Breaking news

Molti, compreso me, auspicano che il Covid ci lasci, taluni che ci lasci vivere, ma crediamo, purtroppo, che se in Israele (Efeso di Apocalisse) si svilupperà una piaga sociale, nel senso di una diffusa ulcera purulenta, entreremo nel contesto delle sette piaghe descritte in Ap 16,1-17.

Dobbiamo solo pazientare e conoscere se davvero le breaking news si aggiornino in tal senso, cosicché sia chiara una dinamica, quella tipica del Golgota, dove si riassume tutta l’umanità di Gesù, nel senso che quell’umanità è sì, anche storicamente, la croce, cioè la Sua crocefissione, ma più ancora è l’umanità peccaminosa che deve essere redenta, se alla Sua destra e sinistra si collocano i ladroni.

Tutta l’umanità da redimere, allora, è raccolta sul Golgota e non c’è nessuna differenza nella pena, nella croce, se non che l’uno prega e riconosce i suoi torti facendo giusto Dio; l’altro bestemmia rendendo i decreti di Dio ingiusti (poco importa adesso che i giudizi dell’uomo abbiano diversa sorte).

Apocalisse, checché se ne dica, è un’opera quant’altri mai pensata, precisa ordinata per questo le sette chiese si susseguono non a casaccio, ma rispecchiano singole confessioni religiose, in questo caso Efeso (Israele) su cui scoppia la piaga (Ap 16,2): Smirne (Russia) che cede a un ateismo universale che la conduce, com’è scritto nella sua lettera, alla morte (Ap 16,3); Pergamo (Italia) che dall’altare, quello che qui, non a caso, è stato innalzato, proprio da questo blog, riconosce i suoi torti e prega (Ap 16,4-7).

Poi, subito dopo, vengono Tiatira (Germania) che bestemmia (Ap 16,9) e così Sardi (Inghilterra) in 16,10. Pergamo buon ladrone, allora, mentre Tiatira e Sardi no. Del resto che Germania e Inghilterra siano unite a filo doppio non lo conferma solo una regina tedesca con un marito altrettanto, ma anche il cavallo verde che esce da Tiatira (Germania) e trascina con sè gli inferi (Ap 6,8), cioè la chiesa che negli elementi naturali di Apocalisse (cielo, mare, terra e sotto terra) è la Gran Bretagna.

Anche nelle sette coppe questo fil rouge anglo-tedesco è confermato, perché se a Tiatira splende un sole che cuoce gli abitanti (Ap 16,8), a Sardi quel sole si eclissa (Ap 16,10), gettando nelle tenebre il trono (della Bestia, Darwin) e riproponendo, quindi, la teofania del Golgota, già evidente dal fatto che l’acqua, nel capitolo 16 di Apocalisse, è sangue, quando Giovanni in 19,34. scrive che dal costato “uscì acqua e sangue”.

Questo significa che in Germania (Tiatira) splenderà altissima la verità, in primis storica e questo oscurerà tutto il prestigio dei college e delle università inglesi, per una nuova storia e una nuova umanità.

Mi rendo conto che solo chi è in possesso del capitolo 16 di Apocalisse e di Apocalisse in genere, oltre che delle mie nozioni, può seguire una sintesi che però vuole solo mettersi in grado di poter dire, dopo che già lo ha fatto col Covid: ” Noi l’avevamo detto e scritto in questa precisa data. Chi vuol pregare preghi; chi vuol bestemmiare lo faccia”.

Noi abbiamo solo avvisato che se in Israele si svilupperà una piaga ulcerosa, sarà dovuto al fatto che hanno adorato la bestia. Noi dovremmo, allora, prepararci per un periodo tremendo, al confronto del quale il Covid sarà davvero una banale influenza, essendo dovuto, quanto seguirà, all’ira di Dio versata in coppe (Ap 16,1), sette per la precisione, che mai è trascurata da Apocalisse.

VIR US

Già dal 2018 noi avevamo scritto che il 2020 sarebbe stato un anno profetico, senza però sapere di preciso cosa sarebbe accaduto, certi però che qualcosa lo sarebbe davvero accaduto, tanto è vero che, a Covid dilagante, abbiamo illustrato nel dettaglio il senso di quanto sta accadendo.

