Porcavacca che concilio!

porciIeri abbiamo presentato quelle che forse sono le vesti solenni dell’anticristo, abituati come siamo dal cinema, cinema che presenta sempre e immancabilmente ossessi sconci e in questo un po’ di notizie so darle avendo visto sin da piccolo “L’esorcista” e da grande avendone letto il libro da cui è tratto.

L’anticristo appare sempre in una cornice di follia, quella che rende il protagonista dapprima disturbato, poi posseduto sino a stravolgerne non solo la vita, ma anche i lineamenti e il comportamento, cose che vorrebbero rendere inequivocabile la possessione che ha solo quei caratteri e non solo nel cinema stando agli esorcisti cattolici.

Tuttavia quell’anticristo è anche un ante-cristo, egli cioè possiede la storia quella stessa che vorrebbe fermare, fermare alla Legge e le sue pietre. L’amore promesso dal Cristo non fa per lui abituato al giudizio, abituato alla legge e abituato al peccato immancabilmente altrui.

Ecco allora che l’ante-cristo si macchia di un crimine ben peggiore di quello finora imputato: la possessione diabolica, perché le sue mire si spingono fino alla storia tutta che vorrebbe sua.

Noi crediamo nella ghematria, non è una novità, crediamo alla ghematria perché sebbene molto sia stato detto e scritto, le Scritture hanno riservata un’area di studio che va oltre la scienza per farsi Sapienza, per cui, come Apocalisse, sono scritte “dentro e fuori” (Ap 5,1) cioè nella lettera e nel numero, numero che emerge dal calcolo ghematrico, il quale ben riassume la storia se questa, in primis, è cronologia.

Αντίχριστος (anticristo, 1Gv 2,18) ha un valore ghematrico di 1547 che noi non proietteremo nell’ante-cristo, ma nel post Cristo cadendo, chissà perché, sul tetto del “mondo” (1Gv 2,16), cioè di Pietro, quello stesso di cui ieri avevamo scritto che deve fare un salto nel passato osservando il comando di Gesù “vade retro”.

“Torna nel passato, nelle tue tenebre, Satana!” questo significa l’ammonimento di Gesù se l’ante-cristo ha un’accezione temporale, cosa resa possibile e più comprensibile dal quel 1547 anno fondamentale del Concilio di Trento che si svolse in 8 sessioni, ma la prima e più solenne terminò nel proprio nel 1547.

Adesso non è il caso di occuparci di quel concilio, lo faranno altri i quali sono già perfettamente a conoscenza che esso tentò di bloccare la Riforma protestante con una Controriforma cattolica aprendo a un periodo molto oscuro (Inquisizione, per di più Santa), facendo quindi un salto in un passato violento, cioè in quelle tenebre promesse da Gesù con il “vade retro Petrus!” ch’è eguale.

Che la riforma protestante sia stata una pietra miliare di tutta la storia della Salvezza ce lo dicono molti studi, ma anche uno dei miei diviene, credo, importante se l’ante-cristo aprì i battenti del concilio.

Noi, infatti, ci siamo occupati di una cronologia che segna una storia altissima quella che solo “gli altari della storia” possono disegnare. Uno di quegli altari (altari della storia, neppure pietre miliari!) fu eretto da Lutero nel 1523, secondo noi e lo abbiamo scritto.

Ma se Lutero erige un “altare della storia”, la storia di Dio in lui si compie, progredisce e dunque una Controriforma cattolica ha il solo fine di bloccarne l’evoluzione ed ecco l’ante-cristo, quello che noi infatti avevamo descritto come colui che vorrebbe fermare e possedere la storia che diviene ossesso sebbene rivestita di paramenti sacri.

Dunque c’è sì un anti-cristo, ma la sua accezione più alta è quella temporale, storica di una storia bambina, come nel film, che va esorcizzata puntando il dito come Gesù e gridando “Vade retro, Petrus, torna nelle tue tenebre, nel tuo passato, nella tua legge, nei tuoi concili e, da ultimo, precipita come mandria (concilio) nel tuo inferno!”

1510 a.C., la storia all’altare

La mappa degli altari della storia è nata con una lettura ghematrica, la quale la concluderà. Infatti quel מזבחתם che tradotto significa “i loro altari” ha permesso la tabella seguente che li individua tutti ponendo, negli anni in cui sono stati eretti, eventi storici che hanno segnato un’epoca, certamente non storica perché la storicità e la rilevanza di un fatto appartengono a una storia universale, quella della della salvezza, non necessariamente coincidente con l’idea che l’uomo ha della sua storia che segna ben altri fatti come giro di boa.

