Profetismo e falso profetismo: una lotta senza tempo nel deserto di Ciro

desertoLa pericope di Lc 16,16 abbiamo visto che si compone di tre distinti periodi: la Legge, i profeti e quanto accadde -meglio accade- dopo Giovanni. Del primo periodo ce ne siamo occupati scrivendo che esso nasce nel 1422 a.C. quando Israele riceve il Decalogo, i codici e istruisce le corti di giustizia.

Del secondo, i profeti, sappiamo che è concomitante alla monarchia a cui si affianca, creando un equilibrio di poteri che forse è il primo nella storia del diritto. Infatti Legge (sacerdoti), profeti e monarchia si contendono lo stesso spazio “politico” creando quelle dinamiche che ben conoscono 1 e 2 Re (vedi qui).

Ci vogliamo nuovamente occupare, adesso, dei profeti, classe sui generis perché istituita direttamente da Dio e di cui non sappiamo precisamente l’anno in cui nacque, né quello in cui esaurì la propria funzione, mentre sappiamo benissimo che essa caratterizza l’intera monarchia, perché è nel periodo monarchico che si collocano tutti i Maggiori e buona parte dei Minori.

Quando ha inizio quel periodo fondamentale che ha partorito figure insostituibili dell’Antico Testamento? A un primo ed approssimativo sguardo potremmo dire che ha inizio, forse, con Samuele, definito profeta in 1Sam 3,20, ma forse è più esatto ricavare l’anno della luce profetica dal 989 a.C. che fu il primo anno di regno di Davide, Davide re a Gerusalemme e dunque di una monarchia solidamente costituita e legittimata.

Infatti è da quell’anno che i profeti lasciano traccia, con i loro scritti, nella storia di Israele componendo libri insostituibili, in cui Mosè compare raramente (le sue occorrenze nei libri profetici lo dimostrano) e questo ci dice che siamo entrati in un nuovo periodo, perché se quello precedente fu mosaico, quello dei profeti fu messianico.

Ecco, quell’attesa caratterizza il periodo profetico, che a sua volta caratterizza quello monarchico, perché il Messia sarà “figlio di Davide”. In questo senso, allora, Samuele appare come colui che unge Davide, mentre chi lo affianca è Natan che istituisce il profetismo come strumento di governo.

Interessante, nella mostra ottica, è indagare ghematricamente il lemma “Natan”, perché già “giudice” che “Mosè” hanno fissato i termini del periodo precedente quello monarchico, la cui durata, anche alla luce della ghematria, fu di 390 anni (si veda categoria “giudici”). Forse che anche in Natan si cela la soluzione? La sua ghematria saprà dirci quando il profetismo è iniziato e finito?

Noi non cerchiamo, data la delicatezza della materia, una cronologia stricto sensu, ma cercheremo di comprendere quando lo “spirito profetico” ha soffiato e quando esso è spirato, certi che le categorie storiche e cronologiche siano limitate, avendo a che fare con l’universale e talvolta con ciò che esce dalla storia per farsi profezia, cioè futuro, dimensione che sfugge totalmente alla storia.

infatti, a detta della stessa esegesi cattolica nei suoi massimi vertici, il profeta è colui che conosce il “passato e il presente” (Ravasi, che ne fa quindi un improbabile intellettuale moderno) e alla luce di queste due dimensioni può solo intuire il futuro. Tuttavia è innegabile che l’Antico Testamento sia ricco di profezie che hanno guardato al futuro, sia ricco, cioè, dello spirito profetico che procede da Dio onnisciente.

Alla luce di tutto questo non si può collocare nel tempo i profeti, perché vanno ben oltre il tempo e dunque il loro sorgere e il loro scomparire dalla scena deve necessariamente essere indagato fuori dal tempo, cioè in quella stessa profezia che li ha caratterizzati.

Ecco allora che la ghematria è di aiuto, perché essa stessa profezia. Infatti se la profezia è la voce che i profeti hanno prestato a Dio, la ghematria parla anch’essa oltre quel tempo in cui i profeti si collocherebbero stando alla storia e sola può dirci quando lo spirito di profezia nasce e muore.

