La storia di Anna

annaPur non avendo consultato il web, credo che la figura di Anna, Anna la profetessa, sia messa a margine dalla grande esegesi. Figura femminile che passa in sordina nei Vangeli, se solo Luca ne parla incidentalmente per dirci, in apparenza, che una vecchietta di ottantaquattro anni aspettava il Messia e Lo vide. Poi magari morì, soddisfatta.

Eppure, a uno sguardo più attento, ella appare figura molto complicata: prima donna a riconoscerLo, è vero, ma anche ultima profetessa e questo la proietta nella grande storia di Israele, magari quella non scritta se il profetismo, stando al panorama attuale, non ha né capo, né coda.

Noi, nel nostro piccolo (un blog è di per se stesso, piccolo) abbiamo invece visto e scritto che quel profetismo nasce in Natan e accompagna gli albori della monarchia di cui segue le tracce.

Un profetismo che scompare nell’orizzonte universale nel 587 a.C. per poi riemergere con Anna nel 99 a.C. cosa che ne fa un fenomeno carsico, un fiume che scorre sotto la storia e che per questo la alimenta, cioè ne alimenta le radici.

Quel fiume scompare nel 587 a.C., abbiamo scritto, e scompare per ragioni altre, ragioni che si collocano nei nostri secoli, se la datazione dell’esilio è “roba -o robaccia-” nostra. Quel 587 a.C. distrugge l’asse cronologico biblico, cioè 1-2 Re, spina dorsale del corpo profetico il quale, dopo di allora, striscia ai piedi del secolo.

E sempre quel 587 a.C. costituisce un vulnus (ferita) in una spina dorsale che si colloca dietro le spalle del corpo biblico, per cui il colpo è stato inferto a tradimento, cioè all’ombra del secolo e magari in luogo santo (Υαθικανος), come accadde a Zaccaria, “ucciso tra il tempio e l’altare” (Mt 23,35)

Tutto questo ce lo consiglia la ghematria di Ναταν (Natan) che è 402 la quale, se sottratta al 989 a.C., inizio del profetismo, cade nel 587 a.C. e data l’esilio babilonese che la Bibbia non conosce, né riconosce. Tuttavia, proprio perché profezia, la Bibbia ha lasciato nei profeti il suo testamento, cioè un ultima profezia che è appunto quel 587 a.C. che emerge grazie alla ghematria di Natan, capostipite dei profeti.

Se la ghematria ha fatto luce sul primo profeta, che ne è dell’ultimo? Che ne è di Anna alla luce della ghematria? Possibile che sia il primo profeta (Natan) che l’ultimo (Anna) siano legati dal calcolo ghematrico? Se Natan ha profetizzato la morte della profezia con il 587 a.C. calcolabile con la ghematria del suo nome proprio, Anna di cosa è capace?

Partiamo dal valore ghematrico del suo nome proprio greco (Ἅννα) che è 102 e sottraiamolo al 588 a.C. (assedio di Gerusalemme precedente la deportazione del 587 a.C., sebbene datazione fluida che però non impedisce l’identità di sostanza con il 586 a.C.) che a noi risulta, lo abbiamo scritto, essere l’ultima profezia. Così facendo otteniamo un 486 di differenza e cifra a noi non sconosciuta, perché riconduce all’anno biblicamente esatto dell’eclissi descritto dal VAT 4956 che il blog data nel 486 a.C.

Ho scritto il blog, perché la scienza è certa di un altra datazione, cioè il 567 a.C. (ghematria di Υαθικανος) tanto che da quell’anno, che considera assoluto, essa ricava, dopo l’assedio del 588 a.C., quel 587/6 a.C. dell’esilio babilonese, quello stesso che noi diciamo abbia uccisa la profezia.

Dunque, Anna, parrebbe abbia fatto il suo mestiere e come Natan ha profetizzato quel 587 a.C., così ha ha fatto la profetessa andando però alle sue origini, cioè al Dies Natalis della menzogna (567 a.C.), perché grazie alla ghematria del suo nome proprio individua il trentasettesimo anno di Nabucodonosor, sebbene collocandolo non nel 567 a.C., come fa la scienza, ma bensì nel 486 a.C. come fa la Bibbia; come fanno i profeti e, paradossalmente, come fa il blog.

