I calendari militari

nabucoAbbiamo già scritto che gli anni sabbatici e giubilari ispiravano certamente le grandi opere e i pii digiuni (porta superiore del tempio e digiuno di Daniele, vedi tavola seguente), ma abbiamo altresì scritto che ispiravano anche i nemici, coscienti che negli anni del riposo sabbatico o giubilare risiedesse una chance di vittoria, più o meno facile perchè, tranne il 318 a.C., sabbatico e giubilare, gli Ebrei si sono difesi strenuamente.

Di quest’aspetto allora vogliamo parlare, di una strategia militare ispirata nientemeno che dal riposo sabbatico. Lo faremo succintamente riportando le campagne di Nabucodonosor contro Gerusalemme che, come vedremo, si tennero sempre in quegli anni.

Infatti, datando noi il primo anno di regno di Nabucodonosor nel 524 a.C. e dipendentemente se si assume la cronologia di Dn 1,1 o Ger 25,1(questione ancora discussa per cui anche noi siamo nell’imbarazzo e suggeriamo di considerare un’approssimazione di un anno), abbiamo che il terzo o quarto anno del suo regno, quando rese vassallo Giuda, cade nel 521/520 sabbatico; poi abbiamo la campagna che dette luogo alla prima deportazione nel 518/517 in anno giubilare che vide l’assedio di Gerusalemme la conseguente resa nel 517/516 a.C. nel settimo anno di regno (Ger 52,8): a seguire abbiamo la grande deportazione del 505/504 a.C. (diciannovesimo anno di regno di Nabucodonosor Ger 52,12), quando i due anni precedenti la caduta della città segnano l’anno sabbatico di Ger 34,8-11 in cui inizia l’assedio. Da ultimo  abbiamo l’ultima deportazione del 500 a.C. in anno sabbatico, avvenuta nel ventitreesimo anno di regno (Ger 52,30).

Qualora vorreste rifare i conti vi prego di tenere presente che tutto necessita di un’approssimazione a un anno perchè diversa di un anno è la nota cronologia di Daniele e Geremia, caso ancora controverso. In ogni caso siamo nella necessaria ottica di datazione doppia che richiede l’anno gregoriano rispetto a quello ebraico.

L’intera campagna militare contro Gerusalemme condotta da Nabucodonosor contro Gerusalemme, dunque, è compiuta all’ombra del calendario sabbatico e giubilare e questo ci dice siamo di fronte non solo a una precisa strategia, per altro condivisibile perchè il nemico si attacca nel momento a noi più favorevole; ma anche di fronte a una conferma storica dei due calendari che abbiamo ricostruiti.

Infatti, Nabucodonosor e le sue guerre confermano appieno non solo due calendari, ma l’intera nostra cronologia dell’esilio che offre per quel re tutt’altra scala d’interventi  politici (vassallaggio) e militari (campagne), per cui c’interroga: siamo di fronte al caso che ha fatto incrociare alla perfezione calendari, storia e campagne militari, o le cose stanno come sommariamente le abbiamo da sempre descritte noi seppur non sempre riuscendoci?

Tavola degli anni sabbatici e giubilari comparata con la cronologia particolare di 1-2Re e la storia universale di Giuda

LEGENDA:

  1. In rosso gli anni sabbatici, gli anni giubilari e sabbatico/giubilari che cadevano ogni 350 anni
  2.  La datazione doppia avrebbe certamente permesso altre considerazioni coinvolgendo più anni, ma la tabella vuole essere un primo abbozzo e esaurisce la sua finzione indicando la sostenibilità storica dell’idea che l’ha ispirata
  3.  Le date dopo Cristo sono indicate
  4.  I link rimandano ad argomenti che il blog ha trattati
  5. Per la cronologia “universale” adottata dal blog si veda questa tavola

 

 

RE REGNO ANNI SABBATICI GIUBILEI Evento storico
Davide 1025 Nascita di davide
 Inizia la dinastia davidica
989-949 990/989

