007, il movente segreto

Negli ultimi post ci siamo occupati della questione inglese entrando a corte, certi che chi ha i centimetri o pollici sufficienti avrebbe capito, per gli altri pace.

Adesso faremo di nuovo appello all’altezza, sebbene di pensiero, per una visione più alta, quella stessa che ricorre come un mantra nell’esegesi cattolica che pone immancabilmente la Bibbia di fronte a uno specchio, ma da circo il più delle volte, cosicché quasi mai la realtà ultima è offerta nelle sue esatte dimensioni, ma si muove tra il gigantesco e il nano.

Non mancano di certo nel mondo anglosassone gli studiosi del processo d’indipendenza delle colonie, tuttavia, anche al di là delle teorie più raffinate, manca allo studio la realtà più alta, cioè l’ultima analisi che non è filosofica, ma storica, sebbene i concetti siano mutuati da Apocalisse, libro di testo per bambini, ma anche per adulti evoluti nel senso buono.

In questo contesto noi caleremo la nostra analisi che postula un matrimonio che non s’ha da fare per dei Promessi sposi manzoniani che escono dalla loro cornice storica conosciuta per addentrarsi in chiesa, cioè in Sardi.

Diversi post abbiamo dedicato alla questione che si riassume brevemente, in fondo, cioè che Apocalisse è stata falsata nel suo ordine o, se volete, nel suo giorno più bello: le nozze dell’Agnello a cui si deve dare gloria (Ap 19,7), cioè uno dei sette spiriti elencati in 5,13 e che si associano, quasi esattamente, nell’ordine delle Chiese, solo che, quando arriviamo a Sardi, dobbiamo attribuirgli la gloria, perché è la gloria dei che si conferisce agli inferi, cioè a Sardi, ed essa immancabilmente sfida la morte, tipica degli inferi, una morte che fa esplicitamente il suo ingresso nella Lettera a Sardi che purtroppo, per cause che conosciamo, “si crede viva” ma in realtà è morta.

Dicevamo che si deve invertire parzialmente quell’ordine e conferire a Sardi la Gloria, mentre a Filadelfia, chiesa successiva nell’ordine delle lettere, l’onore, ma questo lega le due chiese a una storia che vedremo si fa comune.

Infatti la Rivoluzione francese blindò la Francia al cattolicesimo romano affinché il programma della celebrazione delle nozze si tenesse in una chiesa ultra cattolica che garantisse un matrimonio combinato.

L’Ancien régime non fu distrutto per le brioches di Maria Antonietta, ma per far posto alla scristianizzazione prima e alla ricattolicizzazione della France profonde poi. In questo senso, allora, assumono un’altra luce le 135 diocesi della Francia pre-rivoluzionaria, perché se ogni chiesa ha il suo campanile con la croce, quelle 135 diocesi ci parlano più di ogni altra cosa di cosa fosse la Francia cattolica, cioè così cristiana da avere 135 diocesi ferme, nel numero, al preciso anno della crocefissione, il nostro 35 d.C. che fu abbattuto, come anno e come croce, assieme alla Francia dai venti rivoluzionari, offrendo così il simbolo non solo del processo di scristianizzazione, ma ancor più di cattolicizzazione romana cruenta.

Ma negli anni precedenti la rivoluzione abbiamo anche la Guerra d’indipendenza delle colonie americane, guerra che vede la sua pace con il Trattato di Parigi del 1783, fatto che lega ancor più Filadelfia (Francia) a Sardi (Inghilterra), perché il luogo non è casuale, come non crediamo sia casuale la spinta dell’illuminismo francese che sconvolse gli equilibri americani, se si ha chiaro quanto scritto sul matrimonio dell’Agnello, cioè che si è falsato il documento di nozze (Apocalisse) per tenere nozze segrete, tanta sarebbe stata la vergogna di una sposa bambina, costretta a delle nozze coatte.

In sintesi stiamo dicendo non che soffiarono, ma che si soffiarono i venti rivoluzionari e indipendentisti sulle coste americane, perché, già blindata la Francia, si cercò d’indebolire la sposa legittima e toglierla di mezzo con ogni mezzo.

Avevamo promesso un post alto, cioè un’ultima analisi alla luce di Apocalisse e abbiamo mantenuta la promessa, adesso potrebbe essere il turno degli avvocati, cioè degli studiosi di quel particolare periodo storico per comprendere se siamo anche solo parzialmente nel giusto.

Si tratta, sulle prime, di rivedere le origini della Guerra d’indipendenza per comprendere se, a questa luce, cioè a quella di Apocalisse, sia tutto in regola o qualcuno ha attentato alla vita di Sardi, promessa sposa e questo solo James Bond può farlo uscendo però dalla pellicola, i libri di testo, con l’immancabile bombetta, ma in mano.

J’adore Dio(r)

Continuiamo con la nostra Lettera a Filadelfia che cela ancora sorprese, quelle stesse che emergerebbero da una vita coniugale “non amata”, lei che, invece, è amata da Gesù perché si legge “che io, ti ho amata” e tutti lo sapranno.

Ieri parlavamo di una sposa bambina, quella stessa che sale all’onore della cronaca, ma non allo spirito di Filadelfia che è lo stesso, cioè onore: nessuno ci fa caso. Nessuno ha notato che non è amata ed è stata rapita all’amore con violenza e Terrore.

Essa è stata usata e abusata intenzionalmente perché quel contratto di matrimonio era necessario per una logica di potere e denaro che ha chiesto sangue come firma: “O mia o di nessun altro, Parigi o cara!”

