L’anno che verrà

Non sapppiamo se sia possibile prevedere il futuro, anche se personalmente ne siamo certi; tuttavia è sempre possibile giocarci, nel senso di ipotizzarlo usando gli accorgimenti più bizzarri.

Uno di questi è la ghematria che per il 2020 ha proposto un “Cristo conforme“, mentre per il 2021, sempre la ghematria, propone “crocifisso” e infatti il 2021 si compone di due cifre:

il 20

e il 21

quando 21 altro non è che la trilogia del 7, cioè 7+7+7 a sua volta ghematria di σαυρός (croce) e non σταυρός (il tau in più è un falso messo lì a impedire il calcolo ghematrico, altrimenti evidentissimo di per se stesso).

A questo gioco si aggiunge una variante, cioè, se fossero scacchi, un’apertura, magari sul futuro prossimo, i prossimi 3 anni a venire, vale a dire il 2021, il 2022 e i 2023, perché noi li sommiamo per ottenere una cifra di tutto rispetto, qualora la valutassimo al microscopio biblico, perché quella somma è

2021+2022+2023=6066

un 6066 che sin da subito mette in evidenza una cifra che tutto il mondo conosce, cioè il 666 apocalittico, marchio della bestia che il falso profeta propugna e impone, pena la miseria nera (Ap 13,17).

Rimane da spiegare lo 0, uno zero che, associandosi al 666 della bestia e del falso profeta, potrebbe dirci che nei prossimi tre anni, con il 2021 di passione (croce), bestia e falso profeta “saranno ridotti a zero” (Is 41,12 CEI 2008).

Insomma, prepariamoci al peggio (2021 di vera Passione), in vista di un futuro migliore (2023 o 2024) anche se rimane da capire il 2022, con 222 ghematria di Ισαια (Isaia, lo stesso del paragrafo sopra).

Isaia, un profeta multiplo

Il greco della Settanta ha subito pesantissime modificazioni che, finalizzate, divengono a tutti gli effetti grandi falsi. Uno su tutti fa scuola ed è Pasqua, laddove il greco scritturale di oggi propone πάσχα, quando però in origine il lemma era una semplice traslitterazione dall’ebraico Pes(a)ch, cioè Πησχ.

Si dice del Natale essere la principale festa cristiana, ma il Vangelo è chiaro in proposito: Gesù è venuto per la Pasqua (Gv 12,27) tanto che Lui e quella festa sono una sola cosa, riassumendone la vita, la missione e la predicazione.

Non è un caso, allora, che il greco della Settanta facesse risaltare questa identità con Πησχ che ha un valore ghematrico (888) identico a Ἰησοῦσ. (888). Tutto ciò permette a noi di dubitare anche di un profeta, ma non perché non lo reputiamo tale, anzi, quanto perché dubitiamo del nome con cui è passato alla storia e alla Scrittura: Isaia.

Egli, anche dal solo Luca 3,4, risulta scritto come Ἠσαΐας e ciò non solo impedisce una lettura ghematrica che risulterà evidente e fondamentale per la comprensione di un aspetto di colui che forse è il maggiore dei profeti maggiori.

Infatti, quando noi lo riportassimo semplicemente come Ισαια, cioè la versione che l’italiano ha accolta e conservata, il valore ghematrico del suo nome apre a una lettura forse ancora ignota del profeta: quella onomastica, perché Ισαια ha un valore di 222, numero che permette il calcolo dei suoi multipli, cioé

444

666

888

Qualcuno avrà già capito che solo del 444 non sapremmo indicare un’origine e una funzione, mentre del 666 e del 888 tutto risulta chiaro, perché l’uno numero della bestia apocalittica; l’altro ghematria di Ἰησοῦσ.

E’, in questa nuova lettura, solo il 444 ignoto anche se un indizio appare proprio in Isaia, al capitolo 11,12, in cui egli riferisce dei, non a caso, 4 angoli della terra che caratterizzano solo lui e Apocalisse, e riferimento simbolico che s’inserisce in una progressione aritmetica che espande i suoi confini nella profezia, quella di un profeta non semplicemente poliedrico, come ameremmo dire oggi, ma multiplo, la cui missione è scritta anche nel suo nome.

