Tu scendi con le stelle

Siamo un po’ disanimati nello scrivere questo post con cui ci diamo ragione, per cui, sapendo già tutto, saremo davvero brevi ricordano che per il Natale noi abbiamo una categoria folle, collocandolo fermo al 10 agosto del 15 a.C.

Le ragioni espresse nella categoria sono molte ed è inutile riassumerle, sperando vivamente che questo ennesimo post dedicato all’argomento cada in mani esperte; mentre siamo certi dell’utilità di un’ulteriore analisi, di ulteriori prove a suffragio della nostra certezza.

Per esserlo davvero, brevi, citiamo subito Ap 12,1-2 e la Donna vestita di sole, allegoria di tutto, ma più di tutto allegoria del Natale, se ella partorisce il Figlio maschio.

Nel simbolismo giovanneo si ripropone, allora, il Natale di tutte le confessioni, quello che tutte le confessioni celebrano al 25 dicembre, ma è esatto? Oppure quella donna riassume in sé il nostro 10 agosto?

Non è forse vero che ella è vestita di sole. Questo non significa che esso costituisce il suo splendore, se una veste, regale, deve esserlo splendida? E questo non ci parla di un sole al suo apogeo, cioè al massimo del suo, appunto, splendore?

Tale massimo, il sole, lo raggiunge il 10 agosto, quando fa ingresso nella costellazione del leone, cioè il 10 agosto, per un simbolismo che si arricchisce di significati, perché il sole (la luce) entra nel regno del leone, il mondo (tenebra) come annuncia il Prologo di Giovanni.

Dunque la veste di sole della donna altro non significa che il sole è l’elemento di spicco, come di spicco è una veste e ciò, al minimo, ci parla dell’estate, in particolare, lo abbiamo visto, del 10 agosto, quella data che noi da anni indichiamo come quella esatta per il Natale.

Poi, la donna, ha cinto il capo con una corona di 12 stelle e anch’esse costituiscono il cielo agostano, poiché dal 10 agosto, al di là della tradizione popolare che lì colloca la Notte di San Lorenzo, cioè la notte delle stelle cadenti, è possibile ammirare lo sciame meteorico delle Perseidi che hanno partorito quella tradizione. In ogni caso, però, anche le stelle, quelle che coronano la testa della donna, ci parlano di un mese e di giorni estivi, in particolare del 10 agosto.

Infine la luna sotto i suoi piedi, che altro non significa che la luna guida e ha guidato i passi della donna la quale, immagine di Maria e dovendo anch’ella partorire, lo ha fatto alla luce della luna, necessariamente piena dovendo far luce, poiché altro modo per illuminare la scena del parto era impossibile se, come si scrive, ella, di nuovo immagine di una Maria che mise alla luce Gesù in una grotta o in una stalla non di proprietà, sarebbe stata impossibilitata ad accendervi un fuoco, dal momento che l’una e ‘altra erano edifici di altri, senza contare che mi pare semplicemente impossibile partorire in mezzo al fumo e in ambiente chiuso.

Il fuoco come necessaria fonte di luce e di calore per il 25 dicembre (giorno cortissimo e freddo), insomma, non è escluso dalla nostra ricostruzione o datazione, ma dalla logica, quella stessa che, avendo escluso altre fonti di luce, ci affida alla luna piena, cosa che sarebbe forse facile provare ricalcolando le sue fasi nel 15 a.C., ipotizzandola piena al 10 di agosto.

La canzone che tutti i bambini del mondo cristiano conoscono è “Tu scendi dalle stelle” ma se quelle stelle erano cadenti, il titolo è sbagliato, perché quello corretto sarebbe “Tu scendi con le stelle”, e va da sé che neppure faceva freddo, per cui di un brano di successo rimane solo un motivetto appena orecchiabile.

La Grande fuga

Non sappiamo né che peso abbiano le nostre parole, né la loro fine, tuttavia per un attimo noi le riproporremo affinché chi, come noi, vede nei fatti dell’attualità la mano di Dio si faccia coraggio.

Non ci dilungheremo, giungeremo subito al sodo, certi che poche parole, ghematriche, diano la luce necessaria agli occhi che ancora vogliono vedere, forse contemplare.

Il blog da sempre usa questo calcolatore ghematrico (Bible Wheel); inoltre ha da solo, cioè senza ausilio, calcolato il covid, perché nell’ormai lontano 2018, nel mese di aprile, scrisse che il 2020 si sarebbe innalzato l’ottavo altare, quando quegli altari sono lì a testimoniare la presenza di una storia sacra sopra quella profana che la scrive soltanto, essendo la prima preordinata e per questo eterna e immutabile.

Aver previsto il covid, ci dà diritto. Ci dà diritto a spiegare il senso e il fine dell’ottavo altare, quello a cui assistiamo alla elevazione, e quel senso, e quel fine, sono ghematrici se si ha chiara la cronologia del blog che pone l’inizio del ministero di Gesù nel 32 d.C., cosicchè, tolti 32 anni al 2020, si possa ottenere 1988 anni di differenza e proporli al calcolatore ghematrico per ottenerne una lettura ghematrica biblica e capire se stiamo vivendo i giorni del Suo ritorno.

Essa per 1988 offre

λυτρωτην

εκφυγωσιν

sostantivo e verbo che ci parlano di un “liberatore” e di una “fuga”.

Essi sono termini squisitamente esodali, perché fu con Mosè che si ebbe l’uno e l’altra cosa, cioè una fuga ad opera di un liberatore dall’Egitto, un Egitto che oggi è culturale, economico e più ancora spirituale essendo la verità, quella della Scrittura, ostaggio di un Magistero esso stesso faraone.

Il 2020, sempre stando al calcolatore ghemtrico, offre

χριστωι

συμμορφους

offre cioè un “Cristo” “conforme”, un Cristo riportato, cioè, nel suo alveo storico esatto e per questo fuori dal mito egiziano. Di quel Cristo conforme queste ne sono le credenziali:

15 a.C.: nascita

3 a.C.: tra i dottori del tempio, quando capì la sua missione

15 d.C.: diviene leader spirituale, cioè un grande rabbi

32 d.C.: inizia il suo ministero divino

35 d.C.: fu crocefisso

Ecco elencate le fasi salienti di un Cristo cinquantenne e conforme alla Scrittura, sulla scorta non nostra, ma di Giovanni, Policarpo e Ireneo. Quel Cristo la cui storicità è così indiscussa e può di nuovo essere il liberatore grazie a una Grande fuga dall’Egitto attuale. Saranno gli altri, questa volta, a non scappare. Statene certi.