Quanto annunciato nel 2018 lo avevamo scritto sulla base di nostri calcoli che avevano rilevato, nella Scrittura, una metrica particolarissima che si sviluppa per tranches di 497 anni partendo da Aram, patriarca biblico presente nella genealogia lucana che va da Abramo a Davide, e giunge, appunto, al 2020, passando per una parentesi esilica di 50 anni tra la deportazione di Giosia (515 a.C.) e la gettata delle fondamenta del secondo tempio nel 465 a.C., parentesi che siamo in grado di giustificare e di altissimo profilo

Quella cronologia biblica, inserita nella storia, è così riassunta

1510 a.CAram, primo altare-497
1012 a.C.Davide uccide Golia.-497
465 a.C.Si gettano le fondamenta del secondo tempio
465 a.C.-515 a.C.Esilio (abbiamo buoni argomenti per giustificare questa parentesi cronologica)-497
32 d.C.Inizio del ministero pubblico di Gesù.+497
529 d.C.Chiusura della dell’Accademia filosofica di Atene+497
1026?+497
1523 d.C.Lutero pubblica come si debbano istruire i ministri (è questa l’origine di Trento, della madre di tutti i concili?)+497
2020Covid

e dimostra che, seppur nel suo impianto forse opinabile, tuttavia non lo è nei fatti, anzi, nelle cronache perché è l’oggetto del nostro quotidiano il Covid che ci ha costretto a prendere di nuovo le misure all’umanità, non più proiettata in un futuro sterminato, ma ancora ben circoscritta in una natura: quella umana.

Dicevamo che quelle mie tappe storiche bibliche, che noi abbiamo chiamato altari, sono davvero opinabili, tuttavia non credo che siano dello stesso tenore i 2520 anni della Watch Tower che ne fecero la fortuna, nel senso che la loro Profezia dei sette tempi è stata il cavallo di battaglia di una congregazione che con essa nacque e tuttora è operante nel mondo.

Potremmo riassumere noi quella profezia, ma abbiamo ritenuto più corretto linkare ai TdG perché, seppur non loro, la profezia è stata ed è una loro peculiarità ministeriale, per cui invitiamo ad aprire il link e a leggere la panoramica che la Watch Tower offre in proposito.

Non è il caso adesso di capire se davvero si sia materializzato storicamente tutto quanto la Watch Tower aveva promesso, ma solo credere alla loro profezia e metterla alla prova, ma non secondo la loro cronologia, ma secondo la nostra che non la fa partire dal geovista 607 a.C. o a.E.V., quanto dal 500 a.C., anno che segna, secondo noi, l’ultimo e definitivo intervento contro Gerusalemme da parte di Nabucodonosor, come dimostra la scaletta, e anno in cui, quindi, la dinastia Davidica ricevé l’ultimo colpo di scure, quello che ne segnò la fine.

I° ANNO DI REGNO DI NABUCODONOSOR (IV° DI JOAKIM)523 a. .C. (Ger. 25,1)
VII°  ANNO: PRIMA DEPORTAZIONE516 a. C. (Ger. 52,8)
XVIIII°  ANNO: SECONDA DEPORTAZIONE505-504 a. C. (Ger. 52,12)
XXIII°  ANNO: TERZA DEPORTAZIONE500 a. C. (Ger. 52,30)

In sostanza stiamo dicendo che, secondo noi, è più cronologicamente corretto sostenere che dopo 2520 anni dal 500 a.C., ultimo intervento di Nabucodonosor contro Gerusalemme, si avvererà la profezia geovista o almeno quella che la Watch Tower ha rilevata nelle pieghe di una Scrittura che potrebbe dar loro ragione, solo a patto, però, di una “fidata cronologia biblica”, come scrivono a a proposito della loro, ma che forse è meno fidata della nostra, se aggiunti 2520 anni al 500 a.C. otteniamo il 2020, di nuovo il 2020, quello stesso anno tracciato con la metrica degli altari, cosicché, se si dubita dei miei altari (quelli riassunti nella prima tabella), un po’ meno si può dubitare di una profezia che ha fondato una chiesa, cioè i Testimoni di Geova che adesso sono anche, volenti o nolenti, Testimoni del 2020, a meno che la profezia che li ha fondati sia davvero solo e soltanto un sogno, come scrive Dn 4,13-29, che ha però riportato l’umanità alla realtà.

Una donna lungo la strada

Abbiamo volutamente interrotto il flusso dei post per far spazio alla riflessione, una riflessione che da tempo occupa la nostra mente, specie in questi giorni pasquali.

La questione del giorno di morte di Gesù è infatti questione tutt’ora aperta e molto discussa, a causa, anche, della discrepanza dei sinottici dal Vangelo di Giovanni, i quali, però, sembrano essere entrambi concordi nel ritenere un venerdì il giorno della morte avvenuta il 15 di Nisan, ma cosa che scandalizza gli Ebrei se il venerdì non può mai essere il 15 di Nisan o il primo Nisan.

Trovata, quindi, un’armonia nei vangeli, salta il quadro cronologico ebraico gettando di nuovo tutti nell’imbarazzo. Tuttavia potrebbe esserci, paradossalmente, un’altra via, cioè quella che percorse Maddalena “il giorno dopo il sabato” (Gv 20,1) all’alba, giorno e scelta del giorno che pone seri interrogativi, come vedremo.