Oltre a questo, la ghematria sempre ci dice che 486 è la ghematria di Υἱός (Ap 12,5) il “Figlio” della Donna vestita di sole di cui ci parla Apocalisse, per cui non è un caso che l’anagrafe di Anna riportata da Luca (Lc 2,36) conduca a Betleem, come abbiamo visto in questo post in cui i 99 anni di Anna coincidono con la ghematria di Βηθλεεμ dicendoci che la profetessa è legata al Bambino  più di quanto potrebbe sembrare a prima vista.

Dunque Anna non solo si colloca, grazie a Luca, nel tempio, ma si colloca anche nella storia e la sua visione si fa, da particolare (tempio), universale (VAT 4956). Ella, insomma, esce dalle pagine del Vangelo per far ingresso addirittura nell’astronomia, se Il VAT 4956 descrive un eclissi.

Inoltre ella ci parla di un bambino e di un Υἱός, cioè di una maternità che si rinnova e dalle pagine lucane affiora in Apocalisse, cioè dal particolare giunge all’universale, come universale sarà l’Υἱός destinato a pascere tutte le nazioni e non solo Israele (Ap 12,5).

Ecco perché sin dalle prime battute abbiamo parlato di vulnus (ferita) inferto a tradimento (Υαθικανος) nel corpo biblico: quel 587 a.C. spezza le vertebre della cronologia biblica che interrompe la sua funzione rendendola un’invalida storica, tant’è che la profezia, la quale su quella spina dorsale s’innesta, è incapace di reagire agli stimoli degli studiosi che, nella quasi totalità, vedono solo un tessuto necrotizzato, anzi, sarcasticamente “profetizzato”.

Non apparirà un caso, alla luce di tutto questo, che 487 (siamo sempre nell’ottica del 487/6 a.C. dell’esatta datazione del VAT 4956 se ridotto a un calendario) sia anche la ghematria di ἰατρὸς (medico) quel ὁ ἰατρὸς ὁ ἀγαπητὸς (il caro medico) di cui ci parla Paolo (Col 4,14) in termini affettuosi, perché sarà Il Dottor Luca Evangelista a farsi carico di quella ferita (vulnus) e a guarirla avvalendosi di Anna, unico a citarla e a permetterci così di ricostruire un tessuto profetico vivo che era stato generato con Natan; ferito quasi mortalmente con il 587 a.C.  e sanato da quell’Υἱός tenuto fra le braccia di Anna, una nonnina di ottantaquattro anni, ma con un energia da far invidia a una ventenne.

Un pediatra di successo

pediatraIl Vangelo di Luca si apre al mondo con quell’invito ufficiale rivolto all’illustre Teofilo. Unico tra gli Evangelisti, non chiude la predicazione agli abbienti, ai sapienti o ai notabili ma gli porge gli omaggi.

Quel mondo o gran mondo che Giovanni stigmatizza è per Luca ancora terreno fertile, ma a delle condizioni: esso è establishment culturale, upper class dell’epoca e la semplicità evangelica deve essere saputa presentare, indossando una veste idonea.

Già quindi dall’incipit, da quel “illustre Teofilo”, la Parola si adegua, ma non si stravolge, perchè pur rimanendo semplice, assume la forma di “accurata ricerca e resoconto ordinato” (Lc 1,3).

A suo modo, quindi, rispetta gli standard richiesti da un’opera che vuole essere scientifica, in particolare storica di quei fatti accaduti ἐν ἡμῖν che tutti traducono “in mezzo a noi, tra di noi”, quando il valore temporale della locuzione imporrebbe “ai giorni nostri”, facendo del Vangelo lucano una presa diretta, un reportage a caldo sui fatti accaduti e che hanno scosso Gerusalemme.

Nessuno meglio di Luca poteva farlo, il medico Luca era l’unico ad avere la forma mentis adeguata al compito, l’unico a garantire quella solidità promessa all’illustre interlocutore, certamente attratto non solo dal messaggio, ma anche dal suo contenuto storico.

E’ in questa cornice che l’espressione paolina “il caro medico” (Λουκᾶς ὁ ἰατρὸς ὁ ἀγαπητὸς) assume quasi il tono della profezia, vorrei dire, ma in realtà garantisce da sola tutta la solidità promessa da Luca, se la nostra indagine va oltre lo scientismo per divenire scienza, perchè talvolta la ghematria ha dimostrato di esserlo, scienza.