Riassumiamo allora gli altari per vedere che

2020 -497 ?
1523 -497 Lutero pubblica come si debbano istruire i ministri

 

1026 -497 ?
529 -497 Chiusura della dell’Accademia filosofica di Atene
32 -497 Inizio del ministero pubblico di Gesù. Ha termine la Legge e i profeti (Lc 16,16)
465 a.C. Si gettano le fondamenta del secondo tempio
465 a.C.-515 a.C. +497 Esilio
1012 +497 Davide uccide Golia. Spodestando Saul chiude l’epoca dei giudici inaugurando quella monarchica

Il nostro approccio al problema si riassume in una domanda: ammesso che il 2020 sia l’ultimo altare tracciabile, quale è stato il primo? Teoricamente la risposta è semplice: quello più vicino cronologicamente al 3923 da noi indicato come Anno Mundi, tanto che si potrebbe scalare dal 2020 497 anni per individuare il primo altare “utile”.

Tuttavia questa ci pare una logica troppo semplice, perché il rigore matematico non sempre coincide con quello storico che magari segue un’altra logica, meno evidente ma altrettanto importante. Per questo motivo la nostra attenzione si è concentrata su Aram che segna l’undicesima generazione lucana partendo dal 989 a.C., perché dal 1012 a.C., ultimo altare conosciuto che coincide con l’anno in cui Davide sconfigge Golia spodestando Saul nel cuore della gente, si raggiunge, sommando 497 anni il 1510/1509 a.C. che segna anche l’ultimo anno della generazione di Aram, se essa è ferma al 1569 a.C. come dimostra la tabella (da tenere presente nel conteggio che la generazione di Aram era già passata quindi si devono togliere 58 anni o contare 10 generazioni).

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Sapendo, sempre dalla tabella (per la sua genesi si veda qui) , che le generazioni da Davide ad  Abramo contano 58 anni è facile conoscere quando la generazione di Aram finì. Infatti è sufficiente scalare 58 anni al 1569 a.C. per ottenere il 1511 a.C. quasi coincidente con il 1510/1509 a.C. a cui ci aveva condotto la somma di 497 anni al 1012 a.C., ultimo altare conosciuto.

Teoricamente avrebbe dovuto essere il successore di Aram, Aminadab, a segnare l’altare precedente quello del 1012 a.C., tuttavia l’etimologia di Aram (luogo elevato) e l’assonanza latina con ara-ae (ara, anch’essa etimologicamente ferma a “luogo elevato”) ci consigliano Aram come colui che molto probabilmente alzò il primo altare e questo ci mette in grado di dare una risposta al quesito iniziale: quando?

La risposta crediamo riposi nel calcolo degli anni tra l’Anno Mundi (3923) e la fine della generazione di Aram cioè il 1510/1509 a.C. o AM. Essa segna un 2413 anni che è anche ghematrico, come nel caso di מזבחתם (i loro altari), tanto che indagando il valore per trovare il lemma scritturale corrispondente, abbiamo ottenuto υψωσητε che tradotto significa “avrete innalzato” e ricorre in Gv 8,28 a proposito del Figlio dell’uomo innalzato affinché tutti sapessero che la Sua predicazione era divina, perchè dal Padre procedeva.

L’etimologia stessa di ὑψόω ci parla di “altezza” come quella di Aram che richiamava un “luogo elevato”, tutti aspetti di un’identica questione, se gli altari si elevano e si eleva agli altari. Ecco allora che la ghematria, come nel caso di מזבחתם (i loro altari) che ha dato senso compiuto alla metrica dei 497 anni, che segna o eleva gli altari, ha saputo far luce dall’ultimo al primo altare, cioè dal 2020 d.C. al 1510, tanto che ci chiediamo se il verbo ὑψόω si sia ben conservato o sia stato falsificato, vista la sua importanza. Infatti se lo scrivessimo quasi senza alterarne la pronuncia, ιψω al posto di ὑψόω avremmo, di nuovo, un perfetto 1510 ghematrico allineato a tutti valori sinora espressi.

Vorremmo concludere scrivendo che alla tabella mostrata in apertura si deve solo aggiungere il primo altare per averne la mappa completa, ma sarebbe riduttivo perché molto importante, secondo noi, è far presente il numero totale degli altari dal 1510 a.C. al 2020: sette che da sempre, nella Scrittura, specie neo-testamentaria, indica completezza e perfezione divina, se non altro alla luce del vangelo di Giovanni che contiene sette segni e della sua Apocalisse che è un apoteosi del numero sette, perché sette le chiese, sette le trombe, sette i sigilli e sette le coppe.

E’ proprio alla luce del numero sette degli altari che quel futuro remoto che emerge da  υψωσητε sta lì a dici che la storia, altrettanto remota nel futuro se ha inizio nel 1510 a.C., si compone di quegli altari e il verbo greco  υψωσητε assume una luce profetica che emerge solo dal calcolo ghematrico, tanto che a noi, alla luce di quanto sopra, appare chiaro il senso di Gv 8,28, appare chiaro cioè “Quando avrete elevato i vostri altari verrà il Figlio dell’uomo” casualmente nel 2020, per cui chi vivrà vedrà.