983

976

969

962

955

948

968  Regna a Gerusalemme
Salomone 949-909 941

934

927

920

913

918
Roboamo (Giuda) 909-891 906

899

892

Abia 891-889
Asa 891-847 885

878

871

864

857

850

868
Josafat 847-824 843

836

829

Joram 824-817 822 818
Ocozia 817-816
Atalia 816-809 815
Joas 809-770 808

801

794

787

780

773

Amazia 770-728 766

759

752

745

738

731

768
Ozia 728-674 724

717

710

703

696

689

682

675

718
Jotam 674-659 668

661

668 Anno sabbatico e giubilare. costruzione della porta superiore del tempio
Acaz 659-644 654

647

Ezechia 644-615 640

633

626

619

618 Assedio di Samaria
Manasse 615-560 612

605

598

591

584

577

570

563

568
Amon 560–558
Giosia 558-527 556

549

542

535

528

Joacaz 527-527
Joachim 527-516 521 518 521: Giuda vassallo di Nabucodonosor

518: Assedio di Nabucodonosor : prima deportazione

Joachin 516-516
Sedecia 516-505 514

507

Assedio di Nabucodonosor. Seconda deportazione
Fine del regno di Giuda
500  Terza e ultima deportazione
493
486  Caduta di Babilonia

Fine ministero profetico di Ezechiele

Eclissi VAT 4956

479
472 468 Inizia il digiuno profetico di Daniele
465 Si gettano le fondamenta del secondo tempio
458
XX° di Artaserse, rientro Neemia (Ne 1,1) 451 Rientra Neemia
444 418 Dedicazione del secondo tempio
437
430
423
416
318 Anno sabbatico e giubilare. Deportazione in Egitto
3 Gesù dodicenne al tempio
17/16 Annuncio a Zaccaria e Maria
32 d.C. Anno sabbatico e giubilare, Inizia il ministero pubblico di Gesù
39 d.C. Caligola profana il tempio
67 d.C. Scoppia la rivolta a Gerusalemme

d.C.

Un tempo e un tempio segnati

screningAbbiamo già visto che il 518/517  a.C. (che equivale al 597 a.C. degli studiosi) fu un anno fondamentale della cronologia biblica, perchè segna non solo l’inizio dei 70 anni di esilio come previsti da Geremia e calcolati da Daniele, ma anche perchè segna l’inizio di una profezia che è erroneo farla partire dal XX° di Artaserse, quando fu il 518/517 a.C. a dare inizio alle 70 settimane profetiche che culminano sul Golgota quando Gesù, stando al Vangelo di Giovanni in 19,30, grida che tutto è compiuto, come promesso in Mc 5,18-17 dove la promessa fu il compimento della legge e dei profeti.

Abbiamo associato a quei versetti un contenuto cronologico partendo dalla perfetta coincidenza degli uni con l’altro, cioè della nota bibliografica con il contenuto, fermi nel segnare 517 e 518 tolta la punteggiatura che distingue il capitolo dal versetto. Ciò ci ha fatto credere in una lettura biblica che debba tener conto non solo della “parola” ma anche dei numeri che ordinano quella parola, cioè la numerazione di versetti e capitoli.

Non è questo l’unico caso che ci spinge a insistere: ne abbiamo incontrati altri e tutti dello stesso tenore, come quel 15,35 di 2Re che ci narra della costruzione della porta superiore del tempio, quando Gesù in Gv 10,7 si equipara a quella stessa porta presentando alla storia un’anagrafe scritta con le stesse cifre e lo stesso ordine, cioè 15 a.C. e 35 d.C.

Abbiamo altresì visto che i due olivi e candelabri citati prima da Zaccaria e dopo da Giovanni nella sua Apocalisse compaiono in fondo allo stesso versetto e capitolo se Zac 4,11 è per molti versi, se non tutti, eguale a Ap 11,4 letto a rovescio.

Infine ci è parso altrettanto chiaro Gv 8,46 dove Gesù afferma di non aver mai peccato dopo che in 2,20 si è espresso come nuovo ναός e questo fa sì che quel 8,46 riassuma tutta la questione se Ἰησοῦσ vale ghematricamente 888 e 46 sono esattamente gli anni necessari alla ricostruzione del secondo tempio, secondo tempio sostituito da Gesù nuovo ναός tanto che non a caso in Gv 8,46 Egli si propone come il Santissimo senza peccato, cioè il ναός edificato in 46 anni.

