Apocalisse, una Scrittura emergente

te deumDa sempre l’incipit di un’opera conquista il lettore, tanto che, assieme al titolo, sono le prime righe di un libro a farne la fortuna, spesso. Apocalisse in questo non si discosta dalla lezione e anch’essa apre con un incipit maestoso che riporteremo in greco proprio per questo

Ἀποκάλυψις Ἰησοῦ Χριστοῦ

Leggiamo, allora, “Rivelazione di Gesù Cristo” e allo stile piano, dimesso, di basso profilo si sostituisce, grazie alla ghematria, un osanna, osanna che solo la ghematria poteva intonare perchè cantato con la voce di Dio.

Infatti già abbiamo visto che Αποχάλυψς (Apocalisse) ha un valore di 1 888; poi abbiamo visto che Ἰησοῦσ ha un valore di 888 per cui non rimane che Χριστός il cui valore non è, come nei lemmi precedenti, consegnato dalla Tradizione, ma “tradito” da essa.

Infatti il lemma non si scrive con il tau, ma con il teta cambiando radicalmente valore ghematrico e per questo assunto in un contesto di altissimo profilo cronologico, perchè collima alla perfezione con il calcolo delle 14 generazione matteane, le quali, come sappiamo, dimostrano la discendenza davidica.

Il valore ghematrico di Χρισθός, infatti, è 995 che se inserito in un calendario diviene il 995 a.C., l’esatto valore cronologico che avremmo se sommassimo le due tranches di 490 anni ricavabili da Mt 1,17 sommate a loro volta al termine a quo di quel calcolo, cioè il 15 a.C. , anno di nascita di Gesù (980 + 15 = 995).

Ecco quindi il Cristo figlio di Davide, cioè l’Unto (“Cristo” significa Unto) che come Davide fu Unto re nel 995 a.C. a Hebron, così Cristo fu unto re (nacque re) nel 15 a.C. a Betlemme, dove non a caso giunsero “i re dell’oriente” i Magi (Ap 16,12, ma anche e più Mt 2,2). Questo comporta una revisione della cronologia davidica fin qui conosciuta che suddivide i 40 anni di regno con 7 a Hebron e 33 a Gerusalemme, quando è più corretto scrivere 40 a Gerusalemme e 6/ 7 Hebron per un totale di 46/47 anni di regno totali.

Da notare che così calcolati quei 46/47 anni di regno son identici a quelli occorsi per la dedicazione del secondo tempio, come riporta Gv 2,20-21, e dunque coincidenti con l’età di Gesù all’inizio del Suo ministero di 3 anni e mezzo.

Tutto questo crediamo risolva il gap storico tra il calcolo delle generazioni matteane  che condurrebbero al 995 a.C. e  l’effettiva durata del regno di Giuda, cioè 484 anni e mesi, finora reso incomprensibile dalla mancanza di elementi certi di calcolo, come quelli esposti, cioè l’unzione a re nel 995 a.C. a Hebron, e il regno gerosolomitano (989 a.C.) non considerato da Matteo.

Quel 995 a.C. aggiunge anche altre note importantissime, quali quella dell’età di Davide se 2Sam 5,5 ci informa che Davide fu unto re a 30 anni. Da ciò si può desumere l’anno di nascita semplicemente sommando a 995  30 anni e ottenere 1025 a.C. come anno di nascita.

Tale data si presta alla conoscenza di un altro caposaldo davidico stando all’anagrafe perchè la ghematria di ἀρνίων (agnello, con la omega) è 1011, cioè il 1011 a.C. (perchè Galil conosce questa data? Come mai coincide con il suo primo anno d regno a Gerusalemme, cioè il 1011/1010 a.C.?) che segna un Davide quattordicenne quando 14 è la ghematria ebraica del nome proprio di Davide e 14 sono le generazione davidiche contate da Matteo.

Inoltre chi conosce il blog sa che noi diamo molta importanza ai versetti, alla loro numerazione che va ben oltre la funzione di dare ordine al testo, nascondendo in realtà e spesso preziose note cronologiche (vedi categoria del menù). Il capitolo che contiene il versetto 14 è il 17 del Primo libro di Samuele, per cui a noi viene spontaneo pensare che quel versetto 14,  alla luce di quanto appena scritto, ci parli di un Davide ancora giovane per dirci, grazie al versetto, l’età precisa di Davide quando sconfigge Golia: 14 anni, divenendo agli occhi della popolazione personaggio pubblico, da semplice pastorello.

Da ultimo l’età complessiva di Davide alla morte se la sua vita finì con l’ultimo anno di regno, cioè il 949 a.C. secondo la nostra cronologia. Se egli nacque nel 1025 a.C. e morì nel 949 a.C. la sua esistenza ammontò a 76 anni che noi, per capriccio, divideremo per il numero che più lo rappresenta, il 14 delle sue generazioni e della sua ghematria, per ottenere 5,5 il quale, riportato nel calendario sacro (quello pre-esilico), coincide con il quinto mese, il mese di ab/av, quello stesso che abbiamo individuato per la nascita di Gesù, stringendo ancora in maniera più forte l’identità tra Davide e Cristo, tanto da farci pensare che oltre alla discendenza ricorre pure un legame parentale di fratellanza, due omozigoti anagrafici, oltre che simbolici (5,5 si compone di due 5: l’uno il mese, l’altro il giorno come per Gesù?).

Da tutto questo non solo si deduce un legame fortissimo tra il Cristo e Davide, pure egli Cristo nella misura che Χρισθός significa “unto”, ma si deduce anche il senso dell’apertura che abbiamo data al post: un incipit di basso profilo stando alla lettera, ma un Te Deum altissimo stando alla ghematria.

Infatti quel Χρισθός apre a una teologia altissima che solo la ghematria poteva rivelare, come siamo certi l’abbia rivelata, ma prima della sistematica falsificazione dei lemmi. Tale incipit, se ben conservato, avrebbe conquistato tutti i lettori facendo di Apocalisse un best seller, ma coloro che hanno avuto per secoli il patrocinio delle Scritture lo hanno stravolto affinchè il Te Deum iniziale fosse oscurato da una prosa scarabocchiata e senza valore, degna -e lo posso dire perchè lo sono- di uno “scrittore emergente”.