Questione di mesi, forse anni

menorahAbbiamo già affrontato il capitolo 11 di Apocalisse dimostrando, almeno credo, che la lettura ghematrica apre cunicoli nella Scrittura, i quali portano laddove la scienza non potrebbe assolutamente addentrarsi perchè terreno dell’ispirazione piucchè del ragionamento.

Invito caldamente a rileggere questo post affinchè si possa avere il quadro d’insieme per comprendere non tanto la complessità dell’argomento, quanto la sua infinita varietà di temi che ha davvero del sorprendente, come vedrete.

Per questo, prima ancora di offrirne una sintesi del post precedentemente dedicato all’argomento, credo sia opportuno, affinchè il lettore entri nella giusta atmosfera, che dei “due olivi” e dei “due condelabri la Scrittura se ne occupa in due passi usando in entrambi i casi lo stesso lemma λυχνία (candelabro).

Ma non solo, se Zaccaria 4,11 li cita, è in Apocalisse 11,4 che di nuovo li ritroviamo e coloro dallo spirito attento avranno già capito che lo stesso identico contenuto lo troviamo in due libri diversi, ma dalla stessa numerazione, se Zac 4,11 si compone delle stesse cifre, sebbene lette a rovescio, di Ap 11,4. E già questo è davvero sorprendente e assolutamente non casuale, offrendo quei versetti gli stessi identici personaggi.

Ma c’è di più, vorrei dire molto di più anche se mi sento di tacere una parte del discorso che potrebbe in qualche maniera inficiare la solidità del resto. Mi prometto, però, di affrontarla quanto prima, quando anch’essa non sarebbe giudicata come mera speculazione.

Quel di più promesso s’inserisce nella visione dei due olivi e dei due candelabri perchè riguarda la cronologia della visione datata da Zaccaria nel secondo anno, undicesimo mese (Zac 1,7) che vedremo essere stata vittima di una falsificazione che verosimilmente ha minato l’intero impianto cronologico del Libro di Zaccaria.

Partiamo col dire che noi daremo una lettura ghematrica di λυχνία che è 511 il quale se ridotto a un calendario, fu il 511 a.C. che si colloca laddove deve, cioè nel regno di Dario I, senza tuttavia centrare quel “secondo anno” che farebbe incrociare alla perfezione il dato ghematrico con lo spunto storico.

E’ solo dopo vari tentativi falliti e in un momento di impossibilità a verificare che mi sono chiesto se quella datazione della visione dicesse il vero e qualora così non fosse c’era una sola spiegazione: non più la regola biblica di un giorno per un anno, ma la menzogna umana di un anno per un mese, cioè a Zaccaria si è fatto scrivere che la visione era dell’undicesimo mese, secondo anno, ma in realtà era il contrario: undicesimo anno, secondo mese.

E’ solo così che quella stessa visione si cala in un contesto preciso e il calcolo ghematrico incrocia alla perfezione il dato storico se λυχνία ghematricamente conduce al 511 a.C. e al’undicesimo anno di regno di Dario I, cioè allo stesso 511 a.C. che si deve assolutamente datare anche come, in un ottica di datazione doppia, il quarto/quinto anno di regno di Sedecia, stando alla nostra cronologia dei Re, quando si ebbe lo scontro (Ger 28,1-17) tra il falso profetismo (Anania) e il vero profetismo (Geremia).

Uno scontro che ha certamente partorito il falso cronologico di cui stiamo parlando, cioè la regola dis-umana del mese per un anno che ha stravolto Zaccaria inventando, nel caso specifico, una cronologia, in quello universale una storia che fa capo alla truffa totale di Ciro.

Potremmo addirittura pensare che Ger 28,1 non prevedesse “anno quarto, mese quinto” ma viceversa e allora il nodo cronologico sarebbe sciolto senza il ricorso alla datazione doppia.

E’ proprio questo secondo contesto che costituisce la prova dell’evidente falsificazione cronologica di Zaccaria, perchè apparirebbe impossibile che un calcolo ghematrico rintracci precisamente re e regno in un anno specifico e questo si cali in un’altra cronologia, quella biblica, con altrettanta perfezione.

Viene da chiedersi, allora, quanto di cronologicamente falso ci sia nel Libro di Zaccaria che conta tre datazioni le quali riportano il mese e l’anno, ma siamo autorizzati ormai a pensare che l’uno sia l’altro e viceversa, stravolgendo l’intera cronologia dei contenuti e delle visioni.

Tornando all’invito iniziale di rileggere questo post, ricordo che la ghematria è stata alla base della lettura di σάκκος (sacco) che conduce al 318 a.C. segnante forse l’ultima tappa del vero profetismo simboleggiato dai due candelabri per l’occasione vestiti di sacco.

E’ stato a quel 318 a.C. che abbiamo sommato i loro 1260 giorni/anni di predicazione (Ap 11,3) e ottenuto, considerando il triennale pubblico ludibrio (Ap 11,9), con estrema precisione l’anno di entrata in vigore (1581) del calendario gregoriano che ha uniformato il globo alla sua legge.

Crediamo, allora, che non solo abbia uniformata una cronologia secolare, ma pure quella biblica, stravolgendo l’universale biblico di un giorno=un anno, con il diabolico un mese=un anno, come testimonia Zaccaria.

L’ho scritto: c’è altro che ruota attorno alla figura enigmatica (fino a quanto e fino a quando?) dei due candelabri e dei due olivi, ma invito il lettore ad approfondire la questione messa sul tavolo perchè è per puro caso che mi sono imbattuto nell’identica  nota cronologica che offre Apocalisse 11,4 e Zac 4,11 e voi fareste molto di più e meglio affidandovi a un nuovo studio dopo queste concise linee guida.