Non sappiamo dire altro, per ora, per cui ci limitiamo a suggerire l’idea che potrebbe scardinare quella sinora conosciuta e che legge, secondo noi e altri erroneamente, un proto, deutero e trito Isaia, per sostituirla con una matematica che ha già individuato quattro fasi, piucchè tre profeti e sei mani, cioè quella di Isaia, quella della bestia e quella di Gesù composte da un unico autore, meglio profeta, che obbligano a rileggere per intero l’opera maggiore dei maggiori profeti, ritenuta erroneamente un collage, ma caratterizzantesi in realtà per una solidità matematica.

“Rien ne va plus”, tutto fuorché un casinò

Siamo o non siamo gli autori de La cronologia di Dio. Quando la Bibbia gioca con i numeri? Sì lo siamo, per cui non ci si deve meravigliare se talvolta giochiamo con quei numeri, nel senso che non cerchiamo grandi cose sulle prime, ma ci proponiamo solo di trovare una coerenza interna nel range numerico in esame, nel gioco, insomma, che a volte è stato capace però di rivelarsi ben oltre se stesso e divenire cosa seria, addirittura.

Speriamo sia anche il caso di questo post, che nasce dall’idea della scala di perfezione proposta da blog che vede

666

777

888

per un’insolita lettura, cioè che nasciamo tutti bestie, non fatevi illusioni (666 è il marchio della bestia); veniamo crocefissi (777) e saliamo a Gesù (888) in paradiso dopo un purgatorio lento e doloroso, vero, ma inevitabile, purtroppo.

Il gioco, allora consiste in questo: sommeremo il 666+777+888 per vedere dove ci conduce, se in un antro cronologico buio o a sprazzi di luce se non luce piena.

Il valore della somma è 2331 e deve collocarsi in una cronologia che, se termina nel 888 termina in Gesù, Gesù apice della scala di perfezione, se non fosse altro perché anche la ghematria ci aiuta in questa conclusione:

666 è il marchio della bestia ed è ghematrica, seppur a rovescio, perché Apocalisse ci parla di un numero che è nome (Caino), quando noi è dal nome che siamo giunti alla sua ghematria, mentre stavolta il processo è a ritroso (666>nome).

777 è la ghematria di σαυρός. (croce)

888 è la ghematria di Ἰησοῦσ (Gesù)

Come vedete tutto fa capo a Lui, tanto che la nostra genealogia lucana colloca, come vedremo, quel 2331 in un ambito cronologico-genealogico che somma 12 generazioni di 74 anni per un totale di 888 anni e 888 è la ghematri di  Ἰησοῦσ.

Già tutto, allora, diviene interessante, perché si comincia a tracciare quella coerenza interna che cerchiamo nel gioco che, se tale, deve averla, altrimenti è caos, è caso.

Adesso noi sommeremo al 2331 l’apice della vita di Gesù: la Sua Pasqua del 35 d.C., anno della croce per un totale di 2366 (2331+35=2366) e lo caleremo nella genealogia lucana riproposta

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cadendo nella generazione di Eber al cinquantatreesimo (53) anno per un 35 rovescio, però, che conduce di nuovo alla croce del 35 d.C., aggiungendo un’altra tessera di coerenza e significato.

Poi conteremo le generazioni che si succedono da Eber fino a Gesù, ricordando che nella genealogia lucana non ce n’è uno solo, ma ce ne sono due: uno è intermedio.

E infatti in Quello cadremo facendo però tappe significative e anch’esse intermedie, perché dopo 23 generazioni incontreremo Davide, Davide re pastore come 23 è i suo salmo del “Divin pastore“; poi ci renderemo conto che alla ventitreesima generazione dopo Eber cadremo esattamente non solo in Davide, ma anche in una genealogia che cambia passo cronologico e procede non più secondo 58 anni, ma 23 anni 23, come 23 erano le generazioni da Eber e come 23 è il salmo di Davide rintracciato dopo 23 generazioni.

