Una croce falsa

crocefissioneA una parola ho dato una caccia spietata: “croce” e mai ne sono venuto a capo come questa sera. Primo, perchè non è il sostantivo ma il verbo che fa luce. Secondo, il verbo è stato pesantemente falsificato, cioè è stata falsificata persino la croce e dunque tutto è possibile immaginare perchè siamo oltre l’immaginabile.

Il verbo che traduce “mettere in croce” o “crocifiggere” è il greco σταυρόω che non va però scritto con la ipsilon, altrimenti il calcolo ghematrico si perde, ma senza cioè σταρόω (attestato, ma bisognerebbe approfondire) ed ha un valore di 1471, cifra importantissima nell’ottica dell’intera genealogia matteana che conta 42 generazioni di 35 anni per un totale di 1470 anni.

La genealogia matteana è cristologica e in questo senso credo che ben si comprenda perchè le tre tranches di 14 generazioni di 35 anni coincidano con la ghematria del simbolo per eccellenza di  Gesù: la crocefissione.

Inoltre è importante ricordare che 1470 è arco di tempo indispensabile per dare un senso cronologico a Matteo 1,17 perchè se lo si somma alla data di nascita di Gesù, come si deve fare essendo Lui termine a quo del calcolo, cioè il 15 a.C., otteniamo 1485 a.C. anno di nascita di Mosè (sulla questione vedi l’ampia categoria “Mosè” nel menu).

Infine 1485 ricorre anche in Gv 10 quando compre la figura del guardiano delle pecore, perchè quel θυρωρός che traduce “guardiano” (Gv 10,3) ha un valore ghematrico di 1485 parlandoci di nuovo di Mosè, se non altro in un ottica paolina che vede in Gesù “il pastore, quello grande” (Eb 13,20) di cui Mosè è il guardiano.

Ecco tutto quello che si può ricavare da quel σταρόω (crocifiggere) tanto che possiamo scrivere che veramente la caccia che gli abbiamo data non solo ha dato buoni frutti, ma era indispensabile.

Credo anche che si debba far notare una coincidenza: le occorrenze neo testamentarie di σταρόω sono 46 e qui la memoria deve andare a Gv 2,19 e a quel “distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere” quando quel “distruggere” indica universalmente, nel tempo e nello spazio, la crocefissione.

E’ in quei pochi versetti che ricorre il numero 46 perchè l’obiezione dei farisei verte proprio sui tempi  della ricostruzione del secondo tempio: 46 anni che non possono essere ridotti a 3 giorni, cioè alla resurrezione.

Ma tutto questo ci dice che la condanna a morte di Gesù per crocefissione trova nelle 46 occorrenze un passo dei vangeli che conferma la non casualità, perchè è solo e soltanto in quel passo (Gv 2,20) che ricorre il numero 46 in tutta la Scrittura come 46 sono le occorrenze di σταρόω (crocifiggere).

Ci eravamo già occupati del numero 46 in questo post, dimenticandoci di scrivere, però, che 46 sono i libri dell’Antico Testamento, un Antico Testamento che prefigura il Cristo messo in croce e forse per questo le occorrenze di σταρόω sono 46, mentre quelle del suo participio “crocifisso” si fermano a 30.

Un’unica porta per due grandi storie

fiancoAbbiamo visto in alcuni post che la ghematria fa luce sull’intera vicenda mosaica in tutta la sua complessità (dall’anagrafe mosaica all’esodo). I calcoli che sono possibili fare sono davvero illuminanti nel senso pieno di una cronologia biblica che sia un unicum tra Antico e Nuovo Testamento (si vedano le categorie 1485, 1454, 1425, 1385, 15,  calendario delle settimane, Mosè e Nochè).

Non è il caso adesso di riproporre tutto (mi è impossibile), nemmeno in sintesi, ci affideremo a qualche link perchè vogliamo solo far comprendere quanto il capitolo 10 di Giovanni sia importante, parlandoci della porta che è Gesù (Gv 10,7); della porta superiore del tempio (dunque non il porticato di Salomone, lo proveremo con questo post) e di un guardiano (Gv 10,3) spesso considerato come nei film, cioè solo una comparsa, ma che in realtà è Mosè stando alla ghematria di θυρωρός (guardiano) che ne richiama l’anno di  nascita, come vedremo subito.