Il caso che vogliamo adesso trattare riguarda sempre il tempio la cui fine, cioè la fine del culto lì amministrato, era già segnata nei versetti che ne parlano. Un luogo di culto che -è bene ricordarlo- non appartiene solo a Giuda ma anche a Israele, per cui la fine dei rispettivi regni segna la fine del culto, anzi, è proprio quest’ultimo a determinare la fine dei rispettivi regni.

Non credo che molti ci abbiano fatto caso, anzi, ritengo che nessuno abbia colta la cronologia insita nei versetti che citeremo, perchè l’adozione della cronologia attualmente in uso dagli studiosi preclude qualsiasi nota in merito, mentre se adottiamo quella biblica, quella stessa che il blog ha riproposto, essa diviene evidente.

Infatti è in 1Re 5,17-18 che Salomone prede la decisione di costruire il tempio, quando quel 517/518 a.C. lo abbiamo già incontrato e sopra ne abbiamo illustrata l’importanza dicendo che esso segna la fine non tanto dell’esercizio cultuale, quanto l’ancora più importante fase del giudaismo del primo tempio (chi si volesse orientarsi consideri che stiamo parlando dell’occupazione del 597 a.C. che equivale al nostro 518/517 a.C.)

La trafugazione e la profanazione del tempio segnò il compiersi della parola del Signore (2Re 24,2) e infatti da lì Daniele calcola i 70 anni di esilio che sfociano in un’altrettanta parola di riedificazione nel 448/447 a.C. avviando tutto il quadro profetico delle 70 settimane.

Come spero sia chiaro la numerazione di 1Re 5,17-18 segna tutta quanta l’epoca del giudaismo del primo tempio, a cui i versetti che indicano il suo inizio pongono sin da subito la fine, dicendoci che il tempo era già segnato non tanto dalle fondamenta, quanto dall’idea stessa di tempio gerosolomitano ancora tutto da costruire, quello stesso che avrebbe caratterizzato un epoca.

Tutto ciò potrebbe apparire arbitrario e casuale, ma che ne è se lo stesso discorso potrebbe essere tenuto con Samaria? quella stessa Samaria il cui tempio ha costituito l’alternativa religiosa scismatica, ma pur sempre espressione della religiosità ebraica e centro essa stessa della vita politica, economica e religiosa di un popolo, cioè di tutto quanto Israele.

E’ nelle fondamenta del tempio gerosolomitano che sono indicati gli anni del suo esistere, perchè di esse si parla in 1Re 6,38, quando stando alla nostra cronologia fu proprio il 638 a.C. a segnare la fine del regno del nord.

Non troviamo casuale che i capitoli e i versetti riguardanti il tempio conducano a date assolutamente fondamentali nella storia d’Israele tutto, nord e sud, perchè quei templi sono Israele stesso per cui non è strano che se il contenuto di un capitolo e versetto indichi l’inizio, mentre nella numerazione sia riportata la fine.

Certo, in un ottica di dissertazione scientifica questo poco dice, ma qualora i casi di coincidenza tra numerazione dei versetti e cronologia si facessero frequenti, nessun “medico” potrebbe negare il ceppo virale emerso da uno screening sull’originale cronologico biblico.

Settanta settimane per una vittoria

Prima di leggere il post seguente, al fine di non ripetermi, consiglio tutti coloro che nonconoscono o non ricordano il mio parere sulla profezia delle 70 settimane di leggere questo post in cui ci sono tutte le informazioni necessarie alla comprensione.

 

vittoria

La profezia delle 70 settimane inizia, stando all’esegesi attuale e universale, nel 445 a.C., XX° di Artaserse, quando “uscì la parola” sulla riedificazione di Gerusalemme. Al di là del fatto che con quell’inizio nessun conto giunge a buon fine, è sbagliato quello stesso suo inizio, se la profezia è compresa nella sua interezza.

In realtà prende le mosse infatti da quell’anno che vide l’incendio del tempio, quando cioè il Deuteronomista scrive che si compirono le parole dei profeti (2Re 24,2-3). Credo che quell’anno nelle cronologie ufficiali -in realtà nell’unica cronologia conosciuta- sia il 586 a.C. al quale dovremmo togliere i 70 anni di desolazione che Daniele stesso prevede calcolando sulla scorta di Geremia.

