"La tua cella, le tue ceste e le tue lacrime". Appunti per una sintesi impossibile

Immaginare – e dico solo immaginare- di poter sintetizzare lo spirito dei Padri del deserto dopo aver letto alcuni testi a loro dedicati e solo, ma più e più volte, averne letti i Detti è davvero presuntuoso, ma noi lo siamo, in fondo presuntuosi e lo renderemo chiaro alla fine del post.

Tuttavia, crediamo davvero di averne carpito lo spirito che è, e rimarrà, “la tua cella, le tue ceste e le tue lacrime” cioè la tua croce. Non si va oltre se anche Garcia Columbàs, cattolico guida di quell’esegesi patristica, di cui abbiamo studiata la monografia sul monachesimo delle origini, conclude tutto facendo intendere che sì, adesso sai e per questo non ti rimane che piangere (se hai capito qualcosa).

Non rimangono che le lacrime, dunque, quelle che caratterizzano ciascuno perché tutti, più o meno, siamo malati, malati dentro e quei Detti sono il farmaco per un Adamo universale.

Quei Detti sono, però, il principio attivo della medicina, perché il tempo aggiunse, e sciaguratamente aggiunge, gli eccipienti, affinché, quel principio sostanzialmente ignorante e amaro fosse gradevole ai palati delicati, cioè al mondo.

Questo fu l’uno, cioè il primo e quindi il principio; l’altro, ciò che seguì, cioè il monachesimo dotto, filosofeggiante, altro quindi non fu che eccipiente affinché il mondo, indorata (in tutti i sensi alla luce dell’estrema povertà dei primi) la pillola la ingurgitasse senza stomacare.

Ma il tempo è galantuomo, certo, ma talvolta pessimo medico e aggiunse sempre in proporzione maggiore dosi eccipienti e il principio attivo scomparve del tutto a favore di un gusto dolce, tipico dei placebo.

Dico io “la tua cella, le tue ceste e le tue lacrime”, ma altri potrebbero ben dire:” Io e Dio. Noi e Dio. Solo noi” per una parabola discendente che avviò la sua spirale con il cenobitismo.

Chi mi segue – e so che sono davvero pochi- possono leggere quanto è stato scritto di loro, ma tengano conto che i primi, gli anacoreti, parlavano così poco che affidarono la loro memoria ad altri e in Detti, minuscole pillole lapidarie che per lo più ricalcavano la Scrittura.

Poi le opere divennero ponderose perché Evagrio volle se stesso Filosofo del deserto e quel deserto fu invaso da una pioggia che fu di parole e non nacque niente di auspicabile, ma solleticò le orecchie (2Ti 4,3).

Quindi leggete, leggete pure quanto si è scritto, ma il farmaco, nel suo principio attivo è nei Detti; quello è attivo e se già a una prima lettura troverete sollievo in uno o due di quei Detti, capirete che la medicina ha avuto effetto, mentre a me occorre una dose da cavallo se scrivo quanto potrebbe essermi imputato, cioè Medice cura te ipsum, perché avrei potuto benissimo scrivere Medico cura te stesso soltanto.

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