Infatti le generazioni matteane si sviluppano in tranches di 14 generazioni da Cristo a Babilonia; da Babilonia a Davide e da Davide a Mosè denunciando un clamoroso falso, leggendo noi Abramo perchè 14 generazioni (490 anni) conducono, se sommate al 15 a.C. anno di nascita di Gesù, al 1485 a.C. e tale data giustifica solo Mosè, non nell’ottica della nostra cronologia, ma secondo quella dei padri, patrocinatori della teoria dell’esodo antico che ha in Thutmose III (1481 a.C.-1425 a.C.) il faraone di riferimento

Tant’è che che la stessa ghematria di Μωϋσῆς (Mosè) conduce al 1454 a.C. perchè il valore che emerge dal calcolo ghematrico è appunto 1454. Tale anno fu quello che segnò il suo rientro in Egitto perchè mediano tra l’anno di nascita (1485 a.C.) e l’esodo (1425 a.C.).

Quest’ultimo valore e anno (1454) c’introduce nel capitolo 10 di Giovanni, dove Cristo si equipara alla porta delle pecore, quella porta -lo abbiamo visto anche ieri– non è il porticato di Salomone, ma la porta superiore del tempio dedicata nel 668 a.C. Una porta che ha un guardiano, un θυρωρός che ci parla di Mosè con quel 1485 del valore ghematrico che conduce, grazie alla ghematria del nome proprio Μωϋσῆς, al 1454 a.C.

Ecco allora che, compreso il capitolo giovanneo nelle sue linee profondissime, emerge chiaramente la necessità d’indagare la Septuaginta e leggere come essa traduca il versetto 15,35 di 2Re che dà notizia della costruzione della porta superiore del tempio.

Che lemmi ha scelto? Ha optato, ad esempio, per πύλη o per θυρα quando ha tradotto “porta superiore” dal testo masoretico? Basta allora sincerarsi e scorgere un chiaro πύλη ἐπάνω che significa “porta superiore”.

Adesso la fa da padrona il calcolo ghematrico della locuzione che deve incrociarsi con uno dei tanti valori che la vicenda mosaica offre nella sua panoramica anagrafica e esodale, senza uscire, però, dal capitolo 10 del vangelo di Giovanni che ci ha offerto con θυρωρός un 1485 a.C. per la nascita di Mosè; e un 1454 a.C. con la ghematria del nome proprio Μωϋσῆς, cioè 1454 per il suo rientro in Egitto.

Infatti.πύλη ἐπάνω ha un valore ghematrico di 1454 che se ricondotto a un calendario offre il 1454 a.C. quello stesso che avremmo rintracciato con la ghematria del nome proprio Μωϋσῆς dicendoci che quando a suo tempo calcolammo ghematricamente θυρωρός (guardiano) e lo avemmo ricondotto a Mosè, in particolare al suo anno di nascita, eravamo certamente nel giusto.

Come eravamo  e siamo nel giusto quando gridiamo al clamoroso falso nel capitolo 10 di Giovanni che mai avrebbe potuto riportare la passeggiata invernale fatta sotto il porticato di Salomone, ben cosciente che in realtà si trattava della porta superiore del tempio, fatto testimoniato dalla numerazione del versetto (2Re 15,35) che richiama l’anagrafe di Gesù (15 a.C.-35 d.C.), quando quel versetto non ci parla del portico di Salomone, ma della porta superiore ed essa, dunque, è Gesù a cui infatti Egli si equipara.

Dunque abbiamo che:

  1. Le generazioni matteane conducono all’anno di nascita di Mosè (1485 a.C.)
  2. La ghematria di θυρωρός fa di lui il guardiano citato dal capitolo 10 di Giovanni (1485 da cui 1485 a.C.)
  3. La ghematria del nome proprio di Μωϋσῆς ci parla del suo rientro in Egitto (1454 a.C.)
  4. La ghematria di πύλη ἐπάνω (porta superiore del tempio) conferma la lettura ghematrica di Μωϋσῆς offrendo lo stesso valore (1454, cioè 1454 a.C.)
  5. Il versetto 15,35 della Septuaginta, che riporta la notizia della costruzione di quella stessa porta, opta per lemmi che offrono ghematricamente lo stesso valore: 1454 che coincide con il 1454 a.C.