Adesso non rimane che procedere oltre le tappe intermedie e giungere a Gesù dopo 36 generazioni. Vero è che è il Gesù che fa capolino molto prima del 35/36 d.C. (esattamente nel 667 a.C quando il 668/667 a.C. è l’anno della dedicazione della porta superiore del tempio) ma resta il fatto che siamo caduti in Gesù sempre all’interno della cronologia lucana.

Le generazioni da Eber a Gesù (escluso, cioè a Eleazer) sono 36 per un 35/36 d.C. che sempre noi abbiamo scritto essere l’anno della croce, in particolare il 36 d.C. che fa capo a un semestre biblico tutto fuorché frutto del caso.

Come non è caso, secondo noi, i significati molteplici che assume il numero secco che emerge dalla somma di 666+777+888=2331 perché non solo ricorre di nuovo il 23; non solo ricorre il 33 falso anno della crocefissione tradizionale a cui si deve aggiungere 2 per ottenere il 35 d.C., che era il 53 rovescio descritto sopra, per ottenere 1, cioè “l’unico vero Dio” che siamo tenuti ad almeno conoscere (Gv 17,3).

Non so a voi, ma a me questo “gioco” non appare tale: troppi calcoli, troppe varianti che si legano assieme in un unico ambito: la  genealogia lucana che sa divertirsi e divertire, sino a che non diviene, magari, cosa seria, ma questo lo vedremo dopo, post-facendo.

Per adesso limitiamoci a considerare che solo con la nostra genealogia lucana emergono queste “coincidenze” che sono e rimangono precise solo nell’ambito cronologico biblico descritto dal blog (cronologia e genealogia) per una coerenza che altrove sarebbe caos e dunque, Mesdames e Monsieurs, rien ne va plus, les jeux sont faits”.

Un vortice di follia

croce

La Bibbia dà i numeri, lo sappiamo alla luce di quasi 600 post di cronologia e ghematria biblica. Ma anche Dio ha dato personalmente i suoi numeri quando ha contato i comandamenti che sono 10 o, almeno, appaiono tali se la sostanza non è cambiata e qualcuno di essi non è caduto, non intendo in disuso, ma proprio caduto, scomparso sbianchettato. Potrebbe essere?

L’ipotesi di un comandamento fantasma è affascinante, come un poltergeist che richiede un ghostbuster biblico e riconduca quel comandamento nel Decalogo e non turbi i sogni di alcuni, infestando le chiese.

La croce che essi hanno stampata attaccata al collo è sempre quella di Gesù, ma è modificata. Ce lo dice la Bibbia che dà i numeri e li dà con il 666; il 777 e l’888 rispettivamente significanti l’imperfezione diabolica descritta da Apocalisse e che marchia; ce lo dice Ἰησοῦσ che ha un valore di 888 (storia vecchia, conosciuta a memoria) ma ce lo dice quell’insolito σταυρός che sulle prime, però, non dice nulla e costringe a giocare con le lettere che lo compongono e “ha” scrivere (sì, una cosa del genere tanto è somara) non σταυρός ma σαυρός per un valore di 777 ed ecco i numeri della Bibbia che ci parlano di un percorso da ciò che è materia e imperfezione diabolica giunge a Dio allo 888 passando attraverso la croce, il 777.

Dunque abbiamo:

666 Diavolo

777 Croce

888 Dio

per uno schema semplice, ma efficacie.

Ma perché compare quella tau se tutto era così chiaro e importante ai fini della comprensione del testo biblico? Perché quella graduazione di luce biblica ha perso un colore del suo arcobaleno dell’alleanza, cioè il 777 della croce che infatti sospende tra cielo e terra?

Il motivo è in fondo semplice: si è aggiunta una tau, ma che è una theta in realtà e ci parla di un nove ghematrico e di nove comandamenti, perché uno, sebbene ancora presente nel Decalogo, è caduto in disuso dai vertici della legge ed è “Non avrai altro Dio all’infuori di me”.

Il contesto in cui ciò è potuto accadere, tra l’altro, lo scrive Genesi con quel “sarete come Dio” che avrebbe dovuto, però, aprire gli occhi (Gn 3,5 cioè 35 l’anno della croce), non far cadere i comandamenti -che sono tutti e dieci, beninteso.