Se Natan fu il  primo profeta affiancato alla monarchia, sia allora la sua ghematria a far luce, una ghematria che, qualora il lemma del nome proprio fosse Ναταν anziché Ναθαν, ha un valore di 402 che, come nel caso dei giudici, potrebbe indicare la durata del ministero profetico, magari prendendo come termine a quo proprio il sorgere della monarchia, cioè il 989 a.C. a cui va sottratto 402, ipotetico periodo profetico, per ottenere il 587 a.C., anno dell’esilio babilonese secondo l’ecumene degli studiosi, ma da noi da sempre denunciato falso, perché la Bibbia indica il 505 a.C.

Quel 587, ghematria di ὄφις (serpente, la ghematria perfetta sarebbe 586, ma l’esilio è calcolato 587/586 a.C.), è capace da solo di gettare interamente fuori asse l’intera cronologia biblica, in particolare quella dei Re in cui s’innesta la quasi totalità delle profezie. Una cronologia dei Re falsa rende nulla la profezia che non può più essere calcolata, né verificata ma appare mistero, talvolta pura speculazione matematica, come nel caso di Daniele di cui nessuno, tranne noi, riesce dar ragione delle sue 70 settimane profetiche.

Lo spirito di profezia, quindi, va esso stesso in esilio, in una terra straniera che non conosce la sua lingua e dunque risulta incomprensibile, come infatti sono incomprensibili le profezie alla luce della cronologia che emerge dal 587 a.C.

Con la falsa datazione dell’esilio, quindi, scompare, perché ucciso, lo spirito di profezia non solo e non tanto dalla Bibbia, ma dalla storia tutta. Quel 587 a.C. coincide con la fine del ministero profetico sebbene datazione che va ben oltre i profeti e questo non ci sorprende: lo avevamo scritto che la materia è alquanto “voltatile” trattandosi di uno spirito: quello profetico che va oltre le dimensioni che caratterizzano la storia, tanto che emergono solo dalla ghematria.

Tutto ciò potrebbe apparire casuale, ma che ne è se noi indagassimo le occorrenze vetero e neo testamentarie di “profeta” e “profeti”? esse risulterebbero, in totale, 450 numero che se tolto al 989 a.C., anno in cui noi facciamo iniziare la profezia, condurrebbe al 539 a.C. anno della fine dell’esilio babilonese secondo quella stessa ecumene che lo aveva fatto iniziare nel 587 a.C.

Abbiamo, dunque, che il Natan greco segna l’inizio dell’esilio; mentre le occorrenze di “profeta” e “profeti” la sua fine, abbiamo cioè che Natan si colloca negli anni falsi dell’esilio, perché se falso, secondo noi, era il 587 a.C., ancor più falso non solo è il 539 a.C., ma addirittura Ciro che noi diciamo che neppure è esistito, ma frutto di una storia completamente inventata dal falso profetismo che, uccisi i profeti, ha fatto ingresso nella storia, prendendo a pretesto un esilio.

Già prima di noi R. Newton aveva denunciata l’intera cronologia neo babilonese che lo vede re, quindi non siamo soli a scrivere e a denunciare il falso, un falso che non ha ucciso solo la storia del Vicino Oriente Antico, ma lo spirito di  profezia e i profeti, i quali nascono con Natan nel 989 a.C. e muoiono in esilio nel 587 a..C., lasciandoci soli nel regno di Ciro, instaurato nel 539 a.C. e i cui confini si estendono nel deserto della profezia.

Ps: nota importantissima. A un primo calcolo il programma di ghematria che uso dava, per la ghematria ebraica di נָתָ ן  (Natan, 1 Sam 7,2), un valore di 539 cosa che lo faceva coincidere con il calcolo fatto con le occorrenze mostrato sopra e che poneva la ghematria ebraica del nome proprio  נָתָ ן (Natan) sullo stesso piano storico di quella greca di Ναταν (Natan), entrambi inseriti nel periodo esilico.

Ricordo benissimo di aver letto 539 come valore ghematrico di נָתָ ן (Natan) tanto che sono vivamente sorpreso nel leggere ora 500. E’ stato proprio quel 539 a istruire il post e mi sembra davvero strano aver letto 539 per 500. Come mi sembra strano che la mia distrazione abbia prodotta una data perfettamente allineata alla precedente (587 a.C.).

Invito il lettore a ricalcolare, in altra sede, quel נָתָ ן perché se emerge nuovamente 539 il post assume ben altra importanza dicendoci anche che qualcuno pedina le mie ricerche. Grazie.