Da tutto questo emerge con chiarezza che Mosè è il guardiano, il guardiano di una porta che è quella superiore del tempio a cui Gesù si equipara coincidendo la numerazione del versetto (15,35) con gli estremi anagrafici del Cristo (15 a.C.-35 d.C.).

Mi sento dunque di concludere affermando con certezza che il portico di Salomone citato nel capitolo 10 del vangelo di Giovanni è assolutamente falso e coloro che lo hanno introdotto hanno avuto un unico scopo: distruggere uno dei capitoli più complessi e belli dell’intera Scrittura, capace da solo di saldare indissolubilmente l’Antico al Nuovo Testamento facendo entrare dalla stessa porta Mosè e Gesù, fianco a fianco

Ps: mi rendo conto che la complessità dell’argomento richiederebbe ben altra trattazione, ma l’argomento, alla luce di tutti i post che sarebbe necessario citare, è di una difficoltà estrema che richiede calma e moltissima, moltissima riflessione, pena incomprensione se la carne al fuoco è troppa. Affidiamo al Signore queste poche note che magari coloro che seguono assiduamente il blog sapranno catalogare e fare dei tanti post direttamente e indirettamente coinvolti un pezzo unico come meriterebbe.

La trasfigurazione? un caso di appropriazione indebita

trasfigurazioneMolto ricca è la sezione del blog dedicata a Mosè e all’esodo, per cui occorre, prima di affrontare il post, riassumerla. Dapprima la parte storica; poi quella calendariale e infine quella ghematrica che risulterà fondamentale.

Immagino adesso un ipotetico lettore che mi faciliti le cose non costringendomi ad affrontare il tutto punto per punto. Egli saprà che noi calcoliamo l’esodo partendo dalle fondamenta del tempio, l’anno in cui furono gettate, cioè il 945 a.C. secondo la nostra cronologia. A tale anno si sommano i 480 anni di 1Re 6,1 e otteniamo il 1425 a.C. anno dell’esodo e anno della morte di Thutmose III faraone di riferimento secondo la teoria dell’esodo antico (Erodoto, Flavio e i Padri)

Al 1425 a.C. si tolgono i 40 anni di deserto e otteniamo il 1385/1384 a.C. che segna l’ingresso in Palestina. Siccome l’artefice dell’esodo fu Mosè, abbiamo anche calcolato la sua data di nascita e il suo rientro in Egitto, rispettivamente nel 1485 a.C. e 1454 a.C.

Se per la prima data abbiamo messo a frutto le generazioni matteane (tre tranches di 14 generazioni di 35 anni) sommandole al 15 a.C. per ottenere il 1485 a.C. che ci parla di Mosè e non di Abramo, nel secondo caso siamo ricorsi a una ghematria non occasionale ma “proprio” del nome proprio di Μωϋσῆς  (Mosè) che è 1454 a.C., valore mediano tra l’esodo e l’anno di nascita del patriarca, per questo considerato -giustamente, lo vedremo in seguito- anno del rientro in Egitto.

Questa, in sintesi, la parte storica o cornice in cui si colloca il calendario delle settimane che collega le singole date ad altri capisaldi della nostra cronologia. Diciamo nostra perchè, pur non avendolo verificato, siamo sicuri che quella ufficiale non possa tanto: il calendario è uno e una è la cronologia in cui quel calendario s’innesta portando frutto.

Le evidenze del calendario le abbiamo riassunte a suo tempo in tabelle che adesso raggrupperemo per argomento in una nuova tabella seguente che indicherà valori i quali dall’esodo, adottando il calendario delle settimane, si collegano in un caso a Noè; in due al tempio e negli altri a Gesù, prefigurando già da adesso che sul monte Tabor le tende erano sì tre, ma dedicate a Noè, Mosè e Gesù escludendo Elia.