E invece uno è caduto, è caduto alla Passione quando si gridò “Non abbiamo altro Re al di fuori di Cesare” (Gv 19,15) che ha lo stesso non significato, ma anche costruzione del periodo del comandamento caduto che è “Non avrai altro Dio al di fuori di me”. Confrontiamoli:

Non avrai altro dio al di fuori di me (wiki)

Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare (Gv 19,15, CEI 2008)

Identici, stesso senso, stessa costruzione.

A Gerusalemme gli Ebrei scelsero Cesare e lasciarono Dio, mentre quando si è inserita una tau/theta in σαυρός (croce) si è fatto lo stesso, ma in più lo si è voluto dire, cioè urlare ugualmente nella pubblica piazza, affinché Cesare (Diavolo) avesse il suo tributo e fosse onorato con una tau/theta francescana che sì, ricorda la croce perché prima fatta in mille pezzi, anzi, no in 9, se il Decalogo è monco, tau (croce) che va in giro facendo bella mostra per ricordare a tutti il “poverello d’Assisi” ancora più povero, perché ha donato ai ricchi un comandamento, affinché ricordino che non si commettono atti impuri: Cesare non vuole.

Ps: la foto è mia, scatta stamattina quando mi sono recato laddove una croce ricorda un omicidio per un sacco di castagne. Mi serviva una croce, per un vortice di follia che ha amputato il Decalogo.

Dizionari del mondo

dizionarioLa sorte toccata a Gesù si riassume nella locuzione “oltre al danno (croce) la beffa” perchè sebbene il titulus crucis Lo indicasse re, alla storia ci è passato con il nome proprio storpiato, tanto che tutti lo conoscono per Ιησους ma in realtà si chiamava Ιησουσ.

Qualcuno potrebbe pensare che è roba di poco conto un sigma o uno stigma finali, ma non si renderebbe conto che salta tutto il calcolo ghematrico, in particolare quel 888 che la sa lunga tanto che i metri che separavano Gesù dalla barca con gli apostoli sono appunto 888.

Questo ciò che è toccato in sorte a Gesù, ma che ne è del suo eterno avversario? Che ne è del diavolo, satana, anticristo insomma chiamatelo un po’ come vi pare, ma tanto la miglior definizione la dà Giovanni: “mondo”.

In questa parola l’apostolo racchiude tutto il male, da Genesi fino al combattimento escatologico, ma più sinteticamente potremmo parlare dei sette vizi capitali che esso racchiude.

Stando ai dizionari κοσμος non ha una valenza ghematrica perchè il calcolo si perde nel nulla, ma noi abbiamo visto con Ιησουσ che quei sostantivi che hanno uno stigma finale spesso in origine, cioè prima della contraffazione, avevano un sigma e così noi lo leggeremo, cioè κοσμοσ che ha ben altro valore ghematrico: 600.

Valore altamente evocativo se consideriamo il 666 apocalittico, in cui 600 (chi) rappresenta satana; 60 (csi) la bestia e 6 (stigma) il falso profeta. Dunque quel 600 di κοσμοσ tira in ballo direttamente satana “principe di questo mondo” (Gv 12,31) e dunque la lettura ghematrica non solo ha stabilito una precisa relazione matematica tra satana e il “mondo” giovanneo, ma ha anche ristabilito il lemma originale che non è κοσμος, ma κοσμοσ che si aggiunge alla già lunga, sebbene provvisoria, lista che abbiamo stilata sui falsi che circolano nei dizionari.

Non è ancora il momento per attribuire le responsabilità, mentre lo è per cominciare, partendo dai banchi di scuola, a riportare la bellissima lingua greca al suo splendore e rango di lingua di Dio che con i numeri ha saputo esprimere concetti altrimenti vaghi e sin troppo complicati.

Sin da ora non consigliamo il cancelletto, ma la penna affinchè dove si trovi scritto epsilon per una eta; theta per una tau; una ni per uno stigma; omicron per un’omega; uno stigma per un sigma e viceversa, si corregga e vedrete che in men che non si dica riscriveremo un vocabolario.