Curioso diviene allora il caso che quel calcolo, profondamente sbagliato persino nel suo incipit, divenga esatto, perchè dal 586 a.C. si giunge al 516 a.C. se si tolgono 70 anni. E’ giusto, come vedremo, ma assolutamente fuori asse con la storia e ancor di più con la profezia che diviene solo uno sproloquio sconclusionato (fate un po’ voi i conti).

Tuttavia è vero che quel 516 a.C. è anche giusto perchè veramente la profezia prende le mosse dal 518/517 a.C. tanto che se consideriamo l’assedio a cui Gerusalemme fu sottoposta essa cadde nel 516 a.C. tant’è che la fine del regno di Ioachim è del 516 a.C. come dimostra la tabella dei re di Giuda.

Tabella che caratterizza il blog, certamente, come caratterizza il blog l’inizio di quella profezia di cui stiamo parlando che fu, lo abbiamo detto, il 518/517 a.C. a cui si tolgono i 70 anni di esilio e si ottiene il 448/447 a.C. a cui vanno aggiunti i 3 anni di silenzio di Neemia per ottenere il 451 a.C. esattamente ventesimo anno di regno di Artaserse, come indica la nostra cronologia.

Gli aspetti che la cronologia ufficiale non ha considerati sono due (solo?):

primo, il silenzio di Neemia che aveva fatto ritorno a Gerusalemme proprio con il compito di riedificarla. Ciò determina che non fu il 445 a.C. a segnare la parola riedificatrice -e neppure Artaserse, ma Neemia- che avvia la profezia, ma il 442 a.C. e questo ingarbuglia ancor più un calcolo che già di per sè era sbagliato.

Il secondo aspetto coincide con una storia tutta da giustificare se a fronte di un editto del 538 a.C. ci troviamo nel XX° di Artaserse (445 a.C.) con le porte di Gerusalemme ancora incendiate. Come mai per un secolo non si è messo mano ai lavori? Il vuoto storico e cronologico come lo si pensa di colmare, con un’invasione di cui nessuna fonte ha lasciato traccia come suggerisce Soggin nella sua Introduzione?

Mi pare che i latini sostenessero che natura non facit saltus, ma pure historia se ne guarda bene, per cui è nella continuità e non nella sua soluzione che riposa il quadro profetico e storico, una continuità che emerge solo da quel 518/517 a.C., toglie i 70 anni di esilio, ottiene il 448/447 a.C. e di lì compie sì un grande balzo, ma non nel vuoto perchè raggiunge, dopo aver giustificata la perfetta coincidenza tra la prima settimana profetica in cui si ricostruiscono le mura con l’opera di Neemia, giunge alla crocefissione, cioè nel 35 d.C. in cui l’unto viene ucciso, mentre per l’ingresso di Caligola e la sua immagine nel tempio gerosolomitano bisognerà aspettare esattamente quei 3 anni e mezzo come prevede l’ultima settimana profetica al suo mezzo.

Argomenti già trattati, in fondo, ma ancora utili in un’ottica di conferma, se due versetti hanno questo potere, come Mt 5,17 e 5.18 che compongono il 517 a.C. e il 518 a.C. avanti Cristo come noi abbiamo indicati per l’inizio della profezia in questione.

E’ in quei versetti matteani che leggiamo del Cristo che non è venuto ad abolire, ma a dare compimento a Legge e profeti, tant’è che la profezia di Daniele ne è certamente l’esempio, perchè è sul Golgota che tutto si compie e raggiunge lo scopo.

Un poeta ha scritto che il centurione ha riconosciuto il Cristo dal grido di Gesù prima di morire. Un centurione dalle mille battaglie che certamente riconosce l’l’urlo della sconfitto e “l’alto grido” (Mc 15,37) del vittorioso.

Ecco, se non bastasse il versetto a mettere il sigillo su una ricostruzione cronologica e profetica, affidatevi all’istinto di un soldataccio per essere certi che sul Golgota Cristo ha vinto portando a compimento Legge e profeti, battaglia tutt’altro che facile a vincersi