Non commenteremo quella tabella, certo che la trattazione diffusa dei post precedenti, riuniti nella categoria “calendario delle settimane” in home, possa fornire tutte le indicazioni necessarie a chi volesse approfondire l’argomento. Adesso, quindi, mostriamo la tabella calendariale ricavabile dalle date dell’esodo e dall’anagrafe di Mosè

ANNO EVENTO CICLO LUNGO (294 anni) CICLO BREVE  (6 anni) TOTALE ANNO EVENTO
2863 AM Nascita di Noè 294 x 4 44 x 4 1440 1423 a.C. Erezione della Tenda
1485 a.C. Nascita di Mosè 294 x 5 1470 15 a.C. Nascita di Gesù
1454 a.C. Rientro in Egitto di Mosè 294 x 5 1470 15 a.C. Gesù ἀρχόμενος
1425 a.C. Esodo 294 x 4 39 x 6 1410 15 a.C. Nascita di Gesù
1425 a.C. Esodo 294 x 4 44 x 6 1440 15 a.C. Gesù ἀρχόμενος
1425 a.C Esodo 294 x 4 16 x 6 1272 153 a.C. Distruzione cortile interno del tempio. Fine dell’AT
1384 Ingresso in Palestina 294 x 4 40 x 6 1440 32 d.C. Ministero pubblico di Gesù
1384 Ingresso in Palestina 294 x 3 14 x 6 966 418 a.C. Dedicazione del secondo tempio

Se avete speso qualche minuto per comprenderla, sperando, ovvio, di essere stato chiaro, possiamo passare oltre e occuparci delle note ghematriche di cui è ricchissimo quel contesto esodale che già ci sorpresi con quel 1454 ricavabile dalla ghematria di Μωϋσῆς (Mosè).

Per semplicità ricorreremo di nuovo a una tabella che li raccolga tutti e indichi l’anno del calendario a cui il valore ghematrico fa riferimento. Questo perchè sia chiaro che la frequenza con cui il calcolo ghematrico attinge alla cronologia dell’esodo è dovuta al fatto che essi appartengono a uno stesso insieme, cioè che i lemmi calcolati ghematricamente fanno riferimento al contesto esodale e i loro valori lì si collocano, cosa che mi pare di poter dire mina qualsiasi obiezione mossa appellandosi alla casualità. Ecco la tabella

LEMMA RIFERIMENTO VALORE ANNO EVENTO
ξύλον ζωή (albero della vita) Ap 2,7 1425 1425 a.C. Esodo
Μωϋσῆς (Mosè) Gv 1,17 1454 1454 a.C. Rientro in Egitto di Mosè
βλαστάνω (Geromogliare Eb 9,4 1384 1384 a.C. Ingreso stabile in Palestina
θυρωρός (guardiano) Gv 10,3 1485 1486/85 a.C. Nascita di Mosè
Υψιστος (Altissimo) Lc 1,35 1486 1486/85 a.C. Nascita di Mosè

I commenti sono sprecati, tranne che nel caso dell’albero della vita, che però stabilisce una chiarissima relazione con la verga germogliata di Aronne, perchè a noi interessava l’evidenza che forse toglie quello pseudo davanti alla parola ben più importante di “scienza” quando ci occupiamo del calcolo ghematrico che ci aveva già sorpresi con Ἐμμανουήλ, il cui valore è 644 a fronte di un 644 a.C. che segna la nostra cronologia dei Re, sapendo che l’oracolo dell’Emmanuele ha due possibili soluzioni soltanto: o Ezechia, o Gesù per cui avendo il calcolo individuato Ezechia nel suo primo anno di regno (644 a.C.), che li riassume simbolicamente tutti, ha individuato una delle due possibilità, cosa al quanto sui generis se figlia del caso.

Tra l’altro non deve stupire il ricorso alla ghematria: già i Padri ad essa avevano fatto ricorso quando (Ireneo) calcolavano il lemma greco del nome proprio della seconda persona della santissima Trinità, cioè Gesù che se scritto Ἰησοῦσ è 888, numero, anche questo, non casuale alla luce di Gv 21 perchè la distanza tra la barca con gli apostoli e la riva dove era Gesù è espressa con 888 se ridotta in metri, coincidenza che se anche fosse un artificio letterario di Giovanni, lascia facilmente intendere che all’epoca dell’apostolo si scriveva Ἰησοῦσ e non Ἰησοῦς come è attestato da tutti i dizionari e l’intero web purtroppo.

