Il fiero pasto della storia

Di una pericope illustrissima del Vangelo di Giovanni ce ne siamo già occupati in almeno un post, ma ci era sfuggito il nucleo di fondo che è emerso grazie alla lettura di Colombàs e del suo “Monachesimo delle origini. La spiritualità” che dedica all’eucarestia innumerevoli pagine bibliche, cioè tutte, scrivendo che i Padri del deserto si nutrivano della Bibbia “carne e sangue” del monaco.

Sull’ispirazione nata dalla riflessione di Colombàs, abbiamo avuto un’idea più precisa del linguaggio duro di Gesù, quello che fa fuggire in massa i discepoli (Gv 6,60), cioè quella carne da mangiare e quel sangue da bere che che Gli appartengono. Ma non perché simbolicamente Lo riassumano, anzi, proprio il contrario: ne costituiscono a tutti gli effetti la carne da mangiare e il sangue da bere, ma non in senso letterale, quanto storico.

Dunque è la storia l’eurecarestia, diremmo; è la storicità di Gesù ciò che dona la vita eterna promessa (Gv 6,54) agli antropofagi, direbbe uno speculativo antropologico, perché la storia ha inizio in una mangiatoia (Lc 2,7), cioè nello strumento di pastura del gregge ed è quell’anno, ben saldo nella storia, che il cristiano deve assimilare ed è il 15 a.C., non un ipotetico maggioritario 6 o 7 a.C (Ratzinger, addirittura!).

Quell’anno è carne è storia è verbo solido che ciascuno, tra i chiamati da Dio e a Lui venuti (Gv 6,44), deve considerare nell’ottica di un’anagrafe che si completa in un calice di sangue e di folla: il 35 d.C., quando dal Suo costato quel sangue fuoriuscì (Gv 19,34) affinché noi bevessimo alla fonte di un’Alleanza Nuova, dopo che la Sua carne era “consumata” (Gv 19,30).

Il 15 a.C. e il 35 d.C. compongono un Cristo cinquantenne che scrisse la storia con la Sua carne e il Suo sangue e chi non li consuma non ha parte alla vita eterna, perché poggia la sua fede su ipotesi d’alta cattedra ma vertiginose alla ragione e alla fede, tanto che poi precipitano in un vuoto storico.

Ecco, cari cattolici, la fede, in particolare il suo sangue, quello che Giovanni vede affinché voi vediate (Gv 19,35). Senza quest’eurecarestia non sarete né nella storia, né nella fede, tanto meno nell’eterno, ma solo a Messa.

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