Della ghematria del nome proprio ce ne simo già occupati qui ed è 527, quando ridotta a un calendario diviene 527 a.C. primo anno di regno di Ioachim e anno fondamentale nella cronologia dell’esilio, come vedremo nuovamente.

Non ci siamo occupati, invece, del titolo di cui si fregia Luca, cioè del Dottore o del medico che Paolo conosce e saluta, perchè anche nel suo titolo si cela tutta una realtà ghematrica importantissima che si coniuga alla perfezione con quella già importante di Λουκᾶς.

Infatti ἰατρὸς ha un valore di 487, quando il 487/486 a.C. fu l’anno dell’eclissi descritta dal VAT 4956 che tutta la scienza considera avvenuta nel 567 a.C. tanto da considerarla data assoluta e capace, per questo, di segnare in maniera inconfutabile l’esilio babilonese nel 586 a.C.

Questo blog ha evidenziato che la cronologia profonda della Bibbia smentisce tale datazione sia nelle sue origini, sia nelle sue conseguenze, perchè il trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor lo colloca nel 487/486 a.C. e dunque l’esilio cade nel 505/504 a.C.

Adesso è inutile parlare delle  conseguenze di una tale modifica: è sufficiente far presente che salta l’intero asse cronologico biblico e con lui tutto quanto l’impianto cronologico del Vicino Oriente Antico, perchè 81 anni di differenza non cambiano solo la storia, ma anche la geografia e la cultura dei popoli.

Affermiamo questo alla luce di oltre 2000 anni di cronologia biblica che hanno tracciato tutte le tappe fondamentali della storia d’Israele dando ragione di punti in cui tutti gli altri sono naufragati se non addirittura non sono stati dispersi in mare “cavallo e cavaliere” (Es 15,1).

Per questo adesso credo ci spetti anche uno sguardo ghematrico, quello di Luca, il medico Luca che nel suo nome proprio offre una ghematria di 527, mentre nel suo titolo (ἰατρὸς) 487 e questo lega in maniera indissolubile i due valori per le ragioni che esporremo.

Il 527 a. C. fu il primo anno di regno di Ioachim stando alla nostra cronologia dei Re, quindi il terzo anno di regno che Daniele 1,1 indica per l’avvento sulla scena internazionale di Nabucodonosor fu il 524 a.C.

Lo stesso anno lo calcola Geremia 25,1 sebbene indicando il quarto anno di regno di Ioachim che fu il 523 a.C. e qui dovrei aprire un’interminabile parentesi che spieghi in maniera diversa dal solito lo scarto tra Daniele e Geremia, ma credo sia sufficiente ricordare che tale differenza si trascina sino alla dedicazione del secondo tempio avvenuta nel 419/418 a.C. quando 419 è la ghematria di Δαυίδ (Davide).

Inoltre sei mesi sono quelli che separano la nascita di Giovanni da Gesù e questo, unito alla considerazione precedente che tira in ballo la ghematria di Davide, ci dice che lo scarto 524/523 a.C. è ben lungi dall’essere dovuto al calendario babilonese o gerosolomitano, perchè nasconde essa stessa una cronologia tutta particolare che ancora purtroppo non ho avuto il tempo di riunire in un post specifico.

Dicevamo che il primo anno di regno di Nabucodonosor si calcola sul primo anno di regno di Ioachim (coincidente con la ghematria di Λουκᾶς) , e da lì nel terzo o quarto, ma non solo, perchè stabilito con esattezza il primo anno di regno di Ioachim è un gioco da ragazzi determinare il trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor, quello descritto dal VAT 4956 che biblicamente, calcoli alla mano, fu il 487/486 a.C. quando 487 è la ghematria di ἰατρὸς.

Dunque quel 487/486 a.C. non emerge solo da una cronologia bimillenaria, ma anche da una ghematria che forse la sa più lunga delle complesse osservazioni astronomiche ciecamente affidate a quelle di Tolomeo, personaggio discusso dalla stessa scienza se Newton lo definiva l’impostore di maggior successo.

A conclusione scrivo che se quel 486 a.C. è la ghematria di υἱός (figlio) per cui credo che nessun altre mani potrebbero averne miglior cura del Dott Luca, pediatra di successo.