La sorte di Gesù, tratta quasi come un inciso all’interno del post, è molto importante perchè ci permette di entrare in merito e parlare di Noè che ha subita una sorte identica: straziato nel nome e forse anche nella memoria se, come vedremo, è stato privato della sua tenda.

Lo abbiamo indagato ghematricamente quel Νῶε delle Scritture (Lc 17,26), ma per come è scritto non ne veniva fuori niente. Cosa strana perchè nome proprio di assoluta rilevanza, forse al pari di Mosè e dell’Emmanuele che invece hanno espresso entrambi valori assolutamente importanti.

Ed è così che in un impeto di fiducia in noi stessi abbiamo giocato con le lettere e lo abbiamo scritto Νωχε. Adesso ognuno decida se proseguire, ma sappia che è attestato, tanto che se io, disponendo solo del web, l’ho rintracciato, credo che gli esperti sappiano fare di meglio.

In ogni caso sento di scrivere che non è da scherzarci su perche la fonte di quel Νωχε è datata 1725 (Thesavrvs Antiqvitatvm et Historiarvm Siciliaequando i libri erano ancora preziosi e nessuno si sarebbe mai sognato di affidarli a mani “inesperte” – così “inesperte” da scrivere male Noè!- nella loro stesura; come nessuno si sarebbe mai sognato di stamparli se non accurati. Ed è così infatti che leggiamo, tradotto, “Sem terzo figlio di Νωχε (Noè)”.

Insomma non è come oggi che un libro non lo si nega a nessuno e in un minuto apri un blog e posti: nel 1725 solo i dotti potevano permettersi il lusso di pubblicare un’opera che, tra l’altro,il web ha accolta. E un dotto non storpia un nome proprio biblico nel 1725.

Dunque se nel 1725 ancora si poteva leggere Νωχε significa che fino ad allora la dizione era corrente ed esatta. Non sappiamo come mai sia andata perduta e più ancora non sappiamo come mai i manoscritti biblici non l’abbiano conservata, a noi è sufficiente sapere che esisteva e poterne calcolare così il valore ghematrico che è 1455, cioè il 1455 a.C. se ridotto a un calendario e ciò segna lo stesso anno del 1454 a.C. di Μωϋσῆς (Mosè) dicendoci che su un piano ghematrico e cronologico Mosè e Noè sono la stessa cosa, in un’ottica di datazione doppia (1455/1454 a.C.).

Infatti nel post di ieri lo avevamo scritto citando fr. R. Tadiello il quale sostiene che

il racconto della nascita di Mosè in Esodo intende stabilire un parallelo tra Mosè e Noè; Mosè salverà il suo popolo dalle acque così come Noè ha salvato l’umanità dal diluvio.

da questo risulta chiaro che l’intero contesto cronologico e ghematrico non a caso ci parla di Noè, la cui Arca diviene in Mosè dell’Alleanza, la quale diviene in Gesù croce secondo le parole della stessa esegesi cattolica citate sopra e secondo una cronologia che misura attraverso un unico calendario, quello delle settimane, come appare chiaro nella tabella seguente

ANNO EVENTO CICLO LUNGO CICLO BREVE TOTALE ANNO EVENTO
2863 A.M Nascita di Noè 294 x 4 44 x 6 1440 1423 a.C. Erezione della tenda
1423 a.C. Erezione della tenda 294 x 4 47 x 6 1458 35 d.C. Crocefissione

E’ dunque da ciò che è possibile, come scrivevo nel post di ieri, sostenere l’assoluta mancanza di contesto che giustifichi Elia durante la Trasfigurazione, perchè tutto, cioè contesto, ghematria, calendario delle settimane e cronologia, ci parlano di Noè e dunque Elia, sebbene il diluvio, è come un pesce fuor d’acqua.