Poi si sono inventati quattro mura scalcinate, domestiche in vero, ma senza finestre: ” Che nessuno veda e senta!”.

La Rivoluzione.

Liberté, Egalité, Fraternité  erano i gerani sul pindarico’attico recinto: “Che sia mai il volo!”. Lì ti rifugiavi e nient’altro, per uno spasmo d’amante, ma lontano, chissà dove e dov’è!.

Tutti hanno visto i fiumi d’inchiostro dell’Ancien régime convolato a nozze che scorrevano sotto, sotto, ma lo stile era bello: “Che belle parole…Liberté, Egalité, Fraternité… e che bel matrimonio! Vive la France! Vive la révolution! Vive l’Ancien!”.

“Ma io, ti ho amata”

Ecco tutto, perché sorriso tra le lacrime di un’attesa che è prova. “Si prostreranno ai tuoi piedi, vedrai!” Si prostreranno ai tuoi piedi e l’anello sarà “occorrenza”: quel 60 che indica lo Strong e che ci parla di una bestia e di una bella.

Lo hai sposato contro la tua volontà, il mostro, la bestia, ma mai hai sussurrato “Je t’adore”. Mai! Hai preso un anello,  ma non il marchio di schiava e sempre sei stata alla finestra del tuo onore, scostando appena appena le tendine per vedere se Lui arriva e poterlo urlare allora: “Oui! Oui! Je t’adore aussi, mon amour!”

Alle altre della terra toccherà il bel-letto, un barbatrucco a cui pensavano di sfuggire perché: “Mica son la più scema! Così fan tutte!” ma le vedremo a una a una quando le lacrime scioglieranno il trucco e spunteranno i baffi del barbatrucco, per un’ora della prova mai piaciuta, a dispetto, pure, dell’adagio. Sì, tutte di corsa.

 

L’église profonde: la sposa bambina

I fatti di Oltralpe spingono a una riflessione sulla Chiesa di Filadelfia, una Chiesa anonima. Anonima perché non conosciamo né il suo nome, sebbene Filadelfia sia scritto, né il nome nuovo del suo Dio (ap 3,12) che reputa giusto tenerla  a battesimo per un’anagrafe scritturale.

Di certo conosciamo il premio che compone il suo riscatto dall’anonimato, perché essa è debole, ha “poca forza” (Ap 3,8) ma non ha rinnegato e questo fa di lei una chiesa spirituale che va oltre la “carne debole” perché il suo spirito “è pronto” (Mc 14,38) ed è ” l’onore” a cui essa non deroga, non potrebbe!

Quel premio discende dal cielo e si fa forza, come lei si è fatta forza e diviene per questo colonna del tempio, quando le colonne sono la struttura architettonica che regge tutto quanto l’edificio, magari non belle per il mondo, giusto i fregi dei suoi capitelli, ma per questo sublimi agli occhi di Dio che sa cogliere nella loro portata la bellezza di una forza spirituale che l’occhio umano invece passa oltre.

E’ un contrappasso dantesco, quindi, ciò che ci offre Apocalisse nella Lettera a Filadelfia: laddove la natura umana ha vissuto la debolezza, Dio ne fa Obelix, per un obelisco architettonico “roccia” (Lc 6,48) del tempio: incrollabile.

E persino il suo anonimato, se essa riceve un nome nuovo, è incanto qualora la chiave di lettura rimanga sì storica, ma possieda la Chiave, quella di Davide non a caso citata nella lettera, perché quella Chiesa, Filadelfia, si pretese Gallica, pretese un nome e un ruolo al pari di quella protestante e anglicana, ma si scatenò la repressione, la Rivoluzione francese che non è gallica, ma francese perché così la passa la storia, ma c’è un’ altra storia “Rivelazione” che ci parla di violenta reazione dove tutti vedono i Lumi, ma in realtà furono tenebre.

Si stroncò, la Chiesa gallica, con la Rivoluzione, non si fece la storia, ma anzi la si impedì. Sebbene il mondo celebri il fatto come epocale, esso fu un solo vizio di Roma constrictor che non poteva perdere la Francia, non poteva perdere Parigi “O cara” perché in essa si doveva consumare un matrimonio che fu ratto in realtà, tanto che l’ordine degli spiriti (Ap 5,12) delle sette chiese fu falsato, vedendo Gloria associato a Filadelfia, mentre onore a Sardi, ma è l’esatto contrario:


Giunte sono le nozze dell’Agnello: dategli Gloria (Ap 19,7)

e qui Roma ha perso la testa vedendosi l’esclusa in cambio di Cenerentola: Sardi. “Ferro ignique” gridò sul suolo francese quando il piano di sostituirsi a Sardi tenendo nozze segrete in Chiesa (cattolica) fu minacciato dal Diritto, cioè dalla Giustizia.

La Chiesa gallica “non s’ha da fare! Ne va delle mie nozze!” e prima di perdere la testa ne tagliò tante, perché Filadelfia era una sposa bambina a cui fu combinato un matrimonio. Sposina ribelle e terrorizzata, vero, ma pur sempre figlia e la si decapitò come nobile cittadina romana a causa della Giustizia (Ap 20,4), non crocefissa schiava.

“La promessa sposa” fu così che indossò il velo, ma nero per un lutto non nazionale, ma clericale per poi  nasconderla fra quattro mura, anonima al mondo, ma non a Dio che le ha dato la forza dell’onorabilità, facendone poi colonna, cioè un’onorata massaia francese che vale due uomini e tiene su tutta la baracca (Tempio) ed è bellissima così, con la pezzola in capo e le maniche della maglietta tirate su fino ai gomiti.