Partiamo però col riassumere la nostra posizione in merito alla Passione che già a suo tempo occupò le pagine del blog scrivendo che quella notte solo un Messia ridotto a pagliaccio e una prostituta, se così Maddalena ce la consegna la tradizione, conoscevano la verità di un Cristo venuto a risolvere il peccato, quello originale, che non si consumò mangiando dell’albero, ma ancor prima, quando Adamo gridò la sua gioia di fronte al corpo di Eva che da lui era stato tratto (Gn 2,23).

Stiamo dicendo che il peccato originale nasce come desiderio carnale per poi concretizzarsi mangiando il frutto proibito. Il Messia non poteva, quindi, macchiarsi dello stesso peccato che era venuto a togliere, mentre l’autoaccusa di fronte a Giuda coinvolgeva -per noi sicuramente- una relazione, sebbene e magari solo amorosa, con Maddalena, la quale, per questo motivo, era con Gesù l’unica al corrente che l’accusa (autoaccusa) mossa era totalmente infondata, sapendo ella più di ogni altro e altra, che niente era accaduto tra lei e Gesù.

Ecco disegnata una cornice fondamentale per comprendere non solo ciò che accadde la notte della Passione, ma più ancora al mattino della resurrezione, infrangendo lo Shiv’ah (periodo di lutto di sette giorni in cui si consiglia di stare in casa), quando cioè “il giorno dopo il sabato” (Gv 20,1) e al far del giorno Maddalena andò alla tomba di Gesù.

Le domande banali che accompagnano Maddalena nel suo breve viaggio sono:

è vero che non era opportuno recarvicisi di sabato, mentre al venerdì era ancora presto, ma è altrettanto vero che poteva rispettare il lutto ebraico e recarsi alla tomba dopo sette giorni, come era opportuno fare, ma in ogni caso poteva andare al lunedì o al martedì o in qualunque altro giorno della settima, mentre lei ci si reca, subito, alla domenica. Come mai? o, forse meglio, la scelta del giorno fu casuale? la domenica fu solo un giorno dei tanti?

Se si è compreso la logica della Passione e si ricorda l’accusa o autoaccusa di Gesù no, non poteva che recarsi al sepolcro la domenica perché, sapendo la totale innocenza di Gesù, ella gioco forza credette sin da subito non solo alla sua innocenza, ma alla sua profezia, cioè al segno di Giona (Lc 11,29-30), quello che Lo volle nel ventre della balena, (sottoterra, cioè sepolto) per tre giorni per poi risorgere.

E’ dunque quella domenica che, considerando quanto scritto sinora, permette un calcolo a ritroso per conoscere il giorno della sepoltura che fu di giovedì, cosa che risolve l’imbarazzo ebraico di fronte alla datazione cristiana del giorno della morte se, come abbiamo scritto, Gesù per i cristiani muore di venerdì, ma di venerdì non c’è nessun 15 nisan, cioè nessuna Pasqua.

Quel 15 Nisan è allora giovedì, cosicchè

giovedì/venerdì primo giorno di sepoltura

venerdì/sabato secondo giorno

sabato/domenica terzo giorno e giorno della resurrezione, quando Maddalena sa che Lo troverà vivo perché prima lo ha saputo, unica, innocente per cui risorgerà secondo le Scritture, in particolare Giona che ha consegnato alla storia il suo segno.

Quanto sopra è ancor più vero se si considera che all’interno dello Shiv’ah, cioè dei primi sette giorni di lutto, ve ne sono 3, i primi tre, di lutto strettissimo perché dedicati alle lacrime e nei quali, se già di per sé i primi sette giorni si consiglia di dedicarli all’intimità, siamo certi valesse il precetto di non uscire neppure di casa.

Maddalena, allora, consegna alla storia del cristianesimo una cronologia dei fatti pre-pasquali perfetta, perché ella esce di casa al terzo giorno, quello che anche il Credo cattolico celebra come quello della resurrezione, ma Maddalena aggiunge però una tempistica profonda con il suo recarsi alla tomba che non avvenne in un giorno qualsiasi e per motivi strettamente personali, ma uscì perché passati i tre giorni di lutto di precetto quelli che, anche in questo caso, permettono un calcolo a ritroso forse ancor più preciso che conduce alla data di morte esatta, cioè al giovedì precedente che noi crediamo collocarsi al 21 aprile del 35 d.C. e ciò potrebbe essere avvalorato da un ottimo convertitore di date ebraiche capace di far apparire che quel giovedì del 35 d.C. era davvero il 21 aprile, ossia il 15 Nisan del 3795 ebraico.

Si dice e si scrive che la storia sia maestra di vita, ma anche la strada lo è e nessuno merita quella cattedra più di Maddalena, una prostituta che ha tutto da insegnare, persino a Pasqua.

Abba Giovanni I

Un giorno dei fratelli giunsero a visitare abba Giovanni e chiesero: “Abba, dicci una parola!”. Abba Giovanni, senza distogliere gli occhi dalla corda che stava intrecciando, disse: “Un cattivo monaco è migliore di un buon marito”. I fratelli, meravigliati, fecero una metania e si congedarono edificati.