Una falsificazione conserva sempre elementi originali perchè essa appare come un velo disposto sopra di essi. Andando sotto la superficie tali elementi affiorano, siano essi calcoli, note cronologiche o ghematriche, perchè mai l’unicità dell’originale cede completamente all’opera di falsificazione.

E’ così che Noè è riemerso dalle acque è salvato due volte, se la Bibbia è stata sommersa da un fiume di parole false che ne ha travolto la lettera, il numero e adesso i personaggi. Gli Ebrei -uno sicuramente- sostengono che la storia non è altro che il velo con cui si copre la verità. Non sappiamo se dica il vero, di certo sappiamo che hanno scippato una tenda. Poco importa se colui al quale è stata segnata sia personaggio di riguardo: Noè ne era il proprietario e a lui va restituita, affinchè la Trasfigurazione non sia perseguibile penalmente.

Da Nazaret alla Palestina con tappa al secondo tempio

Il blog ha incontrato più volte versetti che celano una cronologia (vedi categoria in home), il caso vuole che sia sempre la nostra, come in questo caso che tratta di Lc 4,18. E’ un passo molto importante perchè Gesù proclama nella sinagoga di Nazaret la Sua missione, la Sua messianicità.

Già in passato abbiamo fatto notare che la numerazione del versetto coincide con l’anno della dedicazione del secondo tempio: 4,18 il primo; 418 a.C. la seconda e questo ci ha incuriositi perchè Isaia 61 Gesù lo legge nel 32 d.C., anno d’inizio del ministero secondo la nostra cronologia.

Tale anno giubilare è separato dal 418 a.C., altrettanto giubilare, da 9 cicli (50 anni ciascuno) esatti tanto che possiamo parlare di una tranche cronologica da tempio a Tempio, se Gv 2,20-21 ci parla di Gesù nuovo ναός (Sancta Sanctorum).

Questa sincronia di eventi e versetti potrebbe apparire non tanto casuale, quanto occasionale (pro domo mea), per cui non facilmente condivisibile. Rimane il fatto che anche il calendario delle settimane la rileva, lasciando i conti a resto zero.

Infatti, dal 418 a.C. al 32 d.C. passano esattamente un ciclo settimanale lungo (294 anni) e 26 cicli brevi (6 anni) e colpisce, quindi, l’ulteriore esattezza che si aggiunge a quella evidenziata dal versetto (Lc 4,18) che coincide con l’anno della dedicazione (418 a.C.); e con quella dei 9 cicli giubilari esatti tra la dedicazione del tempio e l’inizio del ministero.

L’importanza della relazione tra Gesù e il tempio ci ha fatto mettere in secondo piano un altro rapporto fra date di assoluto rilievo, come quello che lega l’ingresso in Palestina al tempio post esilico, sempre adottando il calendario delle settimane.

Infatti tra l’anno della dedicazione del secondo tempio e il 1384 a.C. passano 966 anni, cioè 3 cicli calendariali lunghi (ciascuno di 294 anni) e 14 brevi (6 anni), così che dal 1384 a.C. si giunge al 418 a.C. (1384-966=418).

Insomma un intarsio cronologico tra numerazione di versetti, cronologia e calendario giubilare e settimanale perfetto che forse può non convincere nessuno, ma difficilmente imputabile al caso il quale -parlo per esperienza- è spesso l’ultima risorsa di chi vuole ostinatamente negare l’evidenza.

A seguire una tabella riassuntiva dei calcoli sinora compiuti grazie al calendario delle settimane. Vi prego di considerare che nonostante l’assoluta importanza delle date di calcolo, essi sono tutti quanti a resto zero, cioè non hanno mai avuto bisogno di approssimazione, neppure a un anno come sarebbe stato quasi ovvio.

Credo che questa precisione la dica lunga sulla cronologia adottata dal blog, perchè è l’unica a incrociare alla perfezione il preciso e ferreo calendario delle settimane e talvolta, contemporaneamente, quello giubilare, altrettanto ferreo.

