: da un titolo di un bellissimo film Anna dei miracoli che ti spinge a cercare materiale per un post che magari neppure avevi in mente, ma il titolo era troppo bello per rinunciarci.

Anna, il sospiro e le lacrime di una profetessa

annaLa nostra indagine sul Natale ci ha permesso di riscoprire due figure femminili non considerate a dovere: la profetessa Anna e l’emorroissa. Esse compaiono nei Vangeli in maniera discreta, quasi facendo capolino, ma dietro di loro si cela una realtà che credo sia sfuggita un po’ a tutti.

Esse infatti riassumono a pieno titolo l’attesa messianica che stava consumando  Gerusalemme. Un’attesa messianica vissuta in maniera diversa, come diverse sono le due protagoniste: Anna e l’emorroissa.

L’una profetessa, l’altra donna del popolo; l’una, cioè, rappresentante l’attesa profetica del Messia; l’altra la promessa fatta al popolo. I tempi della rivelazione messianica per questo non coincidono: la profezia, con gli occhi di Anna, lo scorge appena nato in virtù di uno sguardo e una sensibilità profetica che gli permettono di scorgere i segni messianici in un bambino fra i tanti nati a Gerusalemme; il popolo, diversamente, non comprende quei segni. Esso vive l’hic et nunc e ha bisogno di prove concrete tanto che non risulta affatto casuale che l’emorroissa (Gerusalemme) guarisce perché “tocca” Gesù.

Un’attesa messianica, quindi, che vive due dimensioni: quella profetica e quella popolare e attesa che gli evangelisti rappresentano attraverso due donne, le quali compongono la Gerusalemme tutta.

Questa che io credo importante distinzione fa luce sull’intera questione messianica che caratterizzava quei tempi, cioè i tempi in cui avrebbe dovuto rivelarsi e incarnarsi il Messia. Non è corretto, allora, parlare di un generico “tempo messianico”, perché esso fu vissuto in maniera duplice e profondamente diversa nei modi e nei tempi.

Tempi che emergono chiari anche dalla strana e misconosciuta nota lucana circa gli 84 anni di Anna (Lc 2,37) che costringono il lettore a chiedersi perché Luca sia così preciso e riporti un particolare in fondo quasi senza importanza.

Sulle prime, la cosa più ovvia da fare, se hai chiaro l’anno di nascita di Gesù, è toglierti la curiosità di conoscere quando sia nata Anna. Lo fai semplicemente sommando quegli 84 anni al 15 a.C., che tu sostieni essere l’anno di nascita di Gesù. Scopri così che Anna è nata nel 99 a.C. e storicamente quell’anno ti dice poco, sebbene non tu non abbia cercato a fondo.

Non lo abbiamo fatto per il semplice motivo che ci affidiamo, come nostro solito, alla ghematria del numero 99, certi che quella che tutti considerano pseudoscienza (la ghematria) sia in realtà la chiave che sola apre certe porte scritturali.

E abbiamo fatto bene perchè la lettura ghematrica ci conduce proprio laddove l’intero capitolo matteano s’ispira e con esso Luca che non a caso riporta gli anni di una vedova e profetessa: ci conduce, infatti, a Betleem.

In greco, così come lo riportano le Scritture (Mt 2,1), tale località risulta scritta Βηθλεεμ e ha un valore di 99, come 99, lo abbiamo visto, erano gli anni di Anna al momento della nascita di Gesù a Betleem. Tutto ciò non può essere casuale, se non fosse altro

 

 poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:
“E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda;
perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele
“». (Mt 2,5-7)

E’ una profetessa, Anna, che si cala nella profezia e per questo non solo è capace di scorgere i segni che accompagnano il Messia appena nato, ma è capace anche di prestare  la sua anagrafe affinché altri comprendano il realizzarsi dell’attesa messianica. I suoi 84 anni, quindi, collegano il Messia al Suo luogo Natale, Betleem, dicendoci, grazie alla ghematria, che egli nacque nel 15 a.C. e che quei 99 anni di Anna non per caso sono la ghematria della sua culla: di nuovo Betleem.

Ecco allora per intero quello sguardo profetico che caratterizza una dimensione dell’attesa messianica, uno sguardo che non ha bisogno, come l’emorroissa, di “toccare” perché sospiro, non di sollievo, ma bensì profetico, quel sospiro che può comprendere solo chi ha vegliato  nella lunghissima, interminabile notte della Promessa e vede l’alba.

Il Natale fu il 15 a.C., ed era il venticinquesimo giorno di Ab, cioè il nostro 10 agosto. Fu allora che dalle stanche labbra di Anna uscì un sospiro profetico e forse anche qualche lacrima.