Non abbiamo avuto la necessità di verificare se tutto ciò caratterizza anche, magari solo in parte, la cronologia ufficiale, ci è stato sufficiente verificare date cardine della nostra con esito assolutamente positivo

 

TAVOLA CALENDARIALE

 

ANNO EVENTO CICLO LUNGO CICLO BREVE TOTALE ANNO EVENTO
1485 a.C. Nascita di Mosè 294 x 5 1470 15 a.C. Nascita di Gesù
1454 a.C. Rientro in Egitto di Mosè 294 x 5 1470 15 a.C. Gesù ἀρχόμενος
1425 a.C. Esodo 294 x 4 39 x 6 1410 15 a.C. Nascita di Gesù
1425 a.C. Esodo 294 x 4 44 x 6 1440 15 a.C. Gesù ἀρχόμενος
1425 a.C Esodo 294 x 4 16 x 6 1272 153 a.C. Distruzione cortile interno del tempio. Fine dell’AT
1384 Ingresso in Palestina 294 x 4 40 x 6 1440 32 d.C. Ministero pubblico di Gesù
1384 Ingresso in Palestina 294 x 3 14 x 6 966 418 a.C. Dedicazione del secondo tempio
418 a.C. Dedicazione secondo tempio 294 26 x 6 450 32 d.C. Ministero pubblico di gesù

LEGENDA:

  1. Per evento/anno intendiamo il termine a quo e ad quem
  2. Il totale è la somma del prodotto dei cicli lunghi (294 anni) con quelli brevi (6 anni)
  3. Il totale deve essere sempre considerato secondo la scala a.C/d.C che obbliga sommare o sottrarre

Mosè e l’Altissimo, la lettura ghematrica di un’amicizia che rivela il falso

moseAll’interno della Scrittura ci sono passi che richiederebbero mesi di ricerca e studio per offrirne un compendio. Uno di questi è il rapporto tra Mosè e l’Altissimo. La breve ricerca nel web mi ha offerto di tutto e di più dalle varie scuole e confessioni che tutte si sono cimentate nell’arduo compito di descriverlo.

Noi non seguiremo la loro traccia, ma seguiremo la traccia ghematrica di Υψιστος certi che i numeri siano talvolta più efficaci di molte parole, tanto che sin da subito scriviamo che il valore di Υψιστος è 1486, quando il 1486/1485 a.C. è l’anno di nascita di Mosè stesso secondo la nostra cronologia.

Tale anno emerge qualora si riesca a venire a capo delle generazioni matteane, non solo riguardo al calcolo, ma anche e più sulla loro sorte, un po’ triste a dire il vero, perchè stando alle edizioni tutte dei Vangeli noi leggeremo alla quarantaduesima generazione di Matteo 1,17 Abramo, quando il calcolo indicherebbe Mosè.

Infatti se una generazione conta secondo noi 35 anni e la moltiplichiamo per 28 otteniamo 1470 a cui va sommato il 15 a.C. come anno di nascita di Gesù e inizio del calcolo generazionale. Ciò ci conduce al 1485 a.C., cioè a Mosè, al suo anno di nascita.

Argomento già affrontato, quello del falso, ma che alcuni potrebbero aver con difficoltà accettato perchè non è di tutti i giorni vedersi stravolgere un Vangelo al grido della falsificazione delle sue primissime pagine, cosa che getta un’ombra di dubbio su tutte le altre.

Alla luce del calcolo ghematrico di Υψιστος credo che i dubbi si riducano di numero e consistenza, come si riduca anche il margine di errore attribuibile alla mia cronologia che in quel 1486/1485 a.C. colloca  nientemeno che la Nascita di colui che per gli Ebrei non è secondo a nessuno: Mosè.

Fieri di questo, gli Ebrei, potrebbero certamente gradire l’idea e il calcolo, ma ricordo loro che quel 1486 a.C., come a suo tempo il 644 a.C. dell’oracolo dell’ Ἐμμανουήλ emerge dal greco neo testamentario, per cui come  Ἐμμανουήλ non è Gesù ma Ezechia; proprio per questo però è Gesù. E così anche per Υψιστος: non è Gesù Figlio dell’altissimo o il suo più intimo amico, ma è proprio per questa ragione, quella che emerge dal greco